domenica 13 marzo 2016

PAGAMENTO ALLA CONSEGNA Recensione

PAGAMENTO ALLA CONSEGNA

di Michael Cooney

Regia Emilia Miscio

con
Simone Giulietti    Flaminia Grippaudo    Massimo Sconci    Emiliano Pandolfi    Claudio Bianchini Albamarina Dei     Alessandro Coppola     Alessandro Bonì     Letizia Floreani     Paola Moscelli

Dall’8 al 20 marzo 2016
Teatro San Genesio – Roma


Dall’8 marzo la commedia all’inglese sale sul palco del Teatro San Genesio di Roma con “Pagamento alla consegna” l’irriverente opera di Michael Cooney, adattata e diretta da Emilia Miscio. Ricca di gag e colpi di scena come nella miglior tradizione del teatro brillante anglosassone, lo spettacolo, molto popolare a Londra con il titolo “Cash on delivery”, ci mostra in modo ironico e grottesco i paradossi legati alla previdenza sociale e al sistema sanitario della nostra società.

PAGAMENTO ALLA CONSEGNA è uno spettacolo che mette a nudo uno dei paradossi più tipici della società,  quello della previdenza sociale, bene inteso non solo nel nostro paese, infatti il testo originale è inglese, dove evidentemente tutto è perfetto, anzi no, noi italiani da sempre abbiamo il mito dell'Inghilterra dove è tutto è possibile, come se fosse un'isola che non c'è  dove andando non là non si rimane bambini per sempre, ma si vive in una società ordinata, bella confortevole. Probabilmente come tutte le cose, si conoscono solo vivendole internamente e Michael Cooney ci dice che L'Inghilterra non è così perfetta come noi la vediamo, perchè questo testo nasce, ha la sua genesi nel fatto che Eric perde il lavoro e non riesce più trovarne un'altro, quindi da necessità virtù essendo subissato continuamente da lettere di sussidi etc per una persona che non abita più nel suo stabile, decide di trarne profitto.  Questo spettacolo richiede da parte degli attori una grande capacità di coordinamento tra loro, il mantenimento di un dinamismo che è basilare per la riuscita dello stesso, ancora una caratterizzazione precisa di ciascun personaggio, devo dire che la compagnia è stata in grado puntualmente di onorare tutti i punti necessari alla riuscita di uno spettacolo che credo non sia facile portare in scena.
Miriam Comito


Londra. Eric, disoccupato da due anni, riceve in continuazione le lettere della previdenza sociale indirizzate a Rupert Thompson, il vecchio inquilino dell’appartamento in cui vive. Stanco della sua situazione, all’ennesima lettera ricevuta gli viene una brillante idea: assumere l’identità di Rupert, ormai emigrato in Canada, per incassarne le sue indennità, truffando così la previdenza sociale. Eric rimane però intrappolato nella rete della burocrazia e non riesce a fermare il flusso di assegni e sussidi che iniziano ad arrivare ininterrotti, neanche in seguito alle sue esplicite richieste. Fino a che un giorno un ispettore della previdenza sociale si presenta a casa di Eric per una verifica. Lo stesso giorno, Linda, sua moglie, ha organizzato un incontro con un consulente di matrimoniale. Inizia così un via vai frenetico di goffi personaggi, tra cui anche un impiegato delle pompe funebri e un assistente sociale, che darà vita ad situazione sempre più surreale. Per quanti sforzi Eric possa fare, chiedendo anche l’aiuto del vicino di casa Norman, e di suo cugino George, la situazione s’ingarbuglierà sempre di più fino a creare una serie di malintesi che metteranno anche a rischio un imminente matrimonio.

NOTE DI REGIA
L’autore Michael Cooney, ripercorrendo le orme di suo padre, il famoso commediografo inglese Ray Cooney, ha dato vita ad una commedia ricca di situazioni paradossali, bugie, scambi di persona, travestimenti, finte morti, secondo la tradizione della commedia brillante inglese. La rappresentazione, ambientata negli anni ‘80 in un appartamento londinese vede sulla scena ben 10 personaggi umoristici e fortemente caratterizzati nei loro ruoli. I ritmi sono molto frenetici, con porte che si aprono e si chiudono sulla scena come fossero esse stesse delle battute da copione. La recitazione, fortemente serrata va di pari passo con la grande dinamica degli attori sulla scena che vivono situazioni caotiche, avvenimenti ironici e paradossali. E’ una farsa che ironizza sul sistema sanitario e sui paradossi della nostra società che purtroppo vede molto spesso il denaro sprecato a favore di finti invalidi o disoccupati che truffano la sanità pubblica o la previdenza sociale, danneggiando chi di quel denaro avrebbe davvero bisogno. E’ una farsa che ironizza anche su quelle pratiche burocratiche spesso lente e ingarbugliate, che mettono in secondo piano i reali bisogni della società, laddove la soluzione talvolta potrebbe essere davvero immediata e semplice.


CREDITI
Pagamento alla consegna di Michael Cooney
Regia di Emilia Miscio
Traduzione Maria Teresa Petruzzi
Direttore di scena Simona Borrazzo
Scene Giorgio Miscio
Fonica Martina Carlini
Costumi Giulia Magionami
Disegno luci Adalia Caroli
Riprese video e foto Riccardo Dell’Era

Teatro San Genesio, Via Podgora, 1 - Roma
Repliche dal martedì a sabato ore 21.00; domenica ore 17.00.
Biglietti: intero € 15,00; ridotto ridotto € 12,00.









LOVE BOMBING Recensione

Teatro dell’Orologio
stagione 2015 – 2016
CAMBIAMENTO REALE

LOVE BOMBING
NEST – Napoli Est Teatro
dal 10 al 13 marzo 2016

scritto e diretto da Giuseppe Miale di Mauro
con Gennaro Di Colandrea, Giuseppe Gaudino, Antonio Marfella, Adriano Pantaleo, Giovanni Serratore, Andrea Vellotti
luci Luigi Biondi e Giuseppe Di Lorenzo
scenografia Carmine Guarino e Dino Balzano
costumi Giovanna Napolitano
grafica e foto di scena Carmine Luino
organizzazione Carla Borrelli
ufficio stampa Valeria Aiello
produzione Napoli Est Teatro
in collaborazione con BluTeatro

SALA MORETTI
da giovedì a sabato ore 21:30 | domenica ore 18:30

LOVE BOMBING è uno spettacolo bellissimo, che incarna in se, lo scopo, almeno attuale, del teatro, ovvero quello di essere, purtroppo l'unica zona franca rimasta in cui si possa fare davvero INFORMAZIONE, e non contro informazione come fanno tutti gli altri media, se non il cinema con qualche film indipendente, o qualche giornalista cane sciolto. Fare quindi chiarezza, urlando, se necessario, su quale potrebbe essere il prossimo futuro dell'umanità se non cambia qualcosa di interno. Cosa deve cambiare? La consapevolezza che la situazione che stiamo vivendo, a ridosso degli attentati di Parigi del 13 novembre, ma anche prima degli stessi è una situazione creata a tavolino, come lo è la crisi economica, da una piccola oligarchia di potenti per addormentare lo spirito del popolo, e poter meglio governare pro domo. Lo spettacolo è molto suggestivo, la scenografia, con un soffitto molto basso che costringe gli attori, quando non seduti o sdraiati ad assumere una postura non del tutto eretta, come se ci fosse, appunto, tolto lo spirito, una regressione, un involuzione della specie. L'atmosfera è cupa, claustrofobica, ma anche, personale, ognuno dei personaggi, porta dentro di se, un mondo legato al suo passato, diverso da quello degli altri, che al contempo è complementare e funzionale per il "mènage" del bunker, ma anche unificante nella consapevolezza della inutilità della sopravvivenza, perchè tutti hanno perso tutto. Un coartato arrivo esterno, smuoverà le acque, mettendo gli abitanti del bunker di fronte ad una realtà che non conoscevano, o meglio non conoscevano fino in fondo. La parola, la comprensione profonda, della disperazione, e delle ragioni dell'altro porteranno all'accendersi della lampadina nella mente dei reclusi e a trovare se non una via di uscita dalla loro situazione contingente, un punto di svolta che li farà uscire per sempre, in quanto cittadini dal giogo delle potenze più o meno occulte, per rendergli la libertà di pensiero, affrancarli dalla paura di un nemico creato ad hoc, e che a forza di crederci è diventato reale.
Miriam Comito



Perché Love Bombing? Perché parlare di Stato Islamico, di jihad, di resistenza, di sopravvivenza?
Partiamo col dire che il collettivo Nest ha nel suo dna utilizzare il teatro come mezzo artistico per denunciare con feroce concretezza le malattie di cui è affetta la nostra società, con un occhio sempre vigile sulle problematiche universali di un mondo, geograficamente parlando, sempre più in difficoltà. Tenta di esprimere attraverso il linguaggio teatrale, un deciso dissenso verso chi cova il desiderio di lobotomizzare la massa per indurla più facilmente al proprio tornaconto personale.
L’attenzione all’attualità, alla cronaca, alle problematiche che attanagliano il nostro spazio vitale e creativo, sono da sempre spunto di riflessione per il collettivo Nest, e molto spesso diventano gli argomenti degli spettacoli che si decide di portare in scena. Sottoporli all’attenzione di un pubblico che ha voglia di sapere, di scoprire, di riflettere, di accendere la luce su quello che troppo spesso è volontariamente tenuto al buio da altri mezzi di comunicazione, diventa per noi una mission cui tendiamo, linfa vitale che ci fa sentire in grado di toccare l’animo umano troppo spesso costretto ad assopirsi di fronte al “niente” proposto.
Ecco, la messa in scena di LOVE BOMBING va esattamente e precisamente in questa direzione, un progetto che punta il faro su quella che è la minaccia dello Stato Islamico, ma soprattutto immagina quello che potrebbe essere in futuro. Utilizzando il teatro come luogo di ragionamento e approfondimento, immaginando quello che non c’è ma che potrebbe esserci. Sperando di aver francamente toppato qualsiasi tipo di previsione.
Collettivo Nest (Napoli est Teatro)

NOTE DI REGIA

«…Finora, comunque, in base a tutto quello che si sa sull’ISIS e sulla sua capacità militare, non rischiamo la distruzione di massa. La rischieremmo se lasciassimo diventare il Califfato molto più potente di quello che è ora.»

Quando ho letto queste righe in un articolo di Stefano Magni (L’Opinione – 09/2014), pensai che sarebbe stato interessante raccontare proprio quel “rischio”. Pensai che raccontare una distruzione di massa voleva dire raccontare la degenerazione umana. A quel tempo stavo guardando la serie tv “The Walking Dead”, e mi parve interessante l’idea drammaturgica che ne veniva fuori: i morti viventi erano un pretesto per raccontare i vivi morenti.
Così ho immaginato che il mondo abbia fatto diventare il califfato molto più potente di quello che è ora, e che i Mujahideen abbiano conquistato l’occidente sterminando chiunque non fosse musulmano. Un nuovo genocidio, e come tale, non diverso da quelli passati.
Lo stato Islamico, quindi, come pretesto per raccontare il disfacimento dell’umanità.
Ho nascosto cinque uomini in un bunker (come facevano gli ebrei) nel disperato tentativo di sopravvivenza. Creando un microcosmo in cui resiste il senso di appartenenza, di fratellanza, quel briciolo di civiltà che l’attacco islamico sembra aver sepolto insieme a tutte le teste tagliate, finché uno del gruppo riesce a catturare un Mujahideen e decide di portarlo all’interno del bunker per torturarlo e vendicarsi.
È questo l’episodio che scatenerà un conflitto tra i cinque personaggi e li costringerà a dover scegliere tra quello che erano e quello che sono diventati. Un ultimo tentativo di restare umani in un contesto apocalittico che fa perdere le identità e che trasforma gli uomini in animali. Da qui l’idea di abbassare scenograficamente il tetto del bunker costringendo gli attori a non poter assumere più una posizione eretta, come se il cerchio dell’evoluzione di Darwin si fosse chiuso su se stesso e avesse ricongiunto l’uomo alla scimmia.
C’è chi sostiene che la guerra sia insita nell’essere umano come la vita e la morte. Quella guerra che annulla ogni forma di civiltà, di umanità, e che trasforma gli uomini viventi in morti viventi.

Giuseppe Miale di Mauro



INFO E PRENOTAZIONI
La prenotazione è vivamente consigliata
06 6875550 | biglietteria@teatroorologio.com
le prenotazioni possono essere effettuate dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:00
INTERO // 15 euro
RIDOTTO // 12 euro
ingresso consentito ai soli soci: tessera associativa annuale 3 euro

Teatro dell’Orologio
Via dei Filippini 17/A
00186 - Roma


sabato 12 marzo 2016

SIAMO TUTTI BUONI Recensione

Redarto Officine Artistiche


presenta


Antonio Conte

in

SIAMO TUTTI BUONI

scritto e diretto da Andrea Bizzarri

con

Antonio Conte, Alida Sacoor, Guido Goitre, Matteo Montaperto, Valerio Di Tella e Riccardo Giacomini



TEATRO DELL'OROLOGIO
Via dei Filippini 17, Roma

Sala Orfeo

1 – 13 marzo 2016
da martedì a sabato ore 21:00 – domenica ore 18:00



SIAMO TUTTI BUONI  è una commedia nella tragedia, o una tragedia nella commedia, che potrebbe essere metropolitana, ma poi andando avanti si scopre che è paesana. Lo spettacolo è, infatti, ambientato in un piccolo paese costiero, dell'Italia del sud, dove vive però una variegata fauna umana, pronta, in ogni esemplare, a fregare l'altro, non per cattiveria, e da qui scaturisce il titolo, ma per bisogno, più o meno alto più o meno urgente. In un ambiente claustrofobico, come un garage, non di per se , ma in quanto adibito ad abitazione, si dipanano le vicende dei protagonisti, che sembrano essere staccati l'uno dall'altra, ma sono in realtà assolutamente strettamente legati gli uni agli altri, da necessità. Tra incomprensioni generazionali e linguistiche Elèna, Vincenzo, Walter, Sebastian, Ivano si muovono in mezzo al buio, la lampadina, staccata, ri attaccata da Elèna assume un valore simbolico di vittoria, della gioventù del nuovo che avanza, contro i pregiudizi stupidi che purtroppo, ancora, molti hanno.
Miriam Comito



Sinossi

In un borgata della periferia romana, Elèna, giovane disoccupata romena in cerca di fortuna sul territorio italiano, trova immediata accoglienza nel garage gestito da alcuni teppisti di quartiere. Vincenzo, infatti, buttafuori di una scalcinata sala di videopoker in cerca di facili guadagni, dopo essersi illegalmente appropriato di una struttura comunale in disuso, ne ricava un posto letto da affittare alla giovane sprovvista di permesso di soggiorno. Ma, una visita improvvisa e inaspettata, rimetterà in discussione i già precari equilibri. Un punto di vista inedito ed originale sui disagi giovanili, una voce fuori dal coro sulle logiche della piccola criminalità, attraverso una commedia esilarante, dai dialoghi brillanti e suggestivi.


Note di regìa

Tutta la vicenda si svolge in un garage. Siamo sottoterra, quindi siamo all'Inferno. O meglio, stiamo per andare all'Inferno. Più o meno, saremo nell'anticamera del regno di Ade. Ed è qui che prendono vita le storie incrociate di sei povere anime. Ognuno ha un suo piccolo, personalistico, motivo per vivere, o sopravvivere. Ognuno ha bisogno dell'altro, seppure i rapporti di forza spesso possano essere chiari e lineari: la romena ha bisogno del garagista che le offre accoglienza e protezione in quanto sprovvista di permesso di soggiorno, ma questi, a sua volta, ha bisogno della sua “protetta” che contribuisce, con l'affitto, al sostentamento economico suo e di suo figlio. Ognuno stringe con il prossimo un compromesso, un patto che preveda l'antichissima formula del do ut des: ti do qualcosa per avere in cambio qualcos'altro. Ed è difficile stabilire, in quest'ottica, la linea di demarcazione, chiara, evidente, fra buoni e cattivi. Tutti potrebbero essere ascritti al primo, come al secondo gruppo. Ognuno, in fondo, è, all'occorrenza, vittima e carnefice.


CAST & CREDITS:

Drammaturgia e Regia: Andrea Bizzarri
Cast: Antonio Conte, Alida Sacoor, Guido Goitre, Matteo Montaperto, Valerio Di Tella e Riccardo Giacomini
scene: Sandro Ippolito
fotografie di scena: Emanuele Bianchi
ufficio stampa: Marta Scandorza per F/M Press
produzione: Readarto Officine Artistiche | www.readarto.org


mercoledì 9 marzo 2016

SACRIFICIO DEL FIENO RECENSIONE

8|9 MARZO - ore 21

SACRIFICIO DEL FIENO

di e con Alessandro Veronese e Michela Giudici
testo vincitore della I edizione del concorso di drammaturgia contemporanea L’Artigogolo 2015
Fenice dei Rifiuti Compagnia teatrale - LOMBARDIA


Ieri 8 marzo il DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro  è partito con una nuova avventura.

Il primo spettacolo è SACRIFICIO DEL FIENO della Compagnia teatrale Fenice dei Rifiuti: (Alessandro Veronese e Michela Giudici). I due danno vita ad uno spettacolo completo, da vari punti di vista: quello della drammaturgia che seguendo una linea a strappi, è strutturata con dei continui flashback, che partendo dalla superficie: il ritrovamento casuale da parte di due contadini, in un fienile di un cappello appartenente all'esercito tedesco e di un fazzoletto con un nome ricamato...Elena si va a dipanare sempre più in profondità; portando allo scoperto la triste vicenda della ragazza e di tutte quelle persone intorno a lei che non hanno, saputo/voluto capirla. I due drammaturghi hanno preso spunto dalla canzone CIAMEL AMUUR DI  Davide Van De Sfroos e ne hanno tirato fuori un testo teatrale, che seppur ha tanti personaggi, si concretizza poi, in tutte scene a due, in cui con grande maestria Alessandro Veronese  e Michela Giudici passano da un personaggio ad un'altro. Un'ulteriore punto di forza dello spettacolo, è l'onestà con cui è stato scritto il testo, ovvero mettendo in luce, sia gli splendori, che le miserie dell'essere umano chiunque esso sia. Un testo quindi non fazioso. Lo spettacolo si avvale di un poli linguismo che va dal tedesco al latino al "Laghè" dialetto parlato nei pressi del Lago di Como all'italiano. Questo spettacolo, come è stato detto ieri durante il dibattito condotto da Simone Pacini è stato scritto perchè questa storia andava raccontata. Queste storie, che oramai datano più di settanta anni, rischiano di essere dimenticate, per fortuna ci sono ancora drammaturghi e attori, che non hanno solo voglia di portare sul palco le proprie "riflessioni" su se stessi, ma che vogliono raccontare una storia, una storia bella, seppur triste, che ricorda per certi versi il Cesare Pavese de "La luna e i falò"quei falò mezzi pagani, mezzi cristiani, dove si brucia il marcio per far tornare il buono, ma dove purtroppo sono finite anche molte ragazze che con tutta probabilità non hanno avuto scelta.
Miriam Comito


Liberamente ispirato alla canzone “Ciamel Amuur” di Davide Van De Sfroos, il testo è scritto a quattro mani.
Sullo sfondo del secondo conflitto mondiale, si consuma la storia d’amore tra Elena e il partigiano Airone, presto costretto a lasciarla da sola per sfuggire ai nazisti. Pur di proteggerlo, Elena dovrà concedere il proprio corpo alle truppe naziste del capitano Lothar Vogel o suggerire loro il nascondiglio del suo amante. Elena sceglierà l’amore, ma mai quello per se stessa.
Una storia coinvolgente ed emozionante, interpretata da due attori che grazie al sapiente uso di quattro diverse lingue (italiano, tedesco, latino, dialetto comasco) riescono a restituire la ricchezza e la caratterizzazione degli undici personaggi, che ruotano intorno alla vita dei protagonisti. La famiglia di Elena, i soldati nazisti, i partigiani. Uomini che entrano nella vita di questa donna, il più delle volte, con violenza e disprezzo di genere.





lunedì 7 marzo 2016

MODIGLIANI DALL'8 MARZO AL QUIRINO Recensione

8 / 20 marzo
Alessandro Longobardi per O.T.I.
Mario Minopoli per Pragma
Marco Bocci
MODIGLIANI
di Angelo Longoni
con
Romina Mondello
Claudia Potenza
Giulia Carpaneto
Vera Dragone
musiche Ryuichi Sakamoto
scene Gianluca Amodio
costumi Lia Morandini
contributi video Claudio Garofalo
regiaAngelo Longoni
si ringrazia per la collaborazione 
l’Istituto Amedeo Modigliani

personaggi e interpreti
Amedeo Modigliani Marco Bocci
Beatrice Hastings Romina Mondello
Jeanne Hébuterne Claudia Potenza
Anna Achmatova Vera Dragone
Kiki de Montparnasse Giulia Carpaneto


Lo spettacolo ha una durata di 2 ore 

Modigliani di Angelo Longoni racconta il periodo della  vita parigino del celebre pittore italiano, e lo fa attraverso le donne. Amedeo Modigliani, metà italiano e metà francese, si trasferì nella capitale francese nel 1906, che era in quel momento il centro dove tutto poteva succedere, grazie alla permanenza di pittori come Matisse  e Cezanne e all'arrivo di Pablo Picasso, esseri umani che hanno cambiato per sempre il modo di sentire l'arte. Amedeo Modigliani porta la sua italianità a Parigi, non a caso lo chiamavano "Il principe italiano". La sua arte che non voleva essere costretta in nessun "ismo" risente tantissimo delle sue origini. Il sogno divorante: questo è il centro dello spettacolo, il sogno di Amedeo, ovvero quello di arrivare con la sua arte non a diventare ricco,, nel senso economico del termine, ma ricco di riconoscimenti per la sua arte, e questo in lui sarà talmente forte e totalizzante da mettere la sua stessa vita a servizio dell'arte e non il contrario. La profondità psicologica, frammista ad una fragilità di fondo sia fisica, era, infatti, già minato nel fisico, fin da bambino, che mentale lo porterà a perdersi, in una città popolata da mille sirene. Le quattro donne più importanti della sua vita: Alice Prin in arte kikì de Montparnasse, (La reine), modella, prostituta, cantante, artista. Anna Achamatova, una poetessa russa, una donna  a tutto tondo, ma molto attaccata alla sua terra natale. Emily Alice Haigh in arte Beatrice Hastings, una giornalista, femminista, realista. E infine Jeanne Hébuterne la ragazzina innamorata, il massimo sacrificio.  Longoni ha scelto di narrarci il periodo parigino di Modigliani attraverso gli occhi di queste quattro donne, che sul palco si avvicendano, a volte anche sotto forma di coro narrando lo stato fisico di Modigliani negli ultimi mesi della sua vita, quando tutto era perduto, perchè la "malattia" dell'arte, insieme alla Ville Lumière avevano fagocitato l'uomo. Un uomo fragile istintivo, non maledetto come purtroppo è passato alla storia, grazie anche all'abbreviazione del suo cognome : Modì che  alla stessa pronuncia del termine francese maudit...maledetto.  Modigliani era un unicum un uomo libero, sensibile che non voleva essere coartato in nessun modo. Lo spettacolo di  Longoni riesce a dare un'idea precisa di  chi era davvero, Amedeo Modigliani. Il palcoscenico è diviso in due parti da una cortina fatta di nastri su cui vengono proiettate le immagini delle opere del pittore  livornese, o altre immagini che sottolineano emblematicamente alcune parti topiche della vicenda.Dietro questa cortina vediamo le scene più intime o casalinghe dello spettacolo. Per le scene esterne o per le agnizioni vediamo i personaggi varcare la soglia. MODIGLIANI è uno spettacolo capace di avvicinare il grande pubblico ad un'artista, oramai iper conosciuto di nome, iperconosciute le sue donne dal collo lungo, ma forse misconosciuto nella sua intimità. Amedeo Modigliani eraun uomo, un artista a cui interessava scandagliare, approfondire l'animo umano, per questo non dipingeva paesaggi o altro, ma solo esseri umani, cercando di penetrarne l'anima, la base, l'intimo e per questo sosteneva che i suoi quadri non dovevano somigliare alla realtà, ma che la realtà che come a tutte le anime sensibili, faceva orrore doveva somigliare ai suoi quadri.
Miriam Comito  

Raccontare la vita e l’opera di Amedeo Modigliani oggi, non significa solo rendere omaggio a uno dei nostri pittori più famosi e amati al mondo ma anche a un intero periodo storico: dietro all’autore delle donne dal collo lungo c’è una vita vissuta in uno dei momenti più dinamici, movimentati e stimolanti della storia del Novecento europeo.
Libertà - Bellezza - Verità – Amore: queste sono le parole chiave del movimento d’artisti provenienti da tutto il mondo e residenti nei quartieri parigini di Montmartre e Montparnasse.

Raccontare Modigliani significa rappresentare anche una delle storie d’amore più famose e commoventi che abbiano mai riguardato un artista.
Come in Romeo e Giulietta, l’amore tra Amedeo e la sua Jeanne Hébuterne non può sopravvivere agli amanti e il loro amore totalizzante, come la vita di Parigi in quel magico inizio di secolo, avrà un grande finale tragico e romantico.

Non si può raccontare Modigliani senza descrivere le donne che lui ha amato e dipinto, con la loro dolcezza, la loro impenetrabilità sensualità.
Ed è proprio il mondo femminile ad essere al centro di questo spettacolo che racconta la vita parigina del pittore attraverso quattro donne significative della sua vita, quattro personaggi reali ma anche simbolici che scandiscono i diversi periodi della sua arte e della sua vita affettiva.
Del primo periodo è protagonista Kiki de Montparnasse, prostituta e modella famosissima nell’ambiente artistico parigino conosciuta appena arrivato nella capitale francese.
La figura di Kiki è importante nella vita di Modì perché segna l’incontro con un mondo nuovo e sconosciuto per il giovane livornese, quello degli atteggiamenti liberi e disinibiti dell’ambiente artistico e bohémien di cui entrerà a far parte, frequentando, grazie a Kiki, gli artisti dell’epoca: Utrillo, Picasso, Soutine, Brancusi, Rivera. E sarà sempre Kiki che gli farà amare tutto ciò che lo porterà alla distruzione: hashish, oppio e assenzio- “la fata verde”.


Il secondo periodo è rappresentato dalla relazione con Anna Achmatova, poetessa russa, magra, alta, bel viso, capelli neri, occhi da cerbiatta, sposata col poeta Nikolaj Gumilev. L’intesa tra lei e Amedeo è altissima soprattutto dal punto di vista intellettuale: Anna lo calma, lo aiuta a contenere il consumo di alcol e droga.
Tra di loro nasce un amore spirituale e carnale, profondo e pieno di rispetto reciproco. La Achmatova sarebbe potuta diventare il vero grande amore della vita di Amedeo, la donna perfetta per lui ma era troppo legata alla sua terra di origine ed era sposata.
Anna fa emergere il meglio da Amedeo, lo fa parlare e riflettere ma sa anche contraddirlo, i loro discorsi sull’arte mettono in luce le sue convinzioni.
Quando Anna se ne va da Parigi, Amedeo ricade però nella disperazione e nei suoi vizi. Quando non è sostenuta dall’amore, la sua psiche non regge e lo spirito della sua arte si affievolisce.

Si fa strada nel terzo periodo,Beatrice Hastings, ricca, bella, colta, cinque anni più grande di lui, divorziata da un pugile, femminista e progressista. Una giornalista che scriveva da Parigi e inviava le “Impressions of Paris” al quotidiano britannico The New Age. Figura di primo piano nei circoli bohémiens della capitale francese. Beatrice e Amedeo imbastiscono una controversa relazione da conviventi. Lei posa per numerosi suoi dipinti e disegni. Il loro è un grande amore, caratterizzato anche da scenate furibonde. Beatrice ha un forte influsso su Modì ma, insieme, i due fanno scintille, entrambi sono passionali, litigiosi e rancorosi.
Beatrice crede nel talento di Amedeo, lo spinge a fare solo il pittore e a lasciar perdere la scultura per la quale Amedeo ha un’autentica passione. Il marmo è pesante ed è difficile da spostare e da scolpire, la polvere che produce fa malissimo ai suoi polmoni e gli causa tosse e crisi respiratorie. Beatrice lo aiuta in tutti modi, gli paga tele e pennelli, lo fa mangiare ma è anche troppo dominante e impositiva e non concepisce che l’arte non abbia uno sbocco commerciale immediato. I due, dopo una tormentata relazione, si scoprono incompatibili.

Finalmente nella vita di Amedeo, nel quarto periodo, entra la giovanissima Jeanne Hébuterne.Gli amici di Amedeo vedono un cambiamento in lui e dicono: “Quest’amore lo salverà”.
I genitori di Jeanne disapprovano l’amore della figlia per un ebreo, straniero, malato e povero in canna ma la ragazza, di fronte all’ennesimo aut aut della famiglia, lascia per sempre la casa paterna. Grazie a lei Amedeo migliora in tutto, sia come artista che come uomo.
Amedeo, vicino a Jeanne, sembra un altro ma la su salute è minata dalla tubercolosi. Quando Jeanne rimane incinta del secondo figlio, Amedeo muore all'Hôpital de la Charité È il 24 gennaio 1920.
Jeanne, all'indomani della morte di Amedeo, straziata si butta dalla finestra del quinto piano, uccidendo con sé anche la creatura che portava in grembo.










 









ORARI SPETTACOLI

da martedì a sabato ore 21
domenica ore 17
giovedì 10 e mercoledì 16 marzo ore 17
sabato 19 marzo ore 17 e ore 21





INVILOOP Recensione

INVILOOP
scritto, diretto e interpretato
 da Daniele Parisi


SEI REPLICHE DISPERATAMENTE COMICHE
5 – 6 – 12 – 13 – 19 – 20
MARZO 2016
sabato 21.00 – domenica 18.00

Teatro di Palazzo Santa Chiara
Piazza di Santa Chiara 14, Roma



INVILOOP di e con Daniele Parisi è un one man show che va con ironia e apparente leggerezza a toccare le corde più profonde di quella strana, sconosciuta ma anche iper notoria "cosa" che sono i rapporti tra esseri umani. Rapporti di coppia per lo più ma non solo, anche rapporti con se stessi che sono forse i più tormentati, e i ricordi dell'infanzia dove la sorpresa mista a stupefazione era d'obbligo davanti ai divieti non comprensibili dei propri genitori. Il tutto è condito da un accentuato surrealismo che pervade tutto lo spettacolo e che emerge in particolare in alcuni dialoghi tipici del "nonsense", ma che portano chi li sostiene veramente...e ne esistono di persone che nella vita personale si trovano inviluppati in discorsi che non hanno un senso alla situazione in cui deflagra lo stress. in altre parole, il trasformismo usato per interpretare diversi personaggi conduce ad un punto nevralgico di irrealtà o iperrealtà a seconda dell'occhio che vede dell'orecchio che ascolta....o semplicemente dell'anima seduta in platea.
Miriam Comito


Definito dalla stampa “un perfomer rock”, Daniele Parisi, dopo la splendida tournèe che lo ha visto applaudire in vari teatri d'Italia, sale sul palco del Teatro di Palazzo Santa Chiara di Roma con InviloopSei repliche disperatamente comiche (5 – 6 – 12 – 13 – 19 – 20 marzo, sabato alle 21.00 e domenica alle ore 18.00) che vedranno l'artista romano sul palco del Teatro gestito da Gustavo Cuccurullo. È stato proprio lo stesso direttore artistico a volere che la tournée di Parisi, partita da Roma a novembre, si concludesse nella capitale in quello  stesso spazio che da anni è aperto solo all'ospitalità di eventi che spaziano da convegni a meeting passando per mostre d'arte e congressi. “Da quattro stagioni Palazzo Santa Chiara non ha un cartellone” spiega il direttore Cuccurullo“ho avuto poi la fortuna di vedere Daniele Parisi in scena e ho subito desiderato alzare nuovamente il sipario per uno spettacolo teatrale”.

Inviloop è un one-man show fatto di ritmi affabulanti, umorismo allucinato, doppelganger surreali, performance sceniche e vocali. Un uomo, sotto la morsa stringente del tempo, esita davanti al portone di un palazzo. Si spalanca il suo immaginario: vicende e personaggi spuntano fuori come cellule impazzite.
L'uomo appare avvolto in scenari grotteschi, disperatamente reali e concreti, dai quali non riesce ad uscire, con rapporti che non si evolvono e  restano imprigionati in un circuito chiuso. In questo testo, come negli altri precedenti, tutto è a favore del puro gioco e della scrittura di scena. Non c’è morale. Un bestiario di disperazione esilarante e ossessivamente comica.

Daniele Parisi, dopo i consensi dei suo primi spettacoli Abbasso Daniele Parisi e Ab hoc et ab hac, è stato inserito nel volume Lazio Creativo e Fondo della Creatività 2016 come una delle nuove realtà artistiche nascenti torna a Roma.










Inviloop
scritto diretto e interpretato da Daniele Parisi
Teatro di Palazzo Santa Chiara
Piazza di Santa Chiara 14
sabato 5, domenica 6 marzo
sabato 12, domenica 13 marzo
sabato 19, domenica 20 marzo 
sabato 21.00 - domenica ore 18.00
Biglietto Unico: Euro 15.00
Per info e prenotazioni: 06 687 5579
Ufficio stampa
Rocchina Ceglia
cell. 3464783266