sabato 23 gennaio 2016

Il nostro amore schifo, Biografia della peste e Morsi a vuoto: la "Trilogia del Gioco" dei Maniaci d'Amore in scena al Teatro dell'Orologio dal 29 gennaio al 7 febbraio

Teatro dell’Orologio
stagione 2015 – 2016
CAMBIAMENTO REALE

TRILOGIA DEL GIOCO
MANIACI D’AMORE

IL NOSTRO AMORE SCHIFO > dal 29 al 31 gennaio 2016
BIOGRAFIA DELLA PESTE > dal 2 al 4 febbraio 2016
MORSI A VUOTO > dal 5 al 7 febbraio 2016

SALA GASSMAN
dal martedì al sabato ore 20:00 | domenica ore 17:00

Nell’ambito dei percorsi monografici della stagione Cambiamento Reale 2015 – 2016 del Teatro dell’Orologio, va in scena la Trilogia del Gioco, dellacompagnia Maniaci d’Amore, che si apre con lo spettacolo Il nostro amore schifo, di e con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci, per la regia di Roberto Tarasco, da venerdì 29 a domenica 31 gennaio, continua con Biografia della peste, dal 2 al 4 febbraio, e si conclude con Morsi a vuoto, spettacolo inserito all’interno di Dominio Pubblico | Rassegna 2016, dal 5 al 7 febbraio.

IL NOSTRO AMORE SCHIFO
di e con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci
regia Roberto Tarasco
Il nostro amore schifo, spettacolo rivelazione della compagnia, giunto a più di cento repliche, è un’indagine dissacrante sul sentimento intricato della gioventù, sezionato e fatto a pezzi da due figli del nostro tempo, ingenui e spietati. E’ uno spettacolo di parola, una storia di non-amore durata decenni e condensata nel giro di un’ora, tra picchi sublimi e cadute umilianti, nel tentativo di comporre la guida illustrata della prima esperienza sentimentale, letta come rito di passaggio obbligato prima di consacrarsi alla tiepidezza e alla stabilità dell’età adulta.

BIOGRAFIA DELLA PESTE
di e con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci
regia Roberto Tarasco
In Biografia della peste un ragazzo viene investito da un’auto. Torna a casa per informare la madre di essere morto ma lei non gli permette di andare nell'Aldilà: “A casa nostra morti non ne abbiamo avuti mai!”. Intanto lo scandalo si diffonde nel paese in cui morire non è concesso. Lo spettacolo è un apologo sulla vita e sulla morte o esplicitazione di una scioccante e “radicale” pulsione alla fuga. Uno spettacolo psicotico e magico, una riflessione sull'individuo e sulla comunità, sulla parzialità dell'esistenza, sulla necessità di chiamare ogni cosa col proprio nome, sul coraggio e la follia. Ma soprattutto sulla voglia di cambiare, sempre e comunque. La voglia di immaginare un futuro migliore, ovunque sia.

MORSI A VUOTO
di e con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci
regia Filippo Renda
Morsi a vuoto sono i morsi della fame, della coscienza, del rimpianto, del dubbio. Sono i nostri limiti, le nostre insoddisfazioni, gli impedimenti con cui siamo cresciuti. Simona è una ragazza che ride sempre, perché non ha niente da ridere. L'incontro con un uomo sconosciuto e violento le cambia la vita, perché con lui scoprirà un'emozione vera e senza riserve: la paura di morire. “Morsi a vuoto” è il racconto di una generazione cresciuta nel disincanto, nella volgarità e nell'ironia. Un'indagine criptata sull'atto stesso della scrittura e del teatro, come mezzo ostinato di ricerca dell'emozione. Una commedia cruda e grottesca che riflette sé stessa, un dramma che non resiste alla tentazione di ridursi a farsa.
spettacolo inserito all’interno di Dominio Pubblico | Rassegna 2016


MANIACI D'AMORE
I Maniaci d'Amore sono Luciana Maniaci e Francesco d’Amore, attori e drammaturghi che da anni lavorano su testi propri, nell’ottica di rappresentare spietatamente, e con livido umorismo, realtà di relazione molto attuali con un linguaggio giovane e freschissimo. In breve sono diventati tra le più accreditate realtà emergenti nel panorama della nuova drammaturgia italiana. Lo spettacolo Il nostro amore schifo è diventato un cult con più di cento repliche in tutta Italia; il successivo Biografia della peste, Selezione Premio Scenario 2011 e vincitore del Premio di Drammaturgia Il Centro del Discorso, è stato protagonista al Festival delle Colline Torinesi, e nel 2013 è diventato un film, diretto da Andrea Tomaselli (Indyca Film). A giugno 2014 la nuova produzione Morsi a vuoto è stato prodotto dallo stesso Festival delle Colline Torinesi insieme al Festival Castel dei Mondi di Andria e ha conquistato il premio Scenari Pagani. Nel 2015 hanno vinto una menzione speciale al Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti. Una raccolta con i loro primi tre testi, “La Trilogia del gioco”, è stata pubblicata dalla casa editrice Editoria&Spettacolo. A gennaio 2016 hanno debuttato con uno studio del nuovo spettacolo “La Crepanza” al Teatro Stabile di Torino.


INFO E PRENOTAZIONI
La prenotazione è vivamente consigliata
06 6875550 | biglietteria@teatroorologio.com
le prenotazioni possono essere effettuate dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:00
ingresso consentito ai soli soci: tessera associativa annuale 3 euro
Teatro dell’Orologio
Via dei Filippini 17/A
00186 – Roma
www.teatroorologio.com
www.dominiopubblicoteatro.it 


DOMINIO PUBBLICO 2016_rassegna della scena contemporanea: Cock - Mike Barlett | Il Ritratto della salute - compagnia Atir | Childern's Song - Free Music Factory

DOMINIO PUBBLICO 2016 - rassegna della scena contemporanea
Teatro Orologio – Sala Orfeo
26 | 31 gennaio 2016
COCK (Teatro)
di Mike Bartlett
con Sara Putignano, Fabrizio Falco, Enrico Di Troia e Jacopo Venturiero
traduzione Noemi Abe
regia Silvio Peroni
produzione Nidodiragno, Pierfrancesco Pisani
in collaborazione con Infinito srl

All’interno della stagione 2015 – 2016 di Dominio Pubblico, rassegna della scena contemporanea va in scena al Teatro dell’Orologio lo spettacolo Cock, pièce diMike Bartlett, presentato in anteprima nel 2012 al Teatro Belli di Roma nell’ambito della rassegna Trend – nuove frontiere della scena britannica, curata da Rodolfo di Giammarco che debutta poi nel novembre 2014 al Teatro dei Filodrammatici di Milano, all’interno della rassegna Illecite//Visioni.
In scena Fabrizio Falco, vincitore del Premio Ubu 2015 come miglior attore under 35, Sara PutignanoEnrico Di Troia e Jacopo Venturiero.

La pièce del drammaturgo Mike Bartlett, classe 1980, presenta uno sguardo candido e scanzonato sulla sessualità di un uomo e sulle difficoltà che emergono quando questi improvvisamente è messo di fronte a una scelta. Spogliando la scena di qualsiasi elemento descrittivo, la regia di Silvio Peroni si concentra sul dialogo incalzante e provocatorio dei personaggi, mettendo in luce questioni e conflitti sociali, di classe, di genere e generazionali. Quello che interessa non è la tormentata bisessualità che fa da sfondo al dramma, quanto l'indecisione paralizzante che deriva dal non sapere chi si è veramente, l’analisi della natura ambivalente delle emozioni, dei sentimenti, delle relazioni, e il conflitto fondamentale tra naturalità e possibilità di scelta.

Teatro Argot Studio
27 gennaio 2016
CHILDERN’S SONG (Musica)
Francesco Leineri (pianoforte)
Sara Calvanelli (fisarmonica, voce)
Luigi Di Marco (clarinetti, sassofoni)
Luigi Lo Curzio (contrabbasso)
Eloisa Manera (violino, voce)
Sergio Schifano (chitarra elettrica, effetti).

Per la sezione musica di Dominio Pubblico – rassegna della scena contemporanea il 27 gennaio 2016 presso il Teatro Argot StudioFrancesco Leineri insieme al collettivo Free Music Factory presentano Children’s Song.

Una profonda analisi ed un’attenta destrutturalizzazione di una fra le partiture pianistiche più interessanti degli ultimi decenni - che fa convivere spontaneamente il linguaggio scritto con quello improvvisativo, più sotteso – ha portato alla creazione di un concerto che, citando in calce le intenzioni di Corea, porti a descrivere “la semplicità come bellezza, così come è rappresentata nello spirito di un bambino”. La rivisitazione della musica di Corea si muoverà dunque sinuosa fra improvvisazione creativa ed originale reinterpretazione, fra i clarinetti e i sassofoni di Luigi di Marco e l’ampio set di Francesco Leineri, costituito da oltre dieci strumenti funzionanti, mal funzionanti e rotti di vario genere.

Teatro Argot Studio
28-31 gennaio 2016
IL RITRATTO DELLA SALUTE (Teatro)
Compagnia ATIR
di Mattia Fabris e Chiara Stoppa
con Chiara Stoppa

Nell’ambito della rassegna Dominio Pubblico 2016 dal 28 al 31 gennaio presso lo spazio di Argot Studio debutta, per la prima volta a Roma, il monologo “Il ritratto della salute” di Mattia Fabris e Chiara Stoppa. La malattia come passaggio. Come un viaggio in una terra lontana. Un viaggio dal quale a volte si torna indietro. In scenaChiara Stoppa diretta da Mattia Fabris si racconta al pubblico con semplicità e ironia.
Chissà com’è essere malati? Malati di tumore? Un giorno me lo chiesi. E poi...Quando i medici mi dissero che avevo pochi mesi di vita, iniziai a pensare a cosa dire ai miei amici, alle persone a me care, per un degno saluto. Poi decisi che era meglio alzarsi dal letto, era meglio stare meglio, era meglio vivere no? E... ad ogni modo, ora, dopo molto più che pochi mesi, sono qui. In piedi, con una storia da raccontare. E sono qui per questo. Dopo la mia guarigione, la gente mi cercava. Amici e sconosciuti. Mi chiamavano. Volevano sapere. Conoscere la mia storia. Che non è molto diversa da quella di altri. Ma unica in quanto personale.
(Chiara Stoppa)
Teatro Argot Studio
Via Natale del Grande, 27 (Trastevere)
tel: 06 5898111

Teatro dell’Orologio
Via dei Filippini 17/A
tel:06 6875550


INFO E PRENOTAZIONI
La prenotazione è vivamente consigliata
Dal martedì al sabato ore 21.00, la domenica ore 18.00
intero 12 euro, ridotto 10 euro, ridotto studenti 8 euro
ingresso consentito ai soli soci: tessera associativa annuale 3 euro



CERIMONIA D'ADDIO Recensione

CARROZZERIE N.O.T
22 e 23 gennaio 2016 | h. 21.00

CERIMONIA D'ADDIO
( Atto unico per famiglia senza padre )
di Giovanni Bonacci e Matteo Quinzi
con Giovanni Bonacci, Emanuele Gabrieli, Ambra Quaranta, Matteo Quinzi
regia Matteo Quinzi
foto di scena Clorinda Alina
un progetto di Compagnia LABitMatteo Quinzi e Giovanni Bonacci

CERIMONIA D'ADDIO (Atto unico per famiglia senza padre) è uno spettacolo che ci pone di fronte a quel disorientamento che si prova davanti alla perdita dell'unico genitore ancora in vita, perchè quello, in effetti, è l'esatto momento in cui si tirano le somme della propria vita, perchè è come se scattasse un click nella testa che ci dice a gran voce:è finita un' era non sei più figlio, cosa sei? Da là partono tutta una serie di elugubrazioni personali volte a comprendere, analizzare da una parte il passato, e dall'altra l'immediato presente che ci sfugge per diventare subito futuro. Il testo scritto da Giovanni Bonacci e Matteo Quinzi è ben congegnato poichè mette a confronto tre fratelli assolutamente differenti tra loro  che rappresentano però le tre tipologie umane maschili più diffuse al mondo Quinzi interpreta il fratello più grande e prepotente, Bonacci il più piccolo, romantico e introspettivo, e Gabrieli il mediano scanzonato  e allegrotto. Tutti e tre nel corso degli ultimi giorni della vita del padre tra scontri, catarsi e rivelazioni scopriranno qualcosa che li deraglierà dai binari che stavano percorrendo, per affrontane dei nuovi. Tra i tre uomini una donna: Laura interpretata da Ambra Quaranta, fidanzata del più grande dei fratelli, fungerà prima da collante tra i tre fratelli grazie al suo essere femminile conciliante e dolce e poi  da bivio, quando lei stessa prenderà coscienza di se vedendosi riflessa in uno specchio mentale.
Miriam Comito



Venerdì 22 e sabato 23 gennaio, alle ore 21.00, presso lo spazio Carrozzerie n.o.t di Via Panfilo Castaldo 28/a, i due attori Giovanni Binacci e Matteo Quinzi e autori del testo CERIMONIA D’ADDIO (Atto unico per famiglia senza padre) presentano alla stampa e agli operatori teatrali lo spettacolo omonimo; ne cura la regiaMatteo Quinzi. Saranno in scena gli stessi Giovanni Bonacci e Matteo Quinzi insieme a Emanuele Gabrieli e Ambra Quaranta.
Sinossi: Matteo, Daniele e Luca sono tre fratelli che hanno appena assistito al funerale del padre ed ora si ritrovano nella casa di famiglia per condividere con le persone care il ricordo di lui. Volendo sfuggire alla caotica cerimonia organizzata in salone, si rifugiano (ora l’uno ora l’altro) in una stanza appartata nella quale è possibile scambiare due parole o, se si vuole,  prendere un po’ di respiro: sarà in quel luogo che li vedremo esprimere i loro sentimenti, trasformare i propri rapporti, e portare a galla conflitti a lungo taciuti. Ognuno di loro uscirà diverso da come era entrato, ma, soprattutto, con un percorso tutto da reinventare, senza mappe o bussole alle quali appellarsi.
Cerimonia d’addio è uno spettacolo che parla dell’inevitabile paura che precede ogni cambiamento e della confusione necessaria per poter mettere nuovamente ordine. E’ una storia che nasce dalla velocità con cui gli eventi ci sorprendono e dalla difficoltà che abbiamo nel leggerli: vivere un lutto ed accorgersi che il primo momento di una rinascita.
L’assenza /presenza del padre è il terreno su cui ognuno giocherà la propria, personalissima, partita.
Con questo spettacolo abbiamo voluto parlare di mondi repressi, di bisogni profondi a lungo tumulati dentro ogni personaggio e che il taglio forzato con l'ultima radice genitoriale, fa affiorare lentamente in loro, costringendoli ad un necessario mutamento interno ed esterno. Cosa significa perdere l'ultimo genitore ancora in vita? Cosa significa non potersi piu' dire figli di qualcuno?
(Giovanni Bonacci e Matteo Quinzi)
BIOGRAFIE

Giovanni Bonacci autore e attore si diploma nel 2009 come attore professionista presso la scuola “Teatro Azione”. Nel biennio successivo va in scena negli spettacoli “Donalbain” ( regia di Mauro Mandolini),  “Liszt” (regia di Luciano Valeri), “Blues in Sedici” ( regia di Mario Palmieri) ed “Ora e basta” ( regia Gianluca Fioravante ); nel 2013 esordisce come autore col monologo Astana e l’anno successivo porta in scena il testo “La foto del martedi’”. Segue dei corsi perfezionamento tenuti da Sergio Rubini, Jean-Paul Denizon ed Alessandro Prete. Nel 2015 si esibisce in “Cerimonia d’addio”, per la regia di Matteo Quinzi ed entra nella compagnia LABIT sotto la direzione artistica di Gabriele Linari. Nello stesso anno fonda con Guido Silipo il progetto ProudAction, laboratorio di sperimentazione che abbina musica e testo, da questa esperienza nasce la trasposizione teatrale di “On the road”.

Matteo Quinzi attore autore e regista, frequenta la scuola di Teatro Azione e continua la sua formazione in diversi seminari e workshop diretti da Danny Lemmo, Filippo Gili, Giancarlo Fares, Nini Ferrara. Dal 2005 collabora come attore con la Compagnia LABit. Protagonista al cinema in Andarevia, film prodotto da RaiCinema nel 2013 e diretto da Claudio Di Biagio. Oltre a partecipare ad alcune web series, tra cui Freaks!, The Pills, e a diversi cortometraggi, ha lavorato in molti spettacoli teatrali fra cui Closer, Macbeth e recentemente Dall’alto di una fredda torre di Filippo Gili e il Misantropo, entrambi diretti da Francesco Frangipane. Nel 2015 fonda insieme ad Ambra Quaranta, Giovanni Bonacci e Emanuele Gabrieli un gruppo di lavoro con il quale, con il supporto della Compagnia LABit, scrive insieme a Giovanni Bonacci, dirige ed interpreta "Cerimonia d'addio" (atto unico per famiglia senza padre), che debuttera' sulla scena di Carrozzerie N.O.T. il 22-23 gennaio 2016.
Emanuele Gabrieli nasce a Salerno il 12 febbraio del 1987. Dal 2010 al 2012 frequenta la scuola di recitazione Teatro Azione, diretta da Cristiano Censi e Isabella Del Bianco. Continua la sua formazione frequentando diversi seminari e workshop diretti da Fausto Paravidino, Filippo Gili, Valentino Villa, Paolo Zuccari. Protagonista al cinema in CUT, film in concorso nel 2013 al RIFF, affianca il lavoro cinematografico ad un’intensa attività in ambito teatrale. Infatti oltre a partecipare ad alcune web series, fiction e a diversi cortometraggi, ha lavorato in molti spettacoli teatrali fra cui I Giganti della montagna, l’Orestea diretta da Paolo Zuccari e recentemente Dignità autonome di Prostituzione di Luciano Melchionna. Nel 2015 fonda insieme ad Ambra Quaranta, Giovanni Bonacci e Matteo Quinzi un gruppo di lavoro con il quale, con il supporto della Compagnia LABit, interpreta "Cerimonia d'addio" (atto unico per famiglia senza padre), di cui questo è il debutto assoluto.
Ambra Quaranta attrice, frequenta la scuola di recitazione  Teatro Azione. Dal 2007 segue laboratori e stage condotti da: Sergio Rubini, Lucilla Lupaioli , Andrea De Magistris, Igor Grcko, Alberto Macchi, per poi  continuare a  formarsi con  Stefano Incerti, Riccardo de Torrebruna,Giorgina Cantalini, Alessandro Fabrizi e  nel 2012  con Giancarlo Sepe. Con il monologo Il Rione di Annibale Ruccello viene selezionata nel 2010 per la miglior interpretazione al Festival del film di Roma, nell'ambito del concorso 'Nove giorni di grandi interpretazioni' dalla giuria composta da: C. Verdone, G. Veronesi, L. Pieraccioni. Nel 2014 viene di nuovo menzionata tra le 20 migliori interpretazioni allo stesso concorso dalla nuova giuria composta da: D. Luchetti, F. Ozpetek, S.Castellitto. Prende parte ad alcune produzioni cinematografiche lavorando con  R. Faenza in 'Delitto di via Poma', G. Veronesi in Manuale d'amore 3, C. Risi.

Info e prenotazioni
Carrozzerie_n.o.t 
via P. Castaldi 28/a
biglietti: 10 euro + 3 euro di tessera - posti laterali 7 euro + 3 euro di tessera.
e-mail: carrozzerienot@gmail.com | tel. 347-1891714
Organizzazione
Danilo Chiarello – 328.7346209

venerdì 22 gennaio 2016

MUMBLE MUMBLE Recensione

MUMBLE MUMBLE
ovvero
CONFESSIONI DI UN ORFANO D’ARTE

di Emanuele Salce e Andrea Pergolari

con Emanuele Salce
e Paolo Giommarelli


TEATRO BRANCACCINO
dal 21 al 24 gennaio

Dopo una tournée che ha toccato diversi teatri d'Italia torna a Roma Mumble Mumble confessioni di un orfano d'arte. Dal 21 al 24 gennaio Emanuele Salce torna in scena con Paolo Giommarelli al Teatro Brancaccino di Roma.



Ieri sera, per me è stata la seconda volta che vedevo "Mumble mumble" e quindi questa è la mia seconda recensione di uno stesso spettacolo. Non era mai successo prima, quando mi è arrivata la comunicazione stampa, invece di rispondere. l'ho già visto, l'ho già recensito, ho risposto vengo al Brancaccino!! Tutto ciò semplicemente perchè avevo voglia di rivederlo. Qualcosa è cambiato dalla prima versione, ora c'è una maggiore presenza di Paolo Giommarelli, che funge da personaggio- spettatore dialogante con l'attore.
MUMBLE MUMBLE soprannome dato ad Emanuele Salce da bambino per esplicare con un suono onomatpeico e fumettistico il suo essere accortocciato su se stesso, cosa abbastanza normale a cospetto di cotanta arte intorno a lui essendo figlio di Luciano Salce ed essendo cresciuto a casa Gassman. Il racconto dei primi 50 anni di Emanuele ci viene proposto dall'attore in modo fantasmagorico e realistico allo stesso tempo, un racconto che fa da una parte riflettere, specialmente nella narrazione delle morti del padre naturale prima e di quello adottivo poi su cosa succede quando muore una persona famosa, quale freddezza altrui si debba sopportare a come sia difficile avere un momento intimo proprio, ma come anche poi si emerga e si decida di far pubblicare per il proprio padre un necrologio intimo come ha fatto Emanuele per suo padre Luciano " A papà quel grandissimo abbraccio che non ci siamo mai dati." L'ironia è il cavallo portante di questo spettacolo che risulta essere godibilissimo, ma anche commovente e metaforico i pesi in un certo senso vanno espulsi, vanno evacuati in qualche modo, nella parte finale MUMBLE MUMBLE  ci narra di come è riuscito ad effettuare una propria e vera catarsi.
Grazie a Emanuele Salce per la sua volontà di portare in scena, e quindi condidere con noi un racconto profondamente intimo.
Miriam Comito

Un racconto ironico, dissacrante, intimo, coraggioso: una tragicomica confessione di un orfano d'arte. La narrazione divertente di due funerali... e mezzo. Emanuele Salce, con l'ironia e la verve che lo caratterizzano, è il narratore di tre morti: quella di suo padre naturale, il regista Luciano Salce, quella del secondo marito di sua madre e suo padre adottivo, Vittorio Gassman e, infine, quella metaforica: la sua.
Nelle prove in camerino di un teatro parrocchiale di una sperduta provincia italiana, Emanuele Salce cerca di conciliare la verità assoluta che trova nelle pagine di Dostoevskij, ai momenti più grotteschi dei funerali dei suoi padri, dove spiccano personaggi singolari, tra presenzialisti e volti bizzarri. Lo spettacolo si chiude con il racconto dell’incontro con un’irresistibile bionda australiana ed una sciagurata boccetta di lassativi. Un tentativo di liberazione da un peso (non solo simbolico) che diventa una morte metaforica, una vera e propria catarsi. A fare da contraltare l'ironico e discreto personaggio-spettatore Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore di una confessione che narra di personaggi pubblici e allo stesso tempo teneramente privati,
Un infuriare di ricordi surreali, grotteschi, ironici. Un intreccio inestricabile di cultura e provocazione, di attese insoddisfatte e di traiettorie felicemente impreviste. Un paradossale e compiaciuto autodafé laico. La testimonianza di un orfano d’arte partecipe di un mondo assurdamente logico.


Mumble Mumble – Confessioni di un orfano d'arte.
Di Emanuele Salce  e Andrea Pergolari
con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli

Teatro Brancaccino – Via Mecenate, 2 – Roma
dal 21 al 24 gennaio 2016
dal Giovedì al Sabato 20.00 / Domenica 17.30
Info & Prenotazioni 06 – 80687231
Biglietti 15.50 intero; 11.50 ridotto

giovedì 21 gennaio 2016

Monologhi dell'atomica con Elena Arvigo - rassegna "Una stanza tutta per lei"

dal 21 al 24 GENNAIO 2016

ELENA ARVIGO
in

MONOLOGHI DELL’ATOMICA

Da Kyoko Hayashi Svetlana Aleksievich
A cura di Elena Arvigo
 
 
“Preghiera per Cernobyl’” – racconta l’autrice Svetlana Aleksievich, insignita del Premio Nobel 2015 per la Letteratura - “non parla di Cernobyl’ in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. Ad interessarmi non è l’avvenimento in sé, vale a dire cosa sia successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto. Il mistero Cernobyl’ è un mistero che dobbiamo ancora risolvere… Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl’ è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l’acqua e la terra.”



Svetlana Aleksievich e’ una delle piu’ importanti giornaliste e scrittrici contemporanee e durante le repliche milanesi al teatro out off di Milano di “Donna non rieducabile  -memorandum teatrale di Anna Politkovkaja” , ogni sera dopo lo spettacolo invitavo altri attori a fare letture di articoli di altri giornaliste o scrittrici e “Preghiera per Cernobyl “ mi e’ sembrata fin a subito avere una forza teatrale e drammaturgica formata .Non serve aggiungere o togliere nulla , non serve adattare – E’ già pronta – La Aleksievich ha strutturato il libro in testimonianze raccolte in “Monologhi “ – E’ molto potente il teatro , e’ molto potente la voce della Aleksievich che racconta e l’argomento non e’ solo Cernobyl ma il nostro futuro . il nucleare e i suoi effetti sull’uomo . Non solo quelli devastanti sul corpo . Qua si parla di chi e’sopravissuto . E’ un libro e una lettura necessaria “Preghiera per Cernobyl “ , che merita un spazio e una riflessione importante .
“Cernobyl..e’ una guerra che va oltre qualsiasi guerra . L’uomo non ha via di scampo .Ne’ sulla terra , ne’ sott’acqua , ne’ in cielo “

"Monologhi dell'atomica" letture da Kyoko Hayashi e Svetlana Aleksievich, con Elena Arvigo. Allestimento scenico Paolo Calafiore.  
Si ringraziano per la collaborazione artistica : Virginia Franchi e Damiano D' Innocenzo .
“Mancavano persino le parole per raccontare della gente che aveva paura dell’acqua , della terra , dei fiori , degli alberi “.
I Monologhi dell’atomica nascono come omaggio a due voci importanti : Svetalana Aleksievich e Kyoko Hayashi .
Il 9 Agosto 1945, 70 anni fa , viene lanciata la bomba atomica su Nagasaki .
Il 26 Aprile 1986 , esattamente trent’ anni fa , scoppia la centrale nucleare di Cernobil . Sono arrivata a “immaginare “uno spettacolo che ricordasse questi due straordinari avvenimenti dopo aver letto “Preghiera per Cernobil “ . ‘ un libro importante di una scrittrice straordinaria .
La Aleksievich ha viaggiato per diversi anni nella sua terra ,la Bielorussia , e ha raccolto le testimonianze ,“i sentimenti” , di chi ha vissuto in prima persona quegli avvenimenti . 
Io avevo circa 10 anni e ricordo bene le notizie al telegiornale e che c’erano dei bambini che venivano in vacanze da noi in riviera ospiti di famiglie per prendere “aria buona “ . Ma tutto e’ sempre cosi lontano ..si fa davvero fatica a visualizzare e a comprendere quello che ci succedendo intorno . Qusto libro fa chiarezza . Senza scampo si e’ costretti a vedere quello che ‘e successo e di cui cosi poco si parla . 
I pericoli delle centrali nucleari . Non interessa a a nessuno parlarne . Perchè? E' un argomento di un attualità spaventosa 
"Pensavo di aver scritto del passato invece era il futuro " scrive la Aleksievich . 
E cosi ho aggiunto la Alaksievich alla lista di “Imperdonabili “, testimoni scomode e necessarie di questo nostro tempo a cui sto dedicando in questi anni il mio tempo. 
L’ anno scorso ho lavorato su Anna Politkovskaja con “Donna non rieducabile “ di S. Massini e in qualche modo questo lavoro, questo mio viaggio continua con lo studio di “Preghiera per Cernobil “ e i "I Racconti dell' atomica "di Kyoko Hayashi . un libro incredibile , che sembra quasi di fantascienza , che racconta i ricordi di Kyoko , una superstite di Nagasaki .
Quello che spero di portare in scena e’ proprio questo viaggio che sto facendo leggendo e studiando .
E’ un percorso solo all'inizio e nei miei sogni mi piacerebbe condividere questa " storia " con altre attrici . 
Renderlo davvero “Voci di Cernobyl e Nagasaki " –
Sono storie importanti , faticose e potere condividere il lavoro con qualcuno e' forse la parte più bella della vita e di questo mestiere .

Ringrazio Marioletta Bideri , Melania Giglio e Daniele Salvo che mi hanno chiesto di partecipare a questa bella rassegna e che hanno accolto la proposta dei “Monologhi dell ‘atomica “ – uno spettacolo non ancor prodotto e che trova nella "Stanzatutta per lei"! un ' opportunità di fare " il primo passo ".

A  giovedì ! 
Elena Arvigo 





 dal 14 GENNAIO al 10 APRILE 2016 TEATRO DUE - Vicolo dei Due Macelli, 37 - RomaINFO/PRENOTAZIONI: 3459784812 | 066788259
unastanzatuttaperlei.com  |  facebook.com/unastanzatuttaperlei  instagramunastanzatuttaperlei



COATTO UNICO SENZA INTERVALLO Recensione

GIORGIO TIRABASSI
in
COATTO UNICO SENZA INTERVALLO

di GIORGIO TIRABASSI
scritto con Daniela Costantini , Stefano Santarelli, 
Loredana Scaramella e Mattia Torre
con
DANIELE ERCOLI contrabasso
GIOVANNI LO CASCIO  percussioni

light designer CARLO CERRI
direttore di scena FREDDY PROIETT

regia di GIORGIO TIRABASSI



DAL 19 GENNAIO al 7 FEBBRAIO 2016

Un attore davvero completo Giorgio Tirabassi che in questo spettacolo si produce in una  girandola di personaggi tutti diversi tra loro ma con un comune denominatore: l'essere coatti, nel senso costretti da qualcosa di esterno a loro di cui metafora potrebbe essere il raccordo anulare, cintura racchiudente la città di Roma, le cui uscite sono tempestate da quelle borgate che tanto peso hanno avuto e hanno tuttora nella formazione del coatto, che non sempre nasce di per se coatto, ma a volte come facendo riferimento all'etimologia del termine ci diventa perchè viene costretto in aree  denominate borgate di fondazione, per distinguerle da quelle spontanee sorte dall'autonoma costruzione di casupole in periferia da parte di persone senza dimora, là dove quelle di fondazione sono state programmate dallo stato per "accogliere"  tutta quella popolazione romana che viveva nel centro storico nei punti in cui sono stati fatti tra la fine dell'Ottocento e i  primi trenta anni del Novecento i grandi sventramenti che hanno dato vita a Via nazionale a Corso Vittorio Emanuele a Via della Conciliazione, a Via Cavour etc, tutte queste persone sono state appunto "accolte" in modo coatto al Quarticciolo a Prima Valle a Centocelle etc.
L'essere coatti quindi nasce da un' iniziale "sollecitazione" esterna a cui non si può fare resistenza, per poi insinuarsi talmente a fondo nelle persone da andare a costituire all'interno di esse una cosa oramai endogena difficilmente sradicabile. ed è proprio questo concetto  di base che viene espresso nello spettacolo di Tirabassi, costituito da parole e musica. Credo che l'idea di portare questo spettacolo al di fuori della circuitazione di spazi periferici sia vincente perchè permette di portare all'attenzione la questione  anche a chi non la conosce a fondo, tramite un media come quello teatrale.
Miriam Comito





Nato ormai quindici anni fa, con il titolo di COATTO UNICO, lo spettacolo, per una precisa scelta, era stato concepito per essere rappresentato solo in spazi appositamente allestiti nelle varie periferie romane e nel carcere di Rebibbia dove, per l’occasione, fu realizzata una versione in home-video distribuita da “L’Espresso”. 
Nel 2006 con il nuovo titolo COATTO UNICO SENZA INTERVALLO e, dopo essere stato arricchito di nuovi "ritratti umani" ha varcato i confini cittadini e per cinque anni ha riscosso grandi successi di critica e di pubblico.
Il percorso è relativamente inverso ai personaggi vecchi e nuovi rappresentati sul palco, i quali "coatti" nell'originale accezione di "costretti", trascorrono tutta la vita nello stesso quartiere, con gli stessi amici e nello stesso bar di sempre, dove fanno le stesse battute e ridono delle stesse cose, eterni come la città di cui sono parte integrante, al pari del Colosseo e di San Pietro.
E anche Giorgio Tirabassi, che dello spettacolo è autore ed  interprete, nonostante il successo e la grande popolarità raggiunta anche grazie alle fortunate serie televisive Distretto di polizia, Paolo Borsellino, I liceali superiorità a qualcuno, è una constatazione di diversità sociale, economica e culturale, Boris, Benvenuti a tavola e l'ultimo Squadra mobile, non ha mai smesso di essere profondamente “dentro” la sua città e di continuare a scattare istantanee ironiche e spietate di alcuni esempi di varia umanità in cui ciascuno può riconoscersi. Dando, da solo in palcoscenico, vita e voce a molteplici personaggi: da "Arcangelo", truffatore fiscale di quartiere arrogante e strafottente, che vive con più di una pensione e con un parcheggio disabili "autoprodotto" a  “Nello” e “Rufetto” due maldestri ed esilaranti rapinatori; dallo "Spacciatore Rap" alle prese con la crisi economica e con un "cliente" in continua penuria monetaria, ai due amici del bar, spettatori e commentatori qualunquisti di una rapina andata male, che tra un luogo comune e l'altro sognano una vacanza alle Seychelles.
Per questo il nuovo titolo di COATTO UNICO SENZA INTERVALLO.  Perché pur presentando storie e situazioni in gran parte nuove rispetto alla precedente versione, lo spettacolo ha conservato lo stesso spirito e la stessa irresistibile e divertente freschezza degli esordi in una continuità di tempo durata quindici anni.  La città è Roma, ma potrebbe essere qualunque grosso centro o cittadina con relativa periferia, con tutto quello che la periferia può ospitare: condomini alla “Orwell”, campi nomadi, discariche, autobus che non passano mai ecc. 
COATTO UNICO SENZA INTERVALLO può far sorridere e riflettere il pubblico di qualunque parte d’Italia e di ogni età, con le sue conversazioni rubate in un bar, su un autobus affollato o in un grande magazzino nelle ore di punta, con il disagio urbano narrato attraverso i suoni del blues, dello stornello e del rap, da un cantante di strada come se ne vedono molti nei sotterranei della metropolitana e nelle piazze. Per la circostanza, in questo percorso musicale, che fa da contrappunto a tutto lo spettacolo, Giorgio Tirabassi sarà accompagnato sulla scena da Daniele Ercoli al Contrabasso e  Giovanni Lo Cascio alle Percussioni.  

COATTO: aggettivo: imposto per forza o per provvedimento di una pubblica autorità. 
DOMICILIO COATTO: provvedimento con il quale si tenevano lontani dal loro ambiente abituale gli individui che dimostrassero tendenza a delinquere o a turbare la sicurezza pubblica (dal dizionario Devoto-Oli). 
IDEA COATTA in psichiatria  : ogni fenomeno di ideazione anormale che il soggetto riconosce come tale ma da cui non sa liberarsi.  Nell’uso quotidiano, l’aggettivo si è esteso a chiunque mostri un atteggiamento bullo, invadente, volgare. Detto con Superiorità a qualcuno, è una constatazione di diversità sociale, economica e culturale. 

Esce l’8 gennaio “Romantica”, il primo album che vede il celebre attore Giorgio Tirabassi in veste di musicista e interprete.  Un viaggio nel tempo alla riscoperta di un patrimonio senza tempo, 14 brani più una bonus track per raccontare la tradizione popolare della canzone romana trasportati in un universo sonoro elegante e ricercato che spazia dal jazz, al manouche, passando per il tango, la bossanova e la milonga. L’album, prodotto da Giuseppe Vadalà per l’etichetta Nuccia, vede la partecipazione straordinaria di Carlotta Proietti ai cori, - oltre che di Moreno Viglioni alle chitarre e Sergio Vitale al flicorno - e vanta agli strumenti una formazione di assoluto rilievo nel mondo del jazz: Luca Chiaraluce (chitarra), Massimo Fedeli (fisarmonica), Daniele Ercoli (contrabasso, bombardino, flauto, voce) e Giovanni Lo Cascio (batteria).

SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50 Roma
Tel. 06 6794753
Martedì ore 21, mercoledì ore 17, giovedì e venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21 domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

mercoledì 20 gennaio 2016

REAL MADRID-ROMA Recensione

TEATRO BELLI
Produzione Fiore & Germano



  19 | 24 gennaio 2016

PAOLO TRIESTINO

REAL MADRID - ROMA
di GIUSEPPE MANFRIDI
da un’idea di Daniele Lo Monaco
in video Ariele Vincenti

scena Francesco Montanaro luci Marco Laudando video Davide Maria Marucci
regia Paolo Triestino


 Il testo di REAL MADRID -ROMA non si fonda su un unico avvenimento  attorno al quale ruotano tutti gli altri come  é  stata la finale di Coppa dei campioni 1984 per "Roma -Liverpool 1-1", questa volta Manfridi prende in esame una sequela di accadimenti, per lo più riguardanti gli scontri calcistici tra la Roma e il Real Madrid per estrapolarne il tema della grandezza. La grandezza è una cosa relativa o assoluta? E se dovesse essere relativa...relativa a cosa? A noi stessi è chiara la risposta, ai nostri gusti, alle nostre esigenze, ma non sempre è così a volte, ed è il caso di dire, purtroppo, esistono delle grandezze tragicamente assolute che azzerano qualsiasi tipo di relatività. L'11 settembre 2001 allo stadio Olimpico si giocava Roma-Real Madrid ma quella data per tutti anche per i lupacchiotti più scatenati rappresenta un'altra cosa, la fine di un mondo, che ci ha ripresentato il conto il 13 novembre scorso e chi era come me a Parigi in quella data lo sa bene. Queste date rimangono indelebili nella mente di tutti, ma la vita va avanti, deve andare avanti. La passione di Manfridi per la Roma è assoluta il testo arriva fino al 5 marzo del 2008 quando la Roma torvandosi coe avversario diretto il Real Madrid riesce finalmente ad eliminarlo. Il Real Madrid una squadra che non ha bisogno di conquistare nulla, vive della sua gloria...e del suo marketing, una specie di Everest inespugnabile, ma a volte anche le cime più alte si piegano un poco per favorire l'arrivo dello scalatore più ardito quello non prova solo ad arrivare ma che vuole arrivare. Come la Roma quella sera quando ha vinto al 92° anche se il pareggio le consentiva di passare il turno. Metafora dell vita certo, partire positivi, con il sorriso, consapevoli si ma anche ottimisti. Paolo Triestino è sempre una conferma, in questo spettacolo dove la tragedia e l'euforia si toccano riesce a passare da un registro ad un altro con grande abilità, in modo da rendere vivo in tutte le sue sfaccettature il testo di Manfridi.
Miriam Comito

Dal 19 al 24 gennaio in REAL MADRID – ROMAPaolo Triestino ci condurrà nel cuore pulsante di quelle che furono le emozioni vissute in una serie di incontri tra il 2001 ed il 2008; la sorte ha messo di fronte Real Madrid e Roma diverse volte, alternando partite senza storia ad altre pregne di Storia, come quella dell'11 settembre 2001, quando, ad ogni passare di aereo sullo Stadio Olimpico, gli occhi volgevano su, sospesi, verso il cielo.
Fino a quella del 5 marzo 2008, quando la Roma, andando a vincere al Santiago Bernabeu di Madrid, si assicurò il passaggio ai quarti di finale della Champions League.
In mezzo c'è tanto.. un mondo cambiato per sempre, speranze, sogni, delusioni.
Manfridi possiede capacità non comuni, esaltando l'epos presente in ogni gesto sportivo, piccolo o grande che sia. Gesti che ne richiamano altri, dalle Olimpiadi dell'era antica fino ai giorni nostri.

In REAL MADRID – ROMA, il tema è la Grandezza:
Che cos’è la grandezza?
Ricordo una considerazione di Thomas Mann contenuta ne ‘Il Doctor Faustus’.
Più o meno dice: “a me non sconvolge sapere quanti fantastilioni di anni luce separano un pianeta da un altro, né l’invalutabile quantità di massa che compone il sole.
Quelle cifre lunghe come scie di cometa per cui tanti sbalordiscono, io le trovo incapaci di darmi la benché minima emozione. “ Così scriveva il buon Thomas...
E’ quel che penso anch’io.
Per me la grandezza è tale quando tale appare in rapporto a me.
Una grandezza che non mi faccia sentire piccolo, microscopico, ma normale di fronte ad essa. Adeguato ad ammirarla.
La Cappella Sistina, ad esempio. Il Colosseo. La Torre Eiffel. I fratelli Karamazov.
Ecco, questa è la grandezza.

Questo recitano le prime righe dello spettacolo.. di qui alla nera grandezza dell'attentato alle Torri Gemelle il passo è breve, e breve ancora, grazie ad un incontro tra l'autore ed alcuni giovani americani in un ascensore de Il Cairo proprio dell'11 settembre 2001, sarà il passo verso lo stadio Olimpico di Roma. Breve quanto passare da un canale all'altro, con un telecomando poggiato su di un tavolino in una camera d'albergo egiziana. E ancora la maestosità del Santiago Bernabeu di Madrid, molto più di uno stadio di calcio...
Giuseppe Manfridi ci regala così pagine deliziose ed importanti di teatro, con il suo stile prezioso ed inconfondibile. Paolo Triestino racconta questa storia che si snoda sulla rotta Roma-Madrid, con ironia e divertimento. E rispetto.





RECENSIONI “REAL MADRID – ROMA”

“Manfridi dimostra come il calcio sia metafora della vita, nel quale con forza, dedizione e determinazione, Davide può battere Golia, dimostrandoci che nulla è impossibile...” Andrea Pulcini – romadaleggere
“Il connubio artistico tra Manfridi e Triestino continua felicemente a sorprendere..” Paolo Leone – corriere dello spettacolo
“Paolo Triestino è un torrente in piena, incoercibile nell’enfasi d’attore e straripante nella passione calcistica, come è incontenibile Manfridi quando porta in scena le sue “creature”. Spettacolo epico e passionale,  emozionante...” Tania Turnaturi - teatrionline

TEATRO BELLI
Piazza di Sant'Apollonia, 11 00153 Roma. Biglietteria:+39 06 58 94 875 E-mail: info@teatrobelli.it Sito internethttp://www.teatrobelli.it/
ORARIO SPETTACOLI: dal martedì al sabato alle ore 21,00 - domenica alle ore 17,30 lunedì riposo. PREZZI: Interi € 20,00, Ridotti € 15,00 comprensivi di Prevendita/Prenotazione € 1,00