martedì 29 novembre 2016

Giorgio Montanini al Teatro Brancaccio 4 dicembre ore 21.00

ALTRASCENA Art Management
presenta
Giorgio Montanini
in
Per quello che vale...

Teatro Brancaccio
Domenica 4 dicembre - h 21.00

Dopo il successo dello scorso anno con Liberaci dal Bene, Giorgio Montanini, il Nemico Pubblico nazionale torna con un nuovo irriverente spettacolo di Stand Up Comedy:  Per quello che vale. Domenica 4 dicembre il comico più dissacrante del panorama italiano, conosciuto al grande pubblico per la trasmissione su Rai 3, Nemico Pubblico e per la sua partecipazione come ospite fisso a Nemo – nessuno escluso (Rai2), sale sul palco delTeatro Brancaccio alle ore 21.00.
Nibiru (2011), Un uomo qualunque (2012), Senza titolo (2013), Nemico Pubblico (2014) e Liberaci dal bene (2015) sono i titoli dei cinque precedenti spettacoli di Giorgio Montanini. Fino ad ora ogni titolo ha avuto una funzione esplicativa rispetto al contenuto di ogni monologo. Non è così per il  sesto spettacolo del comico reduce dal successo della Terza Edizione di Nemico Pubblico (Rai3). “Per quello che vale…” è un titolo che lambisce appena il contenuto dei temi in esso affrontati. “Per quello che vale…” rappresenta molto di più: una riflessione.  Una riflessione che l'artista fa sull'effettiva funzione della sua esibizione e del ruolo che un comico ricopre in una società.  In questo caso,  il titolo mette in guardia lo spettatore da ciò che andrà ad ascoltare.
Un comico satirico non dovrebbe mai salire sul piedistallo, non dovrebbe pontificare e, soprattutto, sentirsi migliore di quello che denuncia. Un palco non dovrebbe trasformarsi in pulpito, lo spettacolo in comizio e il pubblico in partito. In Italia, Paese in evidente crisi di identità,  la figura del comico, però, viene elevata a punto di riferimento, a guru, a bocca della verità.  Quello che pensa un comico e che poi diventa monologo, assume proporzioni d’importanza imbarazzante; il comico diventa punto di riferimento politico sociale ed economico. Questa deriva populista non solo è profondamente sbagliata nell’essenza, è anche pericolosa. Il contenuto di uno spettacolo satirico è solo il  personalissimo punto di vista del comico e, in quanto tale,  totalmente opinabile.  In Italia, invece, un comico viene preso sul serio, un politico viene preso a barzelletta. La satira in più di duemilacinquecento anni, non ha mai rovesciato un governo, cambiato una legge, modificato un comma, aggiunto una postilla. I cambiamenti li fa la classe politica, classe politica eletta dai cittadini, ossia dal pubblico.
Non deresponsabilizzatevi attribuendo al comico la funzione che non ha, assumetevi le vostre responsabilità alle urne, il comico le sue le affronta sul palco” afferma Giorgio Montanini e aggiunge. “Guardate questo spettacolo sapendo che gli argomenti della satira sono gli stessi da sempre, un comico moderno non fa altro che attualizzarli  e plasmarli sulla società che vive, ve li sbatte in faccia con violenza, Le parole di un comico penetrano in profondità le carni dell’anima e stimolano i nervi scoperti facendovi sussultare per l’imbarazzo ed esplodere in una risata liberatoria. Finito lo spettacolo potrete sentirvi un po’ meglio e tornare a vederlo, oppure sentirvi disgustati e non tornare mai più. Finito lo spettacolo, però, non c’è altro. Finito lo spettacolo, potreste anche ripetere con gusto la battuta che tanto v’era piaciuta e riderne con gli amici, aggiungendo sempre la postilla: “Per quello che vale…”

Per quello che vale
di e con Giorgio Montanini
una produzione AltraScena Art Management
Ufficio stampa Rocchina Ceglia – 3464783266
Teatro Brancaccio
via Merulana 244
per info 06.80687231


GIORGIO MONTANINI
Stand-up comedian, autore e attore.
É uno dei pochi rappresentanti della stand up comedy in Italia.Nel 2008 è entrato a far parte del gruppo Satiriasi, il primo esperimento italiano di Stand Up Comedy. Nel 2011 ha portato in scena in diversi teatri italiani il suo primo spettacolo dal titolo Nibiru e, negli anni successivi, Un uomo qualunque. Nel 2013, nel programma di Rai2 #Aggratis!, è stato ospite fisso, nonché autore dei testi della trasmissione.Nel 2014 è stato il protagonista assoluto di Nemico Pubblico su Rai 3, la sua prima trasmissione televisiva. Nello stesso anno, con tutto il gruppo di Satiriasi, ha riscosso grande successo di pubblico su Sky (Comedy Central) con Stand Up Comedy, un programma innovativo che ha portato la stand up comedy in tv. Dato il successo, la trasmissione è stata confermata anche nel 2015. Sempre nel 2014, su Rai 3, ha curato la copertina satirica del talk show Ballarò, in sostituzione di Maurizio Crozza.Dato il successo registrato nelle prime due edizione è stato nuovamente il protagonista di Nemico Pubblico, la terza stagione è andata in onda da giugno a settembre 2016. Attualmente è impegnato in una tournée che tocca diverse città italiane con il nuovo live Per quello che vale ed è ospite fisso della trasmissione in onda il giovedì su Rai 2: Nemo Nessuno Escluso.

venerdì 25 novembre 2016

IL BERRETTO A SONAGLI ALLA SALA UMBERTO Recensione

GIANFRANCO JANNUZZO
IL BERRETTO A SONAGLI da Luigi Pirandello

con EMANUELA MUNI
FRANCO MIRABELLA   CARMEN DI MARZO
ALESSANDRA FERRARA  ESMERALDA CALCULLO
e con GAETANO ARONICA nel ruolo di Fifì
e la partecipazione ANNA MALVICA

scene CARMELO GIAMMELLO | costumi THE ONE | musiche MARIO D'ALESSANDRO
voce solista FRANCESCA GAMBINA
adattamento di Francesco Bellomo, Moreno Burattini, Pino Caruso
assistente alla regia Giulio Guarino
organizzazione e produzione Roberta Valentini e Clizia Di Blasio
produzione esecutiva Fabrizio Iorio
 
regia
FRANCESCO BELLOMO

produzione L’isola trovata

22 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2016

NOTE DI REGIA


IL BERRETTO A SONAGLI  in scena alla Sala Umberto dal 22 novembre al 4 dicembre 2016 per la regia di Francesco Bellomo è uno dei testi pirandelliani appartenenti al periodo della cosiddetta produzione umoristica/grottesca dell'opera del maestro agrigentino, in cui vengono presentati personaggi che incrinano le certezze di quel mondo borghese dove il drammaturgo siciliano era nato, personaggi che rovesciando i modelli consueti di comportamento mettono in luce la vera vita, in contrapposizione con la forma, fanno cadere la maschera dell'ipocrisia e delle convenzioni sociali. il copricapo del titolo è quello del buffone, quello della vergogna , o che si indossa per far ridere. Alla base di tutto c'è la profonda analisi che Luigi Pirandello fece della società, partendo già dall'infanzia, dove riscontro una difficoltà di comunicazione con gli adulti che lo spinse ad un primo studio sul comportamento degli altri per meglio entrarci in contatto. Questo tipo di studi vennero poi approfonditi dallo scrittore in età adulta grazie ad una tragedia: sua moglie Antonietta Portulano impazzì e nel 1919 il drammaturgo fu costretto a ricoverarla in un ospedale psichiatrico, in quegli anni Pirandello si avvicinò agli studi di Sigmund Freud e ad approfondire l'analisi del comportamento sociale nei confronti della malattia mentale. 
Lo spettacolo si avvale di una scenografia degna di nota, sul palco è ricreata una perfetta sala da pranzo di una casa borghese di una città dell'entro terra  del primo novecento, con le tende scure a nascondere agli occhi degli estranei ciò che accade in casa, per on tacere dei costumi bellissimi e curati indossati dagli attori che contribuiscono a portare lo spettatore dentro la vicenda e a palpitare con i protagonisti, a patteggiare per la protagonista Beatrice o per l'antagonista, che da sempre è il personaggio più conosciuto di questa commedia: Ciampa. Un testo che non finisce mai di essere interessante e attuale, non tanto per la vicenda del tradimento quanto per la reazione delle persone ad un problema. Se, forse, alcuni valori, sono meno forti adesso rispetto a un secolo fa, e l'individuo deve meno accudire il proprio"pupo" affinchè non venga calpestato da altri, o addirittura i "pupi" siano in via di estinzione, è assolutamente di stretta attualità il discorso sulle tre chiavi: quella seria, quella civile, e quella pazza. La prima, posta sualla tempia sinistra, si usa quando bisogna parlare davvero con qualcuno per cercare di risolvere qualche problema, la seconda ahimè la più usata è a centro della fronte e si usa in società, non si dice quello che si pensa ma quello che va detto, e poi c'è a terza, la pazza quella che se usi quella sragioni e dici la verità nuda e cruda. Quando sono girante più di una chiave c'è stridore, si dicono delle cose che appaiono stonate con il tono che si usa o con il modo in cui si mette la bocca quando si pronunciano.  Per Pirandello solamente i pazzi dicevano la verità, non è stato il primo a sostenere questa tesi già i fools shakesperiani avevano questa  funzione ma in modo meno tragico. L'operazione di portare, ancora, Pirandello in scena nel 2016 è un 'operazione vincente e stimolante credo per gli attori. Ieri Gianfranco Jannuzzo era visibilmente emozionato e commosso, della partecipazione del pubblico.
Miriam Comito







Il berretto a sonagli prende spunto da due novelle: “Certi obblighi” e “La verità”; in entrambi i casi si narra di un marito che, nonostante sia a conoscenza dell’adulterio della moglie, lo accetta con rassegnazione, ponendo come unica condizione la salvaguardia dell’onorabilità.
La società costringe gli individui ad apparire rispettabili, obbedendo a precisi codici di comportamento; in realtà tutto è permesso purché si salvino le apparenze.
La vicenda trascende, nel suo giuoco beffardo, la realtà dell’ambiente, ma non si sarebbe potuta realizzare al di fuori di quella. Ciampa, scrivano in una cittadina all’interno della Sicilia, è inserito in una società piccolo-borghese, condizionata dai “galantuomini”, ma non esclusa da un rapporto attivo, anche se subalterno, con la classe superiore.
La morale sessuale è pur sempre sofisticata, ma acquisisce, nel caso di Ciampa, il decoro convenzionale e ipocrita del codice borghese del perbenismo, un codice sul quale la beffarda rivalsa del subalterno gioca una sua partita arguta e teorizza il sistema pratico, socio-morale delle “tre corde”: la seria, la civile e la pazza.

l recupero del copione originale consente di evidenziare la spontaneità della vis comica pirandelliana. Inoltre il reinserimento di alcune scene tagliate permette di identificare meglio e la tematica dell’opera e i caratteri dei personaggi.
Per dare maggiore impatto emotivo si è anche aggiunto un prologo in flashback all’inizio dello spettacolo, dove gli amanti clandestini vengono colti in flagranza di reato ed arrestati, scena che non esisteva e di cui si sentirà il racconto durante la commedia.

L’ambientazione, collocata nell’immediato dopoguerra, permette di recuperare certe situazioni tipiche del mondo siciliano ed particolare agrigentino di quel tempo.
Le musiche di Mario D'Alessandro ci riportano a quelle sonorità forti e terragne che hanno caratterizzato la produzione cinematografica dei film di ispirazione siciliana degli anni ’50.
Francesco Bellomo


SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50 Roma
Tel. 06 6794753

martedì, giovedì e venerdì ore 21, mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€


giovedì 24 novembre 2016

BERTOLINO 28 novembre SALA UMBERTO

Torna a grande richiesta

PERCHE’ BOH
Guida comica allo sfruttamento della Costituzione

di
ENRICO BERTOLINO
e
Luca Bottura

regia di Massimo Navone

Spettacolo di instant theatreâ dedicato al Referendum Costituzionale

Dopo il successo della prima serata svoltasi al Teatro Brancaccio lo scorso 4 ottobre, Enrico Bertolino torna a sperimentare la formula dell’ instant theatre in cui narrazione, attualità, umorismo, storia, costume, cronaca, comicità, politica e satira si incontrano sulle assi di un palcoscenico. Danneggiandosi a vicenda.
Perché Boh, tornerà a grande richiesta lunedì 28 novembre alla Sala Umberto di Roma alle ore 21.00 a pochi giorni dal Referendum Costituzionale.
Nella triplice veste di comico, narratore ed esperto di comunicazione, Bertolino passa sotto la sua lente i contenuti dei quesiti referendari, l’andamento della campagna elettorale, con frequenti parallelismi con la storia della Costituzione dal codice di Hammurabi, la più antica raccolta di leggi datata 1750 a.C., passando per lo Statuto Albertino che nel 1861 divenne la prima “Costituzione” del neonato Regno d’Italia.
Il teatro diventa così luogo di informazione satirica strettamente legata all’attualità, e lo spettacolo un percorso preparatorio all’arrivo in cabina elettorale, un “tutorial” col sorriso sulle labbra, particolarmente indicato per chi, come lo stesso Bertolino, gronda certezze e dubbi equamente ripartiti. Da condividere. Ridendone. Novanta minuti per chiarirsi le proprie convinzioni, farsene delle nuove, confondere quelle vecchie.
La serata vedrà protagonisti di due interviste distinte e separate altrettanti esponenti di primo piano del mondo della politica dichiaratamente a favore del sì o del no. Nel corso delle interviste, che hanno già visto protagonisti il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e il Segretario della Lega Nord Matteo Salvini, Enrico Bertolino non sarà affatto imparziale: sosterrà le ragioni del sì intervistando l’ospite favorevole alla Riforma e le ragioni del No con quello contrario.

Sul palco, a scandire i diversi momenti dello spettacolo e ad accompagnare lo stand-up comedian milanese nelle sue performance musicali, ci sarà il Maestro Teo Ciavarella con musiche originali e altre tratte dal grande repertorio della musica leggera italiana.
Perché Boh è uno spettacolo prodotto da ITC2000, nato da un’idea di Enrico Bertolino e Luca Bottura, scritto da Bertolino e Bottura con Enrico Nocera per la regia di Massimo Navone.

28 novembre 2016 ore 21
SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50 Roma
Tel. 06 6794753
Prezzo unico € 17,00

mercoledì 23 novembre 2016

BARTLEBY DI MUTA IMAGO 25-27 NOVEMBRE PRIMA NAZIONALE BRANCACCINO RECENSIONE

Muta Imago
BARTLEBY
Racconto per suono e immagini
da H. Melvilleregia Claudia Sorace, drammaturgia e voce narrante Riccardo Fazi
Video Maria Elena Fusacchia
Musiche originali V.L. Wildpanner
Produzione: Muta Imago, Festival Notafee

25-27 novembre – PRIMA NAZIONALE
Venerdì e sabato ore 20.00; domenica ore 18.00


Sinestesia immersiva, questa definizione mi viene in mente a proposito della trilogia della compagnia Muta Imago, "Racconti americani" Nel secondo capitolo si prende in considerazione il racconto breve di Herman Melville Bartleby lo scrivano lo spettatore è totalmente immerso nell'atmosfera della Manhattan ottocentesca, grazie alla contemporanea lettura del testo, scorrere delle immagini e musica. La riflessione che nasce spontanea è: perhè andare a riprenderre opere di autori appartenenti alla letteratura americana a cavallo tra il XIX e il XX secolo? Ascoltando il testo, in oggetto, di Melville  non è scontato che sia stato scritto  nel 1853, solo da alcune descrizioni fisiche dei personaggio dei loghi lo si può intuire. Chi è Bartelby? Un giovane scrivano ingaggiato da un vecchio avvocato, la sua descrizione fisica è costruita per opposti, opposti che diventeranno poi opposizioni pacifiche il famoso "Avrei preferenza di no" concordanti con una vera e propria installazione nell'ufficio. Un'immobilità meditativa che si va  infrangere attraverso una finestra che da su un muro cieco. L'epilogo è una sottrazione scientemente decisa dalla vita. L'autore famoso per aver scritto Moby dick ha subito delle influenze dal trascendalismo di R.W. Emerson. Trascendere ovvero andare oltre la realta sensibile, con una forma di pensiero alto che va oltre la ragione umana. Nell'America di metà Ottocento questa corrente filosofica andava per la maggiore tra gli intellettuali e proponeva un distacco dall'Europa per avere un approccio più originale al Nuovo mondo. Senza dubbio la compagnia Nuova Imago riesce a rendere l'atmosfera di interesse dapprima, rifiuto in un secondo momento, affezione seguita a tristezza e infine consapevolezza che l'avvocato vive nel corso del racconto nei confronti di Bartleby, e della sua completa estraneità ad un mondo governato dalla ragione.
Miriam Comito


Debutta in prima nazionale BARTLEBY, secondo capitolo della trilogia "Racconti americani", ideato dalla compagnia Muta Imago che si ispira all'omonimo racconto di Herman Melville. 25 e 26 novembre ore 20.00; 27 novembre ore 18.00 – Teatro Brancaccino

Debutta in prima nazionale, 25, 26 novembre ore 20.00 e 27 novembre ore 18.00, al Teatro Brancaccino, BARTLEBY, secondo capitolo della trilogia "Racconti americani" ideato dalla compagnia Muta Imago, co-prodotto con il Festival Notafee (Estonia), con la regia di Claudia Sorace, la drammaturgia sonora e voce narrante di Riccardo Fazi, il video di Maria Elena Fusacchia e la musica originale di V. L. Wildpanner.

“Bartleby” è il nuovo racconto per suoni e immagini ispirato dall'omonimo racconto di Herman Melville. Un anziano avvocato racconta in prima persona la vicenda del suo incontro con "l'uomo più misterioso che avesse mai incontrato": Bartleby, uno scrivano che ha assunto alle sue dipendenze e che, piano piano, inizia a stravolgergli il mondo. Una piccola, semplice storia ambientata in un ufficio di Wall Street a metà del Diciannovesimo secolo, che Muta Imago ha deciso di raccontare di nuovo, per investigare il profondo significato che si nasconde dietro al semplice gesto del suo protagonista.

"Racconti americani" è un progetto che unisce tre "racconti per suoni e immagini" ispirati ad altrettante opere letterarie. È il tentativo di restituire a una dimensione orale e visiva immersiva lo spirito di tre grandi storie di autori nordamericani, scritte a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Le tre storie sono legate dal tema del conflitto. "Fare un fuoco" di Jack London (2015) nel presentare la vicenda di un uomo che cerca di sopravvivere al freddo dell'Alaska, parla del conflitto tra l'uomo e la natura. "Bartleby" di Herman Melville (2016), che ha per protagonista un giovane scrivano che da un certo momento in poi rifiuta di fare alcunché, ci racconta del conflitto tra l'uomo e la società. “L'ospite ambizioso” di Nathaniel Hawthorne (2017), attraverso la tragica storia dell'incontro tra una famiglia e un ospite inatteso, affronta la questione del conflitto tra l'uomo e se stesso.

“Il senso di questi racconti - spiegano Muta Imago - è recuperare, semplicemente, con un linguaggio contemporaneo ciò che costituisce la base del teatro da centinaia di anni: una voce, un racconto e un gruppo di persone intorno ad ascoltarla. In questo senso il lavoro sulle immagini non è di natura diegetica o narrativa: si tratta di un montaggio di sequenze quasi di sogno che accompagna lo spettatore nel suo lavoro d’immaginazione a partire dalle parole del testo.”

Ogni racconto prevede la realizzazione di un'installazione specifica che costituisce la superficie di proiezione. In “Fare un fuoco” si trattava di una grande lente di pvc trasparente piena d'aria; In “Bartleby” è un fondale che richiama nella forma il landscape caratteristico di New York; ma allo stesso tempo, nelle dimensioni e nel materiale di cui è costruito, ricorda il famigerato "screen", il separé di legno che divide lo spazio di Bartleby da quello del suo capo, con cui condivide la stanza. Il video è stato realizzato da Maria Elena Fusacchia nei luoghi dove il racconto è ambientato, quindi il cuore di Manhattan. Materiali realistici che dialogheranno con elementi realizzati invece in studio.

La musica, concepita ad hoc da V. L. Wildpanner, si compone gradualmente per stratificazione di elementi; come nella forma del bolero, è un accumulo che monta sempre di più fino alla risoluzione finale. Insieme alla musica c'è l'universo dei suoni, un tappeto sonoro costruito da Riccardo Fazi a partire da tutti i suoni legati al lavoro dello scrivano: lo stridio del pennino sul foglio, il ritmo dei timbri, lo scricchiolare delle sedie etc... I due elementi dialogano durante il racconto e insieme costruiscono un tappeto sonoro costante, interrotto soltanto dalle improvvise rotture nella melodia, metafora dell'arrivo e delle apparizioni di Bartleby. Il tutto è registrato, sia la musica sia la voce.

“Noi crediamo fortemente nella presenza dell'attore in scena: il teatro ruota intorno a esso, alla performance dal vivo ovviamente. Ma in questo caso, proprio perché si tratta di racconti e di costruzioni perfettamente realizzate, sincronizzate, quasi filmiche nella loro restituzione, abbiamo preferito far scomparire la figura del performer in carne e ossa, e far risuonare soltanto la sua voce, mai così presente come in questo caso. Si tratta di creare uno spazio onirico dove gli elementi si presentano nella loro delicatezza e quasi irrealtà, dove si tratta di creare un vuoto che lo spettatore deve riempire con la sua immaginazione. La presenza del performer, o del musicista in scena in questi lavori, sarebbe stata di troppo.

“Portare un lavoro video a teatro significa ri-aprire la fruizione cinematografica, ormai individualizzata e asettica, quasi televisiva, donarle di nuovo una modalità di fruizione condivisa ed emotiva, quale quella del teatro è.”

MUTA IMAGO
Muta Imago è una compagnia teatrale e un progetto di ricerca artistica nato nel 2006. Vive tra Roma e Bruxelles.
È guidata da Claudia Sorace, regista e Riccardo Fazi, drammaturgo e sound designer. È composta da tutte le persone che sono state, sono e saranno coinvolte nella realizzazione dei lavori.
È alla continua ricerca di forme e storie che mettano in relazione la sfera dell'immaginazione con quella della realtà presente, umana, politica e sociale. Per questo realizza spettacoli, performance, installazioni, dove lo spazio è quello del rapporto e del conflitto tra l'essere umano e il suo tempo.
Nel 2016 ha realizzato il radiodramma Antologia di S., lo spettacolo Polices!, e l'opera lirica L'arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento.

Lo spettacolo Hyperion (2015), Pictures from Gihan (2013) e  i progetti Antologia di S. (2015) e Art you Lost? (2013-2014) sono gli ultimi lavori prodotti.
A settembre 2016 la compagnia debutterà con la performance Polices! di Sonia Chiambretto, all'interno del progetto Fabula Mundi e con l'opera di Vittorio Montalti L'arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento prodotta dal REC Festival di Reggio Emilia.
(a + b)3 (2007), Lev (2008), Madeleine (2009), La rabbia rossa (2010), Displace (2011) sono stati ospitati dai più importanti festival nazionali, tra cui  RomaEuropa Festival, Napoli Teatro Festival Italia, Vie Scena Contemporanea Festival, Biennale Teatro, Santarcangelo International Festival of the Arts, Inteatro Festival, Bassano Opera Festival, Primavera dei Teatri, Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo; e in diversi festival internazionali tra cui Premiéres Festival (Strasbourg), Festival International des Brigittines (Bruxelles), Théâtre de la Ville (Paris), Festival Cyl (Salamanca), Fadjr Festival (Teheran), Bipod Festival (Beirut), Clipa Aduma Festival (Tel Aviv), Unidram Festival (Potsdam), Temps d’Images (Cluj-Napoca, Budapest), Teatro/Theater: Italienischer Theaterherbst (Berlin), Escrita Na Pasaigem (Evora), Na Strastnom (Mosca), Sirenos Festival (Vilnius), Mot Festival (Skopje).
Negli anni Muta Imago è stato finanziato produttivamente da: RomaEuropa Festival, Napoli Teatro Festival, Festival delle Colline Torinesi, Fabbrica Europa, Bassano OperaEstate Festival, Artlink Association Romania, Centro Valeria Moriconi, Inteatro Festival; dalla Regione Lazio e dal Ministero dei Beni Culturali.
Nel 2009 la compagnia ha vinto il Premio Speciale Ubu, il Premio della critica dell’ Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e il premio DE.MO./Movin’UP.  Nello stesso anno Claudia Sorace ha vinto il Premio Cavalierato Giovanile della Provincia di Roma e il Premio Internazionale Valeria Moriconi come “Futuro della scena”. Nel 2011 ha vinto il premio come migliore regia e migliore  spettacolo al XXIX Fadjr Festival di Tehran.
Dal 2015 la compagnia è finanziata dal Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo come Impresa di produzione teatrale "Under 35".



BRANCACCINO
Via Mecenate 2, Roma - www.teatrobrancaccio.it

Biglietto: 7,50 €
Card open 5 ingressi: 55 €

BOTTEGHINO DEL TEATRO BRANCACCIO Via Merulana, 244 | tel 06 80687231 | botteghino@teatrobrancaccio.it

UFFICIO PROMOZIONE tel 06 80687232 | promozione@teatrobrancaccio.it

39 di SHARA GUANDALINI al TEATRO TRASTEVERE

L'ASSOCIAZIONE CULTURALE
TEATRO TRASTEVERE
presenta

39”

di
Shara Guandalini

Supervisione ai Testi
Pascal La Delfa

Regia di Giuseppe Sorgi

dall'1 al 4 dicembre

CAST
Shara Guandalini Micol Pavoncello Sandro Stefanini
Veronica Milaneschi Simona Zilli


39 è un numero bellissimo.
E’ dispari,e a me piacciono di più i numeri dispari...
Perché il 40 è pieno, è tondo, è completo...mentre 38 è pari e non va bene, è un po’ triste come numero...”

Così parla 39.
39 è una ragazza come tante, di cui non conosciamo neanche il nome, che si ammala di Anoressia al liceo, e non ne esce più.
L’Anoressia Nervosa, secondo la definizione medica:

...è il disturbo mentale che comporta un vero e proprio terrore di acquistare peso o diventare grasso, creando in tal modo un’immagine di sé e del proprio corpo distorta”.

Ma per 39 è molto di più: c'è in lei la volontà di sparire, di dissolversi, di non essere qui tra noi.
L'Anoressia si insinua in lei, le condiziona la vita, la allontana dal mondo reale e poi se la prende. Finalmente.
Attorno lei, in quello che è il giorno del suo funerale, troviamo le donne che le sono state accanto: sua madre Anna, che la amata a suo modo, ma di lei ha compreso poco. Marina, la sua amica di sempre, troppo distante da lei per conoscerla fino in fondo. Marta, colei con cui ha condiviso, troppo vigliacca per arrivare fino in fondo.

E poi c'è Marcellino, il Sacrestano, ovvero l'ignoranza, il luogo comune, e la tenerezza della gente che non sa. Che non capisce. Che finge di non sapere. Che ancora considera l'Anoressia “il voler dimagrire”.

E poi c'è 39.
Distante. Da un'altra parte. Lontana da tutto e tutti. Forse più serena.

Niente altro da dire: ospiti al Teatro Trastevere per soli 4 giorni,  i protagonisti di “39” vi attraverseranno tanto da non dimenticarne traccia alcuna.


Teatro Trastevere
h 21.00, domenica h 17:30
contatti: 06-5814004
via Jacopa de'Settesoli 3 00153 Roma












PADRE, FIGLIO, E SOTTOSPIRITO Recensione

TEATRO DEI CONCIATORI
C.U.T. – Contemporary Urban Theatre - 100% TAGLIO CONTEMPORANEO

22 | 27 novembre 2016

Padre, Figlio e Sottospirito
drammaturgia e regia Mauro Santopietro
con Antonio Tintis
produzione Indigena Teatro – Residenza Artistica Errare Persona/Casa D’Arte sostenuta da MIBACT e Regione Lazio


PADRE, FIGLIO E SOTTOSPIRITO  in scena al Teatro dei Conciatori dal 22 al 27 novembre 2016 è un monologo  a più voci come se fosse una trinità racchiusa in un singolo. La scenografia, essenziale, è composta da una casa fatta a forma di serra e un cesto di pomodori e rose. Sul palco un solo attore, Antonio Tintis interpreta tutti e tre i personaggi, Nino, Alessia e Simone. I tre fratelli nati in una provincia italiana, sono soli, entrambe i genitori, per motivazioni diverse, hanno scelto una via di fuga. L'.azione drammaturgica si svolge a ritroso, dei tre l'unico a decidere di rimanere nel luogo natio è stato Simone, quello forse con meno carattere, o con meno ambizione, o semplicemente più speranzoso di una possibilità di vita nella propria terra. L'inizio è la fine, lo spettacolo si apre con un Simone seduto a terra che cerca di darsi una spiegazione sull'accaduto passando da una sorta di triste ma pacata consapevolezza alla disperazione più nera. la casa serra e i pomodori si riveleranno, non elementi scenografici passivi ma attivi con cui Tintis interagisce. La casa trasparente con la sua porta rappresenta il luogo della nostalgia e del rimpianto, non importa se spesso erano litigate, lì dentro il tempo sembra essere tornato indietro, la trasparenza del vetro permette però anche di guardare fuori e rimane attoniti, d'altronde Simone è colui che resta. I pomodori con il loro colore rosso vivo, e con il loro gusto agrodolce sono una metafora dei fratelli che hanno scelto di abbandonare la terra natia chi per andare a tentare la fortuna in un esercito straniero, chi dall'altra parte della barriera insegnando ai bambini delle popolazioni colpite dalla guerra. Il testo di Mauro Santopietro è molto duro, ed è come un fiume che piano piano si allarga ma essendo scritto a ritroso Simone è "costretto" a risalire, tragicamente la corrente. Antonio Tintis, passa agevolmente da un personaggio, chiaramente nel protagonista Simone esprime al meglio le sue capacità interpretative.

Sarà in scena al Teatro dei Conciatori dal 22 al 27 novembre Padre, Figlio e Sottospirito, drammaturgia e regia Mauro Santopietro,con Antonio Tintis

La vicenda si svolge in una provincia dimenticata dove i Paesi hanno nome di Santi, l’Italia. In questa terra tre ragazzi, fratelli, abbandonati, vittime e carnefici a loro volta, vivono in crisi ai margini di una crisi. Spinti dal bisogno di soldi e dalla necessità di scoprirsi finalmente adulti si rendono tutti e tre martiri. Il fratello più grande, Nino, decide di arruolarsi come militare, certo di ottenere uno stipendio che sarebbe difficile da conquistare per qualsiasi ragazzo oggi. La sorella, Alessia, decide di prestare servizio volontario in qualche associazione di aiuti umanitari, con l’intento di scoprirsi finalmente utile a qualcuno. Simone invece, il protagonista di questa vicenda, rimane. I tre fratelli si dividono, perdendosi per qualche tempo. Avviene poi che Nino ed Alessia, gli unici ad aver avuto il coraggio di allontanarsi dalla loro terra, vengono uccisi, lì dove la guerra però si fa per davvero. Sarà Simone a doverli seppellire, lui che per mancanza di spirito è stato l’unico a rimanere nel Paese in cui è nato e cresciuto, il solo a poterli seppellire, a poter fare i conti con le scelte fatte, le sue e quelle dei fratelli. Sceglie di farsi prete, perché si guadagna circa mille euro al mese e si ha diritto a vitto e alloggio gratuito; perché facendosi prete ha l’occasione di rivedere almeno le salme dei fratelli. Quella di Simone diventa così una discesa agli inferi, forse inevitabile, che viene raccontata riavvolgendo il nastro dei ricordi quando ormai tutto è già stato compiuto.



NOTE DI REGIA
Scelgo di scrivere queste note di regia come se avessi la possibilità di scriverle sotto forma di pagina di diario. Scelgo di farlo perché trovo sia più consono al tipo di operazione che siamo riusciti a portare avanti, attraversando un percorso di residenza in una provincia, insistendo su un concetto di onestà, non di artificio estetico. Poche luci, una scena reale che riesca a raccontare però anche altro, un lavoro fatto da Antonio di reale connessione con il contenuto del testo più che della forma della drammaturgia; tutti ingredienti, parentesi in cui sospendere questo spettacolo. La volontà è stata quella di voler entrare in una stanza emotiva, sconosciuta a noi come a chi vedrà il frutto di questo lavoro. Varchiamo la soglia del quotidiano per ritrovarci in un mondo molto simile, ma comunque differente al conosciuto e per questo ancora protetto mondo teatrale.
Per entrare siamo costretti a riavvolgere il nastro dei ricordi, abbandonandoci alle suggestioni di ciò che potrebbe accadere in quel momento. Forse le emozioni e la memoria emotiva se stuzzicata fa si che i sentimenti siano sempre contrastanti e paradossali gli uni agli altri. Motore portante di questo nostro viaggio è quindi la storia, raccontarla nel modo più semplice, renderla affascinante certo, ma soprattutto fruibile. Questa per me è la vera arma del teatro e della drammaturgia contemporanea. Tornare a raccontare delle storie con un inizio, un centro e una fine. Questo è stato l’intento con cui si è rimesso mano alla drammaturgia e la base su cui costruire l’intera messa in scena. I temi affrontati non sono però solamente il ricordo, bensì il presente e la speranza del futuro. Del futuro della mia generazione. Non posso certo parlare per tutti, ma come tutti anche io soffro quotidianamente le criticità del mio contemporaneo e del mio comportamento. Questo spettacolo è stato l’occasione, forse più di altre, di fare un sano esame di coscienza, artistico e non. Probabilmente nel guardarmi indietro, nel riavvolgere il nastro della vita ho cercato di compiere un primo passo di maturazione. Probabilmente negare il movimento di proiezione in avanti attraverso un movimento rivolto al passato è un processo inevitabile per crescere, per camminare in avanti. Un prendere la rincorsa e scontrarsi con il reale, accettandone i limiti, ma senza lamentarsene. Non c’è morale. Non c’è nemmeno ideologia, ma domande. Così è nata una preghiera.
Mauro Santopietro



MAURO SANTOPIETRO
Mauro Santopietro si diploma in qualità di attore nel 2005 presso l’Accademia Nazionale e continua il suo percorso artistico con Anton Milenin, Saverio La Ruina, Nicolaj Karpov, Juri Alschitz, Bruno de Franceschi ed altri. Nel 2008 comincia la sua formazione in drammaturgia, vince una borsa di studio europea in scrittura e si forma con insegnanti quali Vincenzo Cerami, Ruggero Cappuccio, Diego de Silva e Raffaele La Capria. Nel 2010 partecipa ad un “laboratorio di drammaturgia permanente” in qualità di attore diretto da Fausto Paravidino e Letizia Russo. Come attore partecipa a produzioni di teatri stabili e compagnie private, ed è diretto da Giles Smith, Attilio Corsini, Luca Ronconi, Daniele Abbado, Giancarlo Sepe, Luca Barbareschi ed altri. In televisione partecipa a numerose serie tv ed è diretto da Angelo Longoni, Riccardo Donna, Vittorio De Sisti, Alberto Capone, Ambrogio Lo Giudice, Stefano Sollima, Tiziana Aristarco, Enzo Monteleone, Cristina Comencini  e Monica Vullo. Nel 2005 comincia invece la sua collaborazione con la regista Loredana Scaramella, partecipando a diverse produzioni per il Globe Theater di Roma (direzione Gigi Proietti) con cui firma anche l’adattamento di tre testi teatrali. Nel 2011 collabora con la compagnia di Reggio Emilia MaMiMò presso il teatro piccolo orologio di Reggio Emilia, con la compagnia Errare Persona di Frosinone come drammaturgo del testo “Vènto di vénti”; con  l’Università La Sapienza di Roma come ricercatore e assistente alla “cattedra di teatro” presso la facoltà di lettere e filosofia all’interno del dipartimento di moda e costume. Collabora anche con la compagnia scena nuda di Reggio Calabria come dramaturg e nel 2011 è finalista al premio scenario con il testo “RaeP” di cui è anche autore, ottenendo la produzione del Teatro stabile d'innovazione di Orvieto, partecipando poi a numerosi festival Nazionali ed Internazionali. Nel 2012 entra a far parte del collettivo de-centrato contribuendo alla gestione del Teatro della Dodicesima di Roma. Nel 2013 vince un bando di produzione della regione Lazio per il testo “Adamo & Eva” e la produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo.





ANTONIO TINTIS
Si diploma come attore all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “Silvio D'Amico”, e perfeziona la sua formazione con Rena Mireczka, Roberta Carreri, José Sanchis Sinisterra, Emma Dante. Lavora con numerosi registi, tra i quali Domenico Polidoro, Roberto Cavosi, Claudio Longhi, Massimiliano Farau, Viktor Bodo, Walter Le Moli, Luciano Colavero (con il quale fonda la compagnia La Fiera), Gigi Dall'Aglio, Peter Stein. Dopo aver fatto parte della compagnia stabile del Teatro Stabile di Torino e del Teatro Due di Parma, prende parte ad alcuni degli spettacoli recentemente  più premiati in Italia, quali "La resistibile ascesa di Arturo Ui" e "Il ratto d'Europa" per la regia di Claudio Longhi, e "Il ritorno a casa" per la regia di Peter Stein. Ha partecipato in qualità di insegnante a numerosi laboratori sulle tecniche attoriali.




TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei conciatori, 5 – 00154 ROMA
Tel. 06.45448982 – 06.45470031 - info@teatrodeiconciatori.it - http://www.teatrodeiconciatori.it/
TIPOLOGIA BIGLIETTI: € 18,00  + tessera obbligatoria di 2 €
ORARIO SPETTACOLI: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00
RIDUZIONI PER I LETTORI DI PERSINSALA, SALTINARIA, GUFETTO, MEDIA&SIPARIO
           

martedì 22 novembre 2016

L'ISOLA al BARNUM SeminTEATRO il 26 e il 27 novembre

BARNUM SeminTEATRO
Via Adelaide Bono Cairoli, 3 – 00154 Roma
      Barnum SeminTeatro


26 e 27 novembre 2016

Dopo il debutto alla seconda edizione del Testaccio Comic Off "LISA e SERENA" tornano ne

L'ISOLA

Scritto e diretto da Marzia Verdecchi


Con: Barbara Caporalini, Marzia Verdecchi, Antonio Digirolamo( Signor Durden )
aiuto regia Federica Spada; scenografo Pasquale Cosentino; Costumista Giuseppe Santilli; Luci e audio Emilio Caro; Video e Foto Paolo Falasca

In un’isola fuori dal mondo, due amiche, le loro convinzioni e una terza persona. Ecco gli ingredienti di questa commedia un po’ grottesca che vede le due protagoniste, Lisa e Serena, alle prese con una camera troppo piccola per starci in tre e un coinquilino poco loquace. Due donne, con i loro problemi, fobie e ricordi, tra situazioni divertenti e un pizzico di mistero, si ritroveranno costrette a fare i conti con le proprie scelte di vita e a smettere di negare la loro realtà. Forse ...
L'Isola è il racconto di due solitudini, il racconto di due vite imperfette, è una riflessione su ciò che mascheriamo o, peggio, neghiamo, celandoci dietro gli status symbol delle convenzioni sociali.

OrariIn scena il: 26 Novembre alle 21.00 / 27 novembre alle 18.00 e alle 21.00.

Prezzi: intero euro 10,00 + 2 (tessera associativa); ridotto euro 8,00 + 2 (tessera associativa).