giovedì 26 febbraio 2015

BATTUAGE Recensione

Teatro dell’Orologio, Sala Moretti
Roma, 20 febbraio – 1 marzo
[mart-sab ore 21.30 – dom. ore 18]
rassegna BE.YOU


Vuccirìa Teatro
BATTUAGE
scritto e diretto da Joele Anastasi
interpreti Joele Anastasi, Enrico Sortino,
Federica Carruba Toscano, Simone Leonardi

scene e costumi Giulio Villaggio
disegno luci Davide Manca
musica originale “Battuage” Alberto Guarrasi
aiuto regia Enrico Sortino
make up Stefania D’Alessandro
  foto Dalila Romeo
video Giuseppe Cardaci
assistente alla regia Chiara Girardi

ufficio stampa leStaffette
 organizzazione e distribuzione RAZMATAZ 
produzione Diaghilev
co-produzione Vucciria Teatro


‘Oggi faccio il compleanno, fatemi gli auguri, è quattro anni che sono qua.
Sto aspettando il momento giusto, il provino giusto e me ne vado da questo posto di merda.
Il treno giusto prima o poi deve passare.
Che poi se sapevo che mi finiva a fare la puttana tanto vale che me ne stavo in Sicilia.’


"Battuage" è il primo spettacolo della compagnia Vucciria teatro che vedo: la scenografia essenziale e drammatica, composta da una serie di latrine illuminate dal basso da luci a neon rossastre mi ha subito trasportato in un'atmosfera da incubo metropolitano, dove in cui, a poco a poco hanno preso forma i vari personaggi, tutti essenzialmente chiusi in se stessi, protesi verso il raggiungimento, se non di una felicità, impossibile da realizzare, almeno verso un appagamento seppur fugace, dei propri istinti. Il termine che mi viene in mente per questo spettacolo è iperrealismo, il testo di Anastasi non si nasconde dietro inutili paraventi, che servono solo, appunto a parare ilo vento, ma non a farlo cessare, e si inoltra con coraggio e decisione nelle pieghe più ferine e realistiche dell'animo umano. Nel testo lo scontro di miserie dei vari personaggi è reso non facendoli apparire come vittime, ma come esseri consapevoli delle proprie scelte e responsabili delle conseguenze, ma allo stesso tempo è un testo di denuncia di una società ormai allo sbando, ma la società siamo noi, per cui sarebbe ipocrita dare la colpa agli altri, per cui un plauso a Vucciria teatro che ha il coraggio di mettere in scena la realtà. Difficilmente una persona trova una reale risoluzione nella propria vita, quasi sempre l'anelito di un altrove o più spesso la voglia di possesso, e di un possesso infinito, sovrasta la vita di chiunque. Non esistono stereotipi, e per fortuna, in questo spettacolo, andate a orecchie e occhi aperti.
Miriam Comito





Arriva a Roma, al Teatro dell’Orologio, dal 20 febbraio all’1 marzo, nella rassegna ‘Be. You’, “Battuage”, seconda opera di Joele Anastasi, autore, regista e interprete, e seconda prova per la giovane compagnia Vuccirìa Teatro, fondata dallo stesso autore e da Enrico Sortino, anche lui interprete di questo lavoro, in scena con Federica Carruba Toscano e con Simone Leonardi.
Con “Battuage” la compagnia continua la ricerca di un linguaggio proprio, un incontro tra drammaturgia originale e ricerca attoriale, su una società indagata nei suoi aspetti più irrisolti e degradati. Al centro l’attore, il suo essenzialismo scenico che lo porta ad agire come un animale di fronte ad uno specchio, per mezzo di un’intima fragilità, veicolo per raccontare personaggi ai margini della società.
 “Battuage” è la storia di un luogo popolato da zombie notturni alla ricerca di sesso: facile, gratis, a pagamento. Un luogo in cui s’incontrano eterosessuali, transessuali, omosessuali, gigolò, puttane, scambisti. Un luogo, un popolo, raccontato attraverso gli occhi dei personaggi che lo abitano, che gli danno vita: non da vittime, ma da uomini, da donne consapevoli che hanno scelto di giocare a quel gioco, spingendosi inesorabilmente oltre quei limiti dettati dall’etica sociale, disposti a tutto pur di ottenere ciò che il desiderio domanda a costo di mutarsi in ‘bestie’ pronte a dissacrare tutto ciò in cui si credeva.
Il sesso diventa così l’unico strumento di mediazione tra gli uomini, unico punto di contatto su cui fondare delle relazioni. Un universo in cui si riversano mastodontiche solitudini che tenacemente vogliono rimanere tali. Anime che sprofondano in se stesse sotto la spinta di un desiderio che si trasforma in affanno distruttivo. Sesso antierotico, suicidio dell’eros: questo è “Battuage” un luogo in cui è morto anche il desiderio del desiderio.
“Battuage” è soprattutto una metafora del mondo. Un “obitorio per vivi”, per esseri umani involucri di una decadenza comune. Anime che lottano per identificarsi, per non sentirsi totalmente morte, sprofondando in un’atroce deformità.
È un viaggio nell’animo umano, nella sua parte oscura, che rivela un’autenticità taciuta. E così, brutalità e bestialità si riversano in ogni angolo, scardinando l’ordine morale delle cose.

Battuage – scrive Joele Anastasi - vuole portare a galla tutto ciò che abbiamo rinchiuso a pressione dentro di noi. Come una scatola, che, una volta esplosa, rivelerà “un’altra natura”, intima e brutale, che ci parla di noi in maniera autentica e violenta, dolorosa, solo per le orecchie che non vogliono sentire, ma non per le nostre. Un viaggio oltre la moralità, verso l’istinto e il nostro lato oscuro dove non serve indossare il vestito “buono” delle feste.’

Sito Compagnia www.vucciriateatro.com

Info e prenotazioni: Tel. 06/6875550 - biglietteria@teatroorologio.com


La Compagnia_bio
Vuccirìa Teatro, compagnia teatrale siciliana di recentissima formazione, fondata nel 2013 da Joele Anastasi ed Enrico Sortino, collabora fin dall’inizio con l’attrice Federica Carruba Toscano.
‘Crediamo in un teatro che nasca dall’esigenza di raccontare qualcosa di preciso. Chi fa teatro ha per noi ha la responsabilità di compiere un atto che non sia trascurabile. Evitare ciò che è trascurabile, ciò di cui si può fare a meno, ciò che non muove gli spettatori, che li intrattiene senza cambiarli, senza farli tremare fin nel profondo.’

Io, mai niente con nessuno avevo fatto è il loro primo lavoro, vincitore del Roma Fringe Festival 2013, ha inoltre ottenuto il premio per la Migliore Drammaturgia a Joele Anastasi e Miglior Attore a Enrico Sortino.
Nel luglio 2014 lo spettacolo rappresenta l’Italia al San Diego Fringe Festival 2014, aggiudicandosi il più alto riconoscimento: il Best Show 2014. Con lo stesso spettacolo la compagnia vince Stazioni d’Emergenza-Atto V-Per nuove creatività 2014, Galleria Toledo, Napoli e il Premio della Critica al Festival Direction Under 30, Teatro Sociale Gualtieri. Nel settembre 2014 lo spettacolo è scelto per aprire la rassegna “Garofano Verde XXI”, segnando l’inizio della stagione del Teatro Argentina di Roma.
A maggio 2014 Vuccirìa debutta a Roma, al Teatro dell’Orologio (Stagione Dominio Pubblico) con Battuage già finalista del bando Ne(x)twork – Kilowatt Festival & Teatro dell’Orologio.
Attualmente sta lavorando alla prossima produzione, Yesus Christo Vogue, del quale ha presentato un primo studio al Teatro India di Roma per Teatri del Sacro.

Joele Anastasi, 1989, dopo un biennio di formazione presso l’Accademia Internazionale del Musical di Catania, frequenta la Link Academy di Roma. Nel 2012 partecipa al Laboratorio Internazionale di Teatro della Biennale di Venezia  tenuto da  Claudio Tolcachir. È protagonista di vari corti per cinema e televisione. In teatro è diretto da Silvio Peroni nello spettacolo Scene da un grande affresco. Il 2013 segna il suo debutto, giovanissimo (23 anni), come regista e drammaturgo di Io, mai niente con nessuno avevo fatto, spettacolo d’esordio della compagnia Vuccirìa Teatro fondata insieme ad Enrico Sortino. Sempre nel 2013 è uno degli attori scelti dalla regista spagnola Angelica Liddell, all’interno della Biennale di Venezia 2013, per la realizzazione del primo studio di  You are my destiny - Lo Stupro di Lucrezia che nel settembre 2014 debutta nella sua versione completa a Zagabria (Teatro Nazionale Croato) proseguendo con un tour internazionale per tutta la stagione 2014-2015 (Teatro Odeon di Parigi, Haus der Berliner Festspiele, Stadsschouwburg Amsterdam, etc…).

Enrico Sortino, classe 1978, frequenta giovanissimo l’Accademia di Arti Drammatiche “Umberto Spadaro” del Teatro Stabile di Catania, continua lo studio della drammaturgia e della musica presso l’Accademia “Corrado Pani” di Roma, diretta dai fratelli Claudio e Pino Insegno. Tra i lavori più importanti in cinema si segnalano: Rayana diretto da Vincent Navarra, Gli Astronomi diretto da Diego Ronsisvalle, Ridi Ridi diretto da Mirko Mucilli, Mia diretto da Robert Gilbert, Native diretto da John Real (vincitore di tre Globi d’oro) e Banned diretto dai fratelli Giuliano. Per i film TV: Paolo Borsellino diretto da G.M. Tavarelli, Il commissario Rex diretto da Marco Serafini, Squadra Antimafia 6 regia di Samad Zamandili e Kristof Tassin. Per il teatro: La distanza da qui di Neil Labute diretto da Marcello Cotugno, Un diamante sulla fronte diretto da Caterina Spadaro, Buonasera buonasera diretto da Claudio Insegno, I meneni diretto da Walter Manfrè. Per il Musical: Les Folies de Paris (Moulin Rouge) regia Fulvio Crivello, Caino e Abele e La Baronessa di Carini diretti da Tony Cucchiara, Evita regia di Marco Savatteri e Rent diretto da Gisella Calì. Vince il premio Miglior Attore al Roma Fringe Festival 2013. Nel 2006 fonda l’Accademia Internazionale del Musical (sedi di Catania, Palermo e Roma). Nel 2012 e 2013 è uno degli attori selezionati da Declan Donnellan e Nick Ormerod per la Biennale di Venezia. Nel 2014 sempre nell’ambito della Biennale di Venezia approfondisce con il regista lituano Oskaras Korsunovas Il Gabbiano di A. Checov. Ha pubblicato il libro Sette volte un uomo. I sette Peccati Capitali.
Federica Carruba Toscano frequenta l’Accademia Europea d’Arte Drammatica “Link Academy” di Roma. Subito dopo il diploma la troviamo a teatro con la performance ‘A.M.O’ per la drammaturgia e regia del duo artistico Industria Indipendente e nel cortometraggio Camera in affitto di Giancarlo Gallotti, col quale realizza anche lo spot per la campagna di sensibilizzazione Siamo tutti Alzheimer, dal titolo Ruota di scorta. Dal settembre 2012 vive tra Francia e Italia. Attualmente è impegnata nella spettacolo Vicini di stalla di Ninni Bruschetta e Minchia Signor Tenente di Nicola Pistoia. Nel 2014 è special guest nella serie “Web Horror Story” con la regia di Riccardo Cannella.
Simone Leonardi vincitore del Musical Award 2013 come miglior attore protagonista e del Premio Massimini come migliore performer, impegnato ora anche nella regia. Di recente è regista associato del musical “Dirty Dancing”.Il suo primo spettacolo da lui scritto e diretto, La strada per il paradiso, è stato presentato al Teatro del Casinò di Sanremo. A giugno 2014 a Villa LAIS debutta con R&G. Tutto questo è già successo. Partecipa a grandi successi internazionali: il disneyano La bella e la bestia, con oltre 500 repliche, Priscilla la regina del deserto di Simon Phillips, che lo vede in scena in vesti drag per due dense stagioni, Sunset Boulevard. Da sempre alla ricerca di un ponte tra il musical e la prosa, interpreta i classici, da Brecht a Shakespeare al Manzoni, e il teatro contemporaneo con Shermann. Il teatro musicale è la sua “casa”: My fair lady, Lady day, Alta società di M. R. Piparo, Full monty di G.Proietti, Rent di Michael Grief, Montecristo di G. Landi, Boccadoro di F. Angelini, Il paese del sorriso di F. Lehar, in scena a Palermo con l'Orchestra del Teatro Massimo.

Estratti Stampa
Forse questo nuovo spettacolo rappresenta l'altra faccia della medaglia rispetto a Io, mai niente con nessuno avevo fatto: mentre il primo testo trovava la speranza dietro la purezza del protagonista Giovanni, che in maniera spregiudicata andava avanti verso la vita, al contrario in questo secondo spettacolo si descrive l'esatto opposto, il lato oscuro dell’animo umano. Intuisco che sarà diversissimo. (da un’intervista di Joele Anastasi con Andrea Cova, Saltinaria.it)

Non si può certo dire che non siano riusciti a farsi notare. Sono al loro secondo spettacolo, ma basta poco per capire che sul pubblico hanno un certo appeal. E non solo perché la sala che li ha ospitati pochi giorni fa è bella piena, ma anche perché una compagnia così giovane che riesce a raccontare in modo schietto e naturale certi temi legati al sesso e alla confusione di genere, attraverso una scrittura cruda e spregiudicata, non capita di vederla spesso. Battuage è un lavoro sul lato oscuro della grande città. Meglio ancora sul lato oscuro di chi cade giù, sceglie di rimanere nel proprio inferno e perde ogni minimo desiderio di risalita. Stanno cercando la loro strada, […] quel che conta è aver imboccato la strada giusta, avendo con sé due punti di forza: una buona capacità attoriale e una scrittura incisiva. Che non è poco.
Francesca de Sanctis, L’Unità

Vuccirìa Teatro, una compagnia quasi tutta siciliana, con testi e regia (e presenza famelica) del 25enne Joele Anastasi, entra a gamba tesa nei nuovi scenari. In un luogo che è cimitero pulp, cesso pubblico e posto per incontri occasionali di sesso. Il secondo lavoro, Battuage, concentra l’irruenza d’un aspirante show-man del sud (lo stesso Anastasi) disposto a cedere il corpo pur di affermarsi, con rabbia che è dolore ignorante. In derive sguaiate, trasformistiche e introspettive, si sono un verginello, una prostituta, due travestiti e una coppia da melodramma osceno che pone domande spietate.
Rodolfo di Giammarco, la Repubblica

La stesura drammaturgia procede episodica, ci racconta gli stralci di vita che attraversano quel sudicio bagno pubblico o tutt’al più si riversano sul marciapiede di fronte. Non ci allontaniamo mai dal contesto e se sappiamo di più dei protagonisti è solo perché ce lo confessano loro, quando si estraniano da quel luogo e da quel tempo per confessarci le frustrazioni e i disagi che li hanno condotti in quel torbido mondo notturno. Intensi momenti di dolore in cui il corpo, partecipe, muove da quelle parole un’energia convulsa e violenta che manca di sensualità […] La libera sessualità è ancora considerata dai più una visione distorta dell’ordine delle cose che appartiene al senso comune, disturba la quiete pubblica e rimesta le abitudini. Questo viaggio oltre la moralità così sfacciato è più sincero di noi.
Anna Pozzali, PAC

Questa nuova incursione nel disagio, nella perversione, nell’ambiguità di una strada che non fa sconti a nessuno, debuttata in prima nazionale al teatro dell’Orologio di Roma nell’ambito di “Dominio pubblico”, porta sempre la firma del venticinquenne Joele Anastasi (autore, regista e interprete) e insieme con Enrico Sortino (cofondatore del gruppo) e Federica Carruba Toscano, entrambi nel cast anche della precedente produzione, recita Simone Leonardi. Personalità sceniche molto diverse tra loro, e tutte capaci di una generosa energia emotiva e fisica, che tuttavia insieme restituiscono il dolore di un’umanità sbranata dal destino, dai sogni di successo, dall’acre necessità di vendersi per riconoscersi: uomo o donna, giovane o vecchio, sposato o celibe, italiano o straniero non fa differenza, tanto un angolo di solitudine spetta a ciascuno.
Laura Novelli, PAC

Vuccirìa Teatro appartiene a quella generazione di nuovissime compagnie che, nonostante l’assenza di una politica culturale e la chiusura degli spazi, è riuscita a mettersi in mostra a Roma negli ultimi due anni. Una generazione caratterizzata anche dal ritorno della tecnica attoriale come elemento imprescindibile del pensare e del fare teatro. […] In Battuage, la tematica sessuale e di genere (al centro anche del lavoro di esordio), passando attraverso un prisma di personaggi e situazioni, si esprime in modalità più mature e profonde e soprattutto arriva al pubblico come un discorso aperto e non interamente codificato. […] la strada è pronta e Vuccirìa Teatro si dimostra un ensemble talentuoso e vitale.
Andrea Pogosnich, Teatro e Critica

Un testo indubbiamente coraggioso, tagliente come una sciabola, onesto, necessario e corrosivo, che conferma l'originalità del brillante talento di Anastasi nel triplice ruolo di autore, regista e attore; al suo fianco Enrico Sortino, Federica Carruba Toscano e Simone Leonardi, interpreti straordinari che sposano con totalizzante entusiasmo il progetto, affondando nelle viscere delle anime maledette che popolano il tenebroso diorama di questo battuage esistenziale. […] Testo e regia si fondono con pregiato equilibrio, ottimamente supportati dall'originale scenografia di Giulio Villaggio e dall'incisivo disegno luci di Davide Manca. […] I quattro protagonisti in scena si regalano con generosità al pubblico vestendo i panni di molteplici personaggi con forza e credibilità, in uno sforzo fisico ed interpretativo che tra velocissimi cambi di costume, continuo truccarsi e struccarsi, precipitare nell’interiorità di una delle creature del battuage e riemergerne vorticosamente, lascia realmente attonito lo spettatore.
Andrea Cova, SaltinAria.it

Joele Anastasi scrivendo questo testo ha dimostrato un grande coraggio e un’indiscussa maturità che risiede in quel talento, che anche il suo personaggio vuole vendere indossando solo slip neri, tacchi con la zeppa e giubbino di pelle nera, mentre si consumano sigarette, candele e rapporti di ogni tipo e un altro compleanno, il suo, giunge puntuale, ma l’unico desiderio espresso cova nell’io più intimo, pronto a fare stragi di cuori, pur  di macchiarsi di una colpa che non conosce peccato
Alessio Neroni, Persinsala.it

L’opera di Joele Anastasi indaga la solitudine umana in un percorso affannoso che non trova espiazione e si erge, per questo, a emblema dicotomico di miseria e nobiltà d’animo. Uno spazio scenico sapientemente ordito per farsi contenitore di diegesi e protagonista esso stesso, vede rompere il muro del socialmente accettabile in una sequela di orinatoi, luogo deputato alla ricerca di sesso facile. Vuccirìa è un teatro intriso di provincialismo assunto a stato d’essere ,la condicio sine qua non entro cui si muovono i personaggi. […]
Alice Ungaro, fourzine.it

Incubo ad occhi aperti dove i personaggi hanno già rinunciato, da un pezzo a un’esistenza vera. Larve sprofondate in un abisso di degrado e depravazione. […] Quello che arriva e che più colpisce è la forza fisica degli interpreti, veri animali da palcoscenico, mossi una brutalità feroce. Grandissima prova per questi giovani al debutto nazionale con un tutto esaurito.
Andrea Di Mattia, Recensendum.it

In Battuage non è l’esaltazione edonistica dell’eros a prevalere. E’ la morte del desiderio, l’autenticità taciuta della propria identità che scardina l’ordine morale della vita. Battuage è un “obitorio per vivi”, così lo definisce l’autore Joele Anastasi, maturo e presente sulla scena, nonostante la sua giovane età. Tocca le corde più profonde dell’anima l’interpretazione di Federica Carruba Toscano, nella parte di una prostituta greca innamorata della sua compagna di viaggio e collega Alexei, che il personaggio in scena attende invano, quasi fosse una Godot tutta femminile, subendo lo stupro plateale del magnaccio di turno (Simone Leonardi).
Gustavo Marco P.Cipolla, TrendsToday

Spettacolo duro e impietoso su realtà urbane e situazioni che facciamo finta di non vedere ma che sono reali, verosimili. Lo spettacolo turba; ma più che la morale, turba le coscienze. Perché chi si prostituisce lo fa per necessità per costrizione. C’è un degrado morale dell’individuo ma anche della collettività che consente tutto ciò. In evidenza le debolezze, le fragilità ed anche i sogni infranti, le aspirazioni che non hanno trovato soluzioni soddisfacenti. C’è un’umanità dolente che si muove nelle aree degradate e nei cessi pubblici, che cerca di attirare clienti ma che, soprattutto, cerca di attirare attenzione, che vorrebbe un’altra vita, che non arriva perché “Pretty woman” è solo un film.
Monica Menna, Altrescene.it

Emozionante e morbosamente magnetico, Battuage consacra il successo di una compagnia teatrale che sta letteralmente vivendo il suo periodo d’oro. I componenti del gruppo – si intuisce dal nome della compagnia – vengono tutti dalla Sicilia (Catania e Palermo), fatta eccezione per Simone Leonardi, new entry nel progetto. Ben affiatati e compatti, i Vuccirìa dimostrano sul palco una professionalità e una carica di adrenalina che rapisce l’attenzione del pubblico su un testo oggettivamente difficile da digerire. Il genio dell’autore Joele Anastasi – cui va il plauso di essere uscito dai classici schemi, proponendo un’opera che connubia drammaturgia e creatività – è la vera forza del progetto.
Salvatore Carruba, FuorileMura.com

Ottima prova per tutto il cast. […] personaggi persi, disperati che non hanno paura di sputare in faccia alla platea la loro afflizione e la perdita di speranza, gli attori che si truccano in scena (scene e costumi di Giulio Villaggio), interpretazioni intense e al limite del dolore fisico, recitazione ritmata, forte uso del dialetto siciliano, temi sociali.
Valentina Venturi, IlGrido.org

Sentiremo parlare molto di Vuccirìa. Perché è riconoscibile una capacità d’impattare sul pubblico e perché c’è una bravura attoriale innegabile, anche se va formata e calibrata. Sentiremo parlare molto di Vuccirìa perché Vuccirìa è soltanto al principio e – nonostante i premi e i trionfi, o le recensioni entusiastiche – mi sembra ancora sia alla ricerca della forma più efficace da dare alla propria energia, alla propria ostinazione, alla propria necessità di presenza. Ad altri lascio quindi l’elogio, io mi riservo la speranza. Che Vuccirìa sappia fare dei limiti odierni − vedibili tutti anche se il pubblico s’alza in piedi ad applaudire − i punti di forza degli spettacoli che verranno. Perché verranno; perché non possono non venire.
Siamo soltanto all’inizio, infatti, di una storia teatrale tutta da scrivere e che non ha ancora dato il suo meglio.
Alessandro Toppi, ilpickwick.it

Salvatore, interpretato magistralmente da Joele Anastasi, rappresenta la vera natura dell’animo umano, la sua parte più autentica in cui fragilità e brutalità convivono. La storia di Salvatore si intreccia con quella delle tante vite che si aggirano in aree degradate e cessi pubblici, dove il sesso, privato di eccitazione ed erotismo, è costrizione, passepartout di guadagni. Puttane, travestiti e uomini sposati, perbenisti di giorno, che di notte assecondano le loro voglie. Brillante e tagliente l’interpretazione degli attori che, con la loro autenticità, risucchiano il pubblico in un vortice di emozioni. Battuage è uno spettacolo che turba. Turba non la morale, ma la coscienza, sbattendo sotto i nostri occhi realtà perverse, proibite che noi, bendati da un’ipocrita indifferenza, fingiamo di non vedere, fingiamo che non esistano.
Rossella Capuano, eroicafenice.com

Battuage ne ha per tutti e non fa sconti a nessuno. Per più di un’ora, siamo risucchiati in una sorta di Purgatorio en travestie, dove la solitudine si acuisce e l’incontro con l’altro sfocia quasi sempre in violenza. Secondo lavoro della neonata compagnia siciliana, Battuage continua il percorso già tracciato in Io mai niente con nessuno avevo fatto. L’arruso qui riesce a fare il salto tanto agognato nel primo spettacolo e dall’isola va a invischiarsi nella melma (anche linguistica) del continente. Questa volta al centro di tutto c’è l’inganno.
Francesca Saturnino, Napolimonitor.it

Un urlo disperato, prolungato, addolorato, generato dalla nostra società. I Vucciria portano in scena la realtà dei fatti, nuda e cruda, descrivendo la società contemporanea non più al collasso, ma ormai sprofondata nell’abisso più scuro. Si è lanciati, invece, verso “l’oltre”, ad una velocità talmente disumana che non si coglie l’approdo, non si nota ciò che sfreccia ai lati. I personaggi non hanno appigli, morali, sentimentali, corporei. Vagano fino a diventare essi stessi demoni di una religione che ha come nuovo Dio un ragazzo venuto dalla Sicilia, coscienza malefica che si pronuncia attraverso il microfono dello spettacolo. Il profano, più che il sacro, identifica, invece, la seconda parte dello spettacolo. L’ipocrisia e l’apparenza, la fornicazione, il tradimento, gli orinatoi – confessionali, il figlio che pensa sessualmente anche alla madre. La sporcizia più putrida e decomposta si sedimenta, attraverso gesti e parole, sul palcoscenico.
Emanuela Ferrauto, dramma.it



venerdì 9 gennaio 2015

DALL'ALTO DI UNA FREDDA TORRE Recensione

7-25 GENNAIO 2015



DALL’ALTO DI UNA FREDDA TORRE
ProgettoGoldstein/ArgotStudio/Uffici Teatrali
di Filippo Gili
regia Francesco Frangipane
con Massimiliano Benvenuto, Ermanno De Biagi, Michela Martini, Aglaia Mora, Matteo Quinzi, Barbara Ronchi
scenografia Francesco Ghisu
musica Jonis Bascir
luci Giuseppe Filipponio

"Dall'alto di una fredda torre" è uno spettacolo che predispone per il pubblico ad un'immersione totale nella storia più intima della famiglia Mori. La tragica vicenda che vede i due figli porsi dilemmi su scelte basilari, viene giocata in 14 quadri che prendono vita in varie parti della sala, a volte in quelle centrali, a volte negli angoli, a volte gli attor camminano rasentando il pubblico, e ancora, per una parte dello stesso uno o più attori potrebbero essere posti quasi sempre di spalle, o decentrati, o ancora vicinissimi. Questo allestimento, mi ha dato l'idea della volontà di significante diverso  a secondo dei punti di vista, al di là del significato stesso più comune. L'operazione di catarsi è così pienamente raggiunta, un po' perchè non si ha una visione fissa, ma si è portati a muovere il capo,gli occhi in direzione dell'azione del quadro, ma soprattutto perché l'intensità del testo e la bravura con cui viene recitato dagli interpreti, su tutti Barbara Ronchi nel ruolo di Michela, non lasciano indifferenti, anzi si esce dalla sala con una domanda...io al posto suo cosa farei?
Miriam Comito




Dopo il grande successo di Prima di andar vialo spettacolo che è diventato anche un film diretto da Michele Placido e appena presentato alla 32 edizione del TFF_Torino Film Festival, il duo Francesco Frangipane (regia) - Filippo Gili (autore) torna a firmare un nuovo lavoro che vuole proseguire questo intenso percorso drammaturgico e teatrale attraverso una seconda tappa in cui si continuano ad affrontare i grandi temi universali, ovvero la vita e la morte, il destino e il libero arbitrio, partendo da uno stesso contesto, la famiglia, ma addentrandosi per sentieri fin qui inesplorati.
In prima nazionale dal al 25 gennaio, al Teatro Argot Studio, debutta Dall’alto di una fredda torre, una produzione Progetto Goldstein in collaborazione con Argot Studio e Uffici Teatrali con Massimiliano Benvenuto, Ermanno De Biagi, Michela Martini, Aglaia Mora, Matteo Quinzi, Barbara Ronchi.
Una Tragedia in quattordici quadri. Una normalità familiare stravolta dalla malattia. Due genitori ignari del loro destino, due figli piegati dal peso di una scelta, due medici testimoni del dramma. E il pubblico, non più semplice spettatore, che accerchia lo spazio scenico quasi a invaderlo, quasi a condividerlo con i personaggi in una comunione di emozioni e stati d’animo.

Anche in questo caso quindi si vogliono affrontare grandi temi universali, focalizzandoli in un contesto più piccolo, La famiglia. Un microcosmo che ci permette, proprio grazie alla riconoscibilità di situazioni familiari quotidiane, di predisporre il pubblico ad un meccanismo automatico d’immedesimazione e di catarsi. Tutto ciò facilitato da un’idea di allestimento che continua a tenere il pubblico dentro la scena, che accompagna lo spettatore per mano dentro la storia stessa e lo induce a condividere le emozioni dei personaggi, tanto da farsi carico delle domande e dei dilemmi che travolgono i protagonisti”.                                                                                             (Francesco Frangipane)


“E’, per me, la naturale conseguenza di Prima di andar via: scritto molti anni dopo, ma come se si trovasse dietro la porta del primo. Perché se nel primo volevo raccontare la volontà di rivoltare un destino ‘millenario’, e farlo diventare il destino di un uomo e basta, in questa ‘fredda, alta torre’, si nega violentemente la qui ragionevolissima richiesta di farlo. L’assurdità della ragione di Francesco, il protagonista di Prima di andar via, contro il ‘buon senso’ della vita, si ripete in Elena. Che scende in battaglia, a proprie spese, contro la più basica morale umana: quella che nel nome tanto umano dell’amore, patisce, osteggia, e oltraggia il nome, altrettanto umano, forse ancor più umano, della morte. Il punto che accomuna questi miei due scritti non è argomentale, né concettuale: è propriamente fisico, propriamente ‘tragico’; ed è quello in cui l’amore per il destino, e il suo odio, diventano la stessa cosa”.                                                                        (Filippo Gili)






Teatro Argot Studio
Via Natale Del Grande, 27 | tel | fax 06/5898111 mobile 392 9281031
biglietti: 12 euro, 10 euro (ridotto) + tessera associativa (3 euro)
www.teatroargotstudio.com - info@teatroargotstudio.com
tutti i giorni ore 21:00 – domenica ore 17:30 - lunedì riposo

giovedì 8 gennaio 2015

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO- CANTIERI CONTEMPORANEI

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE
del PROGETTO

Cantieri contemporanei

in collaborazione con
Accademia d’arte drammatica “Silvio D’Amico”


Si è svolta questa mattina la conferenza stampa di presentazione del progetto “Cantieri contemporanei” a cura del Teatro Due Roma e di Roberta Azzarone, con il patrocinio dell’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico”.
Rompono il clima di crisi che si abbatte sul panorama teatrale e culturale italiano e romano  entusiamo, partecipazione collettiva, grinta e tanta buona volontà che accomunano i giovani protagonisti degli spettacoli in rassegna.

All’insegna del rinnovato impegno nella promozione della drammaturgia contemporanea, il Teatro Due Roma inaugura i suoi 30 anni di attività con una serie di progetti drammaturgici e teatrali come polo permanente di promozione, distribuzione e formazione di giovani realtà artistiche romane e italiane.

Il direttore artistico del teatro Marco Lucchesi ha anticipato i tre progetti in cantiere fino a Maggio:

  • 8/25 gennaio "Cantieri contemporanei" a cura del Teatro Due Roma con il patrocinio dell'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico,
  • "A Roma, A Roma!" a cura di Francesca De Sanctis
  • “DOIT festival –Drammaturgie Oltre il Teatro” a cura di Angela Telesca e Cecilia Bernabei (bando di partecipazione online su www.doitfestival fino al 28febbraio 2015).


Cantieri contemporanei – Officina promozionale, con il patrocinio dell’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, è il progetto che apre la stagione 2015, dall’ 8 al 25 gennaio.
La rassegna accoglie quattro spettacoli proposti dagli ex allievi diplomati all’accademia: autori e registi e attori emergenti con testi inediti e ri-elaborazioni della drammaturgia tradizionale e contemporanea internazionale.
Progetti artistici nati, come spiegano gli ex allievi  “....in maniera spontanea dalla inevitabile unione tra le forze e la volontà che spinge a creare insieme, dall’ entusiasmo, da una chiacchierata, da un gioco, da un sogno, dalla comune esigenza di condividere con un pubblico...”.

La collaborazione con l’Accademia nasce dal desiderio e dall’esigenza di creare un ponte sempre più saldo tra la formazione artistica e l’inserimento nel mondo del lavoro, tra attività pedagogica ed esigenza d’ incontrare il pubblico.



Alla conferenza stampa sono intervenuti:

Marco Lucchesidirettore artistico del Teatro Due Roma
Luca Mascolo, attore in “Un signore in vestaglia domain si sveglierà presto”
Francesca Caprioli, regista di “Das Schloss”
Emiliano Russo, regista di “Assolutamente deliziose”
Roberta Azzarone – curatrice della rassegna e attrice in “Julien Zoluà”




Cantieri contemporanei

8 e 9 gennaio 2015
Un signore in vestaglia domain si sveglierà presto

scritto e diretto da
Massimo Odierna

con Luca Mascolo, Vincenzo D’Amato, Alessandro Meringolo,
Sara Putignano, Viviana
Altieri, Massimo Odierna,
Mariasilvia Greco

Ritratto di un’inquietudine generazionale e della sua leggerezza al confronto di grandi temi come l’amore, la morte ed il sesso.
Una storia “drammaturgicamente” inconclusa, come spesso è inconcludente, ma a tratti affascinante, l’essere giovani.





10 - 14 gennaio 2015
Das Schloss

da F. Kafka
drammaturgia e regia
Francesca Caprioli

con Gabriele Abis, Gabriele
Anagni, Simone Borrelli,
Laurence Mazzoni, Eleonora Pace, Paola Senatore,
Flavio Francucci

“E’ la vita che è diventata servizio, o il servizio che è diventato la vita?”
Un uomo che cerca disperatamente di capire le catene che lo legano ad un sistema che non comprende. Un sistema che lo guarda e non lo riguarda, che è fatto di immagini e non immagina, che produce segreti fatti di carta e uomini di ferro.




15 - 20 gennaio 2015
Assolutamente deliziose

di Claire Dowie
regia Emiliano Russo

con Flaminia Cuzzoli
e Ottavia Orticello

Due donne cresciute insieme  A e B si incontrano dopo molto tempo. Ricordi di infanzia, delle prime esperienze sessuali, rancori. Cosa implica nascere “bambine” in questo mondo con i suoi Microonde e l’irrigazione del colon? Un ti odio e ti amo senza esclusione di colpi.





21 - 25 gennaio 2015
Julien Zoluà

di Giulio Maria Corso

diretto e interpretato da
Roberta Azzarone, Michele Lisi,  Carlotta Mangione, Valerio D’Amore, Carmine Fabbricatore

All’ora del tè, Leone invita il suo servitore Julien a parlare da amico tra favole e sogni. Il matrimonio di Leone e Isabelle è alle strette, sarà il marito con le sue azioni a creare una spaccatura decisiva al triangolo.
Premio SIAE NUOVA DRAMMATURGIA UNDER 35.








Teatro Due Roma stabile d’essai
Vicolo dei due Macelli, 37
Per info e prenotazioni tel. 06/6788.2590

USCITA DI EMERGENZA Recensione



Teatro della Cometa
7 | 25 gennaio 2015



USCITA DI EMERGENZA
di
Manlio Santanelli

con
Vittorio Viviani e Gino Auriuso

regia
Enrico Maria Lamanna

Aiuto regia: Augusto Casella
Scene: Massimiliano Nocente
Costumi: Teresa Acone
Grafica: Overlook
Organizzazione: Maria Francesca Serpe

"Uscita di emergenza" è uno spettacolo affascinante in tutte le sue molteplici sfaccettature, partendo dalla scenografia che catapulta immediatamente lo spettatore in un ambiente apparentemente post atomico, ma che vuole, invece, suggerire uno stato d'animo personale dei due protagonisti, passando per il testo mutevole nella sua forma a volte facilmente afferrabile, altre fluidamente sfuggente,  come del resto è la vita. Si rimane con l'attenzione completamente catturata per tutta la durata dell'opera, grazie anche alla bravura dei due attori: Vittorio Viviani e Gino Ariuso che ci rendono i due personaggi interpretati rispettivamente Cirillo e Pacebbene, assolutamente vivi, e capaci di sorprendere ad ogni loro azione o discorso. Il parallelismo operato da Santanelli tra il fenomeno del bradisismo terrestre e quello umano è assolutamente calzante, a seconda dei tasti toccati, si aprono o si chiudono crepe nell'anima, si vedono scogli prima coperti dall'alta marea. I due personaggi non potrebbero essere più disparati tra loro, per età, esperienze di vita, carattere,  cultura ma qualcosa di misterioso li unisce: il mondo esterno che in qualche modo li ha delusi viene tenuto fuori, insieme alle gatte fameliche e terrorizzanti. Uno spettacolo simbolico con all'interno dello stesso più registi di lettura.
Miriam Comito




Bradisismo, precarietà, ricordi, paure, sospetti… sono alcuni degli “ingredienti” presenti nella commedia, o meglio ancora nella tragicommedia USCITA DI EMERGENZA scritta da Manlio Santanelli che vede in scena - al Teatro della Cometa dal 7 al 25 gennaio 2015 - Vittorio Viviani  e Gino Auriuso per la regia di Enrico Maria Lamanna.

Santanelli, autore, scrittore contemporaneo e partenopeo, si perché solo un napoletano doc, verace, poteva così efficacemente raccontare uno squarcio di vita di due amici-nemici (Pacebbene e Cirillo) rinchiusi in una “catapecchia pericolante” qual è la loro casa, in una Napoli soffocata dal fenomeno del bradisismo, dove i colori caldi e veraci del mare,del sole,delle strade, dei quartieri,del popolo, lasciano spazio all’intenso grigiore che regna tra le mura domestiche dove si ritrovano i due protagonisti. Loro hanno scelto volutamente l’ isolamento, la rottura, il distacco dal mondo esterno, mai uscire di casa se non per estrema necessità per poi rientrarci in fretta, come braccati da un cacciatore senza pietà nella propria tana disfatta, in rovina, vuota, triste… ma per loro unica certezza, unico luogo dove sentirsi protetti. In questa precarietà materiale e morale, Pacebbene e Cirillo si raccontano, si confrontano, sfidandosi come in un incontro di pugilato, sferrando tremendi colpi bassi che lacerano l’animo e la dignità. Non mancano, nel corso della commedia, momenti di comicità, spesso amara, come ama definirla l’autore. Tra l’ ex sacrestano Pacebbene e l’ex suggeritore teatraleCirillo non c’è un attimo di respiro, la loro vita, gli amori,la religione, le gioie, le donne, le sconfitte, le vittorie, il dramma quotidiano con cui sono costretti a vivere per scelta, sono immagini che scorrono veloci come in un vecchio caleidoscopio che proietta al pubblico due uomini segnati dagli eventi, con l’ anima piena di crepe generate dal “bradisismo" della vita.

Quella di Manlio Santanelli è una scrittura fitta di deliranti paradossi e di metafore iperboliche, eppure solidamente immediata, una scrittura dai confini aperti, dove è presente, da un lato, una deviazione, uno straniamento verso l’assurdo, dall’altro, un alto coefficiente di teatralità, evidente nella fortissima percettività corporea, una corporeità imperfetta, che caratterizza quasi tutti i suoi personaggi.
Il bradisismo, consistente in un periodico abbassamento o innalzamento del livello del suolo relativamente lento sulla scala dei tempi umani (normalmente è nell'ordine di 1 cm per anno) ma molto veloce rispetto ai tempi geologici. Esso non è avvertibile in se stesso, ma riconoscibile visivamente lungo la riva del mare, mostrando la progressiva emersione o sommersione di edifici, coste, territori.
In USCITA D’EMERGENZA il bradisismo dunque è metafora della vita, La terra che trema viene a configurarsi come metafora dell'instabilità dell'uomo, dell'infelicità. Siamo parte del paesaggio in cui viviamo e il paesaggio è parte di noi. I movimenti incerti della terra, scuotono le nostre certezze e difficilmente le ricostruzioni riescono a colmare i vuoti.

Teatro della Cometa - Via del Teatro Marcello, 4 – 00186 Orario prenotazioni e vendita biglietti: dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposto), domenica 14:30 – 17:00 - Telefono:06.6784380
Orari spettacolo : dal martedì al venerdì ore 21.00, sabato ore 17.00 e ore 21.00, domenica ore 17.00 - giovedì 15  ore 17.00
Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DELLE TESTATE MEDIA PARTNER DELLO SPETTACOLO:
PERSINSALA, SALTINARIA, GUFETTO
     

mercoledì 7 gennaio 2015

L'OPERA DA TRE SOLDI AL SIDECAR

L’OPERA DA TRE SOLDI
Di Bertold Brecht,  REGIA Massimiliano Caprara
In scena dal 15 Gennaio al 1 Febbraio 2015
Al SIDECAR – sale multimediali d’arti performative-Roma

NOTE DI REGIA
Brecht è il meno assimilabile degli autori occidentali degli ultimi cento anni. il suo carattere anti borghese, anti militaresco il suo fraternizzare continuo con qualunque causa si ponesse contro l’idea di potere,  ne fanno un personaggio evitato pur se teatralmente inevitabile ( ed anche non banalizabile, direi). Meglio quindi evitarlo: da qui le poche messe in scena , (spesso comunque riletture)  di testi come, appunto, l’Opera da tre soldi , rifacimento di un’opera di due secoli esatti anteriore e già a suo tempo decisamente polemica, the Beggar’s Opera di John Gay, che nelle mani di Brecht diventa un manifesto anti sistema ante litteram, in cui si afferma che il potere in quanto espressione del governo borghese e capitalista è sempre una espressione criminale e ha bisogno di strutturarsi attorno all’illegalità se non direttamente alla malavita. Con questo assunto e battute come “ cos’è la rapina di una banca in confronto alla sua fondazione...?!” è ben superfluo sottolineare l’inscalfibile attualità di questo testo e l’ intatta prorompenza del suo autore. Per questo esattamente non fu omologato come altri autori socialisti quali Bernard Show , che divenne un classico già in vita, oppure , tutto sommato, lo stesso Pinter, che pure rifiutò un Nobel, forse perché filtrato dai movimenti degli anni Sessanta e Settanta che ne istituzionalizzarono determinati contenuti. Con Brecht questo non accadde, e metterlo in scena è ancora chiaccherare con un collega attorno ad un bicchiere di vino o di birra parlando dei fatti che scorrono nelle cronache politiche, tra una battuta ed un’aria musicale. La musica, dunque. Il motivo per cui Brecht scelse il cabaret  fu proprio la gioia straniante che dà la musica ai fatti umani e il divertimento grottesco che provoca se cantata dalle sue maschere sociali ( tali sono quelle di Brecht in riferimento ai misteri popolari che occupavano le piazze di Mosca e Stalingrado già dagli anni 20), e sopratutto se composta da uno dei maggiori compositori del Novecento, Kurt Weill, annoverando tra gli spartiti di questo lavoro arie tra le più universalmente conosciute e reinterpretate. Un divertimento, dicevamo, che parla alla ragione non mira al coinvolgimento emotivo perché il pubblico sia testimone,( in quanto oggi è pubblico ma domani sarà elettore), e sappia trovare nel teatro , una palestra ove esercitare il giudizio e il senso critico ...ma solo a condizione di ritrovare il divertimento, appunto, quello spontaneo genuino e popolare dell’arte scenica. A questi  essenziali riferimenti ho improntato la regia dell’opera da tre soldi, non come uno dei suoi posteri ma essendo egli un mio contemporaneo, senza quindi imbastire nessuna operazione, né sovrapporre al suo punto di vista il mio ma anzi lasciandomi portare ove lui, con molta chiarezza indicava. Il risultato è la freschezza un pò goliardica un pò crudele di un’opera assolutamente necessaria  , immediata, e funzionale al divertimento netto, diretto cioè a quel senso popolare del teatro che sa di vero ed utile. E in tutto ciò non può esserci sfuggito ad entrambi la scritta che campeggiava nel teatro dei comici dell’arte italiani a Parigi “Ridendo castigat mores”

domenica 4 gennaio 2015

VOCI DI ROMA. PASSEGGIATE AL CENTRO STORICO Recensione

VOCI DI ROMA. PASSEGGIATE AL CENTRO STORICO
(Edizioni Interculturali Uno)


Palazzo Ferrajoli – Piazza Colonna 355 – Roma

"Voci di Roma. Passeggiate al centro storico." è un libro che va al di là delle guide turistiche tout-court, perché pur occupandosi di passeggiate nel centro della città eterna utilizza un approccio metodologicamente diverso da quest'ultime, ovvero, si esime da divagazioni letterarie e dal descrivere pedissequamente i monumenti più importanti per dare spazio, all'anima parlante della città. Gli undici itinerari descritti, non partono infatti dall'alto delle cupole ma dal basso dei vicoli e delle stradine romane, là dove la grande storia di Roma e la sua quotidianetà si intrecciano. Nel libro si ritrovano i detti, i proverbi romaneschi, perché, a scapito del "verba volant", le parole corrono da una generazione all'altra, e ci fanno ricordare anche la Roma scomparsa grazie agli sventramenti iniziati dopo il 1870 e andati avanti fino all'epoca fascista, ma che per fortuna hanno lasciato frammenti di muro, dove spesso si possono trovare piccole iscrizioni spesso indecifrabili, che assieme alla tradizione orale ci aiutano ad andare oltre il vedibile e ad ascoltare, il suono del passato, che ha comunque una stretta connessione con il presente, e a penetrare con gli occhi il muro stesso, per entrare dentro la sua storia, dentro il suo sentimento un sentimento collettivo. Le passeggiate proposte dagli autori sono 11 e sono di tipo circolare, il punto di partenza e di arrivo coincidono. Ogni passeggiata dura circa 2 ore.
Miriam Comto



Un libro originale come impostazione e prezioso come scoperta. Così il sociologo Franco Ferrarotti introduce il volume Voci di Roma di Roberto Spingardi e Maurizio Ortolani (Edizioni Interculturali Uno) che adesso, tradotto anche in inglese, troverà una sua collocazione all’estero o per gli stranieri di passaggio a Roma, anche se di turistico ha quasi nulla, toccando invece i contenuti storici attinenti alla Città eterna tramite storie ricche di aneddoti e cultura che ne determinano il sostrato artistico attraverso il suo passaggio nel tempo. Un volume che – benché uscito qualche mese fa - è stato presentato in anteprima nella suggestiva cornice di Palazzo Ferrajoli sabato 3 gennaio alle ore 18 nell’ambito di una serata tutta romanesca (cena tipica a seguire) appartenente all’iniziativa INVITO A PALAZZO. FESTE DI LUCI IN PIAZZA COLONNA promossa e organizzata dal Centro della Promozione del Libro, in collaborazione con Edizioni Interculturali, Eventing Roma, Studio Scopelliti-Ugolini e Altrevie.
Le undici passeggiate “indietro nel tempo” attraverso le loro leggende e verità e i differenti processi di contestualizzazione dei monumenti – in un tragitto che va da Marco Aurelio ai tipici nasoni, dalle cupole alle gattare, dal lotto pontificio a Santa Maria Maggiore e via dicendo – sono esercizi che stimolano e sviluppano una fantasia che interpreta Roma in una chiave insolita, valorizzati da una speciale attenzione sull’urbanistica interattiva, con tanto di piantina dedicata ad itinerari percorribili in non più di due ore. Il tutto scritto dagli autori, che in tale contesto introdurranno, leggeranno e commenteranno il lavoro nelle vesti di simpatici ciceroni, in un dialetto atto a recuperare le sfumature cancellate dal singolo ricordo ma che fanno tuttora parte di una tradizione popolare basata su una variegata memoria collettiva.
Dalla leggenda alla verità – o viceversa – la pubblicazione non vuole essere dunque una sorta di consumistica guida alternativa, ma un filo d’Arianna per seguire i cammini dei sogni e delle favole che animano anche i più oscuri angoli di questa città sparita nella quale si intersecano ilarità e superstizione, semplicità e furbizia, nonché il perenne scontro tra il popolo e il potere.


Roberto Spingardi 
Manager e giornalista, coniuga la passione per la scrittura e la comunicazione con il suo impegno in importanti aziende dei mercati globali.
Nel suo “catalogo” troviamo saggi dedicati al lavoro e all'impresa, tra cui Cosa farò da piccolo, ricordi lontani di una economia vicinaManagerialmenteUn Manager piccolo piccoloDivieto di sosta, l’Impresa nell’Italia che cambiaPer un nuovo sviluppo, il manager come risorsaEtica conviene.
Di diversa scrittura e riflessione sono opere di varie argomentazioni proposte secondo specifiche modalità narrative, tra le più recenti delle quali si segnalano Il nuovo spettatore, guida alla lettura dei mediaCara Cina Punto ComSai muoverti a Shangai?In che senso pardon?Sincera... mente. I volti della menzognaPNL, l'arte dell'interazioneEneagrammaNon è vero ma ci credoStress. Manuale di sopravvivenza.
Curiosa ed originale anche la produzione riservata a vari aspetti e segreti della città eterna: Rime per Roma Voci di Roma.

Maurizio Ortolani
Già manager di una grande azienda italiana, pubblicista, cultore di sociologia presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza, è autore di: G. Mosca, scritti sui sindacatiLa teoria della classe politica. I classici: G Mosca e V. ParetoI classici dell'economiaE intanto... facciamo le cornaL'impresa nell'Italia che cambiaVoci di Roma.

INVITO A PALAZZO. FESTE DI LUCI IN PIAZZA COLONNA 
Un’iniziativa con il patrocinio di Roma Capitale Municipio Roma I
Programma completo 
Sabato 3 Gennaio 2015
-    Ore 10.00 – 17.00: Visita nel Palazzo Ferrajoli ad inviti per i turisti e gli ospiti dei grandi alberghi della Capitale, con foto opportunity e foto selfie della Colonna Antonina (tutti i giorni con lo stesso orario)
-    Ore 18.00:  Presentazione del Libro “Voci di Roma – passeggiate al centro storico”, con musiche e letture romanesche,  intervengono gli autori Maurizio Ortolani e Roberto Spingardi, Edizioni Interculturali Uno
-    Segue ore 20.00: Cena Romanesca ad inviti e su prenotazione, info tel. 334 1096084 – edizioni interculturali@gmail.com