giovedì 25 febbraio 2016

Menzione speciale ai Nastri d'argento per "Prima di tutto" di Marco Simon Puccioni

Per “Prima di tutto” di Marco Simon Puccioni
una menzione speciale dai Nastri d’Argento


Roma, 25 febbraio 2016

I Nastri d’Argento per il documentario premiano con una menzione speciale anche “Prima di tutto” di Marco Simon Puccioni, condiviso con il produttore Giampietro Preziosa, film che racconta la storia di una coppia omogenitoriale nel rapporto con la paternità (di due gemelli) e con la costruzione di una delle ‘famiglie arcobaleno’ in questa stagione - e più che mai in queste giornate politicamente ‘roventi’-  al centro del dibattito urgente per il voto sui diritti civili.
Il film, che è stato anche trasmesso da Rai3 (da Doc 3) è il primo capitolo di un lavoro che Puccioni e Preziosa proprio in questi giorni si preparano a proseguire (in America) con la storia delle donne che partoriscono i figli poi destinati all’adozione da parte di coppie omogenitoriali.

“Prima di tutto” racconta quest’esperienza senza mediazioni ma solo con il punto di vista di due genitori che creano e gestiscono una famiglia diversa nella quale, come spiega l’autore, i bambini hanno creato una comunità.
“Questo riconoscimento al mio documentario più personale – racconta il regista Marco Puccioni – quello che racconta la felice storia di come si è formata la mia famiglia, mi fa particolarmente piacere.
Arriva però in un momento in cui le aspettative di vedere finalmente approvata una legge che riconosca anche in Italia l'esistenza della mia famiglia saranno deluse da una classe politica litigiosa e incapace di dare risposte adeguate ai bisogni dei suoi cittadini più indifesi.
Mi auguro che questo premio spinga i politici, che ora stanno prendendo importanti decisioni sulle nostre vite, a vedere il documentario e rendersi conto che la nostra famiglia è già accettata e integrata nella società e che se negheranno l'adozione del configlio faranno un'ingiustizia soprattutto verso i bambini.”

mercoledì 24 febbraio 2016

ASPETTANDO GODOT AL TEATRO DEI CONCIATORI Recensione

TEATRO DEI CONCIATORI
C.U.T. – Contemporary Urban Theatre - 100% TAGLIO CONTEMPORANEO


23 | 28 febbraio 2016


presenta


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett


Regia di ALESSANDRO AVERONE


con Marco Quaglia
Gabriele Sabatini
Mauro Santopietro
Antonio Tintis


Scene Alberto Favretto
Costumi Marzia Paparini
Luci Luca Bronzo
Foto di scena Manuela Giusto
Web assistant Martina Mecacci




ASPETTANDO GODOT  testo molto conosciuto di Samuel Beckett è, in questi giorni, in scena al Teatro dei Conciatori, per la regia di Alessandro Averone. Lo spettacolo è molto suggestivo, vede l'avvicendarsi dei quattro personaggi beckettiani: Vladimiro (Marco Quaglia), Estragone (Mauro Santopietro),  Pozzo (Antonio Tintis) e Lucky (Gabriele Sabatini), anime assolutamente perse nel mondo reale, senza punti di riferimento concreti che aspettano l'arrivo di un imprecisato essere. Il loro tempo passa, senza passare, o meglio trascorre senza lasciare in loro un segno tangibile, ognuno caratterizzato e chiuso in se stesso, non è in realtà in comunicazione con gli altri tre, ogni singolo personaggio, anche se sembra avere dei cambiamenti, sono solamente bagliori di cambiamento se non addirittura accecamenti, che lo tengono in realtà bloccato all'interno di se stesso. Passano il tempo ad aspettare, a discutere, a fare cose inutili, solo per far passare il tempo nel caso di Vladimiro ed Estragone, oppure a instaurare un rapporto padrone / schiavo, con tanto di corda, nel caso di Pozzo e Lucky, rapporto che se non avrà un vero e proprio capovolgimento nel secondo tempo, comunque avrà una tirata di corda che porrà i due sullo stesso livello  basico. L' inizio e la fine, ma anche l'inizio è la fine.... dove appunto solo la natura si muove, tutto il resto che poi non è altro che l'essere umano rimane, immobile. Il testo è quindi una metafora della inutilità della vita umana se vissuta in modo superficiale e non a contatto con gli altri. La regia di Averone è assolutamente calzante, coadiuvata dalla bravura di tutti gli attori che non trascurano nulla dei loro personaggi, curandone ogni sfumatura, e creando un ensamble di emozioni, anche se essenzialmente non succede nulla, come da testo, che fa rimanere attaccati alla propria sedia. la suspence di un qualcosa di imminente che deve arrivare, ma che non arriva,  grazie soprattutto all'inettitudine umana. Didi e Gogo, soprannomi di Vladimiro ed Estragone, non solo non fanno nulla, perchè devono attendere, ma neanche provano ad avvicinarsi a Godot. Pozzo non si ricorda cosa ha fatto il giorno prima, e se nel primo tempo, il suo arrivo e quello di  Lucky sembrano apparentemente scuotere il torpore degli altri due, presentandogli una chiara situazione di dominio dell'uomo sull'uomo, nel secondo, uno è cieco e l'altro è muto. Quindi l'inazione figlia della non comunicazione reale, discorsi sconnessi che non producono nulla, tutti caratteri propri del teatro dell'assurdo, il nonsense, sviluppatosi in particolare dopo la seconda guerra mondiale.

Miriam Comito



Sarà in scena al Teatro dei Conciatori dal 23 al 28 febbraio 2016, ASPETTANDO GODOT di Samuel Beckett, per la regia di Alessandro Averone (premio Le Maschere del Teatro 2015). Protagonisti: Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro, Antonio Tintis.

Note di regia - Alessandro Averone

"Quello che mi ha sempre affascinato in Beckett è la sottile e fine poesia che scaturisce dai suoi testi. L’amore e la compassione per l’essere umano costretto disperatamente alla ricerca di un senso. Il vagare su questa terra in perenne attesa di un gesto, di una parola che si faccia Verbo e indichi una via, una meta per colmare il mistero dell’essere qui e ora. Nessun Dio. Nessuna metafisica. Si aspetta. Qualcosa di indefinito e sconosciuto. Si fa passare il tempo e si riempie uno spazio. Ci si aggrappa perdutamente a qualsiasi cosa ci ricordi che esistiamo e che siamo vivi. Si gioca, con quello che resta. Del mondo, dell’essere umano, delle parole. Si resiste. Con affetto e violenza. Con quello che si è. Con tutti i nostri limiti. Stretti l’un l’altro. Aspettando Godot".


TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei conciatori, 5 – 00154 ROMA
Tel. 06.45448982 – 06.45470031 - info@teatrodeiconciatori.it - http://www.teatrodeiconciatori.it/
TIPOLOGIA BIGLIETTI: € 18,00  + tessera obbligatoria di 2 €
ORARIO SPETTACOLI: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00
RIDUZIONI PER I LETTORI DI PERSINSALA, SALTINARIA, GUFETTO
           


Il Teatro ha il patrocinio gratuito del Municipio VIII (ex XI)


lunedì 22 febbraio 2016

PRESENTATO IL LIBRO DI POESIE " SE SOLO FOSSIMO ALTROVE" di ROMINA CARRISI

  


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  Presentazione del libro di poesie “Se solo fossimo altrove” di Romina Carrisi



E' stato presentato,oggi lunedì 22 Febbraio, presso lo spazio Settembrini Libri, in Piazza dei Martiri di Belfiore 12/A a Roma,  alle 11.30, l’esordio poetico – letterario di Romina Carrisi “Se solo fossimo altrove” edito da Miraggi Edizioni. 

«La poesia nasce da un impulso. Come un istinto sessua­le, un raptus […] dalle tue dita e dalla tua mente sta nascendo un tornado. Poi finisce e ti senti nudo, quasi ti vergogni […]. Un attimo di pudore umano. Poi la vesti, la sistemi, la lavi e la pettini e la mandi nel mondo, spe­rando che faccia del bene.»
Il libro è impreziosito da un’intervista a Romina Carrisi dello scrittore, giornalista e sceneggiatore Enrico Remmert.
Le conversazioni sono state intervallate dalla lettura di alcune poesie tratte dal libro.

Romina Carrisi, nata a Cellino San Marco 28 anni fa, cresce tra uliveti e vigneti girando anche il mondo per seguire le tournee dei suoi genitori.
Romina indossa il nome della madre ma sfugge al lavoro dei genitori, scegliendo altre forme di espressione artistica.
Il suo talento trova principalmente un percorso nella scrittura, dai primissimi esperimenti, una poesia dedicata a Gesù, lanciata dalla finestra della sua cameretta ed un’altra dedicata ad un suo compagno di scuola, entrambe senza la risposta che lei attendeva, si incanala in un percorso più coerente fino ad arrivare ad una raccolta di poesie d’amore, che oggi finalmente viene pubblicata e presentata.
Attualmente Romina vive tra Los Angeles e l’Italia, dove continua a scrivere intervallando quest’attività con quella di fotografa, attrice e modella.



E' stato presentato oggi, lunedì 22 Febbraio, presso lo spazio Settembrini Libri, in Piazza dei Martiri di Belfiore 12/A a Roma,  alle 11.30, l’esordio poetico – letterario di Romina Carrisi “Se solo fossimo altrove” edito da Miraggi Edizioni. Seguirà un light lunch per gli ospiti.

«La poesia nasce da un impulso. Come un istinto sessua­le, un raptus […] dalle tue dita e dalla tua mente sta nascendo un tornado. Poi finisce e ti senti nudo, quasi ti vergogni […]. Un attimo di pudore umano. Poi la vesti, la sistemi, la lavi e la pettini e la mandi nel mondo, spe­rando che faccia del bene.»
Il libro è impreziosito da un’intervista a Romina Carrisi dello scrittore, giornalista e sceneggiatore Enrico Remmert.
Le conversazioni sono state intervallate dalla lettura di alcune poesie tratte dal libro.

Romina Carrisi, nata a Cellino San Marco 28 anni fa, cresce tra uliveti e vigneti girando anche il mondo per seguire le tournee dei suoi genitori.
Romina indossa il nome della madre ma sfugge al lavoro dei genitori, scegliendo altre forme di espressione artistica.
Il suo talento trova principalmente un percorso nella scrittura, dai primissimi esperimenti, una poesia dedicata a Gesù, lanciata dalla finestra della sua cameretta ed un’altra dedicata ad un suo compagno di scuola, entrambe senza la risposta che lei attendeva, si incanala in un percorso più coerente fino ad arrivare ad una raccolta di poesie d’amore, che oggi finalmente viene pubblicata e presentata.
Attualmente Romina vive tra Los Angeles e l’Italia, dove continua a scrivere intervallando quest’attività con quella di fotografa, attrice e modella.


CONCORSO LIRICO JOLE DE MARIA

CONCORSO LIRICO INTERNAZIONALE
JOLE DE MARIA
IV  edizione
Teatro Ramarini -Monterotondo (Roma)
23, 24 e 25 giugno 2016

Al via il bando 2016 per cantanti lirici di tutti i registri vocali

Premi in denaro, iscrizioni entro il 20 giugno 2015

Al via il bando 2016 della quarta edizione del Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria che si terrà a Monterotondo (Roma), presso il Teatro Comunale Ramarini, dal 23 al 25 giugno 2016, dedicato a cantanti lirici di tutti i registri vocali – soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso - e di tutte le nazionalità. Tutte le informazioni per l’iscrizione, che scade il  20 giugno 2016, sono visibili al link www.concorsoliricojoledemaria.eu. Ai vincitori saranno assegnati trePremi in denaro: 2.000 euro al primo classificato, 1.000 euro al secondo classificato e 500 euro al terzo classificato. Previsto anche un premio in denaro assegnato dal pubblico.

La Giuria è formata da 5 prestigiosi personalità del mondo musicale – il Presidente di giuria, Giuseppe Sabbatini, tenore e Direttore d’orchestra; il compositore e manager Tonino CaraiFlorin Estefan, baritono e Direttore artistico del Teatro dell'Opera di Cluj-Napoca (Romania); il senior manager Marco Impallomeni e il giornalista e critico musicale Stefano Valanzuolo

Il Concorso, a cura dell’Associazione Culturale Arcipelago, con la direzione artistica del mezzosoprano Irene Bottaro e l’organizzazione di Eleonora Vicario, si articolerà in tre fasi: il 23 giugno le prove eliminatorie, il 24 giugno la prova Semifinale, mentre il concerto Finale di Gala si terrà il 26 giugno. Chi attesti di aver vinto il Primo Premio di un Concorso Lirico internazionale, accederà direttamente alla prova semifinale. Il concorso metterà a disposizione il pianista per l’accompagnamento dei partecipanti e due professionisti che si occuperanno delle acconciature e del trucco: le concorrenti potranno infatti usufruire gratuitamente di eleganti acconciature: richiami al passato, code, chignon, trecce complicate, sperimentazioni eccentriche.

Portare in una cittadina di provincia come Monterotondo - sostiene la direzione del Concorso - la lirica che in passato aveva la sua “casa” proprio nel vecchio Teatro Ramarini (parzialmente distrutto dalle fiamme nel 1980 e ora perfettamente restaurato), è come riprendere le fila di un discorso storico temporaneamente interrotto, determinando un ulteriore innalzamento del livello artistico del territorio. Tutto questo avrà – e già ha dimostrato di avere - capacità  di  sviluppare  la  conoscenza  dei  cittadini di un bene prezioso che in tutto il mondo ci invidiano quale è la musica lirica e di cui andare orgogliosi. A questo va aggiunto lo stimolo sociale del sostegno alla Ricerca sul cancro che ha sempre accompagnato le nostre edizioni e che ci ha fatto premiare con la medaglia inviata dal Presidente della Repubblica nel 2014 e nel 2015 con l’Alto patrocinio del Parlamento Europeo, il patrocinio del Senato, il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dei Comuni di Monterotondo, Mentana, Fonte Nuova e Guidonia Montecelio, patrocini richiesti anche per questa edizione”.  

Per maggiori informazioni
cell. 347 6341755

Presentazione del libro. Parole e Cartoons- Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione di Maddalena Menza.

Mercoledì 24 febbraio 2016
h. 17:00 – 19:00
c/o UNIVERSITA' LUMSA di Roma
(Borgo S.Angelo, 13)

Presentazione a ingresso gratuito del libro  Parole e Cartoons – Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione, di Maddalena Menza, edito da Arbor SapientiaE, alla presenza di giornalisti e accademici di cinema

Si tiene mercoledì 24 febbraio a partire dalle ore 17:00 presso l'Aula Cardinali dell'Università LUMSA di Roma (Borgo S. Angelo, 13) la presentazione - aperta al pubblico e a ingresso gratuito - del libro Parole e Cartoons – Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione (224 pag, 20 euro, Isbn 978-88-97805-68-7), diMaddalena Menza, edito da Arbor SapientiaE. Saranno presenti, oltre all'autrice, la dott.ssa Claudia Camicia, presidente del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile e redattrice di Pagine giovani, il prof. Italo Spada, presidente del Centro Studi di Cinematografia per Ragazzi e il prof. Gennaro Colangelo, docente di Progettazione e organizzazione dello spettacolo alla Lumsa.

Il volume Parole e Cartoons – Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione è un viaggio nel mondo poco conosciuto del cartoon italiano. Un cinema che ha dato ottimi frutti, da La Rosa di Bagdad di Anton Gino Domeneghini, film a colori del 1949 ai personaggi delle Winx creati da Igino Straffi e visti in 150 Paesi del Mondo. Ma anche i capolavori di Bruno Bozzetto, primo fra tutti Allegro non troppo, che negli USA è un cult-movie, e i lavori di Enzo D’Alò, da La Freccia azzurra, tratto da Rodari a Momo, al grande successo de La gabbianella e il gatto. Il libro contiene una intervista all’illustratore proprio de La Freccia azzurraPaolo Cardoni, ma grande spazio è dato anche al dimenticato pioniere dell’animazione, Stelio Passacantando, scomparso nel 2010 e creatore di personaggi ribelli quali Alice e Gian Burrasca, che ha lavorato con i grandi dell’animazione come George Dunning (collaborando al film sui Beatles, Yellow submarine). Completano il volume le schede dei film e numerose interviste.
“Lo spunto del libro – sottolinea l'autrice, Maddalena Menza –  arriva dalla mia esperienza di bambina riemersa dal profondo con il ricordo delle fiabe raccontate da mia madre napoletana, unita al mio personale vissuto di madre e maestra. Questo mi ha spinta a indagare la forza inalterata che conserva ancora oggi la fiaba per bambini, spesso di questi tempi iper-stimolati, che vivono la narrazione  con la stessa profondità di sempre. La sua magia  non sta tanto nel trasportarci in mondi lontani quanto di mostrarci la verità sulla vita, come diceva Schiller, più di quanto  lo facciano le “verità” apprese da grandi”.

L'autrice
Maddalena Menza, giornalista, scrittrice e docente, è laureata in Storia dello Spettacolo e dottore di ricerca in Pedagogia. Ha preso parte alla scuola drammaturgia di Eduardo De Filippo e ha lavorato con Federico Fellini nel film La voce della luna e con diverse produzioni teatrali. Specializzata in cinema e letteratura per l’infanzia ha scritto diversi libri dedicati a Tofano (Sergio Tofano e il signor Bonaventura, edito da Kappa), a Carlo Ludovico Bragaglia, Ferzan Ozpetek (Il viaggiatore dell’anima, edito da Kappa) e alcune fiabe per bambini in corso di pubblicazione. Redattrice di Pepe verde, Teatro Cult e Campo dè Fiori, per i suoi libri ha ricevuto riconoscimenti tra cui il Premio Ricomincio da Roma del 2013 e il Trofeo Penna d’autore di Torino.

Il libro è disponibile in vendita online sul sito della casa editricewww.arborsapientiae.com e presso la Libreria La Leoniana di Roma (Via dei Corridori, 16).

domenica 21 febbraio 2016

IL SENSO DI COLPA Recensione


Il senso di colpa
scritto da Federica Colucci

con Federica Colucci,  Cristiana Mecozzi,
Roberta Misticone, Francesca Nobili, Elisa Panfili


regia di Bruno Governale



Teatro Trastevere di Roma
dal 16 al 21 febbraio


IL SENSO DI COLPA è senza dubbio uno spettacolo forte, dove si è chiamati a confrontarsi con dei personaggi tragici,nell'accezione più naturale del termine, ovvero hanno la tragedia dentro, perchè l'hanno vissuta intorno  a loro e gli è entrata dentro per non uscirne più. lo spettacolo vuole riflettere  su cosa  sia davvero la libertà, e soprattutto in quali modi si possa perderla. La prigione, come luogo fisico, certamente è uno di questi, ma esiste anche una prigione non fisica, in cui la mente prigioniera si dibatte senza trovare una via di uscita. Le cinque attrici sono tutte vestite di bianco, appunto a significare la loro innocenza, ma il senso di colpa è più forte, e se le rende tra loro, coartate in un piccolo ambiente, a volte dolci e concilianti, spesso burbere e aggressive, resterà dentro di loro come un segno indelebile. le protagoniste hanno tutte il nome di un'eroina shakesperiana Cordelia, Giulietta, Ofelia, Desdemona e Lady Macbeth, trasfigurate in un carcere della Londra dei tempi moderni, conservano qualcosa dei loro personaggi iniziali, delle loro storie pur trasformando completamente il loro animo. Spettacolo interessante, sia nei monologhi/interrogatori sia nelle scene all'interno della cella, la recitazione volutamente cruda e realista si sposa perfettamente con il testo e l'argomento trattato.
Miriam Comito

In scena dal 16 al 21 febbraio al Teatro Trastevere di Roma, Il senso di colpa scritto da Federica Colucci e diretto da Bruno Governale. Sul palco, insieme all'autrice, altre quattro donne: Roberta Misticone, Cristiana Mecozzi, Francesca Nobili, Elisa Panfili.


Cinque giovani donne sono protagoniste di un incubo che si svolge dentro una cella della prigione femminile di Londra ai giorni nostri. Sono personaggi dal carattere deciso ma dalla mente debole e stravolta.
Sono accusate di essere la causa di innumerevoli omicidi ma nessuna di loro ha mai ucciso qualcuno.
E' dunque una vera e propria colpa la loro o solo un senso di colpa? Sfibrate dalla durezza del carcere e dai brutali rapporti fra di loro, accompagnate dall'unico sollievo di una vecchia radio, tutte le detenute rilasceranno dichiarazioni definitive scottanti sui fatti che le riguardano, guidando lo spettatore attraverso la loro mente "malata".
Potrà il loro senso di colpa punirle più di una colpa vera e propria? E quale sarà la degna punizione per ognuna di esse?
Il pubblico le seguirà nel loro percorso interiore, caratterizzato da un linguaggio forte e da atmosfere bollenti, assistendo alla loro vulnerabilità generata da problemi sessuali, di droga, familiari e molto altro ancora.
Ah, quasi dimenticavo; i loro nomi sono Giulietta, Ofelia, Cordelia, Desdemona e Lady Macbeth.


Il senso di colpa
scritto da Federica Colucci
regia di Bruno Governale
cast Federica Colucci, Roberta Misticone, Cristiana Mecozzi, Francesca Nobili, Elisa Panfili.
Teatro Trastevere
Via Jacopa de’ Settesoli n. 3 - Roma
Dal 16 al 21 Febbraio
ore 21.00 Domenica ore 18.00
Biglietti 13.00 + 2.00
Per info e prenotazioni Tel. 06 5814004  Cel. 329 0755869

venerdì 19 febbraio 2016

UN UOMO A META' Recensione

Un uomo a metà
di Giampaolo G. Rugo
con Gianluca Cesale
regia Roberto Bonaventura

scene e costumi Francesca Cannavò
amministrazione Marilisa Busà
foto di scena Giuseppe Contarini
produzione Castello di Sancio Panza e Fondazione Campania dei Festival

Spettacolo vincitore del Napoli Fringe Festival 2015


UN UOMO A META'  è uno spettacolo che narra, la tragedia dell'inadeguatezza, mettendo in luce quanto questa inadeguatezza non sia assolutamente una cosa naturale, o spontanea, ma venga indotta dalla società a cui tutti apparteniamo, che ci sottopone a continui e sfiancanti confronti, che limitano l'essere umano nella sua crescita. Entrando in sala, si trova Gianluca Cesale già in scena, che con passo stentato cammina come se non avesse una meta, o meglio come se si trovasse in un labirinto senza uscita, con lui una statuetta bianca della Madonna, si spengono le luci, e si ode la voce dell'attore che a mo'  di ammonimento ci dice" Non è vero che si muore istantaneamente, c'è sempre una lunga agonia e si piange molto." la scenografia essenziale, completamente bianca viene portata, volta per volta in scena dallo stesso Gianluca Cesale, che così ci prepara ad ascoltare la sua storia. Ed eccoci entrare in una storia, che potrebbe essere, seppur con lievi cambiamenti, quella di ciascuno di noi, l'impotenza fisica di un uomo che non riesce a far l'amore con la propria fidanzata, nasconde, ed è metafora appunto dell'inadeguatezza che gli è stata procurata dalla società sia che si manifesti sotto forma di genitori, nonni, fidanzata ricca, cugino della fidanzata ricca, sia sotto forma di amici,lavoro etc. e allora in quel caso a salvare l'individuo interviene qualcosa di immateriale: una visione che impedisce a Giuseppe, il protagonista di questa storia di fare scelte sbagliate, e lo indirizza verso altri lidi lidi che sembrerebbero al primo sguardo del tutto "inadeguati" e, invece, immerso nella naturalezza e nella dolcezza di un sorriso inaspettato Giuseppe diventa tutto a un tratto: adeguato!
Il testo di Giampaolo G. Rugo va  a scandagliare quello che è il problema dell'essere umano odierno, e che lo era anche nel Novecento basta pensare allo Zeno Cosini sveviano, ma qui c'è una via di uscita, quell'altrove dal sapore esotico, quel sorriso, vicino ad un fiore. A concorrere alla buona riuscita dello spettacolo l'intensissima interpretazione di Gianluca Cesale, tra momenti di intimismo e momenti di euforia, cattura completamente lo spettatore.
Miriam Comito

In scena al Teatro Brancaccino di Roma lo spettacolo “Un uomo a metà” di Giampaolo G. Rugo, vincitrice del Napoli Fringe Festival 2015. La pièce, diretta da Roberto Bonaventura, è allestita dall’ 11 al 14 febbraio e ancora in replica giovedì 18 e venerdì 19 (h 20). Protagonista è Giuseppe, rappresentante di articoli religiosi, interpretato da Gianluca Cesale. I suoi genitori, pensionati, passano il proprio tempo a “Manhattan”, sala bingo in cui dilapidano la propria pensione. Il nonno, un vecchio fascista reduce delle guerre coloniali, dopo un ictus è costretto su una sedia a rotelle, curato da una badante singalese.

Giuseppe è fidanzato da sempre con Maria, ricca figlia del padrone del più grande negozio di articoli religiosi di Roma, ma ha un problema che diventa sempre più concreto con l’avvicinamento delle nozze; è impotente. Il giorno prima del matrimonio si sottopone, torto collo, al rito dell’addio al celibato con gli amici. Proprio quella notte scopre, in maniera rocambolesca, la propria sessualità. La carica dirompente di questa rivelazione lo porta a realizzare una parte di sé nascosta che rivoluzionerà il suo rapporto col mondo circostante, sino alle estreme conseguenze.

Ci si domanda quanto la libertà dell’individuo dipenda dall’ambiente che lo circonda e fino a quale livello possa essere compressa l’essenza più vera della persona. “Un uomo a metà” utilizza l’impotenza sessuale come simbolo dell’impotenza più in generale e come mezzo per svelare le mille ipocrisie (nascoste e non) della nostra società.

Roberto Bonaventura inizia a lavorare in teatro nel 1996 con Nutrimenti Terrestri. Dal 1999 al 2012 fa parte dello staff organizzativo del prestigioso Festival di Santarcangelo dei Teatri. Nel 2002 debutta alla regia al Teatro di Leo di Bologna con il monologo Oratorio da Vincenzo Consolo.  Nel 2003 fonda, con Monia Alfieri, la compagnia Il Castello di Sancio Panza con cui produce lo spettacolo Due passi sono di Carullo-Minasi (Premio Scenario per Ustica 2011, premio InBox 2012 e Premio Teresa Pomodoro). Collabora stabilmente con l'amico e mentore Giovanni Boncoddo e con la compagnia Scimone-Sframeli. Autore anche di diversi cortometraggi e documentari, è aiuto regista di Francesco Calogero. E’ inoltre direttore artistico del ForteTeatroFestival.

Giampaolo G. Rugo è drammaturgo e sceneggiatore. Laureato in chimica. Studia sceneggiatura con Sergio Donati. Dal 2004 ha scritto la trasmissione Il ballo di San Vito per Radio Italia Network e per tre anni I Magnifici in onda su Radio24. Ha realizzato due documentari nell’ambito del progetto di cooperazione della organizzazione non governativa Movimondo a Manghoci in Malawi finanziato da UNIDEA. Come drammaturgo è stato autore della drammaturgia e delle musiche de La svolta (in scena nel 2009) e adattatore di Killer Joe per la regia di Massimiliano Farau con Francesco Montanari (in scena nel 2010-2011). Attualmente sono in sviluppo per il teatro la commedia Zona Cesarini di cui curerà anche la regia, il dramma Liberaci dal male e il monologo NIP, e per il cinema il film Renzo (inizio riprese previsto aprile 2016) e il cortometraggio Audrey.

BRANCACCINO di Roma
11 – 14 e 18, 19 febbraio

dal giovedì al sabato ore 20.00 | domenica ore 17.30
Biglietto: 15,5 €