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lunedì 6 febbraio 2017
la compagnia Habitas in "Surgèlami"_Teatro Studio Uno_9 - 26 febbraio 2016
venerdì 3 febbraio 2017
SALVATORE -favola triste per voce sola Recensione
2 – 5 febbraio 2017
dal giovedì al sabato ore 20; domenica ore 18
nell’ambito della rassegna Spazio del Racconto
Golden Show Trieste in collaborazione con Tinaos e M.P.
SALVATORE - favola triste per voce sola
di e con Silvio Laviano, regia Tommaso Tuzzoli
trainer Sabrina Jorio
suono Federico Dal Pozzo
foto / progetto grafico Officina Fotografica
video Teresa Terranova
produzione in collaborazione con Festival Benevento Città Spettacolo 2012, Teatri in Città – Festival di Teatro Contemporaneo
SALVATORE- favola triste per voce sola, in scena al Brancaccino dal 2 al 5 febbraio 2017, è un monologo per voce e corpo, scritto e interpretato da Silvio Laviano. Si procede per quadri, ognuno dei quali rappresenta una precisa età di Salvatore, ma anche una precisa situazione sociale della città di Catania. Curiosità per la vita chi non ne ha? Tutti, ma sembrerebbe che i settimini, proprio per la loro, dimostrata voglia di uscire,prima del tempo dal grembo materno ne abbiano di più. Dal parte prematuro parte la storia di Salvatore, per poi attraversare varie fasi della vita fino alla piena giovinezza. In ogni quadro, grazie all'abilità di Laviano di rendere visibili al pubblico delle vere e proprie immagini,composte di persone diverse, di luoghi, tipici, di situazioni, di emozioni, che Laviano grazie alla sua capacità di interpretare, a dispetto, della voce sola del titolo, tanti personaggi, ci fa immergere in una città, particolare, costruita alle falde di un vulcano, lambita dal mare, famosa anche per esservi stato ambientato il più famoso dei libri di Vitaliano Brancati "Il bell'Antonio". Tradizione, nel senso di trasporto da un periodo all'altro di un qualcosa, che si fa attraverso il ricordo, la trasmissione orale, come era nei tempi antichi, attraverso un racconto. D'altro canto la consapevolezza che certe cose, oggi, non esistono più che la confusione della globalizzazione, tende a spazzare via le tradizioni locali, che se un tempo il percorso formativo di un bambino, adolescente, ragazzo, uomo, conduceva ad una certa maturità e consapevolezza di quale fosse la meta da raggiungere, negli ultimi anni, non è più così:tutto è cambiato, il senso di straniamento riconducibile a questo fenomeno può portare all'alienazione da se. Lo spettacolo è bello, dalla platea si percepiscono sia le emozioni che la carica fisica di una vera e propria performance.
Miriam Comito
Salvatore è la storia di un viaggio, una favola fatta di profumi, di colori e di respiri. Una contaminazione di lingue, linguaggi e ritmo. Una discesa leggera verso il cratere centrale dell’Etna, altro protagonista del testo. Il punto di partenza è un grembo materno, il punto d’arrivo un non luogo, dove convivono la follia, il ricordo e la febbre. L’uso del dialetto siciliano Catanese è l’unico mezzo espressivo dell’emozione; invece il racconto, in prima persona, in lingua italiana, detta i tempi dell’azione e crea il mondo del ricordo e del particolare. I due linguaggi si fonderanno con un procedere “in avanti”, con una punteggiatura fatta di respiri, di interpunzioni, fino alla piena coscienza, nel quadro finale, della propria rivoluzione umana.
Silvio Laviano
Note di regia
Ri-Comporre la memoria, per guardarla, per viverla, per raccontarla. L’attore si fa prima direttore d’orchestra delle ombre del proprio passato e poi strumento per farle suonare, per farle respirare. Il solo attore in scena si riempie di un magma di emozioni, di corpi e di voci diverse che esplodono attraverso quell’unico corpo, pronto nei gesti, nel sudore, nella voce e nel cuore ad essere abitato. Le ombre/personaggi accompagnano la vita di Salvatore–favola triste per voce sola, dal giorno della sua nascita fino al giorno del suo trentesimo compleanno, in un vortice senza sosta. Salvatore è un racconto diviso in cinque quadri che rivive le atmosfere di una Catania, specchio di un mondo legato alle tradizioni religiose, ai sacri riti profani, al senso della famiglia, degli amici e degli amori, ma anche specchio di un mondo facilmente modificabile da una nuova “civiltà” dei consumi nata ricca di nuovi idoli e priva di ogni passato. Una nuova civiltà che “distruggendo le varie realtà particolari e togliendo realtà ai vari modi di essere uomini”, azzera ciò che “l’Italia ha prodotto in modo storicamente differenziato”. I contorni di questo mondo così come i personaggi, immersi in un mondo quasi da favola, sono tracciati inizialmente con toni leggeri per poi divenire grotteschi e scendere così verso le zone oscure di una realtà che, schiacciando possibilità e desideri, conduce a nevrosi che rasentano la follia, rischiando di deviarci dai nostri sogni e trasformando questi in incubi. Riaprire le porte del passato per seppellire le paure, per sorridere delle lacrime versate, per tramutare le assenze in presenze e raccontare il tutto con quella gioia infantile di chi guarda davvero al tempo andato, senza mai smettere di correre verso il futuro, consapevole di se stesso e della propria origine.
Tommaso Tuzzoli
Silvio Laviano (Attore e Regista) Nato a Catania nel 1979, dopo il Diploma d’attore conseguito alla Scuola del Teatro Stabile di Genova nel 2002 collabora sia con vari Teatri Stabili Italiani (Teatro Stabile di Genova, Teatro Stabile di Catania, Teatro Nuovo di Napoli, Teatro di Roma, Teatro Stabile del Veneto) che con produzioni private (Teatro dell’Elfo, Gloriababbi, Società per Attori, Progetto U.R.T. ,Fattore K) e Straniere (A.R.I.A. France – Acting Internatinal – Festival D’ Avignon 2012) interpretando grandi autori classici e Contemporanei. E’ diretto da vari registi tra i quali M.Sciaccaluga, T. Tuzzoli, F. Bruni, L. Puggelli, J. Ferrini, R. Cavosi, G. Rappa, A.L. Messeri, M. Mesciulam, P.Bontempo, N.Romeo, N.A.Orofino ecc… Lavora anche in campo cinematografico, televisivo e pubblicitario diretto da vari registi tra i quali M. Bellocchio, F. Ozpetek, G. Manfredonia, A. Amadei, A. Grimaldi, R. Izzo,ecc. E’ Autore e interprete di Salvatore – Favola Triste per voce sola (Festival di Benevento – Città Spettacolo 2012 ). E’ Regista Teatrale dei progetti originali "DIVERSI - Personaggi in cerca di un Altrove" , “Borderline in Love” e “S.O.G.N.O. ergo Sum” e ideatore del Progetto di ricerca teatrale S.E.T.A. (Studio Emotivo Teatro Azione).
Tommaso Tuzzoli (REGIA) Nasce a Napoli il 9 ottobre 1977. Nel 2001 inizia la sua attività di aiuto regia per lo spettacolo Edoardo II regia di Pierpaolo Sepe, Penultimi (2002) regia di Antonello Cossia, Raffaele Di Florio, Riccardo Veno tutti prodotti dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. Ha lavorato come regista assistente di Antonio Latella per gli spettacoli: I Negri produzione Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (2002), Querelle produzione Teatro Garibaldi -Unione dei teatri d’Europa, Nuovo Teatro Nuovo (2002), Porcile produzione Nuovo Teatro Nuovo in collaborazione con il Festival di Salisburgo/Young directors project (2003), La Tempesta produzione Teatro Stabile dell’Umbria (2003), La Bisbetica Domata produzione Elsinor (2003), Bestia Da Stile produzione Nuovo Teatro Nuovo - Teatro Stabile dell’Umbria - Biennale di Venezia (2004), Edoardo II produzione Teatro Stabile dell’Umbria (2004), La Cena Delle Ceneri produzione Teatro Stabile dell’Umbria (2005), Aspettando Godot produzione Teatro Stabile dell’Umbria (2007) Purificati produzione Teatro Stabile dell’Umbria (2008) Hamlet’s Portraits produzione Teatro Stabile dell’Umbria e Festival delle Colline Torinesi (2008) Le Nuvole produzione Teatro Stabile dell’Umbria (2009) Don Chisciotte produzione Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (2009) Lear produzione Teatro Stabile di Roma e Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (2010). Nel 2005 ha lavorato alla sua prima regia I Re di Julio Cortàzar, nel 2007 ha curato la regia de Il Sentiero Dei Passi Pericolosi di M. M. Bouchard e nel 2009 quella di Risveglio Di Primavera di Frank Wedekind, tutti prodotti dal Nuovo Teatro Nuovo. Ha partecipato alla rassegna “Face à Face - Parole di Francia per Scene d’Italia’’ realizzando due mise en espace: L’altro di Enzo Cormann (2008) e Questo figlio di Joël Pommerat (2009). Nel 2010 cura due regie all’interno del progetto Fondamentalismo ideato da A. Latella per il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli in collaborazione con la Fondazione Campania dei Festival / Napoli Teatro Festival Italia: “Brand” da H. Ibsen adattamento Federico Bellini, “Il velo” di Federico Bellini.
BRANCACCINO
Via Mecenate 2, Roma - www.teatrobrancaccio.it
Biglietto: intero15,50 €; ridotto 11,50 €
Card open 5 ingressi 55 €
BOTTEGHINO DEL TEATRO BRANCACCIO Via Merulana, 244 | tel 06 80687231 | botteghino@teatrobrancaccio.it
UFFICIO PROMOZIONE tel 06 80687232 | promozione@teatrobrancaccio.it
giovedì 2 febbraio 2017
SISTER ACT Recensione
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e con
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SISTER ACT
musiche ALAN MENKEN
liriche GLENN SLATER
testo CHERI STEINKELLNER e BILL STEINKELLNER
dialoghi aggiunti DOUGLAS CARTER BEANE
basato sul film Touchstone Picture “Sister Act”scritto da Joseph Howard
traduzione e liriche italiane FRANCO TRAVAGLIO
direzione musicale STEFANO BRONDI
coreografie RITA PIVANO
scene GABRIELE MORESCHI
costumi CARLA ACCORAMBONI
disegno luci VALERIO TIBERI
disegno suono EMANUELE CARLUCCI
regiaSAVERIO MARCONI
SPECIAL GUEST SUOR CRISTINA
Nel
ruolo di Suor Maria Roberta
Solo degli spettacoli migliori si fanno le riprese, SISTER ACT torna al Teatro Brancaccio dal 1 al 12 febbraio 2017.
Un vero inno alla vita, uno spettacolo divertente, dissacrante ma solo in parte, con un messaggio assolutamente solare e comprensivo, che potrebbe rappresentare tranquillamente il compendio di tanti secoli di diatribe e contrasti tra il volere divino e il volere umano. La storia è molto conosciuta Deloris una cantante svitata ma ambiziosa assiste ad un assassinio ne è testimone oculare, per evitarle una morte certa viene chiusa dentro un convento, dove la sua joie de vivre se all'inizio si andrà a scontrare con le ferree regole del convento, a poco a poco i due piani:quello spirituale e quello materiale si andranno a fondere tra di loro per creare un piano unico in cui non c'è distanza tra Dio e l'uomo, ma c'è compenetrazione. SISTER ACT è , a oggi, il musical più bello che ho visto, quello più completo e travolgente, e non fine a se stesso come storia, quindi non solo divertente, colorato, esilarante, ma anche profondamente educativo, aperto semplice nel suo messaggio di importanza basilare per tutti. Trascinante per l'energia che arriva dal palco, con un buon'umore che si spande per la platea , e arriva fino su in galleria.
Miriam Comito
Unico, travolgente…
DIVINO! Dopo
il grande successo già riscontrato al
Brancaccio di Roma nella scorsa stagione, dopo aver conquistato ben 2 premi agli Italian Musical Awards 2016: come
Miglior Regia (Saverio Marconi)
e per la Miglior Attrice non protagonista (Francesca Taverni nel
ruolo della Madre Superiora)e il Premio Persefone
2016alla protagonista spagnola Belia Martin.-torna al Brancaccioil Musicaltratto dall’omonimo
film del ’92 che consacrò Whoopi Goldberg nell’indimenticabile ruolo di Deloris, “una
svitata in abito da suora”.
Venticinquegli splendidi brani musicali scritti dal premio Oscar Alan
Menken, (mitico compositore
statunitense autore delle più celebri colonne sonore Disney come “La Bella e la Bestia”,
“La Sirenetta”,
“Aladdin”
e altri show tra cui“La Piccola Bottega degli Orrori”
e “Newsies”),che
spaziano dalle atmosfere soul,
funky e disco anni ’70, alle ballate pop in puro stile Broadway, in cui si
innestano cori Gospel e armonie polifoniche.
Il testo e
le liriche tradotti da Franco Travagliocoinvolgono il pubblico in una
storia dinamica, incalzante e divertente tra gangster e novizie, inseguimenti,
colpi di scena, rosari, paillettes con un finale davvero elettrizzante.
Lo
spettacolo è diretto daSaverio Marconi,
coadiuvato da un team artistico composto da Stefano Brondi (direttore
musicale), Rita Pivano (coreografa), Gabriele Moreschi (scenografo), Carlo
Buttò (direttore di produzione), Carla Accoramboni(costumista), Valerio Tiberi (disegno
luci) e Emanuele Carlucci (disegno suono).
Il ruolo di
Deloris (ovvero "Suor Maria Claretta"), il ciclone che travolgerà la
tranquilla vita del convento, è affidato alla madrilenaBelia Martin, già applauditissima protagonista dell’edizione spagnola del
musical.
“L'ho vista in scena a Barcellona– dice
Alessandro Longobardi –mi ha stregato conla
sua interpretazione e la sua voce nera, calda, in stile gospel. Ha una grande
energia, è una ragazza semplice ma di enorme talento; l’ho incontrata fuori dai
camerini e invitata a partecipare alle audizioni a Roma, dove Saverio Marconi senza
esitazione ha detto: 'Belìa è perfetta nel ruolo, è lei la nostra Deloris'”.
Il
noto attoree conduttore televisivoPino
Strabiolidopo il successo ottenuto con i programmi “E lasciatemi divertire” su Rai 3 con Paolo Poli, “Colpo di scena”,
il “Premio Strega 2016”e i gli spettacoli teatrali (“WikiPiera” con Piera Degli
Esposti e “L’abito sposa”), per la prima volta affronta il musical nel ruolo di
Monsignor O’Hara.
E
tra gli artisti c’è anche una special guest. Dopo il grande successo a The Voice Italia e del primo disco “Sister Cristina” prodotto da Universal, Suor Cristina abbraccia l’esperienza
del grande musical: in SISTER ACT sarà impegnata nel ruolo della novizia Suor
Maria Roberta.
“La mia passione per il canto e la musica
credo sia nata proprio con me, una passione cresciuta durante l’adolescenza:
sognavo di diventare una performer un giorno. La mia strada è stata un’altra,
ma il Signore ti dà cento volte tanto… ed eccomi qua, un sogno che si realizza
insieme al meraviglioso cast di SISTER ACT!”.
Insieme
a loro, Jacqueline Maria Ferryperformer,
attrice, cantante, musicista, di origine italo-francese inizia giovanissima a
lavorare in Italia e all'estero spaziando tra musical, tv, cinema, colonne
sonore e musica live come interprete e cantautr
ice. “Festival di Sanremo”, “West Side Story”, “The Full Monty”,
“Cats”, “W Zorro”, “Aggiungi un Posto a Tavola”nel ruolo della Madre Superiora;Felice Casciano (“Pinocchio”, “Frankenstein
Junior”, “La piccola bottega degli orrori”, “A qualcuno piace caldo”) nel ruolo
di Curtis il gangster con la sua voce calda, profonda in puro stile Barry White
enuovi talenti come l’ esordienteMarco
Trespioliche ha conquistato con la sua voce tenorileil ruolo del
Commissario Eddie.
SISTER ACT - Il Musical
APRE IL CUORE ALLE
TUE EMOZIONI
CAST
BELIA
MARTINnel ruolo diDeloris Van
Cartier
e con la partecipazione di
PINO
STRABIOLInel ruolo di Monsignor O’Hara
*SPECIAL GUEST*
SUOR
CRISTINA nel ruolo di Suor Maria Roberta
JACQUELINE
MARIA FERRYnel ruolo della Madre Superiora
Felice Casciano Curtis
Marco Trespioli Eddie
Claudia Campolongo Suor
Maria Lazzara
Manuela Tasciotti Suor
Maria Patrizia
Silvano Torrieri Joey
Vincenzo Leone De Niro
Tiziano CaputoTJ
TEATRO BRANCACCIO di Roma
Dal 01 al 12 Febbraio 2017
Prezzi da 25 a 56 euro
Nata a Madrid da madre
cubana, è stata protagonista della versione spagnola del musical Sister Act. La sua formazione musicale è
ricca e varia. Comincia infatti studiando canto al Conservatorio (con Maite
Delgado e in masterclass con il famoso tenore Alfredo Kraus), pianoforte e
chitarra. Prosegue studiando tecnica vocale e interpretazione con Virginia
Prieto, Sara Matarranz e Ana Castillo. Parallelamente, studia danza e recitazione.
Fa parte della corale polifonica della Paz, del coro Vocherini e collabora con
cori gospel e gruppi musicali. Tra le altre esperienze internazionali,
l’Afrodisian Orchestra, con il compositore e direttore Miguel Blanco. È nello
spettacolo musicale "Forever king of pop" (omaggio a a Michael
Jackson, con il riconoscimento ufficiale della famiglia Jackson). Partecipa a
tour in Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Svizzera, Porto Rico e al festival
internazionale Starlight Festival nel 2013. È inoltre vocalist del gruppo funky
Nazzan grein. Fa parte della corale polifonica della Paz e del coro Vocherini e
collabora con cori gospel e gruppi musicali. Attualmente è direttore musicale
di un nuovo progetto sulla vita di Michael Jackson.
Attore, autore,
conduttore televisivo, si divide fra piccolo schermo e teatro, ha lavorato fra
gli altri con Paolo Poli, Franca Valeri, Gabriella Ferri, Piera Degli
Esposti,Paolo Villaggio, Marina Confalone, Roberto Herlitzka, Sandra Milo, Anna
Mazzamauro, Mario Monicelli, Pupi Avati, Citto Maselli, Patrick Rossi Gastaldi,
Ugo Gregoretti, Italo Dall’Orto, Marco Parodi, Maurizio Panici. Fra i programmi
televisivi T’amo TV con Fabio Fazio
(TMC), Souvenir d’Italie e Senza fissa dimora (TMC), Uno Mattina (Rai Uno), Cominciamo Bene Estate (Rai Tre), That’s Italia (la7d), Apprescindere ed Elisir (Rai Tre).Per 10 stagioni ha condotto Cominciamo bene prima (striscia quotidiana dedicata al palcoscenico
e ai suoi protagonisti), sempre a Rai Tre è autore e conduttore di Il Cartellone di Palco e Retropalco e di
Colpo di scena (otto serate con Dario
Fo, Paolo Poli, Franca Valeri, Giorgio Albertazzi, Valentina Cortese, Piera
Degli Esposti, Carlo Giuffrè , Gigi Proietti). Ha collaborato al quotidiano
l’Unita’, curato il volume Gabriella
Ferri Sempre (Iacobelli), con Paolo Poli firma il volume Sempre fiori mai un fioraio (Rizzoli
2013). Ha curato inoltre per due stagioni la programmazione della prosa di
Palazzo Santa Chiara a Roma ed è direttore artistico del teatro comunale di
Atri-Teramo. Da poco è andato in onda il programma E lasciatemi divertire, otto puntate condotte con Paolo Poli, sono
appena terminate le repliche di Wikipiera,
intervista-spettacolo con Piera Degli Esposti ed è attualmente impegnato con la
commedia L’abito della sposa di Mario
Gelardi, regia di Maurizio Panici.
Quando Suor Cristina si
presenta per la prima volta all’edizione italiana di The Voice deve spiegare
che non si è vestita da carnevale. “Sono una suora vera” dice ai coach
disorientati. La cover di ‘No One’ di Alicia Keys, cantata da Cristina per le
audizioni, emoziona e sbalordisce tutti i coach, una volta girata la sedia in
risposta al brano. In abito, copricapo e crocefisso appeso al collo, l’occhialuta
25enne siciliana si scatena ballando e cantando il brano R&B in modo
trascinante. Il pubblico in studio impazzisce. E anche a casa. Nel giro di una
settimana il filmato della sua interpretazione del brano della Keys – su
Twitter la cantante americana lo definisce “pura energia” – si diffonde in
maniera esponenziale, ottenendo più di 30m di visualizzazioni su YouTube. Nelle
successive puntate Cristina canta con Ricky Martin e Kylie Minogue. Due mesi
dopo quell’indimenticabile audizione, la sua performance di “Flashdance………What
a Feeling” nel finale dello show le vale il 62% dei voti.Cristina ammette che è
una storia straordinaria. Ma non è sempre andato tutto liscio. Dice che il
bisogno, l’impulso di fare musica, di cantare è da sempre dentro di lei sin da
bambina. Ma conciliarlo con la sua vocazione religiosa ha causato momenti di
conflitto e crisi che solo recentemente si sono risolti. “Cantare per me è
sinonimo di fede,” dice, seduta nel convento delle suore Orsoline a Milano,
dove è novizia e canta nel coro della chiesa. “Ma c’è stato un momento, quando
ho iniziato la mia vita religiosa, in cui ho dovuto pensarci seriamente. Ho
scelto di unirmi a Dio e mettere da parte la musica. Mi sono dovuta chiedere:
possono la musica e la fede convivere? Questa è la domanda cruciale. Non è
stato facile. La mia famiglia non aveva quel tipo di apertura. Per loro ero
tutto casa e chiesa. Ogni cosa al suo posto. In un certo senso, ho dovuto
purificare la parte della mia vita dedicata al canto e unirla alle mie scelte
religiose. Ora sento che posso usare la mia voce per esprimere esattamente
questo: il mio amore per la vita, il mio messaggio di gioia. Ma è stato un
percorso lungo.”Per Cristina il conflitto ha inizio quando in Sicilia da
studentessa prende parte a un musical organizzato per celebrare la vita di Suor
Rosa Roccuzzo, fondatrice dell’Ordine delle Orsoline della Sacra Famiglia. A
quel punto, ricorda ridendo “cantavo con una blues band ed ero arrabbiata con
tutto e con tutti, con la chiesa e le regole che pensavo mi stesse imponendo.
Era la classica ribellione da adolescenti. Mi chiedevo sempre: ‘Perché devo
andare in chiesa?’” La madre di Cristina incontra le suore che stanno
organizzando le audizioni per il musical e, al suo ritorno a casa, invita la figlia
a parteciparvi. La reazione di Cristina è un secco rifiuto. Ma l’idea
dell’invito continua a tormentarla. “E poi ho scoperto,” continua “che l’ex
attrice Claudia Koll aveva cambiato la sua vita e abbracciato la fede e ho
pensato: ‘se partecipo potrò incontrare gente come lei; qualcuno mi noterà – e
poi potrò andare a Roma e iniziare la mia carriera musicale.’ Alla fine ho
avuto la parte senza nemmeno fare l’audizione. Il mio ruolo era la giovane Rosa
e mi ha fatto riflettere e pensare: ‘Chi sono io?’ Ero arrabbiata con Dio anche
per questo. Ma quella parte e le domande che mi sono posta hanno cambiato la
mia vita. E poi, improvvisamente ho pensato: “So cosa vuole Dio da me.”
Dopo aver studiato canto
e ballo all’accademia di Roma dove Claudia Koll è direttrice, Cristina entra
nel noviziato delle Orsoline e va in Brasile, dove passa due anni a lavorare
con i bambini poveri. “Il Brasile ha fatto scoppiare di nuovo in me la musica,”
dice, “Non riuscivo più a trattenerla. Cantavo per la gente del posto e tutt’a
un tratto ho capito che musica e fede possono coesistere senza conflitti. In
Nord e Sud America, c’è una grande tradizione di band cristiane, e unire musica
e fede è una cosa normale. Non è così in Italia. Ed è forse questo il mio
ruolo, la mia missione: cambiare le cose. Perché l’arte arricchisce la fede;
non le toglie nulla.”“Il fatto che la gente potrebbe non comprendere quello che
sto facendo, o il fatto che lo sto facendo, ha molto a che fare con il passato.
La chiesa ha una struttura molto rigida. Ma il messaggio di The Voice ha girato
il mondo e credo che questo sia la prova che la gente ha bisogno di questo tipo
di messaggio, che va oltre quelle strutture e quelle barriere. Inoltre,
l’attuale Papa vuole che la Chiesa sia un esempio positivo per quanto riguarda
i giovani, e trasmetta un buon messaggio perché la vita è piena di cattivi
esempi. Voglio trasmettere un bel messaggio. E’ indubbiamente insolito vedere
una suora fare ciò e a volte tutto mi sembra in salita. Si, c’è qualcosa che
non va in me se non penso alla musica. Ma è anche una cura. Mi lega a Dio. La
musica mi ha scelta e io ho scelto la musica. Cos’è venuto prima? E’ come Dio.
E’ Lui che sceglie te, o tu Lui? Niente è lasciato al caso. Sono nata con un
dono ed è tutto per me. Mi sento di doverlo condividere”.Quando ci incontriamo,
Cristina mi fa sentire il suo nuovo album e ride quando faccio un commento su
come batte furiosamente il piede durante i brani più rock – compreso le cover
‘Price Tag’, ‘Try’ di Pink e ‘No One’. Sarà sempre una rocker. A passare del
tempo con lei, ci si rende conto che questo dualismo non è contradditorio, ma
complementare. Dentro di lei coesistono profonda fede e passione per la musica.
L’album si contraddistingue per il dualismo tra i brani più veloci e quelli con
passaggi più calmi e contemplativi. Ad esempio, c’è la meravigliosa empatia
della versione di ‘Fix You’ dei Coldplay, in cui la sua voce circondata da un
coro rinforza il messaggio di devozione del brano. Cristina dona una naturale
comprensibilità a ‘Somewhere Only We Know’ dei Keane, e a ‘True Colors’ di
Cyndi Lauper. E propone una versione molto personale di ‘Like A Virgin’ di
Madonna. “Ho scelto brani basati sui testi e il loro significato. Alcuni mi
sembrano molto cristiani, compresa ‘Like A Virgin’, che può sembrare per molti
una scelta controversa, ma per me quel brano enfatizza la bellezza della
trasformazione della vita. Volevo esprimere l’idea del tocco emozionale di Dio.
Uscendo dal buio della mia crisi, Dio ha toccato la mia anima e mi ha ridato la
dignità di essere Sua figlia. In ‘Somewhere Only We Know’ c’è una frase: “Sto
invecchiando e ho bisogno di qualcuno di cui fidarmi’. Per me si tratta di
trovare un nuovo luogo da dove ripartire”
Studia canto lirico con la soprano storica di Ennio
Morricone, Edda Dell'Orso e i coaches internazionali Elisabeth Aubry, Mary
Setrakian, Elisa Turlà e Albin Konopka.
Studia recitazione con
il Maestro Giorgio Albertazzi, all' Actor Studio Internationale e attraverso
diversi stages di cinema e teatro.
Studia danza classica,
moderna, tip tap con diversi Maestri italiani ed esteri.Jacqueline inizia a
calgare le scene già adolescente debuttando nel musical e nella live music.Andrea
Bocelli e Michele Torpedine producono per la Universal Music un suo album che
la vede protagonista ed autrice a Sanremo nel più prestigioso festival della
musica italiana.Dopo Elisa diventa la voce dei
Solis String Quartet.
E' interprete per la
Sony Music del brano Changing nella colonna sonora composta dal M° Andrea
Guerra per il film PASSATO PROSSIMO con la regia di Mariasole Tognazzi ed è la
voce cantante, insieme al cantautore The Niro per la co- composizione di
Michele Braga, nel film di Lillo e
Greg un natale stupefacente, regia di
Volfango De Biasi per la FILMAURO. E' interprete e co-autrice, insieme a
Michele Braga, del brano “Louvre” nella colonna sonora del film PIU' BUIO DI
MEZZANOTTE per la regia di Sebastiano Riso, selezione Cannes Festival del
Cinema 2014.
Come attrice e performer
Jacqueline è diretta in ruoli da protagonista protagonista da registi come
Giorgio Albertazzi, Gigi Proietti, Saverio Marconi, Antonio Tavassi e Fabrizio
Angelini in diverse produzioni tra le
quali West Side Story ,The Full Monty e Le Eroine Di Puccini.
In CATS di Andrew Lloyd Webber interpreta il ruolo di soprano drammatico in
Grisabella, in oltre è la Consolazione ufficiale nella 6^ edizione della
commedia di Garinei e Giovannini Aggiungi Un Posto A Tavola.
In FEDERICO II Opera
Lirica e moderna composta e diretta dal M° Antonio Maiello, prodotta da David
Zard e dal Teatro Regio di Torino ricopre il ruolo di Ada, soprano drammatico,
al quale il pubblico e la critica hanno dedicato maggiori tributi.
In Francia Jacqueline è
lead performer nello spettacolo Best Of Comedie Musical al teatro casinò Barrière di Lille e tiene
diversi concerti a Parigi.
Per il cinema prende
parte alla commedia di Paolo Ruffini Tutto Molto Bello e per la televisione è
protagonista di puntata in REX 5^ edizione e Tutta La Musica Del Cuorefiction
Rai.italo- francese.
mercoledì 1 febbraio 2017
KAFKA IL DIGIUNATORE Recensione
TEATRO DEI CONCIATORI
C.U.T. – Contemporary Urban Theatre - 100% TAGLIO CONTEMPORANEO
31 gennaio | 12 febbraio 2017
KAFKA IL DIGIUNATORE
Di Luca De Bei da Franz Kafka
Diretto ed interpretato da
LUCA DE BEI
Spettacolo davvero toccante quello in scena al Teatro dei Conciatori dal 31 gennaio al 12 febbraio 2017. Luca De Bei, decide di portare in scena Franz Kafka, e lo fa presentando un monologo diviso in due parti, decisione chiaramente dovuta ad un approfondito studio dello scrittore ceco di lingua tedesca. Nella prima parte ci troviamo nel sanatorio di Kierling siamo nel 1924 anno della morte fisica di Kafka. De Bei ci porta all'interno dello scrittore, e ci fa toccare con mano le corde più intime del suo animo, quando ormai rassegnato ad una fine prossima, fa un excursus delle parti salienti della sua vita. Il rapporto conflittuale con un padre così diverso da lui, che lo ha segnato a vita, il senso di colpa che gli ha instillato quel senso di estraneità e alienazione che pervaderanno tutte le opere kafkiane, tanto che l'aggettivo stesso assumerà un significato proprio. Il rapporto di incomprensione con la città di Praga, il non sentirsi un suo figlio, ma cercare di scappare altrove, nella città seppur ricostruita Kafka sentiva incessante la presenza della città vecchia, lui così attratto dalle novità come il cinema e con un senso di repulsione non tanto per la purezza delle origini della religione ebraica, alla quale apparteneva per famiglia , ma con una repulsione per le tradizioni portati avanti senza una ragione, come se nel sottosuolo ci fosse un forza che invece di far spiccare il volo ci fosse una forza che tendesse verso l'inghiottimento. Il senso di alienazione per tutto ciò che non capiva e a cui si sentiva estraneo, tutto questo Franz Kafka l'ha messo nelle sue opere, e De Bei riesce perfettamente a rendergli merito sul palcoscenico, grazie sia ad una scelta accurata del testo, sia ad una recitazione completa che non risparmia nessuna emozione. La seconda parte è dedicata al racconto "Il digiunatore" uno dei pochi racconti che lo scrittore boemo voleva fosse conservato dopo la sua morte, probabilmente lo considerava un testamento spirituale, in cui metteva a nudo la sua anima attraverso le vicende descritte. Uno spettacolo veramente bello, per chi, conosce e ama Kafka. Per quei pochi che ancora non lo conoscono, questo spettacolo costituisce un'apertura, una porta spalancata sul mondo kafkiano.
Miriam Comito
Al Teatro dei Conciatori, dal 31 gennaio al 12 febbraio Luca De Bei proporrà in prima nazionale il suo nuovo lavoro tratto da Franz Kafka: KAFKA IL DIGIUNATORE, diretto ed interpretato dallo stesso Luca De Bei
1924: nel sanatorio di Kierling, non lontano da Vienna, Kafka, ridotto a un mucchietto di ossa e assistito dalla compagna Dora, si illude forse di poter lottare contro la tubercolosi di cui è malato da anni e riacquistare un po’ di forze. Ha con sé le bozze, da correggere e mandare all’editore, del suo ultimo racconto “Il digiunatore” e proprio questo racconto è uno dei pochissimi scritti che, nel suo testamento, ha chiesto all’amico Max Brod di non distruggere. Qualcosa di profondo lo lega infatti al personaggio del digiunatore di professione che, nella sua gabbia e davanti agli spettatori, resta aggrappato con caparbietà al suo dimagrire fino ai limiti dell’esistere, fino al raggiungimento del sottile confine tra la vita e la morte. Il protagonista del racconto sa bene però che i tempi cambiano, che il pubblico desidera spettacoli sempre più nuovi e avvincenti e che il suo mestiere è destinato all’oblìo. Forse è per questo che Franz Kafka, che si sente così marginale alla vita, così estraneo al mondo e persino a se stesso, sente profondamente la similitudine con questo “fenomeno da baraccone” scritturato da un circo ma diverso e distante da tutto ciò che lo circonda.
Intervista a Luca De Bei
D: Come mai uno spettacolo su Kafka?
R: Amo da sempre questo autore che, a volte e a torto, è giudicato un autore “difficile” e “pesante”. In realtà i suoi testi sono pervasi da molta ironia e da una forte teatralità. La sua modernità è indiscutibile, visto che pochi come lui sono stati capaci di scendere negli abissi dell’animo umano e al contempo di inquadrare l’umana esistenza in un contesto surreale e spersonalizzante. Una condizione, questa, che appartiene fortemente all’uomo contemporaneo. Non per niente Kafka è considerato uno di quegli scrittori che più di altri ha saputo guardare lontano e analizzare e anticipare le contraddizioni e l’angoscia dell’uomo di oggi.
D: Come mai proprio “Un digiunatore”, uno dei suoi racconti meno conosciuti?
R: “Un digiunatore” è uno degli ultimi racconti scritti da Kafka e proprio pochi giorni prima di morire ne stava correggendo le bozze per un’edizione. Nella famosa lettera all’amico Max Brod, quella in cui chiede di distruggere quasi tutto ciò che ha scritto, tra i pochissimi testi che sceglie di salvare c’è proprio “Un Digiunatore”, segno che Kafka lo riteneva uno dei suoi lavori migliori, o comunque – lui sempre così esigente con se stesso e con la propria scrittura - qualcosa che egli giudicava compiuto. In effetti “Un digiunatore” è un racconto che sfiora la perfezione. Nel personaggio di un digiunatore di professione, di quelli che una volta erano esibiti come fenomeni da baraccone, c’è tutta la poesia, la struggente condizione umana di chi si sente diverso, lontano, incompreso; dell’artista che insegue caparbiamente la propria arte, a dispetto del favore o meno del pubblico.
D: Il digiunatore come un artista, dunque?
R: Sì, in questo caso il digiunatore sente di avere un ruolo importante, di poter, attraverso il suo digiuno, essere testimone di una capacità umana quasi sovrannaturale. E’ a suo modo un funambolo, un indagatore dei limiti umani, qualcuno - oggi diremmo un performer – che sceglie di fare della sua vita un’opera d’arte.
D: Cosa ha a che fare tutto questo con il teatro?
R: Beh, oggi come oggi il teatro sta vivendo un momento difficilissimo, che assomiglia incredibilmente e tristemente al momento che, nel racconto, vive lo spettacolo del digiuno inteso come esibizione pubblica. Il digiunatore sente che i gusti del pubblico stanno cambiando, che la gente ricerca emozioni e divertimenti sempre nuovi, sempre più coinvolgenti, e capisce che il suo mestiere rischia di cadere nell’oblìo e scomparire.
D: Anche il Teatro è dunque destinato a sparire?
R: Non dico questo, ma di certo il teatro è un’esperienza che non può prescindere dalla presenza “dal vivo”, del rapporto unico spettatore-attore, del “qui e ora”, e dell’unicità dell’esperienza E’ insomma uno spettacolo che chiede un’attenzione, un coinvolgimento particolare, diverso dalla spersonalizzante presenza di uno schermo televisivo, tanto per fare un esempio. Il Teatro è un rapporto 1:1, è senza tempo, e il rischio che venga spazzato via dalla standardizzazione, dalla serialità, dalla ricerca di esperienze sempre più virtuali e sempre meno reali non è da sottovalutare. Ma è anche vero che il teatro ha dalla sua una capacità unica di coinvolgimento, che difficilmente può essere sostituita e che probabilmente lo preserverà dallo scomparire.
D: Nello spettacolo si parla solo del digiunatore del racconto?
R: No, lo spettacolo mette in scena anche Kafka stesso, e ne segue le ultime settimane di vita (quando si trovava nel sanatorio presso Vienna, dove si spense nel giugno 1924), e poi torna indietro nel tempo, attraverso i suoi ricordi. Si affrontano così temi come il ruolo della scrittura, la sua amata-odiata Praga, il rapporto conflittuale con il padre e il rapporto con Dora Diamant, la sua ultima compagna. Ma lo spettacolo affronta anche tematiche inusuali legate a Kafka come per esempio l’attrazione che egli aveva per il cinema.
D: Kafka andava al cinema, dunque?
R: Certo, sono giunte fino a noi alcune annotazioni a questo proposito. Kafka aveva un atteggiamento inizialmente diffidente verso la settima arte, ma poi, quasi suo malgrado, ne fu conquistato. Sappiamo persino quali furono i film che gli piacquero di più e di cui parlava volentieri.
D: Dopo “Il Grande Mago”, il testo di Vittorio Moroni in cui hai interpretato un uomo di oggi che decide di cambiare sesso con tutte le problematiche legate alla paternità e al rapporto con la sua donna, ora ti cimenti in un personaggio “antico” come Kafka. Come mai?
R: Perché Kafka era un’anima profonda, contraddittoria. Un uomo sensibilissimo, certo tormentato, ma allo stesso tempo con un lato fanciullesco e persino giocoso. Un grande poeta, un intellettuale, ma anche un uomo che amava la semplicità, la sobrietà, che ricercava una purezza spirituale. Un uomo con una fantasia illimitata e un grande mondo interiore. Un uomo, insomma, che racchiude in sé tanti aspetti diversi. Per un attore dunque un personaggio che contiene davvero grandi possibilità interpretative.
TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei conciatori, 5 – 00154 ROMA
Tel. 06.45448982 – 06.45470031 - info@teatrodeiconciatori.it - http://www.TIPOLOGIA BIGLIETTI: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
ORARIO SPETTACOLI: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00
RIDUZIONI PER I LETTORI DI PERSINSALA, SALTINARIA, GUFETTO, MEDIA&SIPARIO
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