mercoledì 1 marzo 2017

NUOVA RASSEGNA AL FEMMINILE -UNA STANZA TUTTA PER LEI AL BRANCACCINO

Marioletta Bideri per Bis Tremila srl
presenta

UNA STANZA TUTTA PER LEI
Rassegna teatrale per immaginare il femminile del terzo millennio
Direzione artistica Daniele Salvo
In collaborazione con Marioletta Bideri Melania Giglio
Al Teatro Brancaccino, Roma
9 marzo – 14 maggio 2017

Era da tanto tempo che desideravo creare un evento dedicato alle donne, trovare un luogo dove le attrici più note (e anche le più giovani) potessero esprimere il loro talento raccontando con dei reading, con il canto, con monologhi e attraverso brani di letteratura, l’universo femminile. Volevo si potesse fare un viaggio nel cuore, nella mente, nelle emozioni delle donne, che riuscisse a parlare alla pancia degli spettatori.
Da questa idea e dalla collaborazione con Daniele Salvo e Melania Giglio nasce la rassegna “Una stanza tutta per lei”, che al Teatro Brancaccino vede la sua terza edizione.
A conclusione della rassegna ci sarà un concorso dedicato a 16 attrici, che potranno presentare venti minuti di storie inedite. Alla vincitrice, decretata da una giuria di addetti ai lavori, verrà assegnato un piccolo contributo per la realizzazione dell’intero spettacolo.
“Una stanza tutta per lei” non vuole essere soltanto un format teatrale, ma anche un mezzo per far conoscere e sostenere le tante ONLUS e Associazioni che lavorano ogni giorno per aiutare le donne in difficoltà.
Marioletta Bideri


Per il secondo anno consecutivo siamo orgogliosi di presentare questa rassegna tutta al femminile. Otto attrici, otto donne che cercano incessantemente una nuova identità. L’essenza delle donne del terzo millennio.
Due sono le grandi rivoluzioni che vedremo in questo nuovo secolo appena iniziato: la rivoluzione tecnologica e la rivoluzione femminile. La prima si sta affermando con più facilità, poiché è una rivoluzione "strumentale", "funzionale", anche se credo che pochi si rendano conto di quanto essa muterà nel profondo le nostre categorie etiche, mentali e culturali.
La rivoluzione femminile sarà più lenta, contrastata e sofferta. Ma è un'onda anomala che non si può fermare. Alle donne verranno affidati sempre più spesso ruoli di responsabilità e di potere. Le donne del terzo millennio non saranno mai più quelle che noi abbiamo conosciuto. Tentare di frenare quest'onda è demenziale, anacronistico, ottuso.
Cos'hanno da dire gli uomini a questo proposito? Sono evidentemente spaventati e confusi. Sono evidentemente in crisi di identità. Ma qualche domanda dovremo pur farcela.
Come ci immaginiamo le donne del terzo millennio? Cosa sarà essere madri? Cosa significherà avere il potere? Come fermeremo lo scempio del femminicidio? Come sarà il loro mondo emotivo? Quali nuovi linguaggi inventeranno? E noi uomini? Come resteremo loro accanto? Come verremo cambiati da tutto questo?
Al Teatro Brancaccino di Roma esploreremo possibili risposte a queste domande, attraverso storie drammatiche, attraverso sogni di resistenza, attraverso il potere rivoluzionario di una risata. Lo faremo grazie ad artiste di solida formazione ma di provenienze diversissime. Otto weekend, da marzo a maggio, dedicati a otto attrici, a otto donne straordinarie. Saranno loro a condurci per mano in questo nuovo, affascinante viaggio.
Una grande novità di questa seconda edizione romana è rappresentata dal concorso “L’alba che verrà, 16 attrici per raccontare le nuove voci del terzo millennio”. Sarà un’occasione unica per dare voce a proposte di drammaturgia contemporanea inedite e a nuove interpreti che sapranno raccontare con occhi acuti e freschi il femminile nostro contemporaneo. Al testo e all’attrice vincitori del concorso verrà assegnato un piccolo contributo alla produzione e la possibilità di essere inseriti nella prossima edizione della rassegna.
Daniele Salvo


Tra le protagoniste femminili: MICHELA ANDREOZZI, VALERIA PERDONO’, MARIA PAIATO, MELANIA GIGLIOLADYVETTE, 

Dal 9 al 12 marzo 2017
da giovedì a sabato ore 20.00-domenica ore 18.00
MICHELA ANDREOZZI

in

L’AMORE AL TEMPO DELLE MELE
regia Paola Tiziana Cruciani

uno spettacolo di Michela Andreozzi, Paola Tiziana Cruciani e

Giorgio Scarselli

musiche dal vivo Alessandro Greggia

Dopo il successo di “A letto dopo Carosello” una sorta di "primo tempo" del suo esilarante e tenero viaggio nella memoria collettiva, Michela Andreozzi è pronta ad accompagnarci ancora una volta indietro nel tempo, in quel momento in cui, a nostre spese, abbiamo iniziato a capire le prime tragiche, irresistibili e divertentissime conseguenze dell’amore.

Ti vuoi mettere con me mantiene la stessa formula del varietà, con canzoni dal vivo e il coinvolgimento del pubblico, come se fosse un vecchio amico. Ma quest'anno c'è di più: Azzurra Doff Bolazzi e altri nuovi personaggi faranno capolino sul palco.
«Dreams are my reality…». Era il tempo delle mele, il sabato pomeriggio, una palla di specchietti girava sul soffitto del salotto: poche coppie dondolavano al centro della stanza.Lei gli teneva le mani sulle spalle, lui le teneva a pinza sui fianchi e tutte le mani erano sudate. Poi arrivava qualcuno con una scopa e la coppia scoppiava fino al lento successivo. Sul sesso circolavano poche notizie e annosi quesiti restavano insoluti: “Si può rimanere incinta con un bacio?”. Le confuse spiegazioni dei genitori riuscivano solo ad alimentare i dubbi… Non restava che scrivere alla Posta del Cuore.
L’adolescenza e la cameretta, il diario, il telefono, la gita scolastica e il primo amore: indimenticabili, drammatici e involontariamente esilaranti momenti che hanno segnato lavita di ciascuno di noi. Ma come siamo diventati?
Ma siamo davvero cambiati? E se potessimo per un attimo tornare indietro a quell’incantevole istante in cui non eravamo  carne  pesce, ma in cui tutto stava per accadere?


Dal 16 al 19 marzo 2017
da giovedì a sabato ore 20.00-domenica ore 18.00
VALERIA PERDONÒ

in

AMOROSI ASSASSINI
Facciamo finta di niente, dai…
regia Paola Tiziana Cruciani
uno spettacolo di Valeria Perdonò
musiche al pianoforte Marco Sforza

Art Director FEDERICA RESTANI Produzione ARS CREAZIONE E SPETTACOLO


“Amorosi assassini” è il titolo di un saggio edito da Laterza nel 2006: 13 giornaliste e scrittrici raccontano casi di violenza su donne avvenuti in quell’anno.
Da quando mi è capitato per caso questo libro tra le mani, non ho più smesso di leggere, scrivere, recitare, parlare della questione “femmina“. Cercare di non farefinta di niente insomma.
Purtroppo il tema della violenza sulle donne diventa, ogni giorno di più, protagonista delle nostre vite e delle più crudeli vicende di cronaca. Ma non perché prima non ci fossero così tanti episodi come negli ultimi anni, solo perché finalmente se ne parla.
Qualche anno fa il Telefono Rosa di Mantova mi chiese di occuparmi della questione, parlarne a teatro, dare vita al problema, raccontare episodi,commentare e metterci del mio, ma io non sapevo da dove cominciare. Erano e sono troppi i casi!
Partiamo da una statistica però, esiste un comune denominatore: mariti, compagni o ex amanti che uccidono, e famiglie che spesso sotterrano e nascondono.
Cominciai a leggere resoconti degli omicidi, guardare video-interviste, analizzare i dati, e poi mi capitò tra le mani quel libro.
In Amorosi assassini - Ed Laterza mi ha colpito una storia in particolare, quella di Francesca Baleani, perché era l’unica che aveva un lieto fine, se così si può dire: Francesca è stata quasi uccisa dal suo ex marito ma si è salvata per miracolo ed è riuscita a ricominciare una nuova vita. Per questo ho deciso di scrivere un monologo proprio su di lei, partendo dalla sua storia, dalle sue stesse parole così piene di disperazione e, nonostante tutto, di meraviglioso attaccamento alla vita, di rinascita.
L'episodio della Baleani, però, mi ha colpito più di altri anche perché si è consumato in un ceto sociale benestante e culturalmente molto elevato, e così viene menoanche il luogo comune per il quale siamo portati a credere che la maggior parte delle violenze sulle donne avvenga in sfere economico-sociali basse o ai margini.

Una donna che parla di donne con un uomo e insieme al pubblico. Una donna che pensa alle donne e a se stessa. Fogli e un pianoforte, documenti e musica, cronaca e poesia, l’attualità col sorriso dell’ironia. La storia di Francesca Baleani fa da filo conduttore insieme a citazioni, canzoni eriflessioni. Da Esiodo alla Merini, da De Andrè a Gaber passando per il Trio Lescano. Per dare una voce in più. Per non fare finta di niente, o almeno provarci.

Per aprire una piccola riflessione sulla violenza sulle donne, sull'amore o sulle donne e basta. Con tutta la violenza che comporta, e con tutta l’ironia e la leggerezza che mi contraddistinguono come donna e come attrice.


Dal 23 al 26 marzo 2017
da giovedì a sabato ore 20.00-domenica ore 18.00
MELANIA GIGLIO

in

VOCE DI DONNA
uno spettacolo di Melania Giglio

"L'uomo che non ha musica dentro di sé,
ed è insensibile agli accordi delle dolci melodie,
è pronto per tradimenti, stratagemmi e rapine"
William Shakespeare, Il Mercante di Venezia

Una donna sola in scena. Vestita di un enorme abito da sposa che occupa quasi tutto il palco.
Racconta la sua storia fatta di vittorie e sconfitte, gioie e dolori. Una storia comune a molte. Ma questa donna percepisce il mondo in un modo molto particolare. Per lei solo il suono, le voci, la musica danno un senso agli eventi. Solo il suono mette ordine in un universo che altrimenti sarebbe percepito come caos. Attraverso le voci di donna che l'hanno guidata ed ossessionata riesce persino a raccontarci quell'assurdo susseguirsi di ore che qualche sprovveduto si ostina a chiamare vita.

NOTE DI REGIA
Io sono la sposa che non ha vissuto, quella che nessuno ha voluto.
Non so se ancora vivo. Non so se esisto.
Ma so che prima ancora di nascere io ero suono.
Della mia infanzia non mi ricordo nulla. Ore e ore senza sapere che farsene del tempo.
L'unica cosa che mi è restata nelle ossa di quegli anni senza forma è la voce di mia madre. E naturalmente la voce di mia nonna.
Solo il suono era il mio mondo. Solo sentirlo mi placava.
Poi è arrivata la musica. Anzi: è arrivato il canto. A dare finalmente un senso a tutta quella confusione.
Il mio mondo solitario finalmente si è popolato di voci. Voci di donne che hanno dato un nome a tutti i miei fantasmi.
Eros, Solitudine, Dolore, Amore, Nascita, Lotta, Fede sono diventati musica.
Universo senza fine.
Canto eterno ed invincibile.

Melania Giglio


Dal 30 marzo al 2 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 20.00-domenica ore 18.00
CINZIA SPANÒ

in

LA MOGLIE
Viaggio alla scoperta di un segreto
regia Rosario Tedesco
uno spettacolo di Cinzia Spanò
con la collaborazione di Teatro Elfo Puccini


 “Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici.
Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, e in segreto.
Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente.”
 Fedor Dostoevskij

Un soffio di vento rapisce un giorno Psiche, la bella figlia del re, per portarla in un luogo lontano e solitario. Nella dimora dove il vento l’ha portata le fa visita alcalar delle tenebre il suo sposo e con lui trascorre nel piacere le ore che la separano all’alba. Nella notte Psiche non vede il volto del suo amante e questa è l’unicacondizione che le viene data per poter continuare a vivere in quel luogo incantato assieme all’uomo che ama… Anno 1942. Stati Uniti, New Mexico. Inpochissimi mesi viene costruito in mezzo al deserto un laboratorio scientifico, e attorno a questo laboratorio abitazioni sempre più numerose per ospitare le famigliedegli scienziati che vi lavorano. Nasce così una cittadina senza nome, senza indirizzo, non segnata sulle mappe, alla quale non è possibile accedere senza speciali permessi e dalla quale non è possibile uscire. Non ci sono telefoni e tutto è presidiato e strettamente controllato dai militari dell’esercito americano. E’ quello a cui gli scienziati stanno lavorando nel laboratorio ad essere oggetto di tanta segretezza. Nessuno sa di che cosa si tratti. Il mondo è in guerra. E in guerra il livello dimassima segretezza prevede il divieto di parlare del lavoro che si sta svolgendo persino alle proprie mogli. Esse, come Psiche, in quel- la cittadina lontana e senza nome attendono che arrivi la sera per incontrare i loro ma- riti di ritorno dal laboratorio. E, come Psiche, anche a loro viene chiesto di non conoscere fino in fondo il vero volto dell’uomo che hanno sposato. Il mito racconta che la fanciulla una notte prende un piccolo lume e si prepara a far luce sul volto del suo sposo, scegliedi disobbedire, sceglie di conoscere. E così anche La Moglie vuole scoprire cosa si nasconde dietro al segreto di suo marito. Un segreto che ha cambiato per sempre la storia degli uomini e sui cui moventi e conseguenze non smettiamo ancora oggi di interrogarci.




Dal 6 al 9 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 20.00-domenica ore 18.00
MARIA PAIATO

in

IL GATTOPARDO
Lettura in 4 serate
regia Giulio Costa
uno spettacolo tratto da Giuseppe Tomasi Di Lampedusa
                                             
“Tutto è partito da Giorgio Bassani. Il celebre autore ferrarese, in qualità di consulente e direttore editoriale per la Feltrinelli, riuscì a far pubblicare "il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il romanzo, che altrove aveva ricevuto resistenze e rifiuti, si rivelò un assoluto capolavoro e la sua fortuna dura ancora oggi. E ancora tutto è partito da Giorgio Bassani perché in questo 2016 molte città italiane, ma soprattutto Ferrara, hanno reso omaggio ai 100 anni dalla sua nascita. Giulio Costa che ha curato la regia di queste quattro puntate di lettura, mi ha offerto questa bellissima e un po' rischiosa occasione di lavoro. Bellissima perché ho riscoperto la potenza di un romanzo che avevo letto in gioventù a scuola e davvero è stato sorprendente misurarsi con la ricchezza di una lingua italiana sontuosa, con un tema attualissimo, con il gusto per l'ironia e il paradosso... un romanzo magistrale che racconta come siamo diventati italiani, e perché lo siamo diventati in questo modo, contraddittorio, eroico, ipocrita, generoso e disarmante. Rischiosa perché si trattava di chiedere in qualche modo al pubblico di tornare la settimana dopo per la seconda e poi la terza e la quarta puntata... una lettura a puntate? I sabato sera? Di giugno? Non sarà chieder troppo? Ma se non si prova non si può sapere e così mettendoci al servizio solo del romanzo senza aspettarci niente abbiamo cominciato ed è andata benone. 4 sabati in cui io e il pubblico entravamo in un mondo lontano nel tempo ma nostro e per questo era bello, necessario e curioso farci i conti. Ora questa piccola sfida mi piace proporla al pubblico di Roma e questa rassegna intelligente e coraggiosa, "Una stanza tutta per lei", che ha a cuore la letteratura il teatro, le attrici e soprattutto di offrire al pubblico proposte nuove, immediatamente l'ha colta”.




Dal 20 al 23 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 20.00-domenica ore 18.00
FEDERICA BERN

in

IL VIAGGIO DI FELICIA
regia Marco Simeoli

uno spettacolo di  Claudio Pallottini

                                             
Felicia è una ragazza rumena, ma potrebbe essere di un qualsiasi altro paese dell'est, o una migrante africana, o asiatica, molto sognatrice e con i piedi poco piantati per terra. Il crollo del regime comunista e la miseria crescente l'hanno spinta a lasciare la sua patria ed emigrare in Italia. Come per molte sue connazionali anche per Felicia l'Italia è prima di tutto ciò che ha visto in televisione: la famigliola del Mulino Bianco, i milioni di euro in palio ogni giorno nei quiz serali, il paese dei balocchi dove la ricchezza basta saperla prendere o volerla, per acciuffarla, ma anche, il luogo ideale dove realizzare il suo sogno d'integrazione.
Felicia con il visto turistico viene in Italia, a Roma, con la certezza che trovare un lavoro e ben retribuito sarà una barzelletta, così come essere accettata. Ma la realtà è diversa: il lavoro onesto è duro, mal pagato e, spesso, sfruttato e c'è sempre qualcuno pronto a specularci sopra. Per non parlare del costo della vita e dell'affitto pel buco di casa dove abita. E l'integrazione, poi, non è così ovvia e scontata.


NOTE DI REGIA
Il monologo di Claudio Pallottini è un viaggio la cui partenza e il cui arrivo non sono soltanto un luogo geografico definito, ma un luogo della mente.
Il luogo deove la protagonista fa i conti con la realtà che si infrange con il suo sogno d'integrazione e di successo. 
Il luogo della delusione della protagonista che accetta la sua vita per ciò che è, per la parte di destino che le è stata assegnata.
Rendere questo viaggio è stato il compito della regia, che lo ha fatto facendo ricorso a linguaggi extra teatrali come il fumetto e la tv; o il racconto in terza persona di stampo Brechtiano.
Felicia ci racconta così il suo viaggio con semplicità, senza rancore, ma anzi, con leggerezza e ironia, grazie alla sua capacità di confondere e confondersi la realtà che vive con l'immaginazione e il sogno.

Marco Simeoli

Dal 27 al 30 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 20.00-domenica ore 18.00
LADYVETTE

in

LESCANO
Le dive dello swing
regia Giorgio Serafini Prosperi
uno spettacolo di Giorgio Serafini Prosperi e Teresa Federico
musiche al pianoforte Giorgio Gori

Tre giovanissime acrobate olandesi Alexandra, Judith e Kitty Leschan giungono con la madre in Italia durante la guerra e in brevissimo tempo conquistano il cuore degli italiani con le loro splendide voci perfettamente amalgamate. Nonostante o forse grazie al loro accento straniero, il successo è dirompente. La Cetra e l’Eiar se le contendono. Le Lescano diventano il trio vocale più ascoltato d’Italia. Danno vita a successi memorabili come “Tulipan” e “Marameo perché sei morto”.
Quando arrivano le leggi razziali, la situazione cambia radicalmente. Neanche il successo e l’amore del pubblico possono salvare le sorelle Lescano e la madre, di origine ebraica, dall’antisemitismo crescente. Tentano qualsiasi strada per salvare la vita alla madre, costretta a fuggire fuori dall’Italia.
La buona stella delle Lescano si spegne.  Improvvisamente, come erano apparse, scompaiono, lasciando un vuoto incolmabile nel panorama musicale italiano.


Dal 4 al 7 maggio 2017
da giovedì a sabato ore 20.00-domenica ore 18.00
ATHINA CENCI

in

LA DONNA GIGANTE

a cura di Marco Mattolini

uno spettacolo di Lidia Ravera


“La nostra vita è divisa in tre tempi. La vostra in due soltanto. Voi siete bambini, poi uomini. Restate uomini fino alla morte. Noi siamo bambine, poi donne, poi donne vecchie. Il terzo tempo nessuna ha voglia di viverlo”.  Così dice di sé la protagonista di questo racconto che Athina Cenci aveva interpretato molti anni fa nelle sue prime due parti. Oggi, non a caso,  l’attrice sceglie questa divertente e densa  trilogia per tornare sulla scena a Roma. Il 3 aprile nel 1985, nel 1995, nel 2005. Il racconto di un giorno nella vita di una donna a distanza di 10 anni. Il bisogno di tempo che si intreccia coi legami familiari, la carriera, l’impegno politico, i dubbi. Donna sull’orlo di una crisi di identità, appassionata, intelligente, contraddittoria, esigente e paziente, ironica,  ambiziosa a disagio, materna, leggera. Consapevole della propria fragilità e per questo più forte: donna gigante.






BRANCACCINO
Via Mecenate 2, Roma - www.teatrobrancaccio.it
Dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18

Biglietto: 15,50 €

BOTTEGHINO DEL TEATRO BRANCACCIO Via Merulana, 244 | tel 06 80687231 | botteghino@teatrobrancaccio.it

UFFICIO PROMOZIONE tel 06 80687232 | promozione@teatrobrancaccio.it

sabato 11 febbraio 2017

L'ARTE E' UNA CARAMELLA Recensione

9– 12 febbraio 2017

dal giovedì al sabato ore 20; domenica ore 18


nell’ambito della rassegna Spazio del Racconto

Florian Metateatro - Centro di produzione teatrale

L’ARTE È UNA CARAMELLA
un viaggio nella Storia dell'Arte

a solo di e con Carlo Vanoni, drammaturgia e regia Gian Marco Montesano

Collaborazione al testo Luca Berta
Scena Carlo Vanoni e Gian Marco Montesano
Luci/audio Antonio Stella, Umberto Marchesani
Voci fuori campo Giulia Basel, Massimo Vellaccio, Umberto Marchesani, Maresa Guerra, Luigia Tamburro, Emiliano Furlani
Fotografia Francesca Ripamonti
Ringraziamo Claudio, Ercole, Erika, Ivano, Marina, Paolo, Giorgio
Cura Giulia Basel
Organizzazione Ilaria Palmisano

l'ARTE è UNA CARMELLA è uno spettacolo, davvero particolare, per certi versi, lo si potrebbe definire brechtiano , non tanto per le tematiche trattate, quanto per l'intento didattico, di spiegare un qualcosa di importante, senza usare troppi termini tecnici, così che il messaggio possa arrivare chiaramente a tutti. Il titolo che potrebbe sembrare ad un primo sguardo,per lo meno enigmatico, viene spiegato nel finale, finale che è già presente sul palco sotto forma di immagine. Vanoni ci conduce in un viaggio che attraversando circa un secolo, si parte dalla dagli anni 60' dell'Ottocento per arrivare agli anni 60' del Novecento, va ad esaminare tutte quelle personalità e movimenti che nel corso di questi 100 anni così densi di cambiamenti nel modo di percepire l'arte hanno maggiormente contribuito  a  far proseguire un cammino di ricerca. L'arte è una scienza sociale, e come tale deve essere studiata in relazione al contesto in cui nasce. Vanoni parte da Eduard Manet è dal suo Déjeneur sur l'herbe, che rifiutato al salone ufficiale fu esposto al Salon des refusès nel 1863, seguita dall'Olympia sempre di Manet, quadri che fecero gridare allo scandalo, non perchè ci fossero dei nudi in se e per se, ma perchè tali nudi, erano inseriti in un contesto realistico di vita di tutti i giorni. Da Eduard Manet Claude Monet che  circa dieci anni dopo presso lo studio del fotografo Felix Nadar, espose, Impression.Soleil levant, che ricordò ad un critico, l'impressione , ovvero la prima stampa della carta da parati, non dimentichiamoci che da poco era nata la fotografia, un' arte mimetica, non aveva più senso. Vanoni prosegue il suo cammino passando da Cezanne e la sua destrutturazione della pittura, va a toccare le corde più intime ricordando Vincent Van Gogh e la sua poetica dei colori. Lo squadernamento effettuato da Picasso, Vanoni ce lo spiega partendo da Giotto e dal suo ricondurre l'arte da greca a latina. E ci si continua a chiedere, perchè quest'uomo ha detto all'inizio dello spettacolo che la sua opera d'arte preferita è un grande mucchio di caramelle poste in un angolo di una sala di un museo di arte contemporaa in America. I suoni sono colori, sono forme, un quadro è come un concerto, questo è possibile nell'arte spirituale, o meglio nello spirituale nell'arte poetca di Vassilji Kandinsky. E nell'era del consumismo l'arte trova ancora quartiere? Secondo Andy Warhol non ne suo senso antico ma una tragica serialità...per lui il ritratto della foto di Marylin era uguale alla riproduzione del barattolo della zuppa Campbell....Pop Art, i tagli di Lucio Fontana, e la porta aperta del retro del tempio nello Sposalizio della Vergine di Raffaello, stesso significato ma eseguito con metodi e in tempi diversi. La merda di artista di Manzoni forse il gesto più rivoluzionario fatto da un'artista italiano del Novecento, gesto in competa contrapposizione con la poetica della Pop Art. E infine Marcel Duchamp con il suo orinatoio, non ancora del tutto accettato....bastava cambiare il punto di vista. Il percorso che Vanoni fa  fare al pubblico, porta diretto a 79 chili di caramelle un'opera davvero significativa di Felix Gonzales Torres, 79 kg era quanto pesava il compagno dell'artista, al momento del ricovero in ospedale.
L'ARTE E' UNA CARAMELLA è uno spettacolo per gli appasionati d'arte, per chi vorrebbe capire di più dell'arte contemporanea, per chi ha un cuore per commuoversi.
Grazie davvero.
Miriam Comito




“Molti anni fa mi capitò di vedere un mucchio di caramelle esposto in un museo d’arte contemporanea. Non capendo mi domandai: perché un mucchio di caramelle è un’opera d’arte? Per scoprirlo, ho incominciato un lungo viaggio attraverso la Storia dell’Arte.” Carlo Vanoni

Che rapporto c'è tra Raffaello e il "taglio" di Fontana? Perché "l'orinatoio" di Marcel Duchamp è considerato una scultura? Come possono dialogare Leonardo da Vinci e Andy Warhol? Una entusiasmante cavalcata attraverso 500 anni di storia dell’arte che si conclude davanti a 79 kg di caramelle colorate ammucchiate nell’angolo di un museo. È arte anche questa?
Uno spettacolo divertente, interessante, emozionante e tutto da gustare!

Carlo Vanoni, dopo la laurea in Sociologia studia Conservazione dei beni culturali all’università Ca’ Foscari di Venezia. Da vent’anni si dedica al mondo dell’arte contemporanea, come consulente di varie gallerie d’arte e curatore di mostre. Si dedica anche a cicli di conferenze al fine di rendere i linguaggi contemporanei accessibili a tutti.

Gian Marco Montesano, artista, nel 1978 sconfina dalle Arti Visive verso il Teatro fondando (con Giulia Basel e Massimo Vellaccio) la Compagnia FLORIAN oggi Florian Metateatro - Centro di Produzione con sede a Pescara. Montesano è autore e regista (vincitore nel 1982 del Premio Flaiano all’autore).

Luca Berta, ex ricercatore precario all’università. Ha scritto una raccolta di racconti (Imitazioni della vita, Sironi 2006) e tre libri di filosofia (L’ultimo è Dai neuroni alle parole, Mimesis 2010). Attualmente si occupa di marketing e arte contemporanea.

Una piccola lezione di Storia dell’Arte, tanto sintetica quanto ricca di sorprese, con un finale commovente che illustra l’opera di Felix Gonzales Torres.
Franco Cordelli, Corriere della Sera
“La caramella” di Vanoni è una luccicante pillola ad azione rapida e altissima digeribilità che migliora in modo esponenziale la nostra capacità di comprendere e amare l’arte. Consigliata ad ogni età, ha l’unico effetto collaterale di creare una assoluta e incancellabile dipendenza dalla materia in oggetto.
Mogol
“L’arte è una caramella” è lo spettacolo sull’arte più bello che abbia mai visto. Certo, è anche l’unico che io abbia mai visto, ma non stiamo a guardare il capello.
Giorgio Gherarducci, Gialappa’s Band



BRANCACCINO
Via Mecenate 2, Roma - www.teatrobrancaccio.it

Biglietto: intero15,50 €; ridotto 11,50 €
Card open 5 ingressi 55 €

BOTTEGHINO DEL TEATRO BRANCACCIO Via Merulana, 244 | tel 06 80687231 | botteghino@teatrobrancaccio.it

UFFICIO PROMOZIONE tel 06 80687232 | promozione@teatrobrancaccio.it


venerdì 10 febbraio 2017

ANGIE Recensione

Compagnia Degli Arti
in
Angie
Scritto e diretto da Gabriele Mazzucco

Dal 9 al 12 febbraio – Teatro Testaccio



Un'atmosfera surreale avvolge gli spettatori dello spettacolo ANGIE, fin dalle sue prime battute. L'ambientazione notturna, e poi sotterranea della prima parte concorre a trasporta il pubblico in una dimensione altra in cui si fondono creature umane e creature non umane, tutte unite per un unico scopo: salvare la terra. Salvarla da cosa? Da un pericolo imminente, già decretato dagli dei più terribili: Ade, dio degli inferi e Marte dio della guerra, da sempre alleati. Le forze del bene si avvalgono delle nove muse, divinità protettrici  delle arti, anche se in piena attività, attualmente ce ne è solo una Euterpe, la musa della musica, che ama farsi chiamare Angie, le altre hanno tutte, per vari motivi abbandonato il loro posto, Calliope la musa dell'epica vive con la sorella, ma grazie all'avvento dei social network è andata fuori di testa, e poi c'è Clio la musa della storia, la più importante di tutte, perchè è colei che costruisce e protegge la memoria, che si è dispersa sulla terra, è necessario ritrovarla, le muse devono essere almeno tre per poter combattere contro i Bobby Dylan (le forze del male) e poter salvare l'umanità.
lo spettacolo per il testo e regia di Gabriele Mazzucco è un'opera particolare, in parte pasoliniana, in parte ricorda Asimov. Molto colorata e chiaramente musicata, Euterpe/Angie è interpretata da un bravissimo Fabrizio Apolloni, accompagnato da Andrrea alesio, Federica Orrù e Paola Raciti. Un'opera pagana in cui c'è una trasposizione dal 33 al 27, e una periodicità, e a volte sovrapposizione di predestinati.
Miriam Comito

La sorti del mondo e le vite delle famose rockstar morte a 27 anni, legate da un unico destino.
Un gruppo di divinità (Muse, dei e semidei) in lotta tra di loro.

Una ragazza qualunque attirata con l'inganno al centro della terra. 
La Musa della musica, una volta nota con il nome di Euterpe ma da tutti quanti, oggi, chiamata ANGIE, come ultimo baluardo delle forze del bene ... 


E poi la Musa della letteratura, Calliope, oramai completamente fuori di testa; un lupo marsicano (Aristeo) diventato il fedele aiutante di ANGIE, dopo essere stato tramutato in un semidio; l'attacco finale dei "Bobby Dylan" alle porte; gli aneddootti sulla spiaggia di Venice Beach con Jim ( Morrison), Jimmy (Hendrix), Janis (Joplin) e poi le vere cause delle morti di Robert Johnson, Brian Jones, Kurt Cobain ed Amy Winehouse. 
Risate, divertimento e tanta tanta della nostra storia artistica e politica raccontata in un delirio surreale e fantastico, ma profondamente attinente con la realtà quotidiana.


Nuovo spettacolo della Compagnia Degli Arti, Angie è un esilarante, Rock, lisergico, anticonvenzionale affresco sulla società attuale e sull’eterna lotta tra il bene e il male che è dentro ogni essere umano; Angie è una storia firmata Gabriele Mazzucco che tanto segue le orme di altri lavori fin qui proposti dalla Compagnia stessa ( La storia di mezzo, Il Fantasma della Garbatella, M’Iscrivo ai terroristi) a chiusura di quello che è diventato un vero e proprio nuovo modo di raccontare in teatro.

Con: Fabrizio Apolloni, Andrea Alesio, Federica Orru’, Paola Raciti.

Dal 9 all’11 febbraio ore 21:00; Domenica 12 febbraio ore 17:30
Costo biglietto: Intero 15,00 euro, Ridotto 10,00 euro.
Per info e prentazioni

Tel. 06 575 5482 – scriba100@tiscali.it














mercoledì 8 febbraio 2017

I SUOCERI ALBANESI Recensione

Viola Produzioni Srl
presenta

FRANCESCO PANNOFINO | EMANUELA ROSSI

I SUOCERI ALBANESI
di Gianni Clementi

con ANDREA LOLLI | SILVIA BROGI | MAURIZIO PEPE
FILIPPO LAGANÀ | ELISABETTA CLEMENTI

regia di
CLAUDIO BOCCACCINI

produzione Viola Produzioni

Dal 7 al 19  FEBBRAIO 2017


I SUOCERI ALBANESI in scena alla Sala Umberto dal 7 al 19 febbraio 2017, è una commedia assolutamente contemporanea, il testo di Gianni Clementi, come sempre inclemente nel mettere a nudo le contraddizioni della nostra società, soprattutto andando a scandagliare gli animi di quegli esponenti, della società stessa, all'apparenza più progressisti. Lucio (Francesco Pannofino) e la moglie Ginevra (Emanuela Rossi) da ragazzi sono stati dei rivoluzionari, frequentavano i cineclub e andavano in giro con la famosa borsa tolfa, ora vivono in una bella casa, lui è un politico, lei una chef famosa per la sua cucina spirituale, sensoriale. Hanno una figlia di sedici anni: Camilla (Elisabetta Clementi), assolutamente dissociata da loro, sempre arrabbiata, con la quale non riescono a comunicare. Un perdita d'acqua si rivelerà la fonte per costruire un nuovo rapporto, infatti, l'arrivo in casa del diciottenne albanese Lushan (Filippo Laganà), insieme al fratello maggiore Igli (Maurizio Pepe) ristabiliranno la pace perduta ormai da anni. La pace ritrovata, si sa normalmente lascia sempre qualche strascico: i due coniugi progressisti saranno in grado di affrontare i suoceri albanesi? A colorare, ulteriormente la commedia accorrono due personaggi davvero singolari, per quanto incompatibili tra loro: Benedetta (Silvia Brogi) un'amica di famiglia proprietaria di un'erboristeria, alla ricerca di un compagno e Corrado (Andrea Lolli) un tenente colonnello sempre in giro per il mondo, appena tornato da Shangai e con una gran voglia di raccontare le sue peripezie. Lo spettacolo è molto carino, si ride, si constata la realtà. Una commedia brillante che tiene conto sia dell'attualità che della classica necessità di inserire in una pièce personaggi tipici.
Miriam Comito



Torna anche per la stagione 2016/2017, la commedia “I suoceri albanesi” di Gianni Clementi, reduce dal grande successo di critica e di pubblico della scorsa stagione in tutto il territorio nazionale, riassumibile in pochi numeri: 50 città, 86 repliche, 50.000 spettatori e una lunga serie di “sold-out”.


SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50 Roma
Tel. 06 6794753
giovedì e venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

lunedì 6 febbraio 2017

BUK LO ZOO DI BUKOWSKI Recensione

ANGELO LONGONI “BUK. LO ZOO DI BUKOWSKI”  CON SIMONE COLOMBARI, ANGELO LONGONI E VALERIO MORIGI. E GLI ALLIEVI DELL’ACCADEMIA ACTION PRO



BUK. LO ZOO DI BUKOWSKI , è lo spettacolo andato in scena in questi giorni, e precisamente dal 31 gennaio al 5 febbraio 2017 al Teatro lo Spazio, uno spettacolo in cui si mette al centro Charles Bukowski, il suo mondo, il suo modo di essere, di esprimersi, di vedere gli altri, di vedere se stesso. Quel modo così particolare, e che di certo non poteva passare inosservato, per un motivo molto semplice, non  tanto perchè nei suoi scritti si parlasse di prostitute, droga, sesso, ma per una ragione molto più naturale, perchè Bukowski usava tradurre la vita in letteratura senza porre sovrastrutture, la sua è una scrittura per immagini, che seppur poco o per nulla descrittiva, fa immergere immediatamente nell'atmosfera in cui è ambientato il racconto narrato. Angelo Longoni, in questo spettacolo, costituito, per quanto riguarda il testo da un'assemblaggio di pezzi dello scrittore statunitense, così da essere un unicum di frammentaria unità, si avvale della presenza da una parte di Simone Colombari e Valerio Morigi che insieme a lui . in una parte laterale del palco eseguono letture, e fanno da supporto ai giovani allievi della scuola Action Pro che nel palco maggiore danno vita, ad un vero e proprio zoo di personaggi bukowskiani, ddrammatici, comici, paradossali, con un unico grande comun denominatore: l'inutilità della lotta, perchè tanti non succede mai, nella vita, quello che ci si aspetterebbe succeda....solo su una cosa Hank è categorico: la motivazione per fare lo scrittore, non deve essere: diventare famoso, avere donne nel letto, diventare ricco, guidare una automobile costosa. Semplicemente si deve sentire dentro un'esigenza, di cui non puoi fare a meno, perchè se ne fai a meno...scoppi.
Miriam Comito


Una prima nazionale da non perdere al Teatro Lo Spazio. Martedì 31 gennaio 2017 Angelo Longoni debutta nei panni di autore e attore nel suo nuovo spettacolo “Buk. Lo zoo di Bukowski”, con Simone Colombari e Valerio Morigi.
“Il 9 marzo 1994 moriva Charles Bukowski. Charles Bukowski, Heinrich Karl Bukowski, Henry Chinaski, Buk, Hank per gli amici… questi sono i nomi che accompagnavano una faccia poco rassicurante- afferma Angelo Longoni - , devastata da una forma di acne giovanile, occhi verdi e denti macchiati di nicotina su un corpo di un metro e ottanta. Una faccia vera che sapeva spandersi in sorrisi rari ma luminosi. Scrittore e poeta, iper realista, iper cinico, iper sincero… anti romantico, anti borghese, anti convenzionale. Lungimirante al limite della veggenza, nichilista, distruttivo nei confronti di ogni ideologia o rito sociale, individualista fino al disprezzo di ogni agglomerato umano, disegnatore di un futuro che non conosceva ancora ma che immaginava. Metà intellettuale e metà clown, per questo poco amato dai letterati ma, in compenso, adorato da tutti i giovani che nei decenni lo hanno scoperto. Nei suoi romanzi, nei suoi racconti, nelle sue poesie, Bukowski parla in maniera esplosiva di sé e del mondo che è in lui. Con un unico criterio: la sincerità. "A volte credo di essere solo al mondo - scriveva - A volte ne ho la certezza". Per lui era disvalore tutto ciò che la maggioranza dell’umanità assumeva come valore. Considerando il periodo in cui è vissuto e considerando com’è andato a finire il mondo in questi ultimi decenni, non si può di certo dire che si stesse sbagliando. Le sue poesie sembrano dei racconti brevi, condensati, concentrati, una specie di essenza delle proprie visioni comiche e distruttive. Oggi hanno la capacità di raccontare e fotografare situazioni e paesaggi umani attuali. Le nevrosi esasperate che descriveva e che erano percepite come eccessive, oggi ci appaiono come istantanee di ciò che siamo diventati. Se le estrapoliamo dal contesto americano e le applichiamo solo all’essere umano, hanno la prerogativa dell’universalità. Non c’è geografia, non c’è tempo, non c’è contesto. Lo Zoo di Bukowski è un collage di umanità che prende vita dalle sue poesie e dai temi in esse trattate. Nove giovani allievi della scuola ACTION pro fanno vivere un serraglio di personaggi e di sentimenti, di tic, di fobie e, soprattutto, mettono in scena la maschera grottesca dell’insicurezza vissuta in ogni campo. Lavoro, denaro, società, amore, famiglia, sesso… tutto può essere motivo di paura e, allo stesso tempo, può farci ridere a causa dell’inutilità di ogni nostra fatica. 


Teatro Lo Spazio (via Locri 42/44 tel.06/77076486 www.teatrolospazio.it