martedì 3 ottobre 2023

PATRIZIA LA FONTE E MAURIZIO PALLADINO in LA MORTE DELLA PIZIA al TEATRO VITTORIA

 


PROGETTO GOLDSTEIN

presenta

La morte della Pizia

di Friedrich Dürrenmatt

Traduzione di Renata Colorni edita da Adelphi 

Adattamento teatrale di Patrizia La Fonte e Irene Lösch 

In accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Diogenes Verlag

Con Patrizia La Fonte e Maurizio Palladino 

regia Giuseppe Marini

Scena: Alessandro Chiti

Musiche Originali: Paolo Coletta

Costumi: Helga H. Williams

Disegno luci: Alessandro Greco 

Assistente alla regia: Giorgia Macrino 

Organizzazione: Rossella Compatangelo

Foto di scena: Pino Le Pera

Dal 10 al 15 ottobre 

Teatro Vittoria– Roma

Dopo il successo riscosso nella precedente stagione al Teatro Belli, torna in scena al Teatro 

Vittoria di Roma, dal 10 al 15 ottobre, LA MORTE DELLA PIZIA di Friedrich Dürrenmatt, con 

Patrizia La Fonte e Maurizio Palladino diretti da Giuseppe Marini. Le molte verità di Delfi e le fake news intorno alla vicenda di Edipo, manipolate da oracoli e 

veggenti, hanno colori grotteschi e beffardi nel racconto di Durrenmatt, pubblicato nel 1976 e 

uscito in Italia nel 1988, qui adattato in forma teatrale. Nel tentativo di conoscere e capire la 

realtà, si fa qui sempre più leggibile il conflitto insanabile tra chi vede la follia del caso e chi cerca 

di leggere un senso organico nel groviglio degli accadimenti che ci travolgono. 

Pannychis Undici, sacerdotessa Pizia alla fine dei suoi giorni, assistita dal sacerdote Merops 

Ventisette, sensale e cassiere, è chiamata dal potente Tiresia a rivedere le vicende e le profezie -di 

cui entrambi si sono resi in diverso modo artefici- al cospetto imbarazzante delle vittime dei loro 

responsi. Edipo, Giocasta, la Sfinge, appaiono sulla scena come visioni rivelatrici della fragilità dei nostri mezzi di conoscenza.

La Pizia e Tiresia a confronto con una realtà che va ben oltre le profezie, esauriranno insieme il

loro compito. Verrà il tempo della nuova Pizia. Perché le Pizie e i veggenti passano, mentre i

mercanti di notizie sopravvivono nel tempo.

Dürrenmatt smaschera in chiave grottesca il mito e delinea con tinte forti lo smarrimento degli

uomini travolti da un groviglio di eventi incontrollabili. I Greci sono costretti a scegliere una loro

verità, immersi nel chiacchiericcio confuso di informazioni contrastanti, in mezzo a un vortice di

oracoli e profezie ora folli ora malevole, talvolta generate da complotti perversi, abbandonati alla

deriva e al caso. Lo stesso accade a noi, nel nostro tempo. È umano credere a quello che risponde

alle nostre aspettative o che ci tranquillizza nelle nostre certezze.

Il testo di Dürrenmatt rimanda al cinismo delle informazioni pilotate e al caos di notizie che oggi

ci disorienta anche di più che nel suo tempo. Così abbandonati alla deriva, siamo anche noi

costretti a scegliere una nostra verità. Unica consolazione e liberazione dal panico: qualche

momento di catartico, ma amarissimo, riso.

orario spettacoli

 martedì,giovedì, venerdì e sabato ore 21:00

mercoledì ore 17:00

domenica ore 17:30

Prezzi: Interi € 27,00

TEATRO VITTORIA

piazza di Santa Maria Liberatrice, 10

tel. 065740170

www.teatrovittoria.it

UFFICIO STAMPA COMPAGNIA

Maresa Palmacci tel. 348 0803972; palmaccimaresa@gmail.com 

ANTEMETICA metafisica dell'informazione, alla Galleria Bulgaria




        



ANTEMETICA

metafisica dell’informazione

ARTISTA

Aleksandar Ivanov Stamenov

Mostra personale

DATE: 13 > 28 ottobre 2023

INAUGURAZIONE: venerdì 13 ottobre ore 18:00 

EVENTO RAW: 28 ottobre ore 18:00 

LUOGO: Galleria Bulgaria

Indirizzo: Via di Monte Brianzo 60, 00186, Roma, RM

CURATORE: Federica Fabrizi 

Catalogo a cura di: Federica Fabrizi

Testi di: Federica Fabrizi, Flaminia Verdoni e Enoch Marrella

Ufficio stampa:Vania Lai

Enti promotori:

Istituto Bulgaro di Cultura presso Galleria Bulgaria

Patrocinio di:

FAI Fondo Ambiente Italiano, Istituto Bulgaro di Cultura Roma,

Le Ragunanze Associazione di Promozione Sociale,

ACTAS Associazione culturale Turismo Arte Spettacolo di Tuscania.

Dal 13 al 28 ottobre 2023 la Galleria Bulgaria ospiterà la mostra personale, Antemetica – metafisica dell’informazione, di Aleksandar Ivanov Stamenov, a cura di Federica Fabrizi. 

Il progetto è patrocinato da: FAI Fondo Ambiente Italiano, Istituto Bulgaro di Cultura Roma, Le 

Ragunanze Associazione di Promozione Sociale, ACTAS Associazione Culturale Turismo Arte 

Spettacolo di Tuscania. Il 13 ottobre alle ore 18.00, in occasione del vernissage sarà 

presentato L’Antennista, estratto dell’opera teatrale La corazza emotiva di Enoch 

Marrella e a seguire Luca Di Capua leggerà La Casa di Natalia Ginzburg. Inoltre, in tale 

occasione Casale del Giglio presenterà le sue migliori etichette di vino bianco, rosso e rosato. 

Il 28 ottobre, in occasione della settimana dell’arte contemporanea romana RAW 2023, avrà luogo il finissage della mostra in cui l’artista, Aleksandar Stamenov, si esibirà in

una performance di live painting alle ore 19.00.

L’artista scrive:

“Antenne e Metafisica. Un paesaggio posto in alto e usurato dall’indifferenza. Una forza visiva

intrinseca che determinate forme possiedono e trasmettono in un loro intimo gioco di intrecci,

prospettive e linearità. Elementi anoressici divenuti uno spazio, uno scorcio, un confine.

Manifestazione silenziosa la cui materia unisce ed inghiotte gli stati, le città, le culture e

altrettanto le collega tramite uno o più cavi, e un filo rosso immaginario che le attraverserà.

Immagini esposte una accanto all’altra che fanno del mondo intero un quartiere. Ed è lo stesso

filo martoriato che partendo dall’antichità scorre lungo il labirinto delle idee, le stesse che

abbiamo perduto ma che bisogna ritrovare e lungo il quale inseguire la verità umana – quella

dell’Unione. L’Antemetica è la decontestualizzazione di ciò che è stato pensato per rimanere

all’esterno, lontano dagli occhi ma divenuto oramai opera d’arte, entra all’interno degli spazi

chiusi. L’Antemetica è quel che esce dalle prese, che scorre lungo le mura delle case, è quel che si

erge immobile e possente sopra le guaine; è il nome sul quale camminiamo e lungo il quale

esponiamo le nostre idee di cambiamento, d’evoluzione o di rifugio in un tempo passato. Le

antenne, come anche i loro derivati e compagni di tetto, sono state e da tempo diventate un

simbolo di fede che si erge ancora sui templi delle nostre case. Croci di un presente sparse per il

mondo. Ed è proprio la verità da esse trasmessa che guida le speranze di una società. Dei

semplici ferri intrecciati, divenuti un ponte tra i due millenni, un percorso che a priori ci

compromette. Molte di esse sono ormai inutilizzate, prive di segnale, un campo di battaglia, un

cimitero d’informazione. Fili d’informazione che si propagano sulla crosta terrestre come

un’estensione del pensiero umano. Un cerchio, un quadrato, un rombo e un triangolo, un

rettangolo, un trapezio. Dei volti, dei corpi, delle frecce, delle armi. In esse e nel loro intreccio di

movimenti, si formano e vi si trovano queste ed altre figure. Vuoi il caso, vuoi il destino o una

semplice protesta umana. Questa è la pittura ANTEMETICA – Unione e Disfacimento attraverso

l’Arte. Siamo tutti vittime della stessa cometa, siamo tutti diretti verso la stessa META”.

lunedì 2 ottobre 2023

SALA UMBERTO GIANFRANCO JANNUZZO e BARBARA DE ROSSI in IL PADRE DELLA SPOSA regia GIANLUCA GUIDI



 produzione Francesco e Virginia Bellomo per Virginy L'Isola Trovata

presenta

GIANFRANCO JANNUZZO e BARBARA DE ROSSI

in

IL PADRE DELLA SPOSA

di Caroline Francke

con MARTINA DIFONTE nel ruolo di Alice • ROBERTO M. IANNONE

MARCELLA LATTUCA • LUCANDREA MARTINELLI

e con la partecipazione di GAETANO ARONICA

scene e costumi Carlo De Marino • musiche Gianluca Guidi • luci Umile Vainieri

regia GIANLUCA GUIDI

Dal 10 al 29 ottobre 2023

SALA UMBERTO

Dopo il grande successo della passata stagione arriva alla Sala Umberto “Il

padre della sposa” con Gianfranco Jannuzzo e Barbara De Rossi, diretti da

Gianluca Guidi in uno spettacolo dalla raffinata comicità. Giovanni, dentista sposato con Michelle e padre di famiglia, ha una bella figlia, Alice, che sta per convolare a nozze; figlia a cui vuole molto bene e di cui è

molto geloso. La ragazza sta per sposare Ludo, rampollo di una ricca famiglia, ma l’imminente

matrimonio avrà un effetto straziante sul povero padre, che in cuor suo non

accetta l’idea che oramai la figlia sia una donna. Il solo pensiero di lasciare la sua

adorata fanciulla nelle mani di uno sconosciuto lo fa andar di matto. A

peggiorare le cose ci si metterà anche l’esorbitante costo del matrimonio. Così la famiglia e i parenti del povero dentista vivranno momenti di alta

tensione, essendo testimoni dei suoi bizzarri comportamenti che si

amplificheranno dopo l’incontro con Boris, il noto eccentrico “wedding planner”, incaricato di organizzare una cerimonia sofisticata. Una commedia piena di umorismo, con situazioni teneri e divertenti. SALA UMBERTO

Via della Mercede, 50, 00187 Roma - prenotazioni@salaumberto.com

prezzo biglietto da 34,00€ a 20,00€ disponibili su www.salaumberto.com

ORARI SPETTACOLI

martedì 10 - mercoledì 11 - giovedì 12 ottobre h. 20.30

venerdì 13 - sabato 14 ottobre h. 21.00

domenica 15 ottobre h. 17.00

martedì 17 - mercoledì 18 - giovedì 19 ottobre h. 20.30

venerdì 20 - sabato 21 ottobre h. 21.00

domenica 12 ottobre h. 17.00

mercoledì 25 - giovedì 26 ottobre h. 20.30

venerdì 27 - sabato 28 ottobre h. 21.00

domenica 29 ottobre h. 17.00

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_________ UFFICIO STAMPA

Silvia Signorelli silvia.signorelli@comunicazioneeservizi.com T. 338 / 99 18 303

Monica Menna ufficiostampasignorelli@gmail.com

Alessandra Teutonico alessandra.teutonico@comunicazioneeservizi.com T. 392 / 50 89 173

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IL VAJONT DI TUTTI Riflessi di speranza, al via la tournée


   



IL VAJONT DI TUTTI

 

Riflessi di speranza

 

personaggi e interpreti

 

Narratore: Andrea Ortis

Ing. Carlo Semenza: Michele Renzullo

Tina Merlin: Selene Demaria

Famiglia di Montagna: Elisa Dal Corso, Mariacarmen Iafigliola, Jacopo Siccardi

 

Testo e Regia

Andrea Ortis

Scene

Gabriele Moreschi

Luci

Virginio Levrio

Video

Mariano Soria

Suono

Francesco Iannotta

Arrangiamento musicale

Francesco Cipullo

Produzione

Mic International Company

 

In coproduzione con il Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia

In collaborazione con Compagnia della Rancia

 

On tour a partire da ottobre 2023

 

ANTEPRIMA SPECIALE SABATO 7 OTTOBRE ORE 21 SULLA DIGA DEL VAJONT IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI PER IL 60° ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA

 

Partner sulle tappe del Friuli Venezia Giulia: Associazione Regionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Artigiane, Zadružne banke del Friuli Venezia Giulia

 

 

Scritta e diretta da Andrea Ortis, “Il Vajont di tutti, riflessi di speranza” è una pièce che rende attuale e fortemente sentito il racconto del disastro del Vajont, in occasione del sessantesimo anniversario, e dell’Italia del Secondo Dopoguerra, tra teatro di narrazione, musica e proiezioni video.

In occasione dell’anniversario dei 60 anni della tragedia che colpì il Vajont il 9 ottobre 1963, la MIC – International Company, in coproduzione con il Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia e in collaborazione con Compagnia della Rancia, porta in scena, con una tournée nazionale nei più importanti teatri italiani,  “Il Vajont di tutti, riflessi di speranza”, pièce teatrale, scritta, diretta ed interpretata da Andrea Ortis, autore, attore e regista friulano. Lo spettacolo, che si avvale del sostegno della Regione del Friuli, andrà in scena, in anteprima, proprio sulla Diga del Vajont, sabato 7 ottobre alle ore 21, nell’ambito degli eventi per la celebrazione dell’anniversario, ai quali prenderà parte nella giornata del 9 ottobre, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.                    Un’anteprima speciale e particolarmente significativa che precede l‘iniziò del tour, che prenderà il via proprio dal territorio del Friuli e del Veneto,  e porterà in tutta la penisola un lavoro che si snoda su due binari narrativi paralleli, ma dai diversi punti di contatto, che per l’intero svolgersi del racconto si sovrappongono, si scambiano, si alternano pur mantenendo connotati identitari e riconoscibili. Da una parte si assiste ad un dettagliato racconto, più attuale che mai,  della catastrofe ambientale, dall’altro dello scenario storico del secondo dopoguerra, con particolare riferimento per gli anni 40, 50 e 60.

Un vero e proprio viaggio nell’umanità italiana del periodo, all’interno della civiltà contadina di provincia, nelle radici dialettali e popolari del nostro paese, nell’incredibile varietà di tradizioni ed usi che rappresentano un patrimonio ancor oggi inestinguibile e straordinario.

Il ritratto di un’Italia che vuole rialzarsi dopo lo sfacelo delle guerre mondiali: l’Italia che inventa, che scopre, che sperimenta, l’Italia delle grandi opere civili che, in meno di vent’anni, ricostruisce sé stessa e parte del proprio futuro. Dall’altra “Il Vajont di tutti, riflessi di speranza” presenta la reale ricostruzione degli accadimenti processuali relativi alla tragedia che colpì il 9 ottobre 1963 la terra a confine tra la provincia di Belluno e quella, al tempo, di Udine, (oggi Pordenone) conosciuta come: disastro del Vajont. 

“Il Vajont di tutti, riflessi di speranza” nella forma espressiva del teatro di narrazione, rende attuale un racconto che, pur parte di un recente passato, dichiara tutta la sua triste attualità nel malaffare e nell’avidità dell’uomo. L’ottuso conseguimento di un crescente profitto, la lontananza dalle regole e da ogni genere di attenzione alla sicurezza, l’ingordigia di pochi a scapito di molti, le pericolose combine tra Impresa e Politica sono elementi purtroppo, comuni a tutte le maggiori tragedie che hanno colpito il nostro Paese. Così, questo racconto, nel suo incedere, diventa il racconto di Sarno, Ustica, Viareggio, fino alle tristi vicende di San Giuliano di Puglia, Amatrice, L’Aquila, Rigopiano, le più recenti alluvioni delle Marche e dell'Emilia Romagna. Il comune denominatore è l’uomo e la sua violenza nei confronti dell’ambiente, la sua scientifica aggressione alla natura; l’uomo che disbosca, che crea bacini artificiali, l’uomo che cementifica e costruisce abusivamente, l’uomo che edifica senza regole, l’uomo che calpesta tutto e tutti, lanciato alla ricerca di un profitto crescente e di un potere migliore. Il desiderio di riscatto e di facili guadagni, la bramosia avida di tecnici ed imprenditori, il poco controllo dello Stato, connivente, spesso con i poteri forti del tempo, portano alla Tragedia del 1963, nella quale oltre 2000 vittime innocenti hanno perso la vita.

“Il Vajont di tutti, riflessi di speranza” attraversa in tal senso, in maniera biunivoca, il respiro di un mondo, nello scorcio storico del secondo dopoguerra, che sta accelerando, una vera e propria rivoluzione industriale, tecnologica, culturale e antropologica e, nel farlo, si dimentica completamente dell’uomo e della sua sicurezza, soprattutto, si dimentica, dell’umanità di Provincia, delle comunità rurali, delle categorie anziane che, di fatto e ancor oggi, sono il patrimonio più caratterizzante e di valore del nostro paese Italia. Lo spettacolo è, in tal senso, anche una storia di speranza e forza, il racconto della dignità di chi decide di andare avanti, di credere alla ricostruzione mantenendo viva la memoria, la storia dell’orgoglio della gente d’Italia, operosa, il cui concetto di comunità è il tessuto vitale sul quale, fortunatamente, si può ancora sperare. Ogni essere umano, nel racconto della propria vita ha, prima o poi, a che fare con il dolore, qualunque esso sia. È in quell’attimo che si può scegliere: fermarsi o andare avanti? La storia del Vajont è la storia di tutti.

Ognuno ha il “suo” dolore”_ annota il regista e autore Andrea Ortis. “La storia del nostro paese è piena di vicende non risolte, nascoste, occultate; storie senza pace e senza giustizia, in cui a rimetterci sono gli ultimi, la gente comune e a soccombere è l’uomo con tutta la sua umanità. A volte è proprio questo dolore che crea partecipazione e, quasi inspiegabilmente, unisce tutti, in una comunità allargata, solidale, stimolata da fatti che, più di altri, ci colpiscono e ci chiamano in causa. Dissesto idrogeologico, domanda di energia e abusi edilizi sono temi della contemporaneità, intrecciati ad un passato dalle cui dinamiche, che continuano a scuoterci riproponendosi nel presente, non possiamo distogliere lo sguardo. Ognuno ha il “suo” dolore ecco perché la storia del Vajont è la storia di tutti, un monito attualissimo che parla alle nostre coscienze, richiamandoci al ruolo di ospiti in questo pianeta, non di padroni. Solo riconoscendo i nostri limiti e i nostri errori; solo presentando la verità possiamo immaginare una ripartenza che si fondi sulla capacità dell’uomo di credere in un bene comune, che coinvolga in una dimensione più ampia, corale, parti di un paese nel quale poterci sentire “pubblico” ed “attori principali”. Ognuno ha il “suo” dolore. “Il Vajont”, nella storia delle mie origini friulane, è il mio.

Il narratore (Andrea Ortis) conduce il pubblico in una sorta di viaggio nel tempo, avvincente e carico di tensione. Il suo racconto è intervallato dalla presenza in scena di 2 ambienti differenti: lo studio dell’ing. Carlo Semenza, responsabile del dipartimento di idraulica della SADE e progettista della diga del Vajont e la casa di Tina Merlin, unica giornalista dell’epoca a lottare strenuamente a fianco delle popolazioni montane deboli e, assolutamente, calpestate nei diritti. Il narratore entra ed esce, raccontando lo scenario storico del secondo dopoguerra, le dinamiche geopolitiche della rinascita, la rivoluzione musicale e di costume, quella tecnologica e civile. Una serie di proiezioni animate diventa un supporto storico- documentale di assoluto valore, sia esso riferito alla narrazione dello spaccato storico degli anni 40, 50, 60 con l’immaginifico di tutti i più grandi accadimenti del tempo, dei più importanti personaggi del periodo, sia esso riferito agli accadimenti relativi alla tragedia del Vajont. Si assiste all’alternarsi tra passaggi narrati e momenti in cui Carlo Semenza e Tina Merlin, grazie all’intervento di due attori, svolgono la loro azione scenica in una sorta di flashback temporale riportando ai fatti dell’accaduto, ricostruiti nel dettaglio del processo e delle sentenze definitive.

 

 

Lo spettacolo è realizzato con il patrocinio del  Comune di Longarone,  Comune di Erto e Casso,  Fondazione “Vajont 9 ottobre 1963”, Associazione culturale Tina Merlin.

Partner per le tappe del Friuli Venezia Giulia Associazione Regionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Artigiane, Zadružne banke del Friuli Venezia Giulia

 

IL VAJONT DI TUTTI on tour, da ottobre 2023:

       TRIESTE – TEATRO ROSSETTI

12 – 13 ottobre 2023 

 

       CIVIDALE DEL FRIULI – TEATRO ADELAIDE RISTORI

15 ottobre 2023

 

       MANIAGO – TEATRO VERDI

16 ottobre 2023

 

       ARTEGNA – TEATRO MONS. LAVARONI

17 ottobre 2023

 

       BELLUNO – TEATRO COMUNALE

18 ottobre 2023

 

       SACILE – TEATRO ZANCANARO

22 ottobre 2023


       VARESE – TEATRO DI VARESE

10 novembre 2023

 

       ASSISI - TEATRO LYRICK

15 novembre 2023

 

       ROMA - TEATRO AMBRA JOVINELLI

20-21 novembre 2023


 ∙       PESCARA - TEATRO CIRCUS

24 novembre 2023

 

       COSENZA - TEATRO RENDANO

28-29 novembre 2023

 

       SALERNO - TEATRO AUGUSTEO

6 dicembre 2023

 

       AZZANO DECIMO – TEATRO MARCELLO MASCHERINI

10 dicembre 2023

 

       BOLOGNA - TEATRO CELEBRAZIONI

14 dicembre 2023

 

ALTRE DATE IN VIA DI DEFINIZIONE

 


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MIC - International Company. Il grande investimento sulla Divina Commedia Opera Musical dal 2018 proietta la società verso un orizzonte di lungo periodo, con forte propensione alla espansione internazionale. L’obiettivo della società è di promuovere l’attività teatrale e cinematografica come luogo di incontro della contemporaneità e della cultura: un impegno, etico e culturale, verso l’esterno, verso la collettività. In tal senso la mission della MIC International Company promuove l'attività artistica in generale nell'ottica dello scambio culturale, della formazione ed educazione e soprattutto come strumento di crescita sociale https://www.micinternationalcompany.it/

 

 

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Cassandra e Ifigenia in Aulide al Teatro Tor Bella Monaca

 C


Tor Bella Monaca

Stagione teatrale 2023|2024 

Il Teatro Tor Bella Monaca è parte del sistema Teatri in Comune di Roma Capitale 

Assessorato alla Cultura con il coordinamento gestionale di Zètema Progetto Cultura

Gli spettacoli dal 5 all’8 ottobre 2023

Al TBM si apre la nuova stagione teatrale ricca di suggestioni e dal 5 all’8 ottobre le opere 

classiche ritornano a essere protagoniste 

“Cassandra”, produzione Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo, è in programma 

da giovedì 5 ottobre a sabato 7 ottobre. Laura Angiulli cura la drammaturgia e la regia 

dello spettacolo che vanta i contributi al testo di Enzo Moscato e l’interpretazione di 

Alessandra D’Elia e Caterina Spadaro. Variazioni sul mito n.2

Cassandra, la più bella tra le figlie di Priamo, amata da Apollo e, per non avere corrisposto al 

suo amore, dotata d’inascoltata capacità profetica. Forse la meno celebrata e più sfuggente 

immagine del grande affresco della Troia all’epilogo, che tuttavia -nel tramonto di un ciclo 

storico- s’impone sul suo popolo e sugli eventi per lucida capacità d’interpretare i fatti, e 

valutare l’esatta entità delle forze contrapposte. Essa si sottrae alla massa dolente della 

schiera al femminile che popola lo scenario offerto dall’ampia famiglia di Priamo; si afferma con 

inconsueta personalità in un ruolo che, a ben vedere, è innanzi tutto politico. Cassandra 

osserva lucidamente, penetra la verità dei suoi giorni mai piegata, più che altro furente, e va 

incontro allo spietato destino di schiava e vittima mentre Troia consuma tra le fiamme la sua 

dolente epopea. Le danno voce Alessandra D’Elia e Caterina Spadaro, in equilibrata 

condivisione con la “rappresentazione in canto” di Caterina Pontrandolfo. Di significativa 

consistenza la presenza della sezione musicale affidata alla creazione di Enrico Cocco e Angelo 

Benedetti. Materiali straordinari sottratti a Eschilo e Euripide, ma anche a Licofrone, l’autore 

che proprio a questa immagine femminile dedicò l’Alessandra “un poemetto di esuberanza 

barocca, ricca di colori, dal lessico ricco e molteplice, che non esclude l’osceno, il volgare, il 

linguaggio da trivio, da bordello…”. Non meno significativi e pregnanti gli spunti raccolti 

dall’opera di Christa Wolf, e dal generoso contributo di Enzo Moscato, voce tra le più dense e 

toccanti della drammaturgia contemporanea. Interpretazione in canto: Caterina 

Pontrandolfo; Musiche originali e drammaturgia del suono: Enrico Cocco e Angelo 

Benedetti; Impianto scenico: Rosario Squillace; Luci: Cesare Accetta; Fotografie: 

Alessandra Cardone. Venerdì 6 e sabato 7 ottobre e domenica 8 ottobre è in scena il testo di Euripide: 

“Ifigenia in aulide”, produzione Zerkalo. Per la regia di Alessandro Machìa e la versione 

italiana di Fabrizio Sinisi la rappresentazione è interpretata da Andrea Tidona, Alessandra 

Fallucchi, Roberto Turchetta e Carolina Vecchia affiancati da Lorenza Molina, Nicole 

Mastroianni, Vanessa Guidolin e Chiara Scià e la partecipazione di Paolo Lorimer nel 

ruolo di Menelao. Ultima delle tragedie euripidee, rappresentata postuma nel 399 a.C. in un 

periodo di profonda crisi del modello della pòlis greca – di lì a poco ci sarebbe stata la disfatta 

di Atene contro Sparta e la fine di un modello politico e democratico; Ifigenia in Aulide è una tragedia ambigua in cui, come nell’Alcesti, si mette in scena un sacrificio e una morte che poi si

riveleranno apparenti. Gli dèi di fatto non ci sono più, il tragico sembra franare: gli eroi in

Euripide sono solo uomini lacerati, deboli, mutevoli che agiscono in base ai loro desideri e alle

loro paure, lontani anni luce sia dal modello omerico che da quello eschileo. A dominare è la

ragione strumentale e il discorso del potere. Emblematico, in questo senso, è il trattamento

che Euripide fa di Achille, eroe demitizzato, quasi un personaggio comico, incapace di

corrispondere al suo stesso mito originario; che non agisce, evita lo scontro con i soldati

facendosi paladino, alla maniera dei sofisti, della persuasione e del dialogo, pur ripetendo – quasi volesse rincorrere quell’Achille omerico che Euripide non gli permette di essere – che lui

salverà Ifigenia. Come quando dice a Clitemnestra: “Ti sono apparso come un dio e non lo ero.

Ma lo diventerò”. Nella costruzione dello spettacolo, si è voluto seguire il trattamento euripideo

del mito cercando di far emergere la violenza che abita il testo e le contraddizioni di personaggi

che Euripide presenta come “umani troppo umani”; la loro inadeguatezza al mito, l’abisso del

privato al di sotto del mascheramento della parola pubblica, l’ambizione, la doppiezza. Tutto è

ambiguo, apparente, a cominciare dal dialogo iniziale tra Menelao e Agamennone, da cui

emergono due figure deboli, mediocri e velleitarie, che si scambiano accuse dicendo la verità

l’uno dell’altro. In questa versione di Fabrizio Sinisi, Agamennone è costretto dalla necessità

verso cui lo spingono gli eventi a sacrificare Ifigenia, trascinato dal motore della Storia e da

quella impossibilità di conciliare l’essere re con l’essere padre. Ma, ancor di più, a venire alla

luce attraverso il verso di Sinisi è l’umano euripideo che, oltre le costrizioni oggettive in cui si

trova incastrato il re, fa emergere il suo desiderio, la sua personale ambizione sempre

accompagnata dalla paura e dall’incapacità di agire. L’abbassamento di tutti i personaggi della

tragedia è funzionale all’innalzamento della giovane Ifigenia, “nata forte”, che decide di

sacrificarsi, di accettare e addirittura di volere il destino che è stato scelto per lei dal padre, in

un trionfo di amor fati che solo può riscattare dalla febbre fagocitante che qui prende tutti i

personaggi della tragedia – compresa Clitemnestra – ora lontanissima dalla donna implacabile

e inconciliabile descritta nell’Orestea di Eschilo. Nell’esaltazione finale nella quale Ifigenia

accetta la sua morte, c’è l’assunzione piena del punto di vista del padre Agamennone e del

maschile, ma non per debolezza: accettando e decidendo la sua morte Ifigenia si

individualizza, esce dall’indistinzione diventando ‘qualcosa’ nella morte imminente, un

comandante lei stessa, sollevando allo stesso tempo il padre amato dalla piena responsabilità

del sacrificio. Una scelta netta della regia è stata quella di recuperare nell’esodo, considerato

spurio, l’ipotesi che a raccontare della sostituzione di Ifigenia con una cerva non fosse un

messaggero ma il deus ex machina della dea Artemide. Scene Katia Titolo; Costumi Sara

Bianchi; Luci Giuseppe Filipponio; Suono Giorgio Bertinelli; Movimenti coreografici

Fabrizio Federici; Assistente alla regia Lorenzo Molina; Organizzazione Rossella

Compatangelo; Ufficio stampa Maya Amenduni; Comunicazione Sofia Chiappini; Foto e

grafica Manuela Giusto. Teatro Tor Bella Monaca - Arena Teatro Tor Bella MonacaBIGLIETTI

intero 12,00 Euro

ridotto 10,00 Euro

giovani 8,00 Euro

GIFT CARD 78,00 Euro (10 ingressi)

UFFICIO STAMPA TEATRO TOR BELLA MONACA

Rocchina Ceglia – cel. 346.4783266 – e-mail: rocchinaceglia@gmail.com

Maresa Palmacci – cel. 348.0803972 – e-mail: palmaccimaresa@gmail.com


Via Bruno Cirino angolo Via Duilio Cambellotti raggiungibile con Metro C o Linea Bus 20 Ampio parcheggio disponibile

Per informazioni e prenotazioni:

Telefono 062010579 (dalle 10:30 alle 19:30)

Messaggi whatsapp 3920650683

promozione@teatrotorbellamonaca.it

Botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10,30 alle 21,30

www.teatrotorbellamonaca.it - www.teatriincomune.roma.it

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IL SETTIMO CIELO di e con Francesca Merloni

 


IL SETTIMO CIELO

di Francesca Merloni

con

Francesca Merloni

Arturo Annecchino & Symphònia Band

in scena:

Francesca Merloni voce

Arturo Annecchino pianoforte

Martina Sciucchino voce cantante

Simone Stopponi chitarra elettrica e voce cantante

Emanuele Bruno tastiere, fisarmonica e basso elettrico

Luca Costantini batteria

Regia Nicoletta Robello Bracciforti

10 Ottobre ore 19,30 - Palazzo Zorzi | Venezia (in occasione dell’incontro con le Città 

Creative UNESCO)

11 Ottobre ore 20,30 – Oratorio San Filippo Neri | Bologna

Francesca Merloni sarà la protagonista di “Il Settimo Cielo” il 10 Ottobre alle ore 19,30 a Palazzo 

Zorzi a Venezia (in occasione dell’incontro con le Città Creative UNESCO) e l’11 Ottobre ore 20,30 

presso il LabOratorio San Filippo Neri a Bologna. Sul palco sarà accompagnata da Arturo 

Annecchino & Symphònia Band.

“Dicono che il Settimo Cielo, nella cosmogonia tolemaica e poi dantesca, sia quello dedicato a 

Saturno, l’ultimo cielo accessibile agli umani – afferma la poetessa Francesca Merloni - Si 

contemplano il silenzio e la meditazione, e del silenzio e dell’eternità dell’istante tratta la nostra 

opera. È il Cielo che precede le Stelle Fisse, poi l’Empireo. È governato dai Troni, che chiamano la 

Giustizia. Vi regna quel silenzio palpabile che a volte gli umani odono, se riescono ad ascoltare la 

musica delle sfere, cioè gli armonici che i corpi celesti producono nello sfiorarsi. E nel Settimo Cielo 

i sorrisi e gli sguardi, i canti, si dissolvono per troppa luce. È questo che provano e ricordano i 

nostri protagonisti, immersi in un dialogo tra frammenti di memoria e ricostruzione. Tra amore e 

giudizio. Tra epica e assoluzione. È il cielo dove spero, anzi sono sicura, riposi il maestro del canto 

di quest’opera, che del silenzio denso ha fatto la sua pratica e la sua poetica. Non svelo i nomi, si 

dissolverebbero per troppa luce…”

L’autrice Francesca Merloni trova la sua voce nel sogno di Andromaca, compagna di Ettore, 

principe troiano protagonista dell’Iliade di Omero. Di fronte alle atrocità della guerra, Andromaca 

chiede al suo sposo di non abbandonarla, di non gettarsi nella mischia, di fermarsi. Ettore non la 

ascolta, affronta i Greci e viene ucciso, destinando la sua sposa e il figlio Astianatte ad una vita di schiavitù. Il destino di Andromaca ne traghetta il personaggio fino all’Eneide dove la troviamo, 

custode dei suoi ricordi, nella Città Nuova, nella nuova Ilio. Lo sguardo di Andromaca, lucido 

nell’analisi del presente e dell’inevitabile, si posa ad osservare una società ansiosa e febbrile, 

animata da speranze di soluzioni immediate e inespresse stanchezze di fronte al cambiamento. 

Seconda parte di una dialogia dedicata alla società post-pandemica, ‘Il Settimo Cielo’ riconosce nel 

tempo di analisi dell’accaduto un tempo mistico. La comprensione del presente, del suo potente 

messaggio, passa attraverso il piano sfalsato degli avvenimenti del passato, in un intreccio di logica 

e sogni e rimandi poetici. Le nuove vie che si aprono, le energie sempre presenti, la preziosa vita 

degli umani e l’Universo e le sue leggi immutabili, appena sopra.

Affianca la voce contemporanea di Andromaca la musica originale che Arturo Annecchino ha 

composto per il testo. Interpretata in scena dallo stesso Maestro Annecchino al pianoforte e dalla 

Symphonia Band, con Martina Sciucchino (voce cantante), Simone Stopponi (chitarra elettrica e 

voce cantante), Emanuele Bruno (fisarmonica e basso elettrico), Luca Costantini (batteria). Il 

risultato è un caleidoscopio di atmosfere, sonorità narranti in una lingua immaginaria, attimi di un 

lungo viaggio che dialoga, come un omaggio e un tributo, con alcune fra le canzoni più significative 

del lungo percorso artistico di Franco Battiato.

Info 3208325108

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Agenzia Maya Amenduni comunicazione

Maya Amenduni +39 392 8157943

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MARIA FRANCESCA MERLONI

Maria Francesca Merloni è nata e vive a Roma, dove ha conseguito la laurea in Scienze Politiche

presso la LUISS. Nel novembre 2004 ha presentato Opere, la sua prima raccolta di poesie,

spettacolo poi riproposto più volte anche negli anni seguenti. Nel dicembre 2005 ha portato al

teatro Gentile di Fabriano il recital Le poesie di Francesca Merloni. Nel 2006 è stata membro del

comitato promotore e organizzatore della mostra Gentile Da Fabriano e l’altro Rinascimento. Nel

settembre dello stesso anno ha portato in scena la sua raccolta di poesie Passo delle

Costellazioni per una serata di solidarietà UNICEF con la regia di Luca Infascelli, musiche di

Emanuele De Raymondi. Nel dicembre del 2007 al Teatro Gentile di Fabriano ha presentato lo

spettacolo di poesia e musica Elice. Nel 2008 ha partecipato a Narrare le Organizzazioni, il valore

operativo delle storie, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Sempre a Roma nello stesso

anno ha portato in scena al teatro Palladium il concerto di poesia Come se avessi sete. La prima

edizione di Poiesis, di cui è ideatrice e direttore artistico, si è tenuta a Fabriano nel 2008. Il grande

successo della rassegna ha portato a riproporre l’iniziativa anche negli anni successivi: nel 2009 si

è svolta la seconda edizione Poiesis – Anima Faber, nel 2010 Poiesis – Madre terra, nel 2011 Poiesis – Fratelli d’Italia e nel 2012 la quinta edizione Poiesis – La grande

Opera. Poiesis in questi anni ha portato a Fabriano ospiti come Gérard Depardieu, Sinead

O’Connor, Francesco De Gregori, Michael Nyman, Vinicio Capossela e Goran Bregovic, opere del

calibro della Maddalena Penitente di Caravaggio, Le Baiser di Rodin, capolavori di Tiziano, di

Gentileschi e di Carracci e di artisti contemporanei visionari come Bill Viola, HA Schult e Julian

Schnabel. Nel marzo del 2009 ha portato nei teatri, lo spettacolo Rosa del senza nome, una

parafrasi del Magnificat di Monteverdi, voce recitante su testo originale accompagnata

dall’Orchestra Filarmonica Marchigiana. A giugno è andata in scena a Roma con Verso Sera, concerto di suoi versi accompagnati dalla musica. Ha iniziato la stagione di spettacoli

del 2010 con La Terra di Eva. Nello stesso anno si è esibita per UNESCO a Parigi con il maestro

Giorgio Battistelli nello spettacolo Experimentum Mundi. A dicembre ha tenuto al Teatro dell’Orsa

di Genga il concerto Damien Sneed and the Levites. Nel maggio del 2011 è tornata a teatro nell’ambito di Poiesis con La Veneziana, spettacolo su

adattamento di Roberto Mussapi. Nel settembre dello stesso anno è salita sul palco a Parigi per

UNESCO con un concerto di poesie da lei scritte accompagnate dalla musica del pianista Danilo

Rea. A maggio e giugno 2012 si è occupata inoltre della direzione artistica di Poetico we don’t

stop. Il 17 Settembre 2013 Francesca Merloni è stata insignita del Premio alla Cultura “Ombra

della Sera” UNESCO a Volterra. Tra la fine del 2013 e il 2014 ha portato in scena La

Guardiana spettacolo di musica e poesia, da lei scritto e interpretato, con le sculture sceniche di

Gregorio Botta, le musiche originali di Danilo Rea e paesaggi sonori di Martux-m. Nel 2014 ha

promosso a Fabriano il I Forum delle Città Creative Crafts and Folk Art UNESCO “La città

ideale” con lo scopo di strutturare un rapporto stabile tra le città che appartengono al Network

UNESCO. Iniziativa di gran successo che è stata poi replicata a Fabriano nel 2015 con il II Forum

delle Città Creative Crafts and Folk art UNESCO “La città reale”. Nel 2016 ha pubblicato la raccolta di poesie Perfetta nell’amore. Nell’ottobre dello stesso anno è

stata ideatrice e promotrice di Luogo Comune rassegna di appunti, riflessioni e musica per la città,

tenutasi a Fabriano. Nel febbraio 2017 ha riportato in scena insieme a Gianmarco Tognazzi e Remo

Anzovino lo spettacolo La Guardiana. Dopo gli eventi sismici che hanno gravemente colpito l’Italia

centrale nel 2016, ha profuso le sue energie nel progetto Rinasco, le Città per l’Appennino. Nel

luglio 2017 la città di Fabriano è stata animata da incontri e tavole rotonde basati sui temi di arte,

patrimonio, progetti per una rinascita sostenibile dopo il sisma del 2016. Proprio per il suo

impegno nella promozione della creatività come vettore di sviluppo sociale, culturale ed

economico, il 4 ottobre 2017 presso il quartier generale UNESCO di Parigi è stata insignita del

titolo di Ambasciatrice di Buona Volontà UNESCO per le Città Creative. È del giugno 2019 la XIII Annual Conference delle Città Creative UNESCO, a Fabriano e nelle intere

Marche, inaugurata dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, che ha visto la

partecipazione di 180 Città Creative UNESCO in delegazione, il Meeting dei Sindaci delle Città

Creative e l’eccezionale prestito, dal Museo Ermitage di San Pietroburgo, del dipinto la Madonna

Benois di Leonardo da Vinci.

Da qui un forzato lungo periodo di riflessione, in piena pandemia, un viaggio dentro un silenzio che

ha prodotto “Materiale Umano”, presentato a Portonovo il 16 luglio 2020. Il silenzio e la

meditazione continuano poi con “Il Settimo Cielo”, presentato per la prima volta nel luglio 2021.

Un dialogo fra frammenti di memoria e ricostruzione, tra amore e giudizio, tra epica e assoluzione,

accompagnata dalle musiche di Franco Battiato, prodotte dalla Synphonia Band e il maestro

Arturo Annecchino. Lo spettacolo che poi riproporrà nell’ottobre 2022 a Fabriano, e nell’ottobre

2023 a Venezia, in occasione della Biennale e dell’incontro con le Città Creative UNESCO. Sarà poi

a Bologna nel cartellone del Laboratorio San Filippo Neri. “La Via dell’Acqua che scorre”, nel 2022. La voce poetica di Francesca Merloni, raccontato con i

suoi versi un’intensa antica storia d’amore, accompagnata dall’Orchestra Olimpia, una formazione

di 28 musiciste donna, giovani talenti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero.

A luglio 2023 insieme a Gastone, studioso etnomusicologo, fondatore de la Macina, presenta “Tuto è Corpo d’Amore”, fuoco e acque di canto, sonorità ancestrali unite a canti della più alta

tradizione lirica italiana. Il 23 settembre 2023, a San Ginesio viene insignita del premio “La

Fornarina”, riconoscimento alla virtù femminile nel sociale e in ambito professionale.

domenica 1 ottobre 2023

Chiara Tomarelli in BENJI Adult Child-Dead Child regia Pierpaolo Sepe

 


Cometa Off

10 | 15 ottobre 2023

BENJI

Adult Child- Dead Child

di Claire Dowie

traduzione Anna Parnanzini e Maggie Rose

interprete Chiara Tomarelli

regia Pierpaolo Sepe

costumi Barbara Bessi

prodotto Da Ass.Cult. Inarte

Sarà in scena alla Cometa Off, dal 10 al 15 ottobre, lo spettacolo “BENJI - Adult Child- Dead Child” di Claire 

Dowie, traduzione Anna Parnanzini e Maggie Rose. Protagonista una intensa Chiara Tomarelli, diretta da

Pierpaolo Sepe. “Quando da bambino, non vieni amato, quando non c’è amore Quando hai questa sensazione che non riesci 

a spiegare. Questa sensazione dentro di te, che non riesci a spiegare. Non sai dire cos’è, non puoi dire che è 

mancanza d’amore. Perché non hai le parole. Hai solo questa sensazione, ma non hai le parole. Le parole 

per dire che nessuno ti ama. Non amato”.

Così inizia Benji, testo teatrale scritto da Claire Dowie, presentandoci subito la crepa dentro la quale si 

dipanerà e costruirà la vita di una bambina, poi ragazza. Benji racconta di un grave disagio psichico, 

mettendo in scena una personalità scissa che per esistere in una collettività oppressiva deve crearsi un 

amico immaginario. Attraverso il racconto della sua vita, dall’infanzia, piano piano si disvelano le emozioni 

più profonde di questa giovane donna, entrando nel vortice del suo pensiero e del suo disagio. Qual è il 

confine tra normale e non? Quale forza e azione ha l’ambiente circostante nella crescita della propria 

identità, più o meno solida? La ferita in Benji è esistenziale, con lei assistiamo al suo dolore di vivere, alla 

sua incapacità di capire e capirsi. Insieme a lei ci ritroviamo catarticamente impotenti di fronte alla 

sofferenza mentale, alla rabbia, alla mancanza d’amore…che troverà forse, un riscatto alla fine del suo 

racconto. Della giovane donna sappiamo tutto, ma non il nome. Benji è il nome della sua amica 

immaginaria, prodotto di una mente bambina, che cerca riparo e equilibrio in una realtà altra.

Benji è una peste, una canaglia, una vera bestia, come dice lei. È tutto ciò che dentro di lei urla per essere 

ascoltata e aiutata. Ma non riesce ad essere accolta dal mondo esterno, dai genitori, dai professori, dai 

medici. Il testo mette in luce anche il grande tema del destino intrecciato tra genitori e figli, della difficoltà 

di essere dall’una e dall’altra parte, dell’incapacità di ascoltare un figlio diverso dalle aspettative, di 

qualcuno che non risponde come dovrebbe, come ci si aspetterebbe. Benji ci commuove immensamente, 

non possiamo far altro che viaggiare con lei per capire meglio le fragilità che ci appartengono. Ad ognuno 

di noi.

Note di regia di Pierpaolo Sepe

Da piccoli non abbiamo le parole per chiedere ciò di cui abbiamo bisogno. Ed è possibile si manifesti una 

protesta, una furia cieca carica di violenza. Ci arrabbiamo perché i “grandi” non ci danno retta. Non capiscono. E allora cominciamo a odiarli. Solo per richiamare la loro attenzione. Un grido disperato di 

dolore insopportabile. Paura di non essere amati, di non essere protetti. Che spesso ci accompagna per il 

resto della vita. Fragilità e insicurezza si insediano nel nostro animo alterando la percezione dell’altro, 

irrimediabilmente. Siamo ciò che riusciamo ad essere. Siamo ciò che la nostra vita ha prodotto su di noi. 

Siamo conseguenza.

Claire Dowie. Scrittrice, attrice, poetessa e pioniera dello stand-up theatre, una delle figure più 

anticonformiste del teatro contemporaneo e fra le più acclamate della scena londinese odierna, ha iniziato 

operando nel circuito dei teatri alternativi di Londra. Esplosiva, penetrante e leggera, la sua drammaturgia 

dà luogo a una sorta di manifesto impietoso e spassoso. Essa indaga, a metà fra un’autobiografia ribalda e 

talvolta dolorosa, sempre con l’attenzione ai mutamenti della società, uno dei temi chiave della nostra 

tormentata fine di secolo e millennio, che tante ansie e preoccupazioni genera in molti: il tema 

dell’identità.

Teatro COMETA OFF 

Via Luca della Robbia, 47, 00153 Roma RM

06 5728 4637 https://www.cometaoff.it/contatti/

da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18,00

Biglietti: Intero 15 euro + 2,50 tessera ___________________________________ Ufficio Stampa spettacolo

Agenzia Maya Amenduni comunicazione

Maya Amenduni +39 392 8157943

mayaamenduni@gmail.com

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