La Compagnia Sperimentale Viviana Di Bert
Con il Patrocinio
dell’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storici
Presenta
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> AL TEATRO NUOVO COLOSSEO
>
> dal 20 al 25 settembre
> IL GIARDINO
> DEI CILIEGI
> Di Anton Cechov
> Regia Viviana Di Bert
>
> La Compagnia Sperimentale Viviana Di Bert, con il patrocinio
> dell'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, porta in scena,
> dal 20 al 25 settembre al Teatro Nuovo Colosseo, uno dei testi teatrali più
> intensi di Anton Cechov: Il giardino dei ciliegi.
> Una famiglia dell’alta borghesia russa cerca di conservare la proprietà
> della sua estesa tenuta di campagna messa all’asta. Qui un antico frutteto
> di ciliegi, nel mese di maggio. Si ricopre di fiori bianchi trasformandosi
> in un meraviglioso giardino, simbolo quest’ultimo, per coloro che lo
> abitano, di rimpianti, di speranze e di sogni. A contemplare questo miracolo
> per l’ultima volta, riuniti nella grande casa d’infanzia, i personaggi della
> commedia non possono che scorgere su di sé, o nell’altro, i segni del tempo
> che passa, il miracolo che su di loro non si compie, l’approssimarsi di una
> resa dei conti col proprio destino.
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> Ritroviamo così in quest'opera il tema della futilità culturale, sia la
> futilità dell’aristocrazia per mantenere la relativa condizione, che la
> futilità della borghesia nel trovare i significati nel materialismo appena
> scoperto.
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> Note di regia
> Questo spettacolo teatrale, è dedicato ai recenti disastri avvenuti in
> Giappone, a ricordo della forza e della dignità che questo paese ha
> dimostrato
> Per il popolo giapponese, l’albero del ciliegio, oltre ad essere il simbolo
> del Giappone, è l’immagine della bellezza e della caducità della vita. Per
> questo motivo ho voluto allestire lo spettacolo ispirandomi alla cultura
> giapponese.
> Un’antica storia narra che la pianta del ciliegio Sakura avesse i fiori
> bianchi. Un imperatore fece seppellire sotto i ciliegi i samurai caduti in
> battaglia. Da quel giorno i petali dei fiori divennero rosa per il sangue di
> questi eroi. Il fiore del ciliegio raggiunge la sua massima bellezza, poi si
> stacca e il vento lo porta via. Questo fiore riflette la filosofia dei
> Samurai di sopportare fino ad accettare anche il sacrificio estremo, cioè,
> la morte.
> Ogni anno tra marzo e aprile in tutto il Giappone per la fioritura
> dell’albero del ciliegio è grande festa, si balla, si canta, sotto questa
> pianta. Quest’anno in pochi attimi una catastrofe ha cambiato ogni cosa.
> Tutto è sparito. Ma il fiore del ciliegio no. E’ vivo nel pensiero e nel
> cuore coraggioso dei nipponici. Silenziosi eroi. Samurai del nostro tempo.
> Il loro orgoglio e la loro dignità sono modello per tutti noi.
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> Il giardino dei Ciliegi
> Di Anton Cechov
> Regia Viviana DI Bert
> Con: Irene Romalli, Paola Delfino, Giovanna Rumma, Paola Meloni, Andrea
> Bellocchio, Gianluca Esposito, Valeria De Matteis, Laura Corona, Francesco
> Cau, Marzia Masiello, Gloria Annovazzi, Graziano Sonnino, Morgana Lengfeld,
> Piera Saladino.
> Idea Scenica: Fabio Maria Alecci
> Costumi: Alessandra Pinzani Milani
> Luci: Caterina Guia
> Pianista: Margherita Giunti
> Arpista: Linnea Malmberg
>
> Teatro Nuovo Colosseo
> Via Capo D’Africa 29 Dal 20 al 25 settembre
> Ore 21.00
> Domenica ore 17
> Info 067004932
> Biglietti: intero 12.00
Ridotto 10.00
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sabato 10 settembre 2011
martedì 23 novembre 2010
TOKIO METABOLIZING a Roma
All'Istituto Giapponesedi Cultura a Roma (Via Gramsci 74) dal 22 novembre al 28 dicembre 2010 un concept incentrato su TOKIO METABOLIZING Pannelli fotografici e video proiezioni permetteranno di rivivere anche a Roma l'atmosfera respirata quest'anno al Padiglione Giappone nell'ambito della 12°Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia
Lu-ven-9-12.30/13.30-18.30
merc. fino alle 17.30 sab 9.30-13
Nella Tokyo contemporanea, che continua a cambiare come un organismo vivente avendo una struttura urbana frazionata in terreni di proprietà e quindi facile alle trasformazioni, la vita quotidiana permea gli spazi pubblici grazie al clima mite favorito dai monsoni asiatici che rende gradevoli le aattività all'aperto. Con la chiara consapevolezza di tali condizioni urbane, sta emergendo una "Nuova architettura" che ha per obiettivo la rielaborazione di questi spazi. Rigenerando luoghi che favoriscono un senso di comunità ( un concetto che di era perso nel Ventesimo secolo), questa arachitettura fornisce al cittadino una base per riunirsi e abitare in modo proattivo. La città di Tokyo sta iniziando lentqamente a cambiare grazie a questa "Nuova architettura". Da un punto di vista maacroscopico si può pensare all'esistenza di un sistema invisibile che ottiene la soluzione ideale della totalità, nonostante la compartecipazione di numerose idee individuali.
Il 2010 anno in cui si è tenuta la 12° Mostra internazionale di Architettura a La Biennale di Venezia, segna mezzo secolo dall'esordio del concetto di "Metabolism" divulgato dal Giappone a partire dal 1960. Con "Metabolism" si intende un influente manifesto riguardante la città e l'architettura che dal Giappone si diffuse per la prima volta nel mondo.E' un' idea rivoluzionaria secondo la quale la città, come una macchina, verrebbe "metabolizzata" attraverso la sostituzione dei suoi componenti funzionali. Nonostante l'immagine della città "megalomaniaca" non si sia materializzata realmente davanti ai nostri occhi, pensando all'aspetto di Tokyo che in questi 50 anni ha subito straordinari cambiamenti, si può atuttavia affermare che il concetto definito da "Metabolism" ha continuato aprogredire con discrezione.
Nel corso della storia ogni città è stata edificata da qualche potere mal distribuito.
Nella Parigi della metà del Diciannovesimo secolo sotto il forte dominio dell' impero di Napoleone III è stato edificato un grandioso spazio urbano per mezzo di una sola idea, nel breve periodo di una ventina d'anni dopo il 1850. Con la crescita di enormi capitali nella New York di inizio Ventesimo secolo furono costruiti i grattaceli, pubblico riconoscimento del potere di quelle ricchezze, e nel decennio sssuccessivo al 1920 si formò un panorama urbano costituito da file ininterrotte di questi alti edifici.
Tokyo, Ventunesimo secolo, in uno spazio in cui l'ideologia è morta e l'autorità si è indebolita, un nuovo paesaggio urbano sembra stia per nascere per mezzo di un'onnipresente ma debole forma di potere (democrazia radicata). La città, una delle megalopoli mondiali, è frazionata in piccoli terreni ed è divisa tra circa 1.800.000 proprietari. Ai proprietari dei terreni che rispettano le regole, viene conferito il diritto di costruire liberamente edifici. I palazzi, che affrontaqno il ciclo di una vita (umana) si trasformano con il susseguirsi delle ristrutturazioni. Nelle città europee gli spazi urbani sono pensate come entità concrete, concepitre per durare più a lungo delle vitre umane, e il cambiamento non è qualcosa che viene percepito dalle persone; a Tokyo, invece, gli edifici che definiscono il paesaggio, trascorsi una decina di anni, saranno quasi completamente differenti. Nonostante i posti siano gli stessi, Tokyo dopo una decina d'anni è come un miraggio, una città di cui non si può non percepire l'essenza.
"Moryama House" è situata in una parte atica di Tokyo con una tipica struttura urbana. Le oltre 10 unità del sito mostrano un'ampia gamma di caraatteristiche e soddisfano una varietà di bisogni. Indipendenti le une dalle altre, le unità sono disseminate e realizzano una serie di singoli giardini collegati tra loro, tutti aperti alle aree circostanti. Il proprietario potrebbe un giorno usare tutti gli edifici, ma al momento, alcuni sono stati affittati, con il risultato di una piccola comunità di abitazioni. Questi edifici dalle proporzioni diverse hanno creato una nuova a atmosfera e un paesaggio in se e per se.
"House & Ateler Bow-Wow" è uan casa di quarta generazione che si erge in un'affollata zona di basse abitazioni all'interno di un villaggio urbano. Sono escogitati tre metodi per liberare le case di quarta generazione dalla spirale di intolleranza in cui erano cadute quelle delle prime 3 generazioni.
1. Non è insolito che ci siano persone esterne alla famiglia all'interno della casa.
-Non solo è vitale equipaggiare un edificio di uno spazio abitativo e di un'area lavoro, ma deve essere creata una situazione in cui è naturale per la gente esterna interagire con la famiglia.
2. Esiste l'opportunità di soggiornare all'esterno della casa: -le persone devono essere provviste di più opportunità per agire fuori dicasa, attraverso la creazione di spazi semi-esterni.
3. Ridefinizione delle aperture: _realizzando una totale apertura verso le pareti delle case confinanti i muri di queste funzionano da "muro in prestito" ed espandono l'interno della csa in spazi vuoti dove si possono inserire vari tipi di piante o accenni di giardini.
Si può dire che Tokyo sia una città formata quasi totalemente da case unifamiliari e la sua superfice sia totalmente ricoperta da abitazioni. Il suo panorama urbano talvolta considerato "caotico2 viene ripetutamente "metabolizzato" come conseguenza del "ciclo vitale medio di 26 anni" delle case giapponesi ed è formato da una combinazione di stabili di diverse generazioni. il metaboliscmo di cui parliamo, relativo alle singole unità abitative (grain) che su iniziativa dei proprietari individuali possono essere sostituite pur conservando regolarmente gli spazi aperti (vuoti) può essere chiamato "metabolismo del vuoto), in opposizione al Metabolismo degli anni 60', simbolizzato dal nucleo. Come risultato di questo processo, in città emergono continuamente nuove unità intermedie. Per far si che Tokyo riesca ad eccellere mantendendo la struttura del metabolismo del vuoto è essenziale considerare queste unità intermedie e di conseguenza riesaminare gli spazi residenziali.
Miriam Comito
domenica 14 novembre 2010
GAGOSIAN GALLERY TAKASHI MURAKAMI dal 13 novembre 2010 al 15 gennaio 2011
L'associazione del rosso e del blu con una creatura che per lungo tempo è stata considerata simbolo del destino di ognuno è il tentativo di riaffermare la mia devozione per l'arte: il processo creativo di questi dipinti è stato come un'offerta votiva.
Takashi Murakami
Sono presentati alla Gagosian Gallery di Roma i due nuovi dipinti di Takashi Murakami, in occasione della sua prima mostra monografica a Roma.
Le due imponenti opere, Dragon in Clouds- Red Mutation e Dragon in Clouds- Indigo Blue, sono composte ciascuna di nove pannelli per una lunghezza totale di diciotto metri. I dipinti raffiguranti dragoni e nuvole, conosciuti come Unryuzu sono stati fondamentali punti di riferimento anche per Soga Shohaku, artista giapponese del Settecento la cui creatività eccentrica e coraggiosa è stata di grande ispirazione per Murakami. Queste peculiari rappresentazioni della tradizione mitologica giapponese hanno permesso a Shohaku di immergersi in un mondo fantastico in cui ricche macchie di inchiostro tendono all'astrazione, trasformando il drago in un mostro animato che contrasta con rappresentazioni più benigne e convenzionali. A differenza delle connotazioni negative dell'iconografia occidentale, il dragone giapponese- risultante dall'iconografia buddhista nata in India e migrata poi in Cina e Giappone- è considerato simbolo dei buona fortuna ed ottimismo. Numerosi templi schintoisti e buddhisti in Giappone sono dedicati al dragone, denotando così il prestigio della creatura.
Nonostante queste opere monocromatiche in acrilico si differenzino dalla precedente tavolozza multicolore dell'artista, Murakami continua a trarre ispirazione da varie fonti: dai simboli religiosi del Giappone fino al popolare videogioco Blue Dragon.
In Dragon in Clouds- Red Mutation, i contorni volumetrici delle energiche forme circolari e dei grandi artigli si distendono sulla tela, mentre il gioco di chiaroscuro delle squame sul corpo del dragone replica gli effetti dei dipinti saturi di inchiostro di Shohaku.
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Il "drago rosso" fa riferimento all'eponimo romanzo di Thomas Harris, ispirato alla serie di acquerelli Great Red Dragon di William Blake, oltre che ai genrosi poteri attribuiti dalla cultura orientale a questa creatura.
In Dragon in Clouds- Indigo Blue segni vorticosi circondano le pupille del drago e, assieme alle narici dilatate e ai baffi serpeggianti, creano un turbolento insieme visivo.
In Dragon in Clouds- Indigo Blue segni vorticosi circondano le pupille del drago e, assieme alle narici dilatate e ai baffi serpeggianti, creano un turbolento insieme visivo.

Le dimensioni dei dipinti di Murakami rimarcano l'intensità psicologica necessaria alla creazione di un'immagine che ha provocato forti reazioni quando fu per la prima volta collocata nei templi giapponesi secoli fa. Nelle rielaborazioni monumentali di Murakami, il dragone diventa un elemento anticipatore del legame intrinseco tra arte e psiche. Nel suo caratteristico stile "Superflat", che utilizza raffinate tecniche pittoriche della tradizione giapponese per creare una rappresentazione bidimensionale carica di contenuti pop, manga, e otaku, Murakami spazia liberamente all'interno di un campo in continua espansione di problemataiche estetiche e spunti culturali. Parallelamente ai rinomati temi utopici e distopici che raffigurano masse di fiori sorridenti, fumettistiche scene apocalittiche e le figure cult di DOB, Mr. Pointy, Kaikai e Kiki, l'artista rivitalizza storie di trascendenza ed illuminazione spirituale, spesso includendo ulteriori figure di sapienti. Riprendendo i soggetti religiosi e secolari prediletit dagli artisti giapponesi del periodo moderno cosiddetti "eccentrici" o "Anticonformisti" (comunemente considerati controparte della tradizione occidentale romantica), Murakami si pone nell'eredità di forte individualismo da questi lasciata ma in una maniera che gli è propria e che rispecchia la sua epoca.
GAGOSIAN GALLERY Via Francesco Crispi 16 00187 Roma
TAKASHI MURAKAMI
dal 13 novembre 2010 al 15 gennaio 2011
martedi-sabato 10.30-19.00 e su appuntamento
06/42086498
06/42014765
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