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domenica 2 ottobre 2011

COSMETICA DEL NEMICO di Amélie Nothomb per la prima volta in teatro a Roma

Ass. Cult. Orazio Costa-La Maschera in collaborazione con Ass. Cult. Padiglione Ludwig
NUOVO TEATRO COLOSSEO, via capo D’Africa 29/A  DAL 18 AL 30 OTTOBRE 2011
(18-23 ottobre: da martedì a sabato ore 20,45 domenica ore 17.00 – 24-30 ottobre: da martedì a sabato ore 22,30 domenica ore 19.00)
Cosmetica del nemico
di Amélie Nothomb con Giuseppe Bisogno, Martino D’Amico e (in video) Mattia Mariani
video di scena Nina Fiilm scene e costumi Massimo Bellando Randone regia Martino D’Amico
Tutto comincia nella sala di un aeroporto, un passeggero legge per ingannare l’attesa. Non poteva essere altri che lui, una vittima perfetta. È stato sufficiente parlargli. E aspettare che la trappola scattasse. Tutto finisce nella sala d'attesa di un aeroporto. Va detto comunque che il caso non esiste. Un giallo? Forse. Certamente la doppiezza dell'uomo. Dialoghi mozzafiato e colpo di scena finale.
Niente è crudele più dei rapporti umani e niente ferisce e persuade più della parola. Per questo ho scelto di mettere in scena Cosmetica del nemico e, in generale, di fare teatro. Questo romanzo è un’opera teatrale, un'arena in cui si affrontano due personaggi. Tra disputa, sarcasmo, ironia, minacce e colpi di scena Amélie Nothomb ha la capacità di indagare l'insondato e trasformare un dato di fatto nel suo contrario. Attraverso un dialogo serrato, infarcito di citazioni filosofiche e battute di spirito, la pièce tiene tutti col fiato sospeso, in balia di una scrittura irriverente e ironica allo stesso tempo, in una continua altalena tra comicità e tortura. Una tragicommedia. Una “favola” buffa e cruda sull’ complessità delle sovrastrutture sociali ed ideologiche e sulla difficoltà di guardare in faccia il proprio sé, cosi com’è, bello, brutto o terrificante che sia.
"Io credo nel nemico. Le prove dell'esistenza di Dio sono deboli e bizantine, le prove del suo potere ancora più inconsistenti. Le prove dell'esistenza del nemico interiore sono evidenti e quelle del suo potere schiaccianti. Credo nel nemico perché, tutti i giorni e tutte le notti, lo incontro sul mio cammino. Il nemico è quello che dall'interno distrugge tutto ciò che vale. È quello che ti mostra il disfacimento insito in ogni realtà. È quello che ti rivela la tua bassezza e quella dei tuoi amici. È quello che, in un giorno perfetto, troverà un'ottima ragione per torturarti. È quello che ti ispirerà il disgusto per te stesso. È quello che, quando scorgi il viso celeste di una sconosciuta, ti rivelerà la morte contenuta in tanta bellezza."
Brani di questo romanzo sono stati letti (in francese) dalla stessa autrice al "1° Festival delle Letterature" tenuto a Roma, alla Basilica di Massenzio, maggio/ giugno 2002. Alla serata (4giugno) erano presenti più di 3000 persone. Il successo è stato superiore a ogni aspettativa. A nostra conoscenza, Cosmetica del nemico è stato rappresentato in teatro a Torino nella primavera 2007 e mai a Roma.
Amélie Nothomb scrive da quando aveva diciassette anni. A soli trentacinque anni è divenuta la regina del mondo editoriale francese, un fenomeno letterario che raccoglie numerosi consensi anche all'estero. Infatti i suoi libri sono tradotti in più di 25 lingue e continuano a scalare la lista dei più venduti. Il debutto risale al 1992 quando pubblica Hygiène de l'assassin, che diventa il caso letterario dell'anno: 350.000 copie vendute, due riduzioni teatrali, un film. Il libro riceve il Prix René-Fallet e il Prix Alain-Fournier. Da quel momento Amélie Nothomb pubblica un romanzo all'anno e con Stupeur et tremblements (1999)  conquista definitivamente il suo pubblico. In Francia ne sono state vendute più di 400.000 copie ed è stato premiato con il Grand Prix du roman de l'Académie française. 

sabato 10 settembre 2011

Il giadino dei ciliegi al Nuovo Teatro Colosseo dal 20 al 25 settembre

La Compagnia Sperimentale Viviana Di Bert
 Con il Patrocinio
 dell’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storici
 Presenta
>
> AL TEATRO NUOVO COLOSSEO
>
> dal 20 al 25 settembre
> IL GIARDINO
> DEI CILIEGI
> Di Anton Cechov
> Regia Viviana Di Bert
>
> La Compagnia Sperimentale Viviana Di Bert, con il patrocinio
> dell'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, porta in scena,
> dal 20 al 25 settembre al Teatro Nuovo Colosseo, uno dei testi teatrali più
> intensi di Anton Cechov: Il giardino dei ciliegi.
> Una famiglia dell’alta borghesia russa cerca di conservare la proprietà
> della sua estesa tenuta di campagna messa all’asta. Qui un antico frutteto
> di ciliegi, nel mese di maggio. Si ricopre di fiori bianchi trasformandosi
> in un meraviglioso giardino, simbolo quest’ultimo, per coloro che lo
> abitano, di rimpianti, di speranze e di sogni. A contemplare questo miracolo
> per l’ultima volta, riuniti nella grande casa d’infanzia, i personaggi della
> commedia non possono che scorgere su di sé, o nell’altro, i segni del tempo
> che passa, il miracolo che su di loro non si compie, l’approssimarsi di una
> resa dei conti col proprio destino.
>
> Ritroviamo così in quest'opera il tema della futilità culturale, sia la
> futilità dell’aristocrazia per mantenere la relativa condizione, che la
> futilità della borghesia nel trovare i significati nel materialismo appena
> scoperto.
>
>
>
>
>
> Note di regia
> Questo spettacolo teatrale, è dedicato ai recenti disastri avvenuti in
> Giappone, a ricordo della forza e della dignità che questo paese ha
> dimostrato
> Per il popolo giapponese, l’albero del ciliegio, oltre ad essere il simbolo
> del Giappone, è l’immagine della bellezza e della caducità della vita. Per
> questo motivo ho voluto allestire lo spettacolo ispirandomi alla cultura
> giapponese.
> Un’antica  storia narra che la pianta del ciliegio Sakura avesse i fiori
> bianchi. Un imperatore fece seppellire sotto i ciliegi i samurai caduti in
> battaglia. Da quel giorno i petali dei fiori divennero rosa per il sangue di
> questi eroi. Il fiore del ciliegio raggiunge la sua massima bellezza, poi si
> stacca e il vento lo porta via. Questo fiore riflette la filosofia dei
> Samurai di sopportare fino ad accettare anche il sacrificio estremo, cioè,
> la morte.
> Ogni anno tra marzo e aprile in tutto il Giappone per la fioritura
> dell’albero del ciliegio è grande festa, si balla, si canta, sotto questa
> pianta.  Quest’anno in pochi attimi una catastrofe ha cambiato ogni cosa.
> Tutto è sparito. Ma il fiore del ciliegio no. E’ vivo nel pensiero e nel
> cuore coraggioso dei nipponici. Silenziosi eroi. Samurai del nostro tempo.
> Il loro orgoglio e la loro dignità sono modello per tutti noi.
>
>
> Il giardino dei Ciliegi
> Di Anton Cechov
> Regia Viviana DI Bert
> Con: Irene Romalli, Paola Delfino, Giovanna Rumma, Paola Meloni, Andrea
> Bellocchio, Gianluca Esposito, Valeria De Matteis, Laura Corona, Francesco
> Cau, Marzia Masiello, Gloria Annovazzi, Graziano Sonnino, Morgana Lengfeld,
> Piera Saladino.
> Idea Scenica: Fabio Maria Alecci
> Costumi: Alessandra Pinzani Milani
> Luci: Caterina Guia
> Pianista: Margherita Giunti
> Arpista: Linnea Malmberg
>
> Teatro Nuovo Colosseo
> Via Capo D’Africa 29  Dal 20 al 25 settembre
> Ore 21.00
> Domenica ore 17
> Info 067004932
> Biglietti: intero 12.00
             Ridotto 10.00

sabato 5 marzo 2011

CELLULE

Dopo il debutto nell’edizione 2010 del Festival “Quartieri dell’Arte”,di nuovo in scena  questa volta al Teatro nuovo Colosseo di Roma, dal 19 febbraio al 6 marzo 2011 " Cellule"di Luca De Bei, autore pluripremiato (premio Flaiano, premio per la drammaturgia del Festival di Heidelberg, premio Fondi La Pastora)  e rappresentato da anni in Italia e all’estero (New York, Bruxelles)
 Cellule è il primo lavoro della compagnia “Asilo Molly Mariuccia”, composta da tutti giovani attori diplomati alla Scuola del Teatro Stabile di Genova, da dove proviene anche lo stesso De Bei.
Siamo tutti organismi unicellulari, che non hanno bisogno di nessuno per riprodursi, tutte monadi, autosufficenti chiuse nel loro mondo ristretto fatto di piccoli e grandi egoismi e meschinità. Un papà che stupra del donne in un parco ( Andreapietro Anselmi), una psicologa che abbandona il suo cane (Cristina Pasino), uno sceneggiatore che scopre di avere l'aids (Luca Terracciano), uno studente in contatto con gli alieni ( Manuel Zicarelli), una donna in carriere più preoccupata della sua auto che del bambino che ha in grembo ( Barbara Alesse), un poliziotto gay ( Maximilian Dirr). Tutti questi personaggi, che sembrano essere apparentemente scollegati tra loro, ci appaiono da prima sul palco come se fossero manichini nascosti da veli semi-trasparenti  e ci svelano a poco a poco i loro drammi personali, dovuti in gran parte all'incomunicabilità scaturita dall'egoismo, arrivato ormai, talmente a un punto di non ritorno, da trasformare i dialoghi in monologhi a due, come se fossero due linee parallele che pur andando verso la stessa direzione non  sono destinate ad incontrarsi mai, pur avendo tante cose in comune, e se le due linee, invece di proseguire dritte per la propria strada si girassero, anche solo per un attimo si incontrerebbero. Solamente il ragazzo che crede di essere in contatto con gli alieni ha capito che solo attraverso il dialogo, il rispetto per gli altri ci si può salvare dalla catastrofe imminente, ma mentre gli altri rimangono nei propri bozzoli, lui è l'unico ad essere colpito.
Note di regia di Dario Aita
“Chissà perché tutto va male […] Un acquario può diventare una zuppa di pesce, mentre una zuppa di pesce non può diventare un acquario”. Quando ho terminato la lettura di Cellule questa frase ha continuato a girare nella mia testa più di qualunque altra ergendosi a simbolo di un senso di catastrofe che si respira in tutto il testo. Un senso che non è una promessa grazie soltanto ad un semplice “può” che solo soletto lascia entrare un enorme spiraglio di luce che si riflette nelle torbide acque di quell’acquario. E non si tratta di una luce di speranza o di salvezza perché come diceva Mario Monicelli “la speranza è una trappola”. No. Nessuna speranza. Rileggendo quella frase mi è ritornato in mente l’ottimismo catastrofico –mutuato da Gramsci- di cui tanto parlava Sanguineti e in cui sempre mi sono riconosciuto: pessimismo della ragione e ottimismo della volontà. La consapevolezza che stiamo annegando, e malgrado ciò nuotare strenuamente per raggiungere la superficie e respirare un sorso d’aria. Quel “può”, quello spiraglio di luce significava la mia volontà nella catastrofe. Ma quelle parole significano pure e soprattutto che la perpetua catastrofe in cui sprofondiamo ha un punto di non ritorno oltrepassato il quale uno spruzzo irreversibile macchia indelebilmente le nostre esistenze. E sono spruzzi di sangue e sperma. Perché “tutta la storia è scritta con il sangue e con lo sperma” (G.N.), compresa quella dei personaggi di Cellule. Personaggi che sono vittime e carnefici allo stesso tempo, travolti da inspiegabili eventi di cui sono vittime inerti e inconsapevoli artefici e prosecutori, macchiati da quello sperma e da quel sangue, dal proprio e da quello altrui, che mi hanno confermato quanto la crudeltà nasca dall’amore, ma soprattutto che l’amore esiste, come una cellula piccola e invisibile persa nella catastrofe.
Dario Aita regista dello spettacolo, si sta facendo conoscere al grande pubblico come attore cinematografico (“La prima linea”, accanto a Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno) e televisivo (“Il segreto dell’acqua
CELLULE
      di
Luca De Bei
   Regia
Dario Aita
Con : Barbara Alesse, Andreapietro Anselmi, Maximilian Dirr, Cristina Pasino, Luca Terracciano, Manuel Zicarelli.
Teatro Nuovo Colosseo
dal 19 febbraio al 6 marzo 2011
dal martedi al sabato ore 20.30- domenica ore 17.00
Via Capo d'africa 29/a
06/7004932
Miriam Comito