domenica 30 ottobre 2011

PAMELA VILLORESI DIRETTA DA ANGELO LONGONI IN VITA AL TEATRO BELLI

In scena al Teatro Belli dal 25 ottobre al 6 novembre "Vita" scritto e diretto da Angelo Longoni narra di come un incidente  possa  non solo modificare la realtà, cambiare le situazioni ma anche mettere a nudo la contrapposizioni di due  opposti modi di pensare. una ragazza di circa 16 anni è in stato vegetativo, nè morta nè viva, in uno stato di sospensione, i suoi genitori si trovano uno di fronte all'altra con i loro differenti modi di affrontare il dramma, la madre (Pamela Villoresi) ha sempre viva la speranza, ogni appiglio è buono per credere che la figlia possa migliorare, il padre (Emilio Bonucci) invece di speranze ne ha poche lui vuole ricordare la figlia quuando in piscina riemergeva dall'acqua per prendere una boccata d'aria. La contrapposizione tra i genitori è metafora di quelle propria dell'Italia intera, divisa tra chi vuole conservare una vita seppur allo stato vegetativo e chi invece preferisce la "buona morte". Lo spettacolo è stutturato in monologhi e dialoghi tra i due genitori e la figlia (Eleonora Ivone) che avviene  15 anni dopo l'incidente, per arrivare ad una conclusione della liberazione del corpo della figlia che non è più quello giovane e bello, ma si è gonfiato, ha i capelli radi, sarebbe pieno di piaghe se non fosse voltato continuamente. una dammaturgia secca ed essenziale a segnare l'importanza dell'argomento. Inutile sottolineare la bravura di Pamela Villoresi, e quella di Emilio Bonucci, ben nota a tutti, vorrei spendere una parola inerente alla crescita della capacità interpretativa di  Eleonora Ivone, che avevo già visto in "Col piede giusto" sempre di Angelo Longoni.
Miriam Comito 
Note dell’autore Angelo Longoni:
L’Italia, forse più di ogni altro paese occidentale, è il luogo della separazione netta dei concetti, delle idee e delle convinzioni in modalità di parte, spesso semplificate e superficiali.
La realtà che viviamo sembra dipendere solo dall’azione di due principi opposti, tra cui esiste un contrasto insanabile a causa del quale finiamo per vedere il mondo solo in bianco o in nero senza riuscire a concepire altri colori o sfumature.
Anche nelle recenti e tragiche vicende di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welbi, il popolo italiano, insieme ai suoi rappresentanti politici, si è diviso in due metà contrapposte e incompatibili.
Da una parte le accuse di assassinio, dall’altra quelle di tortura di corpi inermi e senza futuro.
In mezzo a queste due posizione quasi il nulla.
In VITA si racconta questo conflitto come se fosse interno ad una famiglia.
Al centro una donna la cui esistenza si è sospesa a causa di un incidente stradale, vicini a lei il padre intenzionato a liberarla dallo stato vegetativo permanente nel quale giace e la madre invece ferma nel difenderne la vita in ogni caso e ad ogni costo.
Due posizioni inconciliabili, esattamente come quelle di una popolazione che si è divisa in due metà, due genitori spezzati, due personaggi simbolo.
Tre voci che compongono una partitura di sentimenti, di ricordi e di riflessioni, un flusso poetico che racconta la vita in tutte le sue espressioni: il dolore, la gioia e, soprattutto, l’amore”.



TEATRO BELLI
Piazza Sant'Apollonia 11/a 00153 - ROMA - Tel. 06 58 94 875 | Fax 06 58 97 094
Interi € 18,00 - Ridotti € 13,00 - € 10,00
dal martedì al sabato ore 21,00 - domenica ore 17,30

venerdì 28 ottobre 2011

L'orchestra di Piazza Vittorio sbarca a Milano con la sua versione del Flauto magico

The Fabmax Company e Paco Cinematografica
presentano

IL FLAUTO MAGICO SECONDO L'ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO

TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI 20 e 21 aprile 2012

 
Ispirato a “il Flauto Magico” di W.A. Mozart

Spettacolo prodotto da The Fabmax Company e Paco Cinematografica
da una produzione originaria di Fondazione Romaeuropa e Les Nuits de Fourvière

direzione artistica e musicale Mario Tronco
elaborazione musicale Mario Tronco  e Leandro Piccioni
acquerelli, animazione e scene Lino Fiorito
disegno luci Pasquale Mari
costumi Ortensia De Francesco

L'Orchestra di Piazza Vittorio
Cast
Houcine Ataa (Tunisia) voce - Monostatos
Peppe D’Argenzio (Italia) sax baritono e soprano, clarinetti
Evandro Cesar Dos Reis (Brasile) voce, chitarra classica e elettrica, cavaquinho -Ragazzo
Omar Lopez Valle (Cuba) tromba, flicorno - Narratore
Awalys Ernesto Lopez Maturell (Cuba) batteria, congas - Tamino
Zsuzsanna Krasznai (Ungheria) violoncello - Dama
John Maida (Stati Uniti) violino - Dama
Gaia Orsoni (Italia) viola - Dama
Carlos Paz Duque (Ecuador) voce, flauti andini - Sarastro
Pino Pecorelli (Italia) contrabbasso, basso elettrico - Ragazzo
Leandro Piccioni (Italia) pianoforte
Raul Scebba (Argentina) marimba, percussioni, timpani - Sacerdote
El Hadji Yeri Samb (Senegal) voce, djembe, dumdum, sabar - Papageno
Dialy Mady Sissoko (Senegal) voce, kora - Ragazzo
Ziad Trabelsi (Tunisia) oud, voce - Messaggero della Regina della Notte



i musicisti ospiti

Petra Magoni (Italia) voce - Regina della Notte
Sylvie Lewis (Inghilterra) voce - Pamina
Fabrizio Giannitelli (Italia) corno
Sanjay Kansa Banik (India) tablas - voce
Fausto Bottoni (Italia) trombone, euphonium - canto
Sarà in scena al Teatro Arcimboldi di Milano, l’11 e il 12 novembre 2011, Il Flauto Magico secondo l'orchestra di Piazza Vittorio, una rilettura dell’opera mozartiana a ritmo di jazz, rap, mambo, pop, attraverso tutte le culture musicali del mondo così ben rappresentate dal gruppo musicale legato all’omonima piazza romana, nato in seno all'Associazione Apollo 11 e ideato e creato da Mario Tronco ed Agostino Ferrente.

Il Flauto magico come non l’avete mai sentito. Una rilettura in chiave moderna del bellissimo classico di Mozart con le invenzioni dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Attraverso tutte le culture musicali del mondo, ben rappresentate nell’orchestra multietnica si intraprende un viaggio intorno al mondo, a suon di musica pop, reggae, jazz. Un puzzle di culture e religioni riunite in un progetto composito, fatto di atmosfere sognanti ed esotiche, emozioni intense e ritmi coinvolgenti. Un turbinio di emozioni e colori in scena, con i musicisti che interpretano – grazie ai loro strumenti – i personaggi dell’opera di Mozart. I musicisti diretti da Mario Tronco, che con Leandro Piccioni ha curato l’elaborazione musicale, rompono il tradizionale confine tra la buca d'orchestra e il palcoscenico, inventando un nuovo rapporto tra pubblico e scena senza soluzione di continuità. Le originali scenografie fatte di acquerelli richiamano l’idea della favola, esattamente come il “Flauto magico”: una magica favola, un racconto in musica fatto di sogni e parole.

PROGRAMMA

E se fosse avvenuto tutto al contrario?
Il viaggio intrapreso dentro e intorno alla partitura di Wolfgang Amadeus Mozart dalla compagine multietnica capitolina arriva al suo compimento con un concerto semiscenico. Le splendide note del compositore di Salisburgo sono infatti il punto di partenza di Mario Tronco, coadiuvato negli arrangiamenti da Leandro Piccioni, e degli altri musicisti vittorini, per reinventare sia la vicenda che la musica: i temi e le armonie di Mozart stringeranno la mano alla musica etnica e a quel particolare melange di pop, reggae, rock e jazz che contraddistingue l’Orchestra romana.
Ecco perciò il principe Tamino, nei panni di Ernesto Lopez Maturell; il sacerdote Sarastro, con i toni caldi e la verve latinoamericana della voce di Carlos Paz; Papageno, il personaggio di Mozart che da sempre riscuote la maggiore simpatia del pubblico per il suo modo di “pa, pa, pa, pa” parlare, non a caso sarà interpretato da Pap, con tutta l’energia della musica  africana.

Brillante e infida, cattiva e virtuosistica, la regina della notte s’incarna  in Petra Magoni, per renderne tutta l’ambiguità grazie alla sua voce che spazia dai madrigali del Cinquecento  alla musica pop. Ma forse è il personaggio di Pamina, di cui Tamino è innamorato, la chiave di volta di questa versione. Pamina, muovendosi sulle tracce del teatro buffo di Mozart, si impone all’interno della vicenda, strappando la conclusione della storia dalle mani maschili del principe e dei sacerdoti. Toccherà alla cantante folk inglese Sylvie Lewis trasformare Pamina in una ragazza ancora adolescente, che con tutti i suoi dubbi e le sue incertezze terrà il pubblico con il fiato sospeso fino alla fine. Non manca un narratore che avrà la trascinante simpatia del cubano Omar Lopez Valle. Infatti il libretto, che nel 1791 Emanuel Schikaneder scrisse per Mozart, è qui trattato come un racconto orale passato di bocca in bocca e che in ogni paese lascia una sua versione diversa. Ed è noto quante e quanto diverse siano le nazionalità presenti nella compagine vittorina. Una esplosione variopinta di stili, lingue, e musicalità alla ricerca delle radici del “Flauto magico” nelle diverse culture. E nasce il dubbio che, dopo averlo ascoltato, ci sia anche la possibilità di pensare e perfino di convincersi che sia avvenuto tutto il contrario: che nel loro meraviglioso lavoro colorato di esotismo, Mozart e Schikaneder si siano ispirati ai tanti racconti che narrerà l’Orchestra di Piazza Vittorio. Così a otto anni dal suo debutto, avvenuto nel 2007 a Romaeuropa Festival, l’Orchestra di Piazza Vittorio presenta questo spettacolo con le scenografie curate da Lino Fiorito e i costumi da Ortensia De Francesco.




Teatro degli Arcimboldi
Viale dell’Innovazione, 20 - 20126 Milano
Biglietti da € 22  a € 38,50  Comprensivi di diritti di prevendita
Sono previste riduzioni giovani, anziani e per gruppi di minimo 10 presenze.
 
Call Center TicketOne 892.101

Per informazioni e prenotazioni:  https://mail.google.com/mail/h/be8yn9py3zou/?&v=b&cs=wh&to=gruppi@ipomeriggi.it  - 02/641142213



Ufficio stampa
Maya Amenduni

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mercoledì 26 ottobre 2011

AMERICAN BUFFALO PER LA PRIMA VOLTA IN TEATRO IN ITALIA



AMERICAN BUFFALO

Arriva a Roma American Buffalo uno dei più acclamati spettacoli della drammaturgia contemporanea, opera dello sceneggiatore e regista americano David Mamet.
Nominato due volte agli Oscar per la miglior sceneggiatura e vincitore di un Pulitzer (1984), Mamet è l'autore di indimenticabili capolavori quali Gli Intoccabili, Il Verdetto ed Il Postino suona sempre due volte


Definita dalla critica del 1975 come “la miglior commedia della decade”, American Buffalo ci immerge in un’amara riflessione sul senso morale e sulla dignità del mondo d’oggi, racchiuso simbolicamente – con le sue meschinità, le sue manie, le sue piccole invidie - in un negozio di rigattiere pieno ovviamente soltanto di scarti e beni rifiutati da precedenti proprietari.
Quando finalmente un’opportunità passa da quella porta, quattro uomini Don, Bob, Walter detto “Teach” e Fletcher decidono di puntare tutto, organizzare un colpo e confrontarsi con quell’avida, costante e misera lotta degli uomini verso il raggiungimento della vetta.



Dopo aver calcato le scene di Broadway e Chicago, con interpreti del calibro di Al Pacino e Rober Duvall, la versione cinematografica viene diretta nel 1996 da Michael Corrente e vede la partecipazione nella parte di Teach Dustin Hoffmann, impeccabile esecutore dei serratissimi dialoghi di Mamet.

Finalmente in Italia, American Buffalo sarà presentato dalla compagnia NOIGIOCHIAMO VOICHEFATE al Cometa Off, dal 25 ottobre al 6 novembre.
American Buffalo è un amara metafora di quella parte della società che per scelta o per obbligo vive in modo coatto nel senso di imposto la propria vita. La bottega del rigattiere e un microcosmo, fatto di cose rifiutate dagli altri, costrette a stare tutte insieme anche se totalmente differenti tra loro, e senza potersi scegliere il vicino, un po' come le persone che non hanno potuto scegliere la propria vita o non hanno avuto il coraggio di sceglierla e rimangono sospesi, sperando in una svolta improvvisa...come quella che accade a Don (Daniele De Martino) proprietario del negozio di cianfrusaglie nel momento in cui un avventore gli compra un nichelino per 90 dollari, decide di fare un colpo, ovvero, andare a "trovare" l'acquirente del nichelino, in questa impresa è affiancato dal giovane Bob (Gianluca Soli) e dal nervoso Teach (Mario Sgueglia), i quali cercano in modo diverso di scalzarsi vicendevolmente. La lode da fare alle giovani compagnie come la Noi giochiamo voi che fate è quella di avere il coraggio di prendere nuovi e inediti copioni, ben inteso inediti per il nostro paese e portarli in scena, sperimentandosi in ruoli che hanno visto come interpreti alcuni tra i maggiori attori statunitensi.
Miriam Comito
AMERICAN BUFFALO
di
David Mamet
regia
Gianluca Soli
aiuto regia
Benedetta Comito
con: Danile de Martino, Mario Sgueglia, Gianluca Soli
Teatro Cometa Off dal 25 ottobre al 6 novembre 2011
Via Luca Deòlla Robbia 47

lunedì 24 ottobre 2011

PRENDI UN PICCOLO FATTO VERO

Questa non vuole essere una recensione, ma un mio pensiero sullo spettacolo "PRENDI UN PICCOLO FATTO VERO". Io l'ho visto per bene tre volte fin'ora e non escludo che ce ne sia una quarta...una quinta, ma non avevo mai scritto nulla, un po' perchè non conoscevo bene l'autore dei testi: Edoardo Sanguineti. che mi ispirava una sorta di timore reverenziale, anzi non un po,' era proprio così, E perché questo timore reverenziale? Lo spettacolo che è un monologo formato da testi di Sanguineti e interpretato da Lino Guanciale persona con cui ho un rapporto di amicizia da circa due anni, e di cui ho stima basata sulla realtà e che oggettivamente reputo una persona in grado di fare delle scelte culturali sensate. Nel maggio di 2010 Edoardo Sanguineti muore, io solo in quel momento ho capito, da alcune frasi che mi scrisse, quanto  Lino fosse legato e cosa significasse per lui Sanguineti, quindi mi riproposi di conoscerlo e che quando avrebbero ripetuto "Prendi un piccolo fatto vero" lo avrei rivisto e ci avrei scritto sopra una mia riflessione, nel frattempo, nella biblioteca comunale che abitualmente frequento mentre frugavo fra i scaffali in cerca di un libro da leggere mi sono imbattuta in lui...Edoardo Sanguineti, era un libro di poesie "Senza titolo" lo presi in prestito e mi avventurai nella lettura, scopersi un uomo che parlava di se e del mondo senza usare maschere, e questo riconduce allo spettacolo e si perché "Prendi un piccolo fatto vero...possibilmente fresco di giornata" è l'incipit di una poesia di Sanguineti, la cui base di ricerca è l'indagare il frammento di realtà concreta, e materiale senza cadere nell'astratto, perché dai piccoli ma concreti passi, quotidiani si arriva, nati da una precisa e lucida presa di coscienza della realtà contingente che si può partire per cambiarla. Questo spettacolo è rivolto a tutti, tecnicamente è una cavalcata tra i testi (critici e poetici) sanguinetiani che coprono tutta la storia della nostra democrazia, prendendo in considerazione i fatti salienti, e le tematiche culturali che la hanno configurata. l'accostamento cultura-alimentazione nasce dal fatto che sono entrambe bisogni primari dell'animale sociale uomo, quindi la poesia, e in genere lo scrivere ha una funzione sociale fondamentale pari a quella dell'alimentazione fisica. "Prendi un piccolo fatto vero" cerca di dare, anche, una risposta a cosa può fare..come può contribuire oggi il teatro all'educazione...in quella che è l'era dell'informazione? il teatro è un'azione sul palcoscenico si agisce, senza filtro, non c'è uno schermo a separare gli attori dal pubblico è un luogo di compartecipazione. "Prendi un piccolo fatto vero" in particolare è uno spettacolo dove la famigerata "quarta parete" non c'è, l'attore mentre recita il monologo è intento ai fornelli ma non cucina da solo viene aiutato dagli spettatori,..del resto come dice Giorgio Gaber "La libertà è partecipazione" il tutto accompagnato dallo scorrere di immagini dello stesso Sanguineti e della nostra italica storia.
Miriam Comito

sabato 22 ottobre 2011

Uno per te al Piccolo re di Roma dal 21 al 23 ottobre

In scena al Piccolo Re di Roma dal 21 al 23 ottobre 2011 "Uno per tre" è l'opera prima del giovane drammaturgo Michele Di francesco, e narra la storia di tre ragazze più una che ruotano intorno a quello che dovrebbe essere...l'uomo perfetto. La più una in questione è Pamela (Manuela Bello) l'assistente di Eva (Angelica Franci) la più diva del trio..non ha caso fa la cantante...quella che non ha problemi a conoscere uomini, completano la triade amicale Rebecca (Teresa Luchena) un po' snob e con la voglia di avere un figlio...anche da sola e Martina (Francesca Paola Pastanella) che invece un figlio ce l'ha già ma non ha un compagno. Al momento che Eva intodurrà in società la sua nuova e ultima conquista: Marco (Simone Baldassari) se ne vedranno delle belle, le tre donne, entreranno in una sorta di competizione organizzata tra loro, seguite dallo sguardo disincantato e acuto di Pamela. Per essere scritta da un esordiente la commedia non è male, avrebbe però bisogno di una maggiore verve da parte del protagonista maschile, un po' troppo sottotono nella recitazione.
UNO PER TRE
di
Michele Di Francesco    
regia
Michele Di Francesco
assistente alla regia Teresa Luchena
con: Simone Baldassari, Manuela Bello, Angelica Franci, Teresa Luchena, Francesca Paola Pastanella 
 Teatro Piccolo Re di Roma dal 21 al 23 ottobre 2011
Via Trebula 5
Miriam Comito

LE CINQUE ROSE DI JENNIFER AL TEATRO DELL'OROLOGIO

TEATRO DELL’ OROLOGIO

Dal 19 ottobre al 6 novembre 2011
 LE CINQUE ROSE DI JENNIFER

Di ANNIBALE RUCCELLO


Regia di AGOSTINO MARFELLA

Con Leandro Amato e Fabio Pasquini

scene e costumi Carlo De Marino
voci della radio Gioia De Marchis Giannini e Enzo Avolio
foto Pino Le Pera
Luci Zothause
produzione: Compagnia Teatro Il Quadro


Dopo il grande successo riscosso nelle precedenti due edizioni, torna in scena a Roma per il terzo anno, uno dei testi più belli di Annibale Ruccello. Sarà in scena al Teatro dell’Orologio – Sala Grande, dal 19 ottobre al 6 novembre, Le cinque rose di Jennifer, con Leandro Amato e Fabio Pasquini, per la regia di Agostino Marfella. Un omaggio ad Annibale Ruccello; unico suo spettacolo sulla piazza romana, nell’anno del 25° anniversario della morte del grande commediografo, attore e regista di Castellammare di Stabia. Punta di diamante della drammaturgia moderna italiana, Ruccello risulta essere tra i più interessanti autori della scuola napoletana. Lo spettacolo, in una particolare scrittura scenica, vuole essere un tributo al Teatro del grande autore partenopeo.
Anni '70. La piéce, ambientata nel quartiere dei travestiti della periferia di Napoli, racconta, con ritmo incalzante e grande “suspence”, il mondo dei travestiti. Ruccello narra il dramma della solitudine, raccontando le storie di vita di Jennifer (Leandro Amato) ed Anna (Fabio Pasquini), due travestiti di matrice genettiana. "Jennifer" è un travestito malinconico, sensibile e romantico che vive in un monolocale a Napoli. Terrorizzato dal serial killer che sta mietendo vittime nel suo quartiere, non esce più di casa da molto tempo. Non esce più, inoltre, perché sta aspettando una telefonata da Franco, l'ingegnere di Genova con cui ha intrapreso una relazione tempo prima …con quella chiamata, saprebbe che è ritornato da Milano. Purtroppo è ben difficile capire quando (e se) Franco chiamerà: il telefono di Jennifer, per un disguido telefonico, sembra infatti intercettare tutte le chiamate del quartiere. Proprio per questo motivo a casa sua arriva "Anna", un altro travestito che vive nel suo quartiere. I due parlano: Jennifer le racconta della sua famiglia e di Franco, Anna delle disgrazie che ha avuto nella sua vita e del rapporto speciale che ha con la sua gattina, Rosinella. Una telefonata arriva, ma Jennifer liquida l'interlocutore senza troppi problemi... salvo poi chiedersi se quella chiamata in realtà fosse per Anna, che frustrata, se ne va. L'attesa continua. L'uomo comincia a perdere la speranza. All'improvviso, ritorna Anna, disperata: il maniaco ha ucciso la sua adorata Rosinella…Ma l’attesa di Jennifer continua, aspettando una telefonata che potrebbe non arrivare più…

 Note di regia di Agostino Marfella                       

“ Ritengo che Le cinque rose di Jennifer, testo cult di Annibale Ruccello (1980), con il tempo e le diverse edizioni, abbia acquisito uno spessore stilistico che gli ha conferito  il valore di un piccolo classico del teatro contemporaneo.
La piéce, ambientata in un quartiere degradato della periferia di Napoli, racconta, con ritmo incalzante e grande “suspence”, il mondo dei travestiti. L’autore, narrando le storie di vita di Jennifer e Anna, esprime il dramma amaro della solitudine. Aleggia nella vicenda un’atmosfera da thrilling psicologico, che tiene gli spettatori con il fiato sospeso, fino all’ultima battuta… Si muovono, attraverso essa, i due protagonisti, povere anime perdute, confinate in un ghetto metaforico, tesi alla ricerca disperata di una propria dimensione; pronti a riappropriarsi del pudore e della dignità  violati e derubati dai finti valori “borghesi”; e disposti a tutto, pur di elemosinare un po’ di affetto, fosse anche solo qualche parola attraverso il filo di un telefono. L’opera contiene una squarciante sensazione poetica di squallore e di frustrazione, nel cui contenuto il tragico si fa grottesco. Il palcoscenico grida i pensieri di Jennifer, ossessivi e maniacali, mentre la sua maschera recita il suo ultimo delirio d’amore per Franco, il maschio che probabilmente non esiste.
Nel mettere in scena lo spettacolo ho sottolineato la ritualità del testo con atmosfere antinaturalistiche, ispirandomi, oltre a Genet, alla tradizione nordica dei Kammerspiel, (principalmente  a Strindberg  e ad  Ibsen nella scena finale).
La storia assume quindi i contorni di un lucido delirio, in cui la solitudine può trasformarsi, degradandosi, nello svilimento dei miti e dei modelli. Deflagrazione dei linguaggi della comunicazione, che sfocia in una lacerante ed intensa recita, nel vano tentativo di ritrovare una propria identità. L’effetto che ne risulta è quello di un grande cerimoniale  scandito dall’attesa ossessiva dell’amore”.
Agostino Marfella
"Le cinque rose di Jennifer" è uno spettacolo diverso da tutti gli altri che ho visto sin'ora,è accogliente, con lo spettatore, e spiazzante al tempo stesso. Entrata in sala mi sento accolta da una coreografia brillante al primo sguardo, nel palcoscenico vi è ritagliato il luogo dell'azione, ed è fatto attraverso l'utilizzo di petali di rosa rossa sintetici che formano un rettangolo all'interno del quale si trovano vari oggetti di uso quotidiano: un telefono, dei portaceneri, delle scarpe con il tacco alto, una radio. E'questo lo spazio dove si muove Jennifer prigioniera delle sue paure, e  delle sue speranze, dalle quali nasce una immensa malinconia, spazio in cui si è rinchiusa, per paura del serial killer, ma non solo, anche per paura di mostrarsi così come è senza maschere e veli. Annible Ruccello con la sua sapiente scrittura fa passare lo spettatore da una condizione di leggera allegria a una di suspense nel senso di vera e propria sospensione la commedia agrodolce si trasforma in un thriller con un finale aperto alle fantasie e all'immaginazione del pubblico
Miriam Comito
TEATRO DELL’OROLOGIO - SALA GRANDE
Via de’ Filippini, 17/a
Prenotazioni allo 06 9784 0472
Orario spettacoli: dal martedì al sabato alle 21,15 - la domenica alle 17,30

Ufficio stampa Compagnia

Maya Amenduni
mayaamenduni@virgilio.it

giovedì 20 ottobre 2011

Fino alla fine di Fabrizio Romagnoli

In scena dal 18 al 20 ottobre  per la rassegna "Sguardi svelati" al Teatro Due Roma "Fino alla fine" di Fabrizio Romagnoli è una storia tutta al femminile : Laura (Emilia Tafaro) e Maura (Ilaria Antoniani sono amiche da una vita, o meglio da 25 anni che per loro entrambre trentacinquenni rappresenta un bel percorso di vita. Maura è arrabbiata con Laura, si perchè Laura in uno dei su suoi tanti momenti di ubriachezza ha baciato il suo ragazzo Paolo. Le due donne sembrano all'apparenza estremamente diverse una dall'altra, Maura attrice ormai famosa sembra vivere in un mondo tutto suo fatto di provini, di tournèe, quasi una bambola a cui bisogna indicare la strada, ma che in realtà la sua strada la bella che intrapresa. Laura una pittrice all'apparenza pragmatica e sempre presente nella vita di Maura, ma in realtà disperata internamente, cosa si cela davvero dietro al loro  rapporto? Quali sono i limiti superabili e quali invece più che limiti sono ostacoli? Cosa unisce davvero le due donne? lo si scoprirà pian piano durante lo spettacolo, dopo che le protagoniste troveranno il coraggio di porsi una di fronte all'altra come realmente sono.
Miriam Comito
FINO ALLA FINE
         di
Fabrizio Romagnoli
Regia
Fabrizio Romagnoli
con: Emilia Tafaro, Ilaria Antoniani.
Teatro Due Roma dal 18 al 20 ottobre 2011
Vicolo dei Due Macelli 37