giovedì 23 gennaio 2014

DISCORSO GRIGIO dei FANNY & ALEXANDER al Teatro Valle Occupato



TEATRO VALLE OCCUPATO
ALTRESISTENZE
31 gennaio e 1 febbraio duemila14 ore 21.00 | 2 febbraio duemila14 ore 18.00 
DISCORSO GRIGIO
produzione FANNY & ALEXANDER 
ideazione Luigi De Angelis e Chiara Lagani | drammaturgia Chiara Lagani 
progetto sonoro The Mad Stork | regia Luigi De Angelis | con Marco Cavalcoli
annunciatrice Chiara Lagani | registrazioni Marco Parollo | abito di scena Tagiuri Abbigliamento
oggetti di scena Simonetta Venturini
| maschera Nicola Fagnani
promozione e ufficio stampa Marco Molduzzi e Filomena Volpe | logistica Fabio Sbaraglia
amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza

“Secondo l’agenzia di stampa ufficiale il Presidente si rivolgerà alla Nazione. Non è certo la prima volta, nella Storia, che un Presidente parla a un Paese. Ecco. Il Presidente parlerà. Cosa c’è di strano? Che accadrà? Chi saprà riconoscer la sua voce capirà.”

Al Teatro Valle Occupato, dal 31 gennaio al 2 febbraio, va in scena Discorso Grigio di Fanny & Alexander, uno spettacolo che esplora le forme e le retoriche degli interventi politici ufficiali. Giocando con i luoghi comuni dell’oratoria politica ed esaltando le potenzialità di una parola calata in una drammaturgia intrecciata e volutamente sorprendente, Marco Cavalcoli, già virtuoso interprete del ventriloquo Mago di Oz, incarna qui, in chiave concertistica, un misterioso Presidente alle prese, tra i tanti riverberi passati e presenti, con un importante discorso inaugurale da pronunciare alla Nazione.

I DISCORSI di FANNY & ALEXANDER

Il progetto indaga, attraverso un lavoro sulla forma discorso, il rapporto tra singolo e comunità, tra individuo e gruppo sociale. Cosa significa pubblico? Cosa è comune? Quand’è che un gruppo raccolto attorno a un individuo può dirsi comunità?

A partire dalle forme primarie tradizionali del discorso pubblico declinato nei suoi vari ambiti sociali, discorso politico, pedagogico, religioso, sindacale, giuridico e militare e, a partire anche dalla ferita di un rapporto ormai quasi interrotto tra singolo e comunità, sei attori (Bergamasco, Cavalcoli, Gifuni, Gleijeses, Lagani, Mazza) coi loro colori bandiera (il senzacolore grigio, il prescrittivo giallo, il celestiale celeste, il femminile rosa, il viola di diritto, e il rosso pericolo) daranno diverse provvisorie risposte a queste irte domande.

Il percorso si svilupperà  in sei spettacoli e sei radiodrammi. È previsto un evento finale collettivo, discorso di discorsi, che raggrupperà in sé  i nuclei dei sei spettacoli.

Il progetto prevede sei declinazioni:

GRIGIO - Marco Cavalcoli - politico

GIALLO - Chiara Lagani  - pedagogico

CELESTE - Lorenzo Gleijeses - religioso

ROSA - Francesca Mazza - sindacale

VIOLA - Fabrizio Gifuni - giuridico

ROSSO - Sonia Bergamasco – militare

Il “Presidente” è solo, dietro a un microfono, pronto per il suo discorso alla Nazione, all’Italia. Parla e noi “platea” riconosciamo toni, enfasi, perfino voci della nostra memoria politica: Berlusconi, Bersani, Monti, Napolitano, Di Pietro… E parole, parole prese dai giornali, brani della loro propaganda: “L’Italia è il paese che amo”, “Fermare la spirale dell’odio”… E’ la routine retorica, autistica e ripetitiva, della politica che conosciamo dai tg di ieri e di oggi ma che qui va al di là dell’attualità per diventare un incubo sonoro, pronto a ricominciarla da capo. Discorso Grigio è la nuova tappa di un progetto di Chiara Lagani e Luigi De Angelis dei Fanny & Alexander sulle forme retoriche del discorso pubblico. L’impressione è straordinaria: l’attore Marco Cavalcoli non fa parodia, ma costruisce un delicatissimo lavoro di contrappunti gestuali (diventando via via un attore pupazzo). Il suo pieno di parole alla fine esibisce solo il vuoto di senso. Che è anche il nostro.
Anna Bandettini, La Repubblica

PICCOLI CRIMINI CONIUGALI recensione

PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI

21 | 26 Gennaio 2014


PICCOLI CRIMINI CONIUGALI

di Eric-Emmanuel Schmitt

con
Elena Giusti e Paolo Valerio

Regia
Alessandro Maggi

Fondazione Atlantide - Teatro Stabile di Verona

Sarà in scena al Piccolo Eliseo Patroni Griffi dal 21 al 26 gennaio 2014, “Piccoli Crimini Coniugali” di Eric-Emmanuel Schmitt, con Elena Giusti e Paolo Valerio. Regia Alessandro Maggi.

 
 "Piccoli crimini coniugali" èuna partita di tennis  fra due avversari che hanno, o meglio avevano deciso quindici anni fa di unire le loro vite, perchè lui vedeva lei diversa dalle altre...migliore, lei lo aveva già notato seguiva i suoi movimenti, tutto questo al matrimono di comuni amici. Il matrimonio, visto come un combattimento all'ultimo sangue, parafrasando il verso della canzone "Washington"  di Lucio Dalla "Ogni piccolo sentimento spara, è meglio non chiedersi niente, ma stavolta voglio vedere chi è". Un gioco in cui vince chi sopravvive all'altro, ma dove almeno all'inizio si è afflitti da una mattia mortale: l'amore, che porta senza via di scampo a voler capire, accertare e a volte anche accettare tutto dell'altro, anche inventandosi e attribuendo all'altro caratteristiche bellissime, ma che in realtà non possiede se non nei nostri desideri e nella nostra immaginazione. Oppure quando il rancore cresce e supera l'amore, attribuire i propri difetti all'altro. Un testo attuale che fa riflettere.
Miriam Comito
 
Commedia in un atto. Dopo aver subito un brutto incidente domestico Gilles torna a casa  dall’ospedale completamente privo di memoria, ragiona ma non ricorda, non riconosce più neppure la moglie Lisa, che tenta di ricostruire la loro vita di coppia tassello dopo tassello cercando di oscurarne le ombre. Via via che si riportano alla luce informazioni dimenticate si manifestano delle crepe: sono molte le cose che cominciano a non tornare. Come mai Lisa mente? E perché non vuole darsi fisicamente a Gilles, che pure è fortemente attratto da lei? Per quale motivo Gilles – che afferma di essere completamente privo di memoria – si ricorda di certi particolari del viaggio di nozze? Sono alcuni dei misteri di questo giallo coniugale in cui la verità non è mai ciò che sembra, dove la memoria (e la sua supposta mancanza), la menzogna e la violenza vengono completamente riviste per assumere dei significati nuovi, inaspettatamente vivificanti. Schmitt gestisce la scrittura con grazia e freschezza, giocando briosamente tanto col metateatro quanto con oggetti ostici quali “la verità”, “la colpa” e, soprattutto, “l’amore”.
Una macchina narrativa pressoché perfetta che svela impietosamente i meccanismi della coppia e i più intimi recessi dell'animo umano. Piccoli crimini coniugali è un piccolo gioiello che dettaglia il necessario inabissamento all'inferno di Lisa e Gilles nel tentativo — un po' comico, un po' drammatico: sicuramente reale — di riemergere alla serenità come coppia.

Orari recite:
ore 20.45
domenica ore 17.00


Prezzi biglietti
Settore Intero Ridotto1 Ridotto2 Ridotto3
posto unico 20 € 17 € 15 € 11 €

Botteghino: 06 4882114 e 06 48872222

DON GIOVANNI di e con ROBERTO CAVOSI recensione


Roma, Teatro Argot Studio
dal 21 al 26 gennaio 2014
da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30


OLTRECONFINE presenta
Don Giovanni
testo, regia e voce Roberto Cavosi
musiche composte ed eseguite al pianoforte da Alessandro Sgobbio

disegno luci Domenico De Mattia
datore luci e fonica Andrea Maggiolo
ufficio stampa e promozione leStaffette
produzione Oltreconfine
collaborazione alla produzione Di Regola Arte


Arriva a Roma, al Teatro Argot Studio, dal 21 al 26 gennaio 2014 (da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30), “Don Giovanni”, scritto, diretto e interpretato da Roberto Cavosi, con musiche composte ed eseguite al pianoforte da Alessandro Sgobbio, vincitore dell’ultima edizione dell’ Umbria Jazz Festival con la sua formazione ‘Pericopes’.


Il "Don Giovanni" di Roberto Cavosi, è uno spettacolo potente, un continuo saliscendi di emozioni che dal personaggio arrivano dirette al pubblico. Un 'opera in cui viene destrutturata la figura del  famoso libertino, nelle sue peculiarità più celebri: la spavalderia e la noncuranza nei confronti degli altri. Un Don Giovanni antistorico ma al contempo viaggiatore nel tempo e nello spazio. Nelle tre scansioni temporali-geografiche, che lo portano dalla New Orleans di fine Ottocento, alla Shanghai del 1930 fino ad approdare nel braccio della morte di una città americana ai nostri giorni lo vediamo, a volte dubbioso e insicuro, altre riflessivo, ma c'è sempre un filo conduttore che a sua volta è sia unico, che multiforme. L'arteria principale è la partecipazione emotiva, agli ambienti narrati mettendo in luce la ghettizzazione e lo sfruttamento, da parte del mondo occidentale, nei confronti delle popolazioni più povere. Non solo ci sono, anche, altri registri narrativi come quello dell'anelito da una parte verso un ritorno alle origini umane, alla natura e dall'altro ad una trascendenza forse atea, che vanno tutte  a concludersi convogliandosi in un'unica direzione quella della pace...voluta ..cercata o imposta?
La scenografia e costellata di lattine di Coca-cola aperte (uno dei simboli principali dell'America), che diventano di quando in quando strumento sonoro, o anche specchi rifrangenti.
La recitazione di Roberto Cavosi è accompagnata dalla magnifica musica di Alessandro Sgobbio, che si coniuga perfettamente con il flusso narrativo, ora impetuoso, ora più lento, ora sincopato.
Miriam Comito 

Roberto Cavosi è autore teatrale. I suoi lavori sono stati prodotti dai più prestigiosi teatri italiani come lo Stabile di Bolzano, del Friuli Venezia Giulia, lo Stabile di Roma, del Veneto e di Palermo, il Franco Parenti. E’ andato in scena a Parigi, in Belgio e a Londra. A New York la Columbia University gli ha dedicato una serie di studi. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui il Premio Idi e il Premio Riccione. Ha ideato la trasmissione radiofonica “Teatrogiornale”.

Alessandro Sgobbio è pianista, compositore, improvvisatore. Nel 2008 incide Il bosco di Beuys del M° Giorgio Gaslini, e insegna piano Jazz presso il Conservatorio di Parma; nel 2009 registra il suo primo cd da solista. Selezionato al prestigioso “Councours Martial Solal” di Parigi, è finalista al concorso “Luca Flores” dove riceve il secondo premio. Dal 2005 è dimostratore dei pianoforti Yamaha Clavinova. Dal 2011 vive a Parigi, esibendosi in Italia e Europa con le formazioni jazz "Pericopes" (Premio Padova Carrarese 2012) e "Charm". Con la formazione “Pericopes” ha vinto l’ultima edizione di Umbria Jazz con la seguente motivazione della Giuria: "Abbiamo apprezzato molto il progetto artistico del duo piano-sax dei Pericopes perché evidenzia prestigiose influenze formative sia americane che europee (italiane in particolare) e trova un'originale quanto apprezzabile stile compositivo personale".


Roma, Teatro Argot Studio
dal 21 al 26 gennaio 2014
da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30 

Don Giovanni
testo, regia e voce Roberto Cavosi
musiche composte ed eseguite al pianoforte da  Alessandro Sgobbio
disegno luci Domenico De Mattia
datore luci e fonica Andrea Maggiolo
ufficio stampa e promozione leStaffette
produzione Oltreconfine
collaborazione alla produzione Di Regola Arte

Biglietti: intero 12 Euro, ridotto 8 Euro, gruppi 6 Euro (+ tessera associativa annuale)

Info
Teatro Argot Studio - Via Natale del Grande, 27 - Roma
tel/fax 06.5898111 - mob. 392.9281031

lunedì 20 gennaio 2014

DON GIOVANNI di e con ROBERTO CAVOSI

Roma, Teatro Argot Studio
dal 21 al 26 gennaio 2014
da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30


OLTRECONFINE presenta
Don Giovanni
testo, regia e voce Roberto Cavosi
musiche composte ed eseguite al pianoforte da Alessandro Sgobbio

disegno luci Domenico De Mattia
datore luci e fonica Andrea Maggiolo
ufficio stampa e promozione leStaffette
produzione Oltreconfine
collaborazione alla produzione Di Regola Arte


Arriva a Roma, al Teatro Argot Studio, dal 21 al 26 gennaio 2014 (da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30), “Don Giovanni”, scritto, diretto e interpretato da Roberto Cavosi, con musiche composte ed eseguite al pianoforte da Alessandro Sgobbio, vincitore dell’ultima edizione dell’ Umbria Jazz Festival con la sua formazione ‘Pericopes’.

Da una New Orleans di fine Ottocento, tra i barconi di schiave nere e il raffinato quartiere francese, la narrazione si sposta alla Shanghai coloniale degli anni ’30 tra banche, miniere e fumerie d’oppio, per concludersi ai giorni nostri nel braccio della morte di una prigione californiana, dove i fantasmi dei carcerati sono assai simili ai capricci di Goja.
La storia è un grande affresco epico dove la figura di Don Giovanni, mito qui riletto in chiave antistorica, trova un’evoluzione del tutto inaspettata alla sua tradizione letteraria, in un susseguirsi d’immagini e grida, di carne, di lotta, di saliva e di pianto. E dove il “profumo fradicio del sudore umano durante un amplesso diventa di volta in volta odio e passione, incesto e meraviglia”.

Il mito di Don Giovanni nel tempo si è sempre più destrutturato per motivi di varia natura non ultime, citando George Bernard Shaw, le varie trasformazioni sociali e culturali: “già nell’800 infatti la donna avrebbe avuto i mezzi per difendersi anche legalmente dai soprusi del noto libertino”. Ancora lo stesso Shaw definisce il suo Don Giovanni, nell’opera Uomo e superuomo, come “il dramma della caccia tragicomica della donna all’uomo”. D’altronde che il superomismo di Don Giovanni mostrasse il fianco era palesemente nell’aria. Come non notare la tristezza del personaggio nella raffigurazione di Baudelaire o ancor più di Strauss nel Burlador? E infine quante altre “spallate” a cominciare da Puskin il cui Don Giovanni, ne Il Convitato di Pietra, ha perso tutta la sua sicurezza, per diventare un vero e proprio nevrotico nell’opera di Stravinskij The Rake’s Progress.

La musica, composta ed eseguita da Alessandro Sgobbio, riprende alcuni brani del “Don Giovanni” di Mozart, per poi svilupparsi in melodie jazz e contemporanee in un bilanciamento paritetico con le parole. Raffigurare oggi Don Giovanni, la sua eterna sfida alla morale, il suo gusto alla profanazione dei sentimenti onesti, ha un suo preciso significato.
Come ottenere un vocabolario sonoro pertinente e originale, sfruttando al meglio il ricco e potenzialmente infinito diaporama di linguaggi sonori disponibili? Di questa domanda si è nutrita e cucita la riflessione che ha portato a definire il materiale musicale di “Don Giovanni”, materiale vario, liquido, una miscela di citazioni, frammenti compositivi e improvvisativi in stretta simbiosi con la parola e la voce.
Molteplici e talvolta contrastanti le ispirazioni e le evocazioni, interiorizzati e trasformati in percorsi, in grado di dialogare, sconfessare, convergere all'interno del racconto e con la grana della voce. Un bagaglio sonoro variegato, caldo e malinconico, teso e sarcastico, sempre in dialogo con il racconto, i suoi silenzi, i suoi fantasmi appena sussurrati.

Roberto Cavosi è autore teatrale. I suoi lavori sono stati prodotti dai più prestigiosi teatri italiani come lo Stabile di Bolzano, del Friuli Venezia Giulia, lo Stabile di Roma, del Veneto e di Palermo, il Franco Parenti. E’ andato in scena a Parigi, in Belgio e a Londra. A New York la Columbia University gli ha dedicato una serie di studi. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui il Premio Idi e il Premio Riccione. Ha ideato la trasmissione radiofonica “Teatrogiornale”.

Alessandro Sgobbio è pianista, compositore, improvvisatore. Nel 2008 incide Il bosco di Beuys del M° Giorgio Gaslini, e insegna piano Jazz presso il Conservatorio di Parma; nel 2009 registra il suo primo cd da solista. Selezionato al prestigioso “Councours Martial Solal” di Parigi, è finalista al concorso “Luca Flores” dove riceve il secondo premio. Dal 2005 è dimostratore dei pianoforti Yamaha Clavinova. Dal 2011 vive a Parigi, esibendosi in Italia e Europa con le formazioni jazz "Pericopes" (Premio Padova Carrarese 2012) e "Charm". Con la formazione “Pericopes” ha vinto l’ultima edizione di Umbria Jazz con la seguente motivazione della Giuria: "Abbiamo apprezzato molto il progetto artistico del duo piano-sax dei Pericopes perché evidenzia prestigiose influenze formative sia americane che europee (italiane in particolare) e trova un'originale quanto apprezzabile stile compositivo personale".


Roma, Teatro Argot Studio
dal 21 al 26 gennaio 2014
da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30 

Don Giovanni
testo, regia e voce Roberto Cavosi
musiche composte ed eseguite al pianoforte da  Alessandro Sgobbio
disegno luci Domenico De Mattia
datore luci e fonica Andrea Maggiolo
ufficio stampa e promozione leStaffette
produzione Oltreconfine
collaborazione alla produzione Di Regola Arte

Biglietti: intero 12 Euro, ridotto 8 Euro, gruppi 6 Euro (+ tessera associativa annuale)

Info
Teatro Argot Studio - Via Natale del Grande, 27 - Roma
tel/fax 06.5898111 - mob. 392.9281031


IL GRANDE MAGO al TEATRO DELLA COMETA

Teatro della Cometa

28 GENNAIO |16 FEBBRAIO 2014

Compagnia della Luna e Società  per Attori
presentano
IL GRANDE MAGO
(tratto da una storia vera)
di
Vittorio Moroni
con
Luca De Bei
regia
Giuseppe Marini

Costumi: Alessandra Cardini
Disegno luci: Marco Laudando
Organizzazione: Rosy Tranfaglia, Franco Clavari

Io sono un errore.
Un errore di nome Andrea.
Femmina in corpo di maschio.
Amo le donne senza poter essere uomo.
Tu sei il Grande Mago, creatore di ogni cosa. Io in te ci credo e ti domando:
Perché? È stato davvero un errore oppure è un castigo?
Non posso stare qui, fermo davanti ad uno specchio deforme.
A scuola sono più strano di un finocchio, al negozio dove lavoro più pericoloso di un rapinatore -per questo sto per essere licenziato - mio padre è morto per non vedermi, mia madre si sente un falegname di comodini difettosi.
E Anna?
Diceva di amarmi come sono. Ne era sicura.
Allora perché non accetta quello che sto facendo?
Non importa quanto è lungo e pauroso il viaggio.
Io ho deciso: non resterò qui, a fare la cavia da torturare.
Rimedierò all’errore e diventerò quello che sono.
Forse sarò solo alla fine del cammino.
Forse questo è il mio destino.
E tu Simone?
Perché mi guardi in quel modo?
Hai paura perché non sono come gli altri papà?
Eppure ti amo più di ogni altra creatura del Grande Mago.
Vittorio Moroni

Sarà in scena al Teatro della Cometa dal 28 Gennaio al 16 Febbraio 2014, IL GRANDE MAGO (tratto da una storia vera), scritto da Vittorio Moroni, con la regia di Giuseppe Marini. Protagonista è Luca De Bei. Lo spettacolo torna in scena dopo il grande successo di pubblico e di critica ottenuto nella passata stagione.
Andrea sta per avere un figlio. Andrea sta diventando donna. Andrea capisce di essere un errore. Un errore commesso dal Grande Mago. Una donna in un corpo da uomo. Decide di intraprendere il viaggio per non essere più una cavia torturata, ma un essere umano autentico. Questa scelta, però, porta con sé un rischio: la solitudine alla fine del cammino. Ma il rischio più grande è quello di perdere le persone più care: la famiglia, la compagna Anna e soprattutto il figlio Simone, che Andrea ama più di tutte le creature del Grande Mago. Andrea accetta il rischio. Un percorso privato, la storia vera di una sofferta metamorfosi, dal maschile al femminile, preceduta e complicata da una paternità imprevista. La vicenda di un padre che diventa donna, raccontata in prima persona, che sposta l’attenzione dal cambio di sesso di per sé, per concentrarsi sulle reazioni degli altri e sull’effetto che esse hanno su di lui/lei. Dal licenziamento dopo il cambio di sesso, alle perplessità del figlio di sei anni, dall’accettazione di sua madre, alle resistenze del fratello: un percorso in cui il protagonista è davvero solo durante la transizione.
Lo spettacolo affronta il tema del gender, di soggetti laboriosamente mutati, creature che hanno varcato i confini del sesso originario, approdati alla transessualità non senza incontrare ostacoli sociali, pregiudizi familiari, impreparazioni di portata somatica. Di certo il cambiamento di sesso ha tuttora infiniti aspetti sconosciuti e inesplorati. Mentre abbondano scuole di pensiero e di critica fondate solo su luoghi comuni.
Presentato al "Garofano Verde • scenari di teatro omosessuale” 2011 • rassegna a cura di Rodolfo di Giammarco


Rassegna stampa:
Ha mille sfaccettature, tanti volti inesplorati, infinite deregulation un testo come “Il Grande Mago” di Vittorio Moroni. Una partitura per un solo personaggio femminile che evoca il precedente sé maschile. Un testo che prende corpo e voce e che fa parlare il nostro altro da sé, non potendo però sottrarsi a quella cosa chiamata amore. Rodolfo Di Giammarco - La Repubblica
Il racconto articolato, delicato quotidiano è  costruito in una fine tessitura di chiari e scuri. De Bei lo rende vivo e vero facendoci avvertire tutto il disagio e la sofferenza ma anche la necessità di quel che dice, con una modulazione di intonazioni e di echi interiori tra paura e nostalgia, ansia ed accettazione, che trova espressioni pure dal sorriso che illumina gli occhi allo strazio che deforma i lineamenti. Paolo Petroni - Corriere della Sera
Strepitosa e sensibile interpretazione di un testo delicato e intelligente sulla naturale essenza della diversità. Donatella Codonesu - Teatroteatro.it
La regia asciutta che si concentra sul linguaggio del corpo e sull'intenzione della voce dell'interprete, permettono di godere della immensa bravura di De Bei che si dona completamente al suo personaggio mettendone a nudo il nodo irrisolto della sua identità più intima che Andrea scioglie approdando, con coerenza e rispetto per se stessa, ad Aurora. Alessandro Paesano - Teatro.Org
Questo moderno e tormentato romanzo di formazione esplode in maniera dirompente, nella totale ed asettica semplicità della messa in scena congegnata da Giuseppe Marini, grazie all’interpretazione magistrale, profondamente interiorizzata e capace di accarezzare con naturalezza le più variegate sfaccettature del suo complesso personaggio, regalata con incredibile generosità da Luca De Bei. Uno spettacolo di sorprendente acutezza e potenza. Da non perdere. Andrea Cova - Saltinaria.it
Il “Gande Mago” incanta ed emoziona. Non c’è ricetta per costruire emozioni, né regole che ne garantiscano il successo. Esiste però il talento di uno o più artisti all’opera, dato dalla commistione di istinto, preparazione tecnica ed esperienza. In questo caso sono tre: Vittorio Moroni (un ispirato autore), Giuseppe Marini (un raffinato regista) e Luca De Bei (un interprete sensibile). Andrea Ozza - Critical Minds
Luca De Bei è vibrante e discreto nella sua delicata interpretazione, è fin dall’inizio straziante e commovente nel suo percorso interpretativo e ci fa rivivere con semplicità ma precisione tutte le tappe del suo calvario. Il Grande Mago di Moroni è una eccellente realtà nel panorama drammaturgico italiano e con la complicità di Giuseppe Marini abbiamo assistito a un bel momento di grande Teatro. Mario Di Calo - Corriere dello Spettacolo
Epidermidi quotidianamente esposte, ma non corrisposte da intimità di disarmante fragilità, che cercano una via di fuga tra l’indifferenza e la cecità di chi ha paura di vedere. “Il Grande Mago” di Vittorio Moroni mette piede con delicatezza in questo buio di sensibilità ai margini. Valentina De Simone - La RepubblicaRoma.it – Che teatro fa

Teatro della Cometa
Via del Teatro Marcello, 4 - 00186
Orario prenotazioni e vendita biglietti:
dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposo)
Telefono:
06.6784380
Orario degli spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21.00. Il sabato doppio spettacolo ore 17.00 e ore 21.00. La domenica ore 17.00. Costo biglietti: 22 e 18 euro.


sabato 18 gennaio 2014

ANGELO E BEATRICE recensione

ANGELO e BEATRICE
di Francesco Apolloni
 Regia di Massimiliano Caprara
 con:  Veronica Milaneschi e Michele Botrugno
In scena DAL 9 AL 31 GENNAIO / SIDECAR Piazzale degli eroi 9 Roma
Dal Giovedi AL Sabato ore 21-Domenica ore 18
 

 "Angelo e Beatrice" è un testo che ripercorre, in modo puntuale, le fasi salienti degli "Anni di piombo" che hanno tristemente caratterizzato parte della storia del nostro Paese. E' un testo energico, una botta improvvisa, perchè non si è mai preparati abbastanza, che arriva dritta allo stomaco. L'ambientazione in un ex bunker anti-aereo rende bene l'idea di una casa-covo dove la giovane coppia, ruota intorno a stessa, e agli eventi vorticosamente, chi per inseguire un ideale, chi per gioco. Quello che si vuole mettere in luce, è l'accecamento di buona parte dei giovani di quegli anni,  non importa da quele parte si schierassero, se con le B.R. o con i N.A.R., l'importante è che questa energia di rivolta fosse veicolata dai burattinai, in una guerra tra giovani, in cui gli stessi giovani si assassinassero tra loro...(in tale giorno è morto un compagno, in tale altro è morto un camerata e così via) fino all'esaurirsi. L' energia , il tumulto viene ben reso dagli attori, che impersonano personaggi di provenienza diversa: Angelo è un ragazzo del popolo, uno che crede nella causa...un lluso. Beatrice proviene da una famiglia molto altolocata, per lei la guerra armata è un gioco, forse più adrenalinico rispetto ad altri ma comuque un gioco. Lo scontro tra classi sociali c'è anche quando non si vede, quando non è evidente, ma strisciante.
Miriam Comito

                                          Comunicato Stampa
Angelo e Beatrice sono due terroristi. Angelo e Beatrice sono due ragazzi nella Roma degli anni settanta. Provengono da opposte estrazioni sociali ma sono accomunati da quella rabbiosa passione politica che caratterizzò un epoca, gli anni di piombo, e che finirà con spingerli verso conseguenze estreme portando il loro rapporto e le loro illusioni alla catastrofe finale.
Attraverso una scrittura informata e che ricostruisce un periodo così topico della nostra storia con assoluta attendibilità, si snoda uno spettacolo sempre dinamico grazie ad una recitazione aggressiva ed empatica , scandito da fonti audiovisuali originali di particolare importanza.
Angelo e Beatrice è uno spettacolo che ci appartiene immediatamente. Un atto teatrale che si inoltra nel DNA della nostra democrazia , della nostra recentissima storia politica, nei ricordi di una generazione , nella vita delle idee e nei sentimenti che le idee sprigionano.
 
 Note di Regia
L'impianto della messa in scena ruota attorno al luogo fisico della rappresentazione, l'attuale Sidecar già circolo di partito ed ancor prima rifugio anti aereo, con le sue gallerie semi interrate e le finestrelle blindate.Luogo ideale per il tema del "covo". Ciò che appare allo spettatore in scena  è credibile e concreto così come il robusto apporto documentario che gioca con le scene e la fisicità degli attori talvolta spezzandola altre volte integrandola. E poi le musiche , le voci originali , i rumori degli attentati, le telefonate...Una ricostruzione non più ( ormai) solo dell'Italia passata (passata attraverso lo stragismo, il terrorismo ...) ma anche di quanto potrebbe pur sempre tornare in un futuro misterioso cui ci consegna anni di mal governo ed una incessante incuria culturale a discapito delle nuove generazioni degli ultimi vent'anni. Ho pensato quindi di far incalzare tra loro una molteplicità di elementi costruendo una macchina del tempo (passato/futuro) dinamica ma semplice depurandola il più possibile dai filtri linguistici della teatralità , dai suoi codici standardizzati. È venuto fuori un lavoro di impatto per i giovani e di dolorose riflessioni per le persone più anziane. Grazie quindi alla versatilità e alla lucidità di Francesco Apolloni , alla sua pignoleria appassionata, Angelo e Beatrice si insinua nel solco ancora tutto da scoprire e far trionfare del teatro utile, del teatro necessario...Del teatro.
Massimiliano Caprara
 
Note dell’autore
Ho scritto questo testo ispirandomi a due “coppie famose” che parteciparono alla lotta armata negli anni ’70. Giusva Fioravanti e Francesca  Mambro, Adriana Faranda e Valerio Morucci.  I primi capi storici dei NAR i secondi membri del consiglio direttivo delle BR.  Volutamente ho mescolato elementi che appartenessero alla estrema destra come all’estrema sinistra, perchè convinto che quell’energia “primitiva” che spinge un ragazzo a  “saltare il fosso” e a impugnare una pistola o mitra, anche se dettata da ideologie molto diverse, alla fine, fosse la stessa. Ho realizzato questo testo circa 15 anni  fa, in due diverse edizioni prima  con Claudia Gerini (al suo debutto) e poi con Stefania Rocca e ha portato molta fortuna alle due attrici. Ho visto questa nuova edizione realizzata da Massimiliano Caprara che mi ha fatto dimenticare completamente il mio lavoro precedente , e  appassionare in un modo nuovo alla storia dei due protagonisti.
Francesco Apolloni
 

 
Note Biografiche
 
Massimiliano Caprara attore per tanti anni della cooperativa autori e tecnici a Roma , e da oltre vent'anni con numerosi registi in Italia ed all'estero, è tra le altre cose organizzartore di festivals ed eventi, come nel caso dei corti teatrali da lui inventati ; come regista teatrale importa in italia per la prima volta autori come Pavlovsky e riscopre la drammaturgia teatrale di Bergman (pittura su legno). Inoltre mette  in scena diversi testi prorpi quasi tutti brillanti  come Bianca Snow , Assassinati Nati, il Venditore ecc.. Inventa in Spagna il genere del "musical urbanistico".È anche critico teatrale e storico del teatro.Suo è il recentissimo :"Il teatro contemporaneo"ed. ediesse-feltrinelli. Prossimamente presenterà la sua prossima commedia "Infection" al teatro Belli
 
Francesco Apolloni è nato e vive a Roma.
Regista, scrittore, attore, giornalista e produttore.
Ha frequentato l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, Silvio d’Amico. Ha scritto e diretto numerose commedie per il teatro, scritto e pubblicato romanzi, realizzato documentari, cortometraggi e films. Molti dei suoi lavori hanno partecipato a festival, ottenendo numerosi riconoscimenti sia da parte del pubblico che dalla critica. Come regista ha anche realizzato campagne sociali contro la droga e a favore della ricerca per la lotta contro il cancro. Come attore ha lavorato ß coprotagonista in due films che hanno ottenuto al botteghino un grandissimo successo “Scusa ma ti chiamo amore” e “Scusa se ti voglio sposare”. E in Tv sempre come coprotagonista in “Rino Gaetano”.
 
Ultimamente ha partecipato sempre come attore ad alcuni film che sono di
prossima uscita come “Third Person “ per la regia del premio Oscar Paul Haggis, recitando accanto ad Adrien Brody.
“Per sfortuna che ci sei” diretto da Alessio Federici accanto ad Ambra Angiolini e Enrico Brignano e “Tutta colpa di Freud” diretto da Paolo Genovese.
Inoltre ha collaborato come editorialista, giornalista con due tra le più importanti testate giornalistiche italiane “Il sole 24 ore”  e “Il Messaggero”, attualmente collabora con “Il Tempo”.
 
MICHELE BOTRUGNO nasce a Roma il 22 novembre 1985.
Nel 2007 prende parte allo spettacolo teatrale “La partitella” di Giuseppe Manfridi, diretto da Ennio Coltorti. Nello stesso anno è in scena con un testo di Cristopher Durang “Terapia di gruppo”  con la regia di Francesca Draghetti. Nel 2007 partecipa a diversi cortometraggi tra cui “Roma, un giorno” di Massimiliano Coccia, diretto da Matteo Botrugno e “Europa” diretto da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini: entrambi i cortometraggi raccolgono un discreto successo. Dal 2008 al 2011 fa parte del cast de “Il Contagio” tratto dal romanzo di Walter Siti diretto da Nuccio Siano. Nel 2009 è nel cast nel film “Et in terra pax” di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini. Il film ha partecipato ai più importanti festival al mondo (Festival di Venezia “Giornate degli Autori”, Tiff “Tokyo Film Festival e Mosca). Il film, inoltre, ha vinto una menzione speciale dei Nastri D’argento. Nel 2010 partecipa al cortometraggio “Il respiro dell’arco” di Enrico Maria Artale.
 
Veronica Milaneschi  Inizia a studiare danza classica all’età di 3 anni. All’età di 14 anni inizia il suo percorso con il teatro  Dall’età di 18 anni inizia a lavorare in teatro professionalmente, ma prosegue gli studi entrando a far parte della “Compagnia dei Giovani” del teatro Eliseo di Roma lavorando con Ferruccio Soleri sulla Commedia dell’arte e con Luis Pascual su Garcia Lorca.studia  metodo Strasberg con Geraldine Baron dell’Actors Studio e Susan Batson della Blacknexxus di New York. Si concentra anche sulla drammaturgia contemporanea studiando con F.Paravidino, L.Russo, V.Cruciani e Psicopompo Teatro . studia poi canto con Bruno De Franceschi , Silvia Fanfani Schiavoni e Silvia Giallini.In teatro lavora con registi del calibro di Lina Wertmuller (“Molto rumore senza rispetto per nulla” e “Storia d’amore e d’anarchia”), Gigi Proietti (“Liolà”), Luca de Fusco, Duccio Camerini, Patrizio Cigliano, Marco Carniti, Massimiliano Caprara e molti altri. Nel cinema lavora con Pupi Avati in “Ma quando arrivano le ragazze?”, con Igor Maltagliati e Francesco Ciccone. In televisione la vediamo in fiction come “Distretto di polizia” e nella sit-com “Sette vite”.
Lavora anche come doppiatrice per serie tv,cartoni e film ed è inoltre speaker  documentari e spot televisivi. Dal 2009 esercita inoltre la professione di Clown in corsia . nel 2009 scrive e dirige il suo primo spettacolo “I Gangheretti”, che debutta al MicroFestival dei teatri Incondizionati e poi in turnè in italia.
Nel 2013 lavora di nuovo per il Teatro Eliseo in “E poi Pinocchio” , in “Nessuno” di Massimiliano Bruno